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Sulle orme di una scelta. Innesti di Memoria è un testo di autori vari, nato dall’idea di Alessandra Maltoni, una cittadina dedita ad un forte impegno civile, con una robusta educazione e formazione antifascista nel recuperare Memoria e testimonianze dell’Italia del ‘900, che include anche il recupero del nostro patrimonio architettonico e paesaggistico, abbandonati al degrado e all’oblio. Titolo e sottotitolo del volume ci rimandano alla ricerca di radici e appartenenza, fondamentali per capire da dove veniamo e necessari per costruire il nostro avvenire personale e quello di comunità-Paese.

 

Come ci spiegherà Alessandra, il libro nasce per caso e prende forma grazie anche al desiderio di tante persone che vogliono celebrare con semplicità e umiltà le azioni dei propri familiari nella lotta antifascista e nella sopravvivenza durante le guerre. Ne esce un affresco corale di un’Italia che trasversalmente ha partecipato alla lotta e alla Resistenza contro la dittatura fascista e l’occupazione nazista; un’Italia solidale, generosa, che oggi il consumismo e l’individualismo sembra aver spazzato via. Nuovi falsi eroi dominano le cronache contemporanee, con disvalori legati all’utilitarismo e all’efficientismo, alla futilità e ad un edonismo che avrebbe disgustato anche D’Annunzio.

 

Non bastano più i rituali liturgici di uno sterile e vuoto antifascismo di maniera, occorre valorizzare la Memoria dei sentimenti di quelle donne e quegli uomini che contribuirono a liberare l’Italia: sono storie che s’intrecciano con la Storia, vanno riprese in mano, lì c’è il futuro per un’Italia migliore e sovrana. Le Storie di famiglia raccontate nel libro vanno oltre gli affetti personali, sono testimonianza storico-sociologica collettiva. Questi “Innesti di Memoria” hanno già prodotto nuovi ricordi che affiorano e s’intrecciano tra il pubblico alle presentazioni del volume, tanto che occorrerà un nuovo impegno editoriale per dar voce ad altri dimenticati.

Trascrivo le belle espressioni di Vera Maggini, in quarta di copertina del volume, che colgono l’essenza di tutti i racconti:

“Questo libro ci regala, sul filo del ricordo, un panorama di un’Italia calata nel passato di ottant’anni fa. Un ricordo visto con gli occhi di oggi da figli e nipoti di quanti vissero in quegli anni di guerra, il momento più buio della storia del nostro Paese. Dal sud al centro al nord, ecco tante narrazioni da cui spuntano episodi, immagini, personaggi custoditi nella privatezza e nell’amore delle famiglie. Sono frammenti di sentimento inespresso, di parole non dette, di carezze mai fatte ad avi e congiunti di cui si porta il nome, ma spesso non se ne conosce il volto. Sono ricordi racchiusi dentro un libro per far vivere ciò che non si scorda, perché nel pensiero di ogni individuo è custodito un diario della propria vita e non c’è fattezza, né suono, né tocco che il cuore dimentica”.

 

 

Intervista ad Alessandra Maltoni

 

Come nasce l’idea e cosa motiva l’impegno per questo interessante e necessario lavoro per la memoria collettiva?

L’idea di realizzare questo libro è nata durante il periodo della pandemia, quando il mondo sembrava “sospeso”, senza più tempo e senza più rumori, quando ciascuno di noi ha potuto, tra il silenzio e il vuoto, ritrovare più facilmente il proprio intimo, spesso da affidare alla potenza dei ricordi. Aprendoci a un passato, che nella frenetica quotidianità delle giornate “normali” spesso ci sfugge di mano, ho pensato che avremmo potuto realizzare un lavoro “corale” e ho cominciato a chiedere un contributo di memorie collocate nel periodo di guerra da unire a sentimenti e orientamenti valoriali. Questo libro, va detto, vuol essere, e soprattutto è, un libro fatto da tanti, quelli che chiamo “i miei autori”, che sanno fare della memoria collettiva un linguaggio universale. L’impegno per la memoria è un impegno di tutti i giorni. Siamo costretti a confrontarci con essa anche senza volerlo… Ciò che siamo stati lo proiettiamo ogni istante coi nostri ricordi, costruendo attimo dopo attimo ciò che saremo e solo donando agli altri questa parte preziosa di noi si contribuisce alla costruzione di un’umanità più consapevole e dinamica. Il mio impegno è finalizzato proprio a questo: a dar voce a storie che altrimenti non avrebbero “più casa”, a eroi invisibili, a gesta che sono state dimenticate forse anche perché poco o mai narrate, con la premessa che, solo la potenza della scrittura, fa del racconto un tesoro veramente parlante.

 

Come sei arrivata alle persone che hanno contribuito con le proprie Storie di famiglia a far conoscere la Storia costruita dal popolo contro la dittatura fascista, l’occupazione nazista e la guerra?

R.Il mio lavoro è nato spontaneamente. È iniziato quasi per caso: prima come raccolta di testi sinteticissimi con cui amici e conoscenti disponibili mi hanno mandato i loro pensieri rispondendo alla domanda che facevo loro: “perché sei antifascista”? Inizialmente ho rivolto queste domande nelle occasioni e nei contesti più scontati (a colleghi, ad amici di lunga data…) poi, accorgendomi man mano che, anche col “passaparola”, arrivavano storie esemplari, inimmaginabili, straordinariamente uniche nella loro semplicità, ho capito quanto potenziale ci fosse spesso inespresso, che meritava invece di essere aiutato a uscir fuori, organizzato, divulgato. Ho diretto dunque le domande a una platea più ampia e in modo più “professionale”, diciamo “strutturato”, coinvolgendo più persone, e di più le stesse, e chiedendo loro anche l’autorizzazione a pubblicare lo scritto con foto di fatti e persone narrati. Il lavoro è diventato “sistematico” e si è rivelato fonte di memoria preziosa collettiva e collegiale, che ho “incasellato” con un metodo sistematico per area geografica. Questo mi ha permesso di realizzare il libro come fosse una passeggiata virtuale dal Sud al Nord d’Italia con anche qualche “escursione” fuori confine (Croazia ed Egitto). Una sorta di viaggio all’indietro nel tempo e nella storia di un’Italia ferita, ma che seppe rinascere grazie all’impegno di tanti uomini e donne eccezionali, che qui escono fuori anche se solo in minima parte. Un esercito di coraggiosi e di galantuomini che non hanno abbassato la testa ma l’hanno invece alzata, permettendoci di guardare al futuro. È grazie a molti di loro, che abbiamo avuto e abbiamo in futuro!

 

Anche il lavoro editoriale e la ricerca di un editore penso abbia avuto il suo peso e come nasce l’incontro e la collaborazione con Catia Ventura?

La scelta dell’editore non è stata semplice ed è la cosa più importante. Lavorando a Bologna, inizialmente avevo avviato contatti con editori locali soprattutto in ambito universitario, anche perché le storie raccolte provenivano in gran parte dall’Emilia Romagna; poi, tenuto conto delle esigenze di necessaria “flessibilità” nella gestione dei rapporti negoziali (gli autori sono tanti e alcuni mi chiedevano giustamente clausole più definite per la gestione del loro lavoro), ho cercato un editore indipendente, che avesse notevole capacità di ascolto e una visione progettuale di insieme, ovvero che sapesse cogliere le prospettive a lungo raggio, valutando e condividendo l’idea che ho posto alla base del lavoro. Innesto, quasi una semina, che possa dare anche altri frutti. Con Catia Ventura infatti proseguiremo a piantare idee sul solco della Memoria. Abbiamo già in mente, con lo stesso metodo, lo stesso stile, lo stesso “format”, raccolte di Memorie, non solo di guerra, ma anche di storia del lavoro, storia della socialità, dei quartieri, delle scuole… e così via…

 

Mi sembra un progetto addirittura necessario! Come e dove presenterete il volume?

Abbiamo in mente di proiettare presentazioni collegate ai territori. Ogni storia interessa, infatti, un territorio e geograficamente ne svela tutte le atmosfere, dimenticate, ignorate, trasformate… restituisce il fascino, la poesia popolare che un tempo si respirava nei nostri paesi e che era la parte più genuina di questa nazione. Sono emersi anche aspetti paesaggistico/ambientali oggi perduti, sacrificati al consumismo e alla speculazione edilizia.
Il libro si è dato anche l’ambizioso e prezioso compito di far rivivere attraverso i suoi personaggi pezzi di provincia da cui è arrivata tanta umanità e che tutta insieme ha saputo fare di questo paese un paese rinnovato e riscattato dalla sua pagina più buia, quella del fascismo. Una provincia che merita più Memoria e più Rispetto!

 

Ho rivolto alcune domande anche all’editrice Catia Ventura che ha reso possibile questo progetto

 

In un momento così difficile per l’editoria, la tua piccola casa editrice “Ventura edizioni”, sceglie coraggiosamente di pubblicare Sulle orme di una scelta, in un contesto storico che consuma tempo e disperde memoria; sembra un impegno civile verso la costruzione di un mondo che faccia tesoro della Storia.

Mi fa piacere che si colga questo aspetto perché in effetti è così; penso che il lavoro editoriale comporti, al pari di tanti altri, una postura che nel mio caso sente l’impegno civile come una necessità. La memoria e i punti di vista, che regalano sguardi inediti, rappresentano il filo rosso della nostra politica editoriale. Mi piace pensare al nostro lavoro come una ricerca del “letame da cui nascono i fior”, per dirla come De André. E il letame è l’humus generativo della nostra memoria e delle storie del nostro territorio: un sedimento che sembra scarto, ma è in realtà pieno di futuro!

 

Come giudichi l’attuale editoria italiana che pubblica solo ciò che prevedono possa incrementare guadagni, non scommette su nuovi autori e trasforma l’impegno d’informazione in scoop del momento sul personaggio di turno che fa audience?

Guarda, la grande editoria punta sempre più sull’autore performer: scrittore, ospite televisivo o radiofonico fisso e attore, a volte pure cantante. Difatti, spesso si pubblicano libri di personaggi già noti, libri inutili al pensiero o alla coscienza collettiva, oppure al contrario si cerca di far diventare personaggi scrittori con caratteristiche originali, spesso legate alla loro professione o condizione. Penso anche a come a volte si ‘usino’ certe invalidità, non a scopo di lotta per i diritti ma piuttosto come fonte di incassi mossi dalla commozione e compassione, anche in senso letterale e nobile. Rimane comunque un’ottima piccola e media editoria che invece fa ricerca e pure incassi, penso a NNE oppure a Nero, Mimesis, Derive e Approdi e anche tante altre. Ritengo ci sia vitalità ma il mercato è falsato soprattutto a causa della distribuzione (monopolistica e in mano ai grandi gruppi) e del metodo con cui si costruiscono le classifiche che guardano più al distribuito che al realmente venduto.

Apro solo velocemente il capitolo delle case editrici che pubblicano esclusivamente a pagamento o del self publishing che liquiderei come spazi di finta libertà.

 

Ringrazio Alessandra e Catia per i loro pensieri-riflessioni per questo lavoro editoriale che raccoglie la Memoria di una Italia e di un popolo che i media hanno messo da parte, sopraffatti da una contemporaneità consumistica che ha perso etica, valori e ideali, che spesso va verso un degrado ambientale e soprattutto umano; ma questi racconti di famiglia ci rivelano un tessuto umano e sociale che ne vuole invece averne cura, possiede le radici della Memoria per costruire ancora un futuro ricco di umanità, solidarietà, giustizia e uguaglianza nei diritti e nelle opportunità.