PC Cinese
Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri Cinese sulla visita di Nancy Pelosi a Taiwan. 8 agosto 2022
Martedì il Ministero degli Affari esteri cinese ha rilasciato una dichiarazione sulla visita del presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi nella regione cinese di Taiwan. Di seguito il testo integrale della dichiarazione:
“Il 2 agosto, senza tener conto della forte opposizione e delle serie manifestazioni della Cina, il presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi ha visitato la regione cinese di Taiwan. Si tratta di una grave violazione del principio della Cina unica e delle disposizioni dei tre comunicati congiunti Cina-USA. Ha un forte impatto sulle basi politiche delle relazioni Cina-USA e viola gravemente la sovranità e l’integrità territoriale della Cina. Mina gravemente la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e invia un segnale gravemente sbagliato alle forze separatiste per “l’indipendenza di Taiwan”. La Cina si oppone fermamente e condanna severamente questo, e ha fatto seri passi e forti proteste negli Stati Uniti. C’è una sola Cina al mondo, Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese e il governo della Repubblica popolare cinese è l’unico governo legale che rappresenta l’intera Cina. Ciò è stato chiaramente riconosciuto dalla risoluzione 2758 del 1971 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, 181 paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche con la Cina sulla base del principio della Cina unica. Il principio della Cina unica è un consenso universale della comunità internazionale e una norma fondamentale nelle relazioni internazionali. Nel 1979, gli Stati Uniti hanno assunto un chiaro impegno nel comunicato congiunto Cina-USA sull’instaurazione di relazioni diplomatiche: “Gli Stati Uniti d’America riconoscono il governo della Repubblica popolare cinese come l’unico governo legale della Cina. All’interno di questo contesto, il popolo degli Stati Uniti manterrà relazioni culturali, commerciali e di altro tipo non ufficiali con il popolo di Taiwan”. Il Congresso, in quanto parte del governo degli Stati Uniti, è intrinsecamente obbligato a osservare rigorosamente la politica dell’unica Cina del governo degli Stati Uniti e ad astenersi da qualsiasi scambio ufficiale con la regione cinese di Taiwan. La Cina è sempre stata contraria alla visita a Taiwan dei membri del Congresso degli Stati Uniti e il ramo esecutivo degli Stati Uniti ha la responsabilità di interrompere tale visita. Poiché il presidente Pelosi è il leader in carica del Congresso degli Stati Uniti, la sua visita e le sue attività a Taiwan, in qualsiasi forma e per qualsiasi motivo, sono una grande provocazione politica per migliorare gli scambi ufficiali degli Stati Uniti con Taiwan. La Cina non lo accetta assolutamente e il popolo cinese lo rifiuta assolutamente. La questione di Taiwan è la questione più importante e più delicata al centro delle relazioni Cina-USA. Lo Stretto di Taiwan sta affrontando un nuovo ciclo di tensioni e gravi sfide, e la causa fondamentale sono le ripetute mosse delle autorità di Taiwan e degli Stati Uniti per cambiare lo status quo. Le autorità di Taiwan hanno continuato a cercare il sostegno degli Stati Uniti per il loro programma di indipendenza. Si rifiutano di riconoscere il consenso del 1992, fanno di tutto per portare avanti la “desinizzazione” e promuovere “l’indipendenza incrementale”. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno tentato di utilizzare Taiwan per contenere la Cina. Distorce, oscura e svuota costantemente il principio della Cina unica, intensifica i suoi scambi ufficiali con Taiwan e incoraggia le attività separatiste dell'”indipendenza di Taiwan”. Queste mosse, come giocare con il fuoco, sono estremamente pericolosi. Coloro che giocano con il fuoco periranno per esso.
La posizione del governo e del popolo cinese sulla questione di Taiwan è stata coerente. È il fermo impegno degli oltre 1,4 miliardi di cinesi di salvaguardare risolutamente la sovranità statale e l’integrità territoriale. È aspirazione comune e sacra responsabilità di tutti i figli e le figlie cinesi realizzare la completa riunificazione della madrepatria. La volontà del popolo non deve essere sfidata e la tendenza dei tempi non può essere invertita. Nessun paese, nessuna forza e nessun individuo dovrebbero mai sottovalutare la ferma determinazione, la forte volontà e la grande capacità del governo e del popolo cinese di difendere la sovranità statale e l’integrità territoriale e di ottenere la riunificazione e il ringiovanimento nazionale. La Cina adotterà sicuramente tutte le misure necessarie per salvaguardare risolutamente la propria sovranità e integrità territoriale in risposta alla visita del presidente degli Stati Uniti. Tutte le conseguenze che ne derivano devono essere sopportate dalla parte statunitense e dalle forze separatiste dell'”indipendenza di Taiwan”. Cina e Stati Uniti sono due grandi paesi. Il modo giusto per trattare tra loro risiede solo nel rispetto reciproco, nella convivenza pacifica, nel non confronto e nella cooperazione vantaggiosa per tutti. La questione di Taiwan è puramente un affare interno della Cina e nessun altro paese ha il diritto di agire come giudice sulla questione di Taiwan. La Cina esorta vivamente gli Stati Uniti a smettere di giocare la “carta Taiwan” e utilizzare Taiwan per contenere la Cina. Dovrebbe smettere di intromettersi su Taiwan e di interferire negli affari interni della Cina. Dovrebbe smettere di sostenere e connivenza con le forze separatiste di “indipendenza di Taiwan” in qualsiasi forma. Dovrebbe smettere di dire una cosa ma fare il contrario sulla questione di Taiwan. Dovrebbe smettere di distorcere, oscurare e svuotare il principio della Cina unica”.
PC della Federazione Russa (KPRF)
di Gennady Andreevich Zyuganov, Presidente del C.C. del KPRF, 8 agosto 2022.
Il 2 agosto la massima leadership politica degli Stati Uniti, guidata dal presidente Biden, ha organizzato una provocazione internazionale su larga scala ed estremamente pericolosa. La visita del Presidente della Camera dei Rappresentanti del Congresso Usa Pelosi a Taipei, capitale di Taiwan, non coordinata con il ministero degli Esteri cinese, è stato un passo estremamente ostile dell’amministrazione della Casa Bianca nei confronti della Cina. In sostanza, ha dimostrato al mondo l’ allontanamento della diplomazia americana dal principio della “Cina unica” e dalle disposizioni dei tre comunicati sino-americani.
La provocazione che coinvolge Pelosi è un tentativo sfacciato di ingerenza americana senza cerimonie negli affari interni della Cina. Il suo obiettivo è minare la stabilità internazionale, distruggere le basi politiche stabili delle relazioni sino-americane, umiliare la Cina, colpire l’autorità delle Nazioni Unite e seminare il caos nella regione dell’Asia-Pacifico. Nel complesso, questo significa dimostrare al mondo la permissività di Washington e le sue intenzioni estremamente aggressive.
Questa provocazione ha mostrato che non solo Biden, ma l’intera leadership politica statunitense ha perso il contatto con la realtà. È solo grazie alla volontà ferrea e al ferreo ritegno della leadership della RPC che le azioni degli Stati Uniti non hanno portato a un conflitto armato che potrebbe trasformarsi in conseguenze disastrose.
Il Partito Comunista della Federazione Russa e decine di milioni di cittadini russi condannano fermamente i passi provocatori degli Stati Uniti contro la Repubblica popolare cinese. Consideriamo assolutamente inaccettabili iniziative come la visita di Pelosi a Taiwan. Aderiamo fermamente al principio di “una Cina” e sosteniamo pienamente il popolo cinese e il governo cinese sulla questione di Taiwan.
C’è una sola Cina al mondo: la Repubblica popolare cinese, di cui anche Taiwan fa parte. Il governo di Pechino è l’unico governo legittimo che rappresenta l’intera Repubblica popolare cinese. Il principio di “una Cina” è fondamentale nella comprensione della comunità internazionale. Il suo riconoscimento si riflette nella risoluzione n. 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottata nell’ottobre 1971. Attualmente, 181 paesi intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina, guidate dal principio di “una Cina”.
L’Occidente deve ricordare che difendere con fermezza la sovranità e l’integrità territoriale della RPC è la ferma volontà di un miliardo e quattrocento milioni di cinesi. La riunificazione della Cina è il grande sogno a lungo termine di tutti i rappresentanti della nazione cinese.
Il Partito Comunista della Federazione Russa sostiene il diritto della Repubblica popolare cinese di adottare le misure necessarie per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. Chiediamo alle principali forze politiche degli Stati Uniti di fermare ogni attività ostile contro la Cina, di non interferire con il suo sviluppo economico, e di imparare bene il proverbio cinese: ” Chi gioca con il fuoco si brucerà!”.
Compagni cinesi fraterni, siamo con voi!
PC Portoghese (PCP)
Comunicato Ufficio Stampa
“Sulla provocazione americana contro la Repubblica Popolare Cinese”. 2 agosto 2022
Il PCP esprime profonda preoccupazione per gli ultimi sviluppi della situazione nella regione Asia-Pacifico e condanna la provocazione messa in scena dagli Stati Uniti con il viaggio di Nancy Pelosi, Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, a Taiwan
Pur essendo associata alla situazione interna degli Stati Uniti e alle imminenti elezioni, questa provocazione, nel contesto di una visita del Congresso degli Stati Uniti in diversi paesi della regione e che invoca che uno degli obiettivi sia quello di discutere di “sicurezza”, è parte della crescente strategia di confronto dell’imperialismo contro la Repubblica popolare cinese, strumentando Taiwan e promuovendo il separatismo per sfidare il “principio della Cina unica”, che gli Stati Uniti hanno seguito.
Le recenti azioni dell’imperialismo nella regione sono inseparabili dalla pericolosa strategia aggressiva e bellicosa promossa da USA, NATO e UE, che include la promozione dell’escalation della guerra in Ucraina, e i cui sviluppi costituiscono una seria minaccia per la pace e per la interessi dei lavoratori e dei popoli del mondo.
Il PCP chiede la fine delle provocazioni nella regione Asia-Pacifico, da cui il governo portoghese deve demarcarsi, il rispetto della sovranità e la non interferenza dell’imperialismo nella Repubblica popolare cinese. Il PCP chiede lo sviluppo della lotta per la pace, contro il militarismo, l’escalation del confronto, l’aggressione e l’ingerenza dell’imperialismo, per il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e dell’Atto finale della Conferenza di Helsinki, per la costruzione di un nuovo ordine internazionale di pace, sovranità e progresso sociale, coerente con i valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica portoghese.
PC del Brasile (PCdoB)
“Taiwan: l’imperialismo provoca la Cina e minaccia ulteriormente la pace nel mondo”
Comunicato congiunto della Presidentessa Nazionale del PCdoB, Luciana Santos e della Segretaria alle Relazioni Internazionali del PCdoB, Ana Prestes.
Brasilia, 2 agosto 2022
La visita della presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi a Taiwan, dove è arrivata questo martedì (2), rappresenta una palese violazione degli impegni internazionali degli Stati Uniti e dei trattati con la Cina, compresi gli ultimi tre comunicati congiunti dei due paesi.
La visita del leader statunitense arriva nonostante i ripetuti appelli della Cina e sottolinea la preoccupante decisione degli Stati Uniti di ricorrere alla logica del confronto aperto come un modo per preservare la propria egemonia in declino.
Il Partito Comunista del Brasile (PCdoB) esprime solidarietà alla Repubblica popolare cinese, di cui Taiwan è parte inalienabile da tempo immemorabile, e chiede una soluzione pacifica che tuteli la sovranità cinese senza compromettere la pace mondiale, sempre più minacciata. dall’escalation imperialista USA/NATO.
“Cumpanis” (Italia)
Sulla questione Taiwan
di Fosco Giannini, direttore di “Cumpanis”.
In Italia il “discorso” politico è in questi giorni dominato sia dall’inessenziale assoluto eletto a questione strategica (il PD si stava alleando con Calenda, che poi si è unito con Renzi: liberismo atlantista ed europeista più liberismo atlantista ed europeista nel suo ventaglio di posizioni fintamente diverse: cosa c’è tanto da parlare?), che dal surrealismo politico opportunista spacciato per questione politica e morale (Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e Bonelli, portavoce dei Verdi, avrebbero subito, a prescindere, voluto allearsi con il PD, hanno finto di rompere con Letta quando il PD ha stretto con Calenda e sono infatti tornati col PD ancor prima che Calenda rompesse con Letta. Cioè: quando la lana caprina si vende per seta).
Mentre questo “nulla” equivoco che senza esistere nell’oggettivtà delle dinamiche politiche agita le acque italiane, il mondo è attraversato dal pericolo più grande del XXI secolo: la questione Taiwan, la crisi Taiwan.
La speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, ha mantenuto la sua folle e aggressiva promessa colma di guerra mondiale ed è sbarcata a Taiwan. E in seguito a ciò la marina e l’aviazione cinesi hanno iniziato le esercitazioni militari al largo dell’isola, lanciando missili a 15 chilometri dalla costa.
L’intero sistema mediatico occidentale ed italiano sparge una fitta nebbia sulla questione Taiwan. Sparge un fitto “grigio” all’interno del quale, tuttavia, fanno passare una “verità”: Taiwan non è cinese, ha bisogno della “democrazia” occidentale e gli Usa e l’intero Occidente sono al suo fianco, contro la Repubblica Popolare Cinese.
Che cosa è, di chi è Taiwan?
La sua storia è lunga e complicata.
Andiamo all’essenza: il primo ottobre del 1949 Mao Zedong proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese e il nazionalista Chiang Kai-shek, sconfitto dalla rivoluzione comunista, fugge e si rinserra a Taiwan, rubando e portando con sé le riserve auree della Cina e annunciando, urbi et orbi, che la piccola isola è la vera ed unica Repubblica di Cina (nome col quale si designa da allora in poi Taiwan).
L’Occidente imperialista, terrorizzato dalla vittoria della rivoluzione comunista nell’immensa Cina, sorregge la lucida follia del Kuomintang, il partito di Chiang Kai-shek, volta a far credere al mondo che la piccola isola sia la vera Cina e tale sostegno sarà decisivo, per un lungo tempo, per le vittorie elettorali dello stesso Kuomintang nella ex Taiwan.
Il 1958 segnerà una fase di acutissimo scontro, anche militare, tra Formosa (il nome storico col quale Pechino chiama Taiwan) e la Cina. Con l’appoggio militare degli Usa la Taiwan del Kuomintang vince lo scontro bellico apertosi nello stretto di Formosa e questa vittoria sarà il cavallo di Troia, per la marina militare Usa, per trasformare l’isola in una base militare avanzata contro la Cina.
Opposta sarà, naturalmente, rispetto a quella del Kuomintang e dell’Occidente, la linea della Repubblica Popolare Cinese, che proclama razionalmente se stessa - in virtù della storia generale cinese, in virtù dell’incalcolabile differenza di vastità geografica e “peso” politico internazionale tra la Cina e Taiwan e soprattutto in virtù della vittoria rivoluzionaria nazionale - quale unica e vera Repubblica di Cina. Dichiarando conseguentemente e, anche in questo caso razionalmente, illegittimo il governo nazionalista sorretto dal fronte imperialista e dal Kuomintang a Taiwan.
Per tutta la fase della Guerra Fredda continua il pieno appoggio degli Usa e dell’Occidente alle tesi del Kuomintang anticomunista di Taiwan. Finchè la forza della ragione sembra iniziare, alla fine degli anni ’70, a farsi largo anche in Occidente. Sarà in questa fase, 1979, che l’Occidente assumerà (obtorto collo e con il molto malcelato intento di cambiare posizione rispetto ai propri interessi, come accadrà) la formula dell’allora segretario generale del Partito Comunista Cinese, Deng Xiaoping, di “Una Cina due sistemi”, con la quale sia la Cina che l’Occidente riconoscevano l’indivisibilità della Cina e la permanenza, all’interno di essa, di diversi sistemi politico-economici: il socialismo in Cina e diverse soluzioni economiche ad Hong Kong, Macao e Taiwan, pur attraverso il riconoscimento internazionale di un’unica Cina: quella socialista con capitale Pechino.
Anche in seguito alla proposta di Deng Xiaoping di “Una Cina due sistemi” (accettata, seppur solo formalmente, dall’Occidente), l’esistenza di Taiwan come soggetto statuale autonomo non è riconosciuta dai quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia), nè dal Canada, né dagli Stati dell’Unione europea. Taiwan non esiste.
Il non riconoscimento da parte dell’Occidente e dell’Onu dell’esistenza statuale autonoma di Taiwan non spegne, tuttavia, la pulsione imperialista volta a dividere Taiwan dalla Cina. E questa pulsione si fa più forte nelle fasi più controverse e delicate: nella fase, ad esempio, del grande sviluppo economico e tecnologico di Taiwan (una delle “tigri asiatiche”) e in questa fase, che viviamo, di ritorno pieno dell’aggressività politica e militare imperialista contro la Russia e la Cina.
E’ in questo contesto che occorre leggere e giudicare la decisione spregiudicata e “folle” di Nancy Pelosi di sbarcare - nel bel mezzo della guerra in Ucraina e dopo i severissimi ammonimenti di Xi Jinping - a Taiwan, per un viaggio il cui obiettivo dichiarato è stato quello di sostenere la spinta delle aree filo imperialiste di Taiwan a dividere l’isola dalla Cina.
Un obiettivo, quello generale di dividere la Cina (perseguito, oltrechè a Taiwan, anche in Tibet e a Hong Kong e attraverso la strumentalizzazione di ogni istanza delle minoranze etniche cinesi), tanto importante, ai fini degli interessi strategici imperialisti, quanto estremamente pericoloso e denso di pericoli di guerra mondiale (il recentissimo monito di Xi Jinping a Biden, “Voi scherzate con il fuoco”, si è subito concretizzato nella mobilitazione militare cinese attorno a Formosa-Taiwan prima, durante e dopo lo sbarco della Pelosi).
Una linea apparentemente contraddittoria, dunque, quella americana, tra spinte imperialiste belliche e paure, che si è evidenziata, nella sua contraddittorietà, nelle diverse posizioni assunte dai leaders Usa: la Pelosi decisa, anche contro le richieste di prudenza di diversi esponenti della Camera e forse delo stesso Biden, a sbarcare a Taiwan (col messaggio bellico: “Sono qui per portare il pieno sostegno americano alla vostra democrazia, contro l’autocrazia”) e, ad esempio, la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, che ha dichiarato: “Non vogliamo una crisi con la Cina, siamo per il mantenimento dello status-quo e continuiamo a riconoscere la linea di “Una Cina e due sistemi”, anche se siamo pronti a gestire qualsiasi cosa Pechino decida di fare”.
Una linea generale, questa degli Usa, che nella sua apparente contraddittorietà, come dicevamo, recupera tuttavia linearità attraverso un chiaro obiettivo: evocare sì la possibilità della guerra contro la Cina e dunque la guerra mondiale, ma mettendo in campo anche elementi dissuasivi e contrari alla guerra, nel vero proposito - di fase - di tenere alta la tensione internazionale, tenere aperta la possibilità del conflitto mondiale, un contesto favorevole al complesso militare-industriale-politico nordamericano e sfavorevole alla Via della Seta e al progetto di ulteriore sviluppo cinese attraverso la pace, la distensione e la cooperazione internazionale.
E’ dai fatti concreti, quelli “dalla testa dura”, che si misura oggi l’importanza, nel quadro internazionale e ai fini del cambiamento dei rapporti di forza tra fronte imperialista e fronte antimperialista, della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese.
E’ dalla stessa potenza di fuoco politica, economica e militare che mettono in campo, contro la Cina, gli Usa e l’Occidente capitalista che va valutata l’importanza, per gli Stati e i popoli del mondo in via di liberazione dal dominio imperialista, del “socialismo dai caratteri cinesi”.
Si dice: “Dio acceca chi non vuole vedere”. E già accecate sono certamente non solo le forze trotzchiste - che quelle non ci vedono mai bene - ma anche tutte quelle forze “comuniste” e “di sinistra” italiane che oggi hanno ancora - di fronte a ciò che il mondo inequivocabilmente racconta - la totale stoltezza di liquidare la Cina come “Paese capitalista e imperialista”.
Dite la verità, “compagni”: cosa sarebbe, per voi, una guerra imperialista contro la Cina: una guerra di liberazione?
Marx21
Pelosi a Taiwan: strategia o segno di debolezza? 3 agosto 2022
di Francesco Maringiò
Le ragioni del viaggio della speaker della Camera Usa a Taiwan sembrano più dettati da motivi interni agli Usa che a reali esigenze istituzionali. E non a caso hanno suscitato più di qualche perplessità anche in patria. Ma il problema vero è che il prezzo di questo gesto inopportuno, vissuto da Pechino come una provocazione a tutti gli effetti, lo pagherà il mondo intero.
Sembra quasi di rivivere la crisi dei missili a Cuba del 1962, che tenne il mondo con il fiato sospeso per 12 interminabili giorni. Perché, come allora, si cammina lungo un crinale molto accidentato e si corre il rischio, in ogni momento, di scivolare verso il baratro di una guerra di proporzioni inenarrabili.
Per queste ragioni la visita delle scorse ore è un brutto segnale, per almeno due ragioni.
La prima, la più macroscopica: la speaker Pelosi ha dato vita ad un atto unilaterale, in forza del suo ruolo istituzionale, che collide sia con la risoluzione 2758 dell’Onu (con cui le Nazioni Unite hanno riconosciuto Pechino come unico governo legittimo della Cina), sia con il comunicato sino-americano del 1979, con il quale gli Stati Uniti si impegnavano a riconoscere il principio già adottato dall’Onu nel 1971 ed a “mantiene in questo contesto con il popolo di Taiwan rapporti non ufficiali in ambito culturale, commerciale e in altri settori”. Evidentemente il viaggio della terza carica dello stato non può essere derubricata ad iniziativa personale e non ufficiale.
Di sicuro tutto questo non farà che incrinare profondamente il rapporto tra i due paesi. Ma la domanda, vista da Occidente è: quale messaggio si lancia al mondo intero? Siamo di fronte alla messa in discussione del diritto internazionale e di un ordine internazionale basato sulle regole ed il rispetto della sovranità degli stati?
La seconda questione attiene ai rapporti tra gli Usa e Taiwan. Perché le dichiarazioni rilasciate dalla speaker statunitense una volta atterrata, hanno contraddetto anche i principi sottoscritti, nel 1979, nella Legge sulle Relazioni con Taiwan. Questo accordo, infatti, non chiama assolutamente ed in nessun modo gli Usa ed intervenire al fianco di Taiwan.
Questo atto non ha provocato soltanto il crollo della fiducia cinese nelle istituzioni americane e nelle loro decisioni strategiche, ma ha anche squadernato a tutti noi lo stato di confusione della strategia americana su questa vicenda. Una confusione nata da dichiarazioni e segnali completamente contrastanti tra di loro, che lasciano pensare ad un conflitto interno molto accentuato nelle stesse élite americane. Allora, stante così le cose, dobbiamo chiederci: cosa sta succedendo nella politica estera degli Usa? Quali implicazioni avrà tutto questo, non solo per la Cina, ma anche per il mondo intero e per i suoi alleati storici?
Sembra banale dirlo, ma ora più che mai diventa necessario rendersi conto che la palla passa all’Europa. Di fronte alla perdita di fiducia da parte cinese nei confronti degli Stati Uniti ed al deterioramento del quadro internazionale, l’Europa ha l’occasione di uscire dall’angolo e giocare una partita politica nell’interesse dei propri cittadini e del mondo intero. Smetterla quindi di giocare di rimessa ed inseguire gli Usa in nuove avventure belliche e contribuire a far diradare le nubi di una nuova guerra fredda. Il tempo, invece, si incaricherà di dimostrare se l’atto della speaker Pelosi sia stato una manifestazione di forza, oppure il segno di una profonda debolezza.
PC (Svizzera)
“Grave provocazione su Taiwan. Gli USA ci vogliono portare in guerra! Condanniamo la provocazione dell’alta funzionaria USA Nancy Pelosi. Si tratta di una grave violazione della sovranità della Repubblica Popolare Cinese!”. 4 agosto 2022.
Lo scorso 27 maggio il Partito Comunista aveva previsto che delle provocazioni di vario genere potevano avvenire nella regione dell’Indo-Pacifico al fine di estendere la guerra dall’Ucraina verso la Cina. Da sempre, infatti, consideriamo che il conflitto reale sia fra il sistema atlantico a guida statunitense e il multipolarismo. Purtroppo le nostre previsioni si sono verificate con la recente missione a Taiwan della presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi.
Si tratta in effetti di un provocazione gravissima, inserita in una strategia guerrafondaia di continua escalation militare, che l’imperialismo atlantico (USA, NATO e UE) sta fomentando da tempo. Le conseguenze della missione di Pelosi a Taiwan possono essere pesanti: la violazione nordamericana del principio di “Una sola Cina” riconosciuto dall’ONU è un insulto alla diplomazia e spinge l’umanità sull’orlo di una guerra di ampie dimensioni.
Il Partito Comunista chiede la fine delle provocazioni imperialiste ai danni della Repubblica Popolare Cinese nonché il rispetto dei principi della Carta dell’ONU e dell’Atto finale della Conferenza di Helsinki e si impegna per la costruzione di un nuovo ordine internazionale multipolare retto dai princìpi di pace, sovranità nazionale e progresso sociale. In quest’ottica ribadisce i seguenti punti politici:
- il ritorno a una stretta neutralità da parte della Confederazione con la fine della cooperazione del nostro esercito con alleanze militari offensive come la NATO;
- la rigorosa applicazione del principio di “Una sola Cina” e il rifiuto delle provocatorie ingerenze degli USA nell’Indo-Pacifico contro le Isole Salomone e la Repubblica delle Kiribati.
- la sospensione dell’acquisto degli aerei da guerra F-35A (progettati con vincolo tecnologico americano) fino almeno al voto popolare.
- la messa a disposizione dei nostri buoni uffici per favorire una soluzione diplomatica del conflitto in Ucraina che preveda la fine della forsennata corsa agli armamenti cui stiamo assistendo.
- Il rafforzamento (tramite adesione individuale) del Movimento Svizzero per la Pace e, per i giovani coscritti dell’esercito svizzero (ormai controllato dalla NATO) la richiesta di passaggio al Servizio Civile ai sensi della legge.
Partito del Lavoro di Ungheria*
* E’, di fatto, il PC di Ungheria, il Munkaspart, che ha dovuto rinunciare al nome “comunista” ed assumere il nome di “Partito del Lavoro” per evitare di essere messo nell’illegalità da parte dei governi Orban (n.d.r.).
“Il Partito Laburista condanna la provocazione statunitense”
I laburisti condannano il viaggio di Nancy Pelosi a Taiwan. La visita ufficiale a Taiwan della terza figura più importante della politica americana è un’aperta e grossolana provocazione contro la Repubblica popolare cinese. Gli Stati Uniti stanno aumentando ulteriormente la tensione nel mondo e stanno spingendo l’umanità nella guerra mondiale. Il Partito Laburista chiede al governo di assicurare la sua solidarietà alla Repubblica popolare cinese e di confermare che l’Ungheria sta sviluppando le sue relazioni con la Cina sulla base del principio “una Cina”.
Partito Comunista di Spagna (PCE)
“Il governo Biden ripete a Taiwan l’atteggiamento irresponsabile e sconsiderato mostrato in Europa, ricorrendo all’ingerenza e all’imperialismo. Condanniamo la provocazione statunitense a Taiwan”. 3 agosto 2022.
Gli Stati Uniti stanno spingendo al limite la tensione nel mondo. La visita del Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti a Taiwan è una vera e propria provocazione che, nonostante la finta opposizione del governo Biden, è stata accompagnata dal Pentagono con aviazione militare, navi da guerra e una portaerei per assicurare alla Nancy Pelosi arrivo a Taipei.
In un gesto calcolato volto a valutare la risposta cinese e i suoi dispositivi di sicurezza, Washington non ha esitato a lanciare una seria provocazione, sapendo che il viaggio di Pelosi, privo di qualsiasi contenuto reale, ha infranto il proprio comportamento negli ultimi venticinque anni durante i quali gli Stati Uniti avevano rinunciato a organizzare visite di importanti leader politici nell’isola, violando la sovranità e l’integrità della Cina, che lo stesso governo americano aveva accettato nella dichiarazione congiunta del 1979. Perché, a tutti gli effetti, Taiwan fa parte della Cina.
Il governo statunitense ripete così a Taiwan il suo atteggiamento sconsiderato mostrato in Europa orientale: ha ignorato gli avvertimenti di Mosca e le sue proposte di sicurezza avvicinando truppe e armi ai confini russi e trasformando l’Ucraina in una piattaforma di aggressione contro la Russia, imprudenza che ha portato allo scoppio di guerra. Ora, ignorando tutti gli avvertimenti cinesi e rompendo i propri impegni a rispettare il principio “una sola Cina”, forza una grave situazione di crisi sulle coste e nello Stretto di Taiwan.
Taiwan ha sempre fatto parte della Cina e il suo status attuale deriva dalla fine della guerra civile e della rivoluzione nel 1949, quando le truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek, sconfitte dall’Esercito popolare di liberazione cinese, si rifugiarono a Taiwan e fondarono una dittatura sostenuta. Tale status provvisorio è durato fino ad oggi, senza implicare il fallimento della sovranità cinese sull’isola. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto il principio “una sola Cina”, che include Taiwan, sebbene Washington abbia mantenuto la cosiddetta “ambiguità strategica” per continuare a sostenere Taipei mantenendo i rapporti con Pechino.
Tuttavia, il pacifico rafforzamento economico e politico della Cina ha portato gli Stati Uniti, timorosi di perdere la propria egemonia nel mondo, a designare Pechino come un nemico, individuandola così nella sua nuova strategica “dottrina della sicurezza”. L’aggressività mostrata dal precedente governo Usa, che con Trump ha avviato un’escalation di sanzioni economiche e politiche volte a danneggiare il rafforzamento della Cina, è proseguita con il governo Biden, che non solo ha mantenuto le sanzioni ma sta anche riattivando e aumentando il proprio esercito dispiegamento negli oceani Pacifico e Indiano.
Le acque dello Stretto di Taiwan non sono acque internazionali e appartengono alla Cina, anche se gli Stati Uniti hanno finora approfittato della prudenza cinese, il cui governo non ha mai rinunciato alla piena reintegrazione dell’isola. La Cina considera proprio lo spazio aereo di Taiwan, quindi l’arrivo di Pelosi è stata una violazione della sua sovranità. Le forze aeree e navali statunitensi pattugliano regolarmente lo stretto con la falsa giustificazione di transitare in acque internazionali e di difendere la “libertà di navigazione”. Piuttosto, il loro scopo è continuare a molestare la Cina al largo delle sue coste.
Gli Stati Uniti hanno ignorato gli avvertimenti cinesi, optando per il confronto e giocando con il fuoco in una regione che potrebbe diventare un’altra esca per il mondo. La Cina ora deve calibrare con attenzione i passi da compiere, per non essere trascinata in guerra, perché Washington sta mettendo in pericolo la pace e la sicurezza nell’Asia meridionale, e il mondo deve esserne consapevole.
Il Partito Comunista di Spagna condanna l’atteggiamento irresponsabile del governo Biden e il suo ricorso all’ingerenza e all’imperialismo, ribadisce la sua solidarietà al popolo cinese e al suo governo, e il suo sostegno al principio di una Cina, e fa appello al governo spagnolo e al Unione Europea per condannare questa provocazione americana a Taiwan.
Il Partito Comunista di Spagna chiede inoltre ai lavoratori ea tutte le forze pacifiche di rimanere vigili e attivi di fronte ai gravi rischi di questa situazione.
PC dei Popoli di Spagna (PCPE)
Comunicato del Comitato Esecutivo
“Taiwan. Un altro scenario di guerra dell’imperialismo”, 3 agosto 2022.
Gli episodi concatenati in questi mesi dall’imperialismo statunitense stanno raggiungendo una vertigine il cui esito è inaspettato a causa del comportamento folle che ne esprime la permanente dinamica guerrafondaia e criminale.
Alcune analisi dell’azione militare russa in Ucraina avvertono che, una volta superato questo fronte, l’obiettivo era la Repubblica popolare cinese. Impedito l’avanzata dell’imperialismo dalla legittima operazione militare russa, l’azione va dritta al cuore dello scopo.
La provocazione di Nancy Pelosy, presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in visita ufficiale nel territorio di Taiwan con un aereo militare, colpisce la guerra come l’unico modo per USA e NATO di sostenere la loro decadente egemonia economica, politica e politica militare.
Taiwan è il rifugio degli anticomunisti del Kuomintang che trovarono nell’isola il luogo dove stabilirsi con l’appoggio e la protezione degli Stati Uniti. La politica del Partito Comunista Cinese nei confronti di Taiwan si è basata sul dialogo e su una soluzione pacifica per recuperare la piena sovranità territoriale dello Stato cinese. Ma le continue tensioni e provocazioni che vengono prodotte dagli Stati Uniti fungono da sprone che fanno della guerra lo strumento dominante nelle relazioni internazionali. .
Il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) si impegna a riconoscere la sovranità territoriale della Repubblica popolare cinese di Taiwan, che le corrisponde legittimamente secondo tutti i trattati internazionali.
Il PCPE condanna questa nuova provocazione degli Stati Uniti, che ancora una volta mostra la tradizionale bellicosità delle amministrazioni democratiche ed esprime la volontà di rompere l’unità territoriale della Cina, generando conflitti a tal fine non solo a Taiwan, ma anche nello Xinjiang o in Tibet. La realtà esprime il livello di tradimento raggiunto da quella cosiddetta sinistra che si è congratulata per la vittoria di Biden e fa foto con Bernie Sanders.
Il PCPE saluta la fermezza e, allo stesso tempo, la moderazione nella risposta di Xi Jinping in qualità di Presidente della Repubblica popolare cinese, nonché segretario generale del PC cinese e presidente della Commissione militare centrale, impegnandosi fermamente a rispetto degli accordi sottoscritti da USA e Cina, ma chiarendo che a qualsiasi violazione della Sovranità e dell’Indipendenza della Cina verrà data risposta come merita.
Dal 1949 la Cina non è più teatro dell’ingerenza coloniale che si è mostrata con estrema violenza nelle due guerre dell’oppio che hanno dato origine al genocidio occidentale e giapponese sulla Cina. Dopo la Rivoluzione, sotto la guida del PCC, la Cina non sarà mai più una colonia di nessuno. Oggi il popolo cinese occupa il ruolo di primo piano che la storia ha previsto per la classe operaia nel suo insieme.
Polo di rinascita comunista in Francia (PRCF)
“L’amministrazione statunitense gioca con la Terza Guerra Mondiale: Stop alla provocatrice guerrafondaia Nancy Pelosi!” 2 agosto 2022.
Prendendo la decisione provocatoria e criminale di visitare Taiwan nei prossimi giorni nonostante la dichiarata opposizione di Pechino, il presidente pseudo-“democratico” della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti sta consapevolmente rischiando una GRANDE crisi MILITARE con la Cina popolare: i leader cinesi coloro che hanno riaffermato la sovranità della Cina su quest’isola storicamente cinese sono stati molto chiari su questo.
Questo folle atto degli Stati Uniti, che è meglio che si spazzino fuori dalla porta e smettano di provocare conflitti e interferenze in tutto il mondo per assicurarsi la loro egemonia mondiale in pericolo, può condurci alle porte della Terza Guerra Mondiale. È tanto vero che Antonio Gutierrez, segretario generale dell’Onu, ha appena solennemente dichiarato che non siamo mai stati “così vicini all’annientamento dalla fine della guerra fredda”; chiaramente, fin dall’anno 1984 quando gli USA, per costringere l’URSS a capitolare politicamente (ottenuta indirettamente con l’avvento del supercapitolare Gorbaciov a Mosca nel 1986), avevano impiantato i loro euromissili nucleari in Germania, ponendo Mosca a 5 minuti da l’incendio nucleare americano.
Questo pericolo di conflagrazione globale e nucleare è tanto maggiore in quanto già, in Ucraina, la guerra contrappone infatti, per interposto regime fantoccio e filonazista di Kiev, la Federazione Russa, amica della Cina popolare, a tutte le forze della NATO che, con gli Usa in testa, applauditi da tutta la falsa sinistra socialimperialista europea, socialdemocrazia ed euroecologisti in testa, continua a gettare olio sul fuoco del conflitto in corso sul Donbass… e Taiwan.
Per fortuna, sono in corso gravi problemi anche tra le popolazioni serbe perseguitate in Kosovo e il regime di Pristina, violentemente ostile alla Serbia e istituito dalla NATO. Che aveva già distrutto Belgrado (e “per errore” bombardato l’ambasciata cinese!) e smembrato la Jugoslavia (ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia) alla fine degli anni ’90 con il premuroso aiuto del governo della “sinistra plurale” Lionel Jospin ( PS), Dominique Voynet (“i Verdi”) e Marie-Georges Buffet (PCF), l’ex “gollista” Chirac che avalla questa guerra decisa da William Clinton.
E mentre la marcia verso il nulla accelera, Macron resiste a Yaoundé e invita con arroganza gli africani a unirsi contro la Russia. Invece di cercare vie di de-escalation e cooperazione internazionale. il regime macronista, appoggiato da LR, Verdi e PS, fornì fucili di alta precisione al regime ucraino minacciato di sconfitta (il dovere di Hollande, poi di Macron, sarebbe stato invece quello di convocare kyiv al rispetto gli accordi di Minsk sull’autonomia del Donbass di cui il presidente ucraino era firmatario e di cui Parigi e Berlino erano garanti!). Preparando da anni, sotto l’egida del nuovo capo di stato maggiore che se ne vanta pubblicamente, un “conflitto ad alta intensità” con la Russia e con la Cina sotto l’egida del Pentagono e della NATO,
Un conflitto che, se diventa globale e nucleare, come è in definitiva possibile, anche probabile, può annientare la Francia, l’umanità e porre fine a tutta la vita sulla Terra!
In queste condizioni, è anormale che un partito che si definisce “comunista” abbia di fatto cessato ogni lavoro di massa militante “sotto” contro la NATO e per la pace. La PRCF è attualmente l’unica organizzazione comunista francese che non si accontenta di parole, ma che affigge manifesti, che traina e affigge striscioni per denunciare la NATO e l’UE, per denunciare i neonazisti e il fascismo in Ucraina e per chiedere de-escalation quando tutte le forze della pace e tutti i veri patrioti, e quindi tutti i comunisti degni delle loro lotte passate, dovrebbero manifestare e militare insieme in questo momento contro un pericolo almeno grande come quello che minacciava il mondo nel 1962 o 1984!
È anche triste che anche la cosiddetta Francia “ribelle” abbia rinunciato a qualsiasi azione militante “sotto” contro la NATO e che Mélenchon (che ha seppellito il suo brillante discorso a Marsiglia sulla pace nel 2017…) non ha fatto altro per la pace che per dichiarare che non aveva “nulla contro l’idea di umiliare Putin” e che avrebbe continuato le consegne di armi a Kiev se fosse diventato Primo Ministro di Macron…
È anche vergognoso che gli pseudo “verdi” di EELV, affiliati anche al NUPES, spingano per il sovraarmamento in Ucraina ignorando la pace, l’enorme crisi economica che sta arrivando, l’aumento speculativo dei prezzi di cui beneficia Total. et Cie, del superinquinamento che risulterà dal massiccio arrivo del gas di scisto americano in Germania. E che queste persone che ipocritamente hanno in bocca solo il clima e la biodiversità spingano oggettivamente, “Verdi” tedeschi e francesi in testa, al massiccio riarmo della Germania e ad un conflitto mondiale che, se diventa nucleare, potrebbe portare a ” inverno nucleare” e la scomparsa di tutta la vita complessa sulla Terra!
Infine, dove sono finite le confederazioni sindacali, in testa la CGT, che un tempo sapeva agire contro la guerra legando la battaglia per la pace e il disarmo alle lotte per il salario e per il progresso sociale? Più che mai noi, militanti francamente comunisti e sindacalisti di classe fedeli all’esempio antimperialista di Montmousseau, Benoît Frachon e Henri Krazucki, nonché agli orientamenti pacifici della WFTU, dichiariamo: soldi per il salario, non per guerra!
Di conseguenza, i militanti francamente comunisti della PRCF continueranno a compiere il loro dovere internazionalista e patriottico quest’estate pubblicando ovunque: “Mondo di pace o Europa Euroatlantica. E’ necessario scegliere!”
Affinché l’indipendenza nazionale, la pace, l’aumento generale dei salari e delle pensioni, i lavoratori e l’unità popolare richiedano:
- fermare la corsa agli armamenti, fermare l’escalation, fermare le consegne di armi!
- stop all’allineamento della Francia sui falchi e provocatori professionisti di Washington, Nancy Pelosi e Biden in testa!
- fermare la sinofobia mediatica e la russofobia esacerbate, fermare l’anticomunismo e l’antisovietismo ritardati!
La Francia deve uscire quanto prima dalla NATO guerrafondaia e dalla sua appendice europea, l’UE!
Usciamo dall’UE, da questa Europa atlantica e sovranazionale del fascismo continentale e della marcia verso la guerra mondiale!
Agiamo! Allertiamo prima i giovani e la classe operaia!
Si tratta, forse anche a breve termine, del futuro e della sopravvivenza stessa della nostra specie e del nostro Paese!
Partito Comunista Tedesco (DKP)
“Sulla visita di Nancy Pelosi a Taiwan”
Di Patrik Köbele, Presidente del DKP, Essen, 3 agosto 2022.
C’è un solo scopo di questa visita, è un’enorme provocazione alla Repubblica popolare cinese. La Cina, l’ONU e di fatto il mondo intero, compresi gli USA, sanno e hanno riconosciuto che esiste una sola Cina.
In Ucraina infuria la guerra della NATO contro la Russia. Tutti i paesi della NATO hanno interrotto la diplomazia e si stanno intensificando con armi e sanzioni. Ora anche gli USA stanno dando fuoco a una seconda miccia. Questo è giocare con il fuoco, questo è guerrafondaio e nient’altro. Pelosi non ha affari a Taiwan. Gli Stati Uniti devono scusarsi per questo tentativo di umiliare la RPC. La Germania deve prendere pubblicamente le distanze da questa azione pericolosa.


