WhatsApp

Con l’avvicinarsi della data dell’anniversario dell’avvio della operazione militare speciale della Federazione Russa in Ucraina, il 24 febbraio, prendono corpo, anche nel nostro Paese, iniziative volte a condannarne la natura, le motivazioni e gli obiettivi, chiamando alla mobilitazione per una sua immediata cessazione.
Purtroppo, in tale cimento, non troviamo soltanto impegnate forze politiche, sociali e culturali classicamente reazionarie che sostengono, attualmente, l’operato del governo Meloni, ma anche forze sinceramente democratiche, impegnate a difendere le origini della Repubblica italiana, come nata dalla Resistenza.
È il caso dell’Anpi (Associazione italiana partigiani d’Italia) che, in una lettera del suo Presidente, Gianfranco Pagliarulo, pubblicata sul quotidiano “Avvenire”, e rivolta ai propri iscritti e ad una più vasta opinione pubblica democratica, invita, per i giorni 24/26 febbraio, a mobilitarsi per esprimere la propria condanna della suddetta operazione militare che sarebbe all’origine della guerra attuale fra Ucraina e Russia.
È necessario, quindi, per andare alle radici e alle origini di tale conflitto e individuarne le reali motivazioni e, quindi, i possibili terreni di mobilitazione popolare per una sua cessazione, ricordare quanto segue:
1) L’attuale conflitto non nasce un anno fa, in seguito all’operazione militare speciale russa, bensì nel 2014, anno in cui, con un colpo di stato politico-militare organizzato dall’imperialismo USA ed UE, con l’attiva partecipazione delle forze reazionarie interne, vengono destituite le legittime autorità politiche ucraine, liberamente elette in elezioni democratiche dal popolo ucraino ed espressione della sua volontà di pacifica convivenza con la Federazione Russa, sulla base dei principi di reciproca libertà, sovranità e indipendenza, fuori e contro qualsivoglia alleanza politica e militare di carattere aggressivo, tipo la NATO.
2) In seguito a tale colpo di stato, immediatamente, vengono messi fuorilegge, incarcerati e torturati i comunisti ucraini e, successivamente, altri 11 partiti che si oppongono al colpo di stato stesso, mentre viene vietato di parlare, nel Paese, la lingua russa, espressione politica e culturale di gran parte della popolazione ucraina.
3) Via via, in seguito a tali avvenimenti, prende forma, in tutto il Paese, una forte resistenza democratica duramente repressa dal nuovo regime costituitosi come espressione, oltreché dell’appoggio e sostegno politico-militare dell’imperialismo USA ed UE, delle peggiori forze reazionarie interne che affondano le proprie radici storiche nel movimento di Bandera e delle SS ucraine che, nel 1941 e negli anni successivi, appoggiarono l’invasione nazifascista dell’Unione Sovietica con lo sterminio di ebrei e popolazioni autoctone.
4) La particolare persecuzione della popolazione russofona dell’Ucraina porta quest’ultima a ricercare rifugio e protezione sui confini della Russia, dove vanno formandosi e sempre più consolidandosi le Repubbliche popolari del Donbass che vengono fatte oggetto, da parte delle autorità politiche e militari ucraine, di una continua e sistematica repressione ed invasione allo scopo di una vera e propria “pulizia etnica”.
5) Nel febbraio dell’anno scorso, le autorità politiche e militari della Federazione Russa, dopo aver svolto, per anni, un’azione politica e diplomatica volta a salvaguardare i diritti politici e sociali dello stesso popolo ucraino e delle popolazioni russofone, a tutela del carattere sovrano e indipendente dello Stato da ogni subordinazione alla NATO, per cui l’ingresso in essa, da parte dell’Ucraina, avrebbe portato sul suo territorio la dislocazione di missili supersonici a testata nucleare con impatto temporale di 4 minuti su Mosca, vengono a conoscenza, in seguito ad una operazione militare di intelligence, dell’imminente attuazione da parte dello Stato Maggiore delle forze armate ucraine di una ennesima operazione militare contro le Repubbliche Popolari del Donbass, per il successivo mese di marzo, con l’impiego di 33 brigate meccanizzate per complessivi 150.000 uomini impiegati, avente come scopo la “soluzione finale” verso tali Repubbliche e le popolazioni che le abitano.
6) È a questo punto, e solo in seguito al verificarsi di tali circostanze, mentre i vertici NATO dichiarano verso le autorità politiche e militari della Federazione Russa “Non volete la NATO ai vostri confini, avrete sempre più NATO!!!”, che prende avvio l’operazione militare speciale russa con lo scopo, dopo averle riconosciute ufficialmente, di difendere le Repubbliche popolari del Donbass dall’imminente invasione ucraina, di difendere i confini stessi della Federazione Russa e di condurre, verso l’Ucraina una profonda e necessaria opera di denazistificazione per ristabilire, per tutta la popolazione, i violati diritti politici e sociali e la libertà, sovranità e indipendenza nazionale della Ucraina rispetto all’imperialismo USA ed UE, al fine di ripristinare, in ultimo, fra Ucraina e Russia, rapporti di pacifica convivenza e fraterna collaborazione economica e commerciale, nel rispetto della sovranità e indipendenza reciproche, come era sempre stato fino a prima del colpo di Stato del 2014.
Questi sono i fatti che, incontestabilmente, stanno alla base della situazione politica e militare attuale in Ucraina. Non dovrebbe essere difficile, per tutte le forze sinceramente democratiche, nel nostro Paese e nel mondo intero, e specialmente per una Associazione come l’Anpi che nel nostro Paese difende i valori dell’antifascismo, prendere “parte”, in modo adeguato e giusto, nell’attuale conflitto in corso in Ucraina che è sempre di più un conflitto della NATO, combattuto per interposta persona, attraverso il regime reazionario ucraino di Zelensky, contro la Federazione Russa, e che rischia di mettere in pericolo la pace mondiale.
Ma ci sembra di capire che così non è, e quindi toccherà ad altri assumersi un tale compito, gravoso ma necessario, di far vivere, nel XXI secolo, i valori dell’antifascismo con quelli della lotta per la libertà, sovranità e indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati, contro l’imperialismo USA ed UE, come si addice alle migliori tradizioni del movimento operaio e popolare.
Noi lo faremo e, siamo certi, non da soli.