“Li Ao, un uomo di 70 anni, che è uno degli scrittori più celebri di Taiwan, ha visto il cambiamento cinese. In una recente visita alla Cina continentale evocava i suoi ricordi di infanzia a Pechino. In televisione ha parlato di una vivida immagine che ricorda da bambino: un povero contadino che caricava il tradizionale palo sulle spalle. A un estremo portava un cesto con verdure, nell’altro, portava suo figlio. Alla sera, aveva venduto le verdure e anche il bambino, e piangeva. Li Ao ricordò quella scena che di nuovo portava alla memoria l’estrema povertà della Cina prima della rivoluzione. Molte famiglie contadine, per alimentare i loro figli, ne vendevano qualcuno agli abitanti della città. In un modo insolito, e da parte di un cittadino di Taiwan che non era obbligato a fare una dichiarazione simile, Li Ao ringraziava il Partito Comunista per la grande trasformazione che aveva sperimentato il paese”. (Higinio Polo, 2006).
“Una delle più grandi conquiste dell’umanità alla fine del ventesimo secolo, è passata quasi inosservata in Europa: quasi tutti i cinesi non patiscono più la fame. Attualmente 1,2 miliardi di cinesi sul 1.3 non conoscono più le carestie in un paese dove la terra arabile è molto limitata e le problematiche legate all’acqua costituiscono una sfida”.
(Bruno Parmentier,2007).
I cinesi mandano vaccini in giro per il mondo. Per i media addomesticati è “la diplomazia dei vaccini”. Gli americani lanciano bombe e distruzione. C’è qualche media che abbia parlato di “diplomazia dei missili”? Certo gli americani prima si sono consultati con i loro alleati, campioni dei diritti umani: l’Arabia Saudita (ma non vogliamo spaccare un Khashoggi in quattro, vero?) e Israele (c’è qualche media che si lamenta del trattamento dei palestinesi?) a cui per altro in nome dei diritti umani gli americani cercano di evitare le inchieste sui crimini di guerra. Ma nessun media parla del diritto umano elementare risolto dai cinesi di essere tolti dalla povertà e di vivere una vita decente.
C’è una storia interessante a proposito della libera informazione in Occidente, regno della libertà. Un regista liberal gira un documentario sulla lotta alla povertà in Cina per PBS, un network di media americani. Robert Lawrence Kuhn si reca a Hainan, Gansu, Guizhou, Xinjiang e Sichuan, acquisendo una visione rara ed equilibrata della società e delle politiche cinesi. Il documentario viene tolto dalla programmazione perché metterebbe in buona luce la Cina è ciò non è tollerabile nella prospettiva della nuova guerra fredda e del maccartismo conseguente. Quindi il documentario va sulla rete cinese CGTN ma questa a sua volta viene bandita in Gran Bretagna e minacciati in vari paesi. È la libertà di espressione, stupido!
Problematiche e statistiche storiche sulla povertà
Il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione culturale hanno lasciato un’eredità di grave e diffusa povertà rurale. La riforma in Cina nasce da una crisi, in questo caso della sicurezza alimentare, dal sostanziale fallimento dell’agricoltura prematuramente collettivizzata. Nel 1978, la riforma agraria ha annullato queste politiche fallimentari con lo spostamento della responsabilità della gestione dei terreni dalle comuni alle famiglie. La terra rimane di proprietà collettiva, ma la gestione della terra è basata su un contratto con le famiglie contadine. La riforma aveva incrementato notevolmente la produzione della terra come risultato di una migliore efficienza lavorativa. Secondo i dati ufficiali, la produzione di grano pro-capite è aumentata del 14% dal 1978 al 1985 e, in media, oltre 17,8 milioni di persone sono state tolte dalla povertà ogni anno durante questa fase. Esistevano già buone precondizioni (infrastrutture ecc.) e le riforme agrarie hanno portato enormi vantaggi ai cinesi più poveri (e al mondo). Forse la metà del calo complessivo della povertà in Cina 1981-2001 è dovuto a questa riforma (Ravallion 2008).
La Cina che nel 1949 era il paese più povero del mondo è stata classificata come paese povero fino al 2000, poi è passata nel novero dei paesi medio-poveri per entrare finalmente tra i paesi a medio reddito. Oggi ha un reddito pro-capite che è quasi tre volte quello indiano (negli anni Settanta la Cina era ancora dietro l’India). Nel 2007 in India, che è il paese con cui si devono fare i confronti, l’80% della popolazione viveva con meno di mezzo dollaro al giorno (India 2007).
Gli studi della Banca Mondiale hanno evidenziato i seguenti aspetti: 1) La povertà è diminuita fortemente nella prima metà degli anni Ottanta (come frutto delle riforme “capitalistiche”), poi la situazione si è stabilizzata. A metà anni Novanta (quando secondo Naomi Klein si sarebbe dato il via libera alla Shock Therapy) si è registrata un’altra forte riduzione della povertà, prima che la situazione si stabilizzasse di nuovo alla fine del decennio. 2) I maggiori successi nella riduzione della povertà si sono registrati grazie ai miglioramenti avvenuti nel settore agricolo; minori sono stati gli effetti positivi causati dall’industria e dal terziario (anche perché minore era l’incidenza della povertà nelle città) (Zanier 2011).
Albert Park della Banca Mondiale rileva: «A suo merito, il governo cinese ha sempre messo al primo posto la riduzione della povertà nella sua agenda politica. La sfida per andare avanti è quella di mantenere una visione chiara della natura mutevole della povertà e adottare strategie lungimiranti che possono meglio realizzare l’obiettivo di una società armoniosa ed equa» (Park 2009).
Generalizzazione delle esperienze
La Cina ha adottato politiche pragmatiche, basate sull’evidenza dei fatti, ovvero la maoista “Cercare la verità nei fatti” attraverso istituzioni pubbliche capaci e «una leadership con un forte impegno alla riduzione della povertà» (Ravallion 2008). Senza ciò, è difficile uscire da un equilibrio in cui un gran numero di poveri e persone prive di potere soffrono nel quadro di politiche che perpetuano la loro povertà come avviene nella maggioranza dei paesi poveri.
L’elaborazione delle politiche basate sull’evidenza ha svolto un ruolo importante in quanto alla fine del 1970 la Cina ha imparato molto dai successi e dai fallimenti di diverse iniziative locali. Il centro ha evitato di dettare un unico modello. In effetti, il centro trasmetteva e generalizzava le esperienze di successo provenienti dalle differenti esperienze locali da un luogo ad un altro, sostenuto da ricerche credibili su ciò che stava accadendo sul terreno. Un istituto di ricerca, il Gruppo di Ricerca per lo Sviluppo Rurale, ha valutato gli esperimenti locali per il centro.
Politiche sensate basate sulla pratica e forti istituzioni statali sono complementari e non alternative. La stabilità macroeconomica (in particolare evitando gli shock inflazionistici) è stata positiva per la riduzione della povertà. I cinesi hanno anche evitato di tassare i contadini poveri per sovvenzionare i consumatori urbani con una politica simile a quella del periodo precedente dove le alte tasse servivano per finanziare l’industrializzazione. Le riforme dei prezzi hanno aiutato. Si è proceduto con prudenza verso la liberalizzazione del mercato del cibo. Il sistema delle quote è rimasto, con prezzi più elevati di approvvigionamento dei cereali che hanno contribuito a ridurre la povertà. Anche se la stragrande maggioranza degli investimenti diretti esteri è arrivata dopo il grosso della riduzione della povertà, in generale la politica di espansione economica ha creato posti di lavoro nel secondario e nel terziario togliendo all’agricoltura bocche da sfamare. La migrazione verso le aree urbane ha aiutato, ma il grosso della riduzione della povertà è venuto da dentro, nelle aree rurali.
Storia dei programmi anti-povertà
Alla metà degli anni Ottanta il governo ha iniziato una lotta su larga scala alla povertà. A partire dal 1986 sorgono le prime istituzioni anti-povertà, vengono istituiti fondi speciali e per la prima volta il governo introduce uno standard di povertà calcolato sul coefficiente di Engel, ovvero il rapporto tra le spese alimentari e il reddito.
La svolta è avvenuta nel 1994, quando il governo ha tenuto la Conferenza sull’alleviamento della Povertà. La promessa era che in sette anni 80 milioni di persone sarebbero state tolte dalla povertà. Le famiglie povere avrebbero avuto accesso a cibo e vestiario stabilmente. Ogni famiglia avrebbe dovuto avere a disposizione in media 0,16 acri di frutteto o 0,16 acri di terreno coltivato; almeno una persona in ogni famiglia doveva avere la possibilità di lavorare nelle imprese cittadine o nelle aree sviluppate.
I risultati della Cina nella riduzione della povertà sono stati eccezionali. Il calo maggiore c’è stato tra il 1978 e il 1984, quando il numero dei poveri delle zone rurali si è quasi dimezzato. Durante questo periodo il reddito pro-capite netto degli agricoltori è cresciuto ad un tasso annuo del 16,5%. La povertà urbana, misurata da una linea internazionale standard di povertà di 1 dollaro al giorno, si è ridotta dal 31,5% del 1990 al 10,4% nel 2005. Nessun altro paese in via di sviluppo ha ottenuto così tanto e dato un contributo così significativo alla riduzione della povertà globale, come ha fatto la Cina, in questo periodo.
Tra il 1986 e il 2003, quasi 4,5 milioni di acri di terra si sono aggiunti alle coltivazioni, e quasi 75 milioni di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile dal 2003 che ancora oggi resta limitato per circa 100 milioni di persone, ma venti anni fa lo era per più di 250 milioni. Quasi l’83 per cento dei villaggi delle aree povere hanno avuto accesso a strade, elettricità, telefono, radio e televisione. Le condizioni delle scuole sono molto migliorate e l’abbandono della scuola è diminuito del 7,8 per cento. La formazione tecnica nel campo dell’agricoltura ha aiutato a rendere le colture più produttive con l’adozione di nuovi metodi per ottenere maggiori raccolti. Nel 2004 nella provincia sud-occidentale dello Yunnan il governo aveva investito 363 milioni di dollari in cibo e abitazioni pur rimanendo lo Yunnan la regione con il maggior numero di poveri a causa della posizione geograficamente sfavorevole. Nel 2003 erano stati investiti 544 milioni di dollari in cinque anni per aiutare 500.000 persone al disotto della sussistenza. Anche il Tibet aveva ricevuto 36 milioni in energia, conservazione dell’acqua, costruzione di strade e acqua potabile di cui hanno beneficiato 10mila tibetani (Bechtel 2004).
Il Programma Nazionale per la lotta alla Povertà è iniziato nel 1994 e terminato nel 2000 seguito nel 2001 da un altro programma per arrivare al 2010. I sussidi governativi alla povertà sono cresciuti a 1,5 miliardi di dollari all’anno dai 121 milioni nel 1980.
Comunque, i successi sono stati formidabili specie in campo agricolo:
«Il reddito pro-capite rurale è aumentato 12 volte da 134 yuan a 1578 yuan durante il periodo 1978-95. Secondo l’Ufficio Statistico Cinese, il 31% della popolazione era sottoalimentata cioè sotto il consumo di 2100 calorie nel 1978. Nel 1985, tale valore si era dimezzato e la World Bank stimava che il numero fosse di 89 milioni. Questo miglioramento nel livello di vita di circa 150 milioni di persone nel giro di sette anni non ha precedenti storici. Ciò è stato ottenuto senza nessuno specifico programma di alleviamento della povertà. La crescita generale dell’economia ha avuto l’effetto simile al sollevamento della nave a causa dell’alta marea. Dal 1985, tuttavia, il governo cinese ha messo in pratica uno specifico programma di alleviamento della povertà chiamato “Yigong Daizhen” (YD). Attraverso questo programma durante il Settimo Piano Quinquennale, si è concentrato lo sforzo su 331 zone rurali arretrate per stimolare sviluppo rurale e programmi di opere pubbliche. Durante il periodo 1985-91, sono state costruite 131.000 km di strade; 7.900 ponti; attivato 2.400 km di vie fluviali e rifornimento di acqua per 20 milioni di persone e 13 milioni di animali. Nel 1994, si stimava che chi viveva ancora sotto la soglia di povertà, abitava principalmente in zone montuose lontane e isolate» (Yechury1999).
I risultati sono stati sbalorditivi. Durante i 15 anni dal 1986 al 2000 il terreno agricolo di base è aumentato di 16,3 milioni di acri nelle aree rurali povere della Cina, oltre 77,25 milioni di persone e 83,98 milioni di bestiame di grandi dimensioni hanno avuto accesso all’acqua potabile. Alla fine del 2000, il 95,5%, l’89%, il 69% e il 67,7% dei villaggi nelle aree povere avevano accesso rispettivamente all’elettricità, alle strade, ai servizi postali e ai telefoni.
Abbiamo insistito sul periodo tra gli anni Novanta e i primi anni 2000 perché chi dirigeva il settore della lotta alla povertà era l’ex premier Wen Jiabao il cui impegno nel settore è diventato determinante per la carriera politica ai vertici del governo. Una struttura simile esiste solo in Vietnam. È un periodo quello preso in esame in cui il contributo al PIL dell’agricoltura supera di poco il 10% mentre ancora il 60% della popolazione vive in campagna. Con poca terra coltivabile e bassa produttività diventa necessario per la gente trasferirsi in città e nello stesso tempo incrementare le piccole e medie aziende nelle zone rurali. Questo per superare le differenze tra città e campagna (China 2002). In questo modo diminuisce la densità di popolazione nelle campagne e si riduce il numero di disoccupati o sottoccupati. Così, i migranti quando inviano denaro ai parenti originano una duplice azione, il miglioramento del tenore di vita delle famiglie e danno un contributo alla promozione di attività artigianali e semindustriali (Diaz Vasquez 2006).
Tuttavia, lo sforzo del governo non si è fermato qui. Nel 2001, con il miglioramento generalizzato dell’economia cinese, il governo ha deciso di aumentare la soglia di povertà del 40% interessando un numero di persone di quasi cinque volte superiore. La soglia di povertà è stata alzata ulteriormente nel 2011, con un aumento di oltre il 450%. Nel 2003, i governi locali hanno investito 363 milioni di dollari per la campagna. I programmi anti-povertà sono stati ridefiniti nell’ottobre del 2004 quando si è tenuta la cerimonia del Premio Nazionale per la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà che è stata l’occasione per fare un bilancio complessivo. L’obiettivo era di arrivare alla società di media prosperità entro il 2020. Per quella data nessuno avrebbe dovuto più preoccuparsi per il cibo e il vestiario con la garanzia per tutti dell’istruzione obbligatoria, l’assistenza medica di base e l’alloggio. Il tasso di crescita del reddito netto pro-capite per gli agricoltori nelle aree colpite dalla povertà avrebbe dovuto essere superiore al livello medio nazionale e i principali indicatori dei servizi pubblici di base vicini alla media nazionale, invertendo così la tendenza all’ampliamento del divario nello sviluppo.
La costruzione delle infrastrutture è stata rafforzata. Ciò include la garanzia che i residenti e il bestiame avessero acqua potabile; la costruzione di strade nella stragrande maggioranza dei villaggi, delle città e dei mercati locali e l’accesso all’elettricità per la grande maggioranza dei villaggi poveri.
Alleviare la povertà non significa solo migliorare il reddito delle persone, ma il loro tenore di vita complessivo. Con lo schema di riduzione della povertà del 2011, il governo cinese dà la risposta a questa domanda con gli “otto abbienti”. Gli “otto abbienti” delle famiglie povere sono: primo, un alloggio sicuro; secondo, disponibilità di acqua potabile sicura; terzo, terreni agricoli a disposizione; quarto, industrie che aumentano il reddito; quinto, almeno una persona del nucleo familiare deve possedere un certificato di qualificazione professionale; sesto, la sicurezza sociale di base; settimo, grano in eccedenza; ottavo, denaro disponibile a portata di mano.
Le fasi intermedie partivano dal 2015 con il miglioramento dei terreni agricoli di base, delle strutture per l’approvvigionamento idrico e della potabilizzazione dell’acqua, diffusione dell’acqua corrente. Garanzia per ogni contadino di un appezzamento di campo su cui coltivare il grano ed entro il 2020 miglioramento delle infrastrutture; accesso all’elettricità; strade accessibili per tutti i villaggi, così da collegarli con un servizio di autobus. Ogni città sarebbe stata dotata di un centro sanitario statale e ogni villaggio amministrativo di una sala sanitaria. Il tasso di partecipazione del nuovo sistema medico cooperativo rurale doveva essere superiore al 90% realizzando la copertura completa del servizio ambulatoriale con un medico di base in ogni centro sanitario cittadino.
Sempre entro il 2020, pieno accesso garantito a radio e televisione per tutte le famiglie; i villaggi avranno accesso alla banda larga; tutte le contee chiave avranno biblioteche e centri culturali; copertura completa del nuovo sistema di assicurazione sociale rurale e per non trascurare l’aspetto ambientale il tasso di copertura forestale doveva aumentare del 3,5% rispetto alla fine del 2010.
Per trovare i “veri poveri” e “alleviare davvero la povertà”, lo stato ha costituito un database nazionale in cui è registrata ogni famiglia povera, dove è possibile monitorare progressi dato che è gestito dinamicamente. Entro il 2019, il sistema ha registrato i dati di 128mila villaggi e 290mila famiglie. Ha identificato Guizhou, Hunan, Guangxi, Sichuan e Yunnan come le aree più povere.
Ad ogni famiglia povera viene assegnato un quadro che funge da consulente personale per alleviare la povertà. Una volta catalogate come povere, le famiglie hanno una “scheda di contatto per il supporto mirato” che registra il nome del loro quadro di riferimento e l’ammontare dei sussidi che la famiglia sta ricevendo.
Dopo quasi dieci anni quali sono i risultati? Secondo Liu Yongfu, direttore dell’apposito ufficio per la lotta alla povertà del Consiglio di Stato, quasi cento milioni di persone sono state riconosciute dal governo cinese come persone povere. Ma dal 2012 al 2016, più della metà dei poveri è stata sollevata dalla povertà. Una media di 1,3 milioni di persone povere ha superato la soglia di povertà all’anno durante il periodo di cinque anni. La campagna mirata alla riduzione della povertà con la pronta allocazione delle risorse ha rapidamente innalzato il tenore di vita di molte famiglie nella Cina rurale. Dal 2015 al 2019, 68 milioni di persone sono state sollevate dalla povertà. Ciò corrisponde a 37mila persone al giorno. Il tasso di povertà nazionale è passato dal 10,2% nel 2015 al 3,1% nel 2019.
Secondo il China Economic Weekly, entro la fine del 2019, il 97% delle persone povere è stato tolto dalla povertà, il 94% delle contee colpite dalla povertà è stato rimosso dal database ufficiale e la povertà regionale è stato completamente sradicata. Il 16 ottobre 2020, Xinhuanet ha condiviso una mappa che mostrava l’intero progresso del programma contro la povertà. Prendiamo a mo’ di esempio una contea tibetana, quella di Cona. La superficie totale della contea è di 34.979 chilometri quadrati. Ha giurisdizione su 9 comuni e una città, 25 villaggi e 55 gruppi di abitanti. Alla fine del 2019, la popolazione totale della contea di Cona era 15.358, di cui 13.284 persone impegnate in agricoltura e zootecnia. 24 villaggi, 1.178 famiglie o 3.142 persone sono usciti dalla povertà e il tasso di incidenza della povertà è sceso dal 23,36% a zero. Strade, elettricità e altre infrastrutture fondamentali sono state costruite per soddisfare le esigenze dei residenti.
Programmi di contrasto alla povertà
Gli aiuti ai poveri vengono forniti attraverso programmi speciali, come il “Programma per l’eliminazione della povertà nelle foreste”, il “Programma specifico per la distribuzione distrettuale delle materie prime agricole” e così via. Di conseguenza, il livello di reddito dei contadini, il segmento più vulnerabile della popolazione, è notevolmente aumentato. Tra le 18 istituzioni e individui che hanno avuto un riconoscimento ci sono il Progetto Speranza che aiuta i bambini poveri ad andare a scuola, il Progetto Felicità che aiuta le madri povere, il Project Spring Bud che aiuta le ragazze che hanno abbandonato la scuola, e la Causa Gloriosa, che aiuta le attività economiche nelle aree depresse.
Il governo ha avviato un piano risolutivo di lotta alla povertà e per lo sviluppo delle aree rurali con il piano quinquennale appena terminato. L’Università di Hebei sta studiando come favorire il “turismo rosso” e il “turismo ecologico” per migliorare la cooperazione regionale e le infrastrutture in periferia.
Nell’ottobre 2017, Xi Jinping ha sollecitato sforzi completi per combattere la “dura battaglia” contro la povertà. Due mesi dopo la Central Economic Work Conference dichiarava di mirare alla riduzione della povertà come una delle tre “dure battaglie” da vincere nei tre anni successivi, insieme al controllo dei rischi e alla prevenzione dell’inquinamento.
Una delle chiavi del successo del piano cinese è stata la forte volontà politica, afferma la ricercatrice italiana Alessandra Cappelletti. «Il governo ha mobilitato l’intera macchina, dal punto di vista burocratico», e l’obiettivo stava per essere raggiunto, ma all’inizio del 2020 la pandemia di Covid-19 ha causato un rallentamento economico a livello mondiale. Anziché sospendere il programma il governo centrale ha rapidamente emesso direttive affinché i funzionari locali raggiungessero l’obiettivo.
Non ci si deve fermare una volta che una contea sia uscita dalla povertà. Afferma la Cappelletti: «I politici cinesi pensano che ogni soluzione generi altri dieci problemi. Questo deriva dalla visione del mondo “relazionale”, che vede complessità in ogni cosa». Uno di questi nuovi problemi è mantenere le conquiste. «Una strategia è aiutare gli agricoltori a sviluppare le proprie attività. In un villaggio del Sichuan, l’Università Cinese di Agricoltura di Pechino ha aiutato gli agricoltori a ristrutturare le loro case e ad affittare stanze ai turisti» (XJTLU 2021).
Ad ogni famiglia impoverita viene garantito un aiuto, ogni villaggio ha funzionari designati per attuare misure mirate e diversi livelli di segretari locali del Partito coordinano i loro ruoli mentre le valutazioni di terze parti sono condotte regolarmente e in modo casuale per garantire accuratezza e onestà (Huaxia 2021). Questo ha affermato Robert Lawrence Kuhn che per tre anni ha lavorato al documentario che abbiamo citato all’inizio. Egli ritiene che l’esperienza cinese sia applicabile in altri paesi poveri.
Per raggiungere gli obiettivi, è stata messa in comune una quantità significativa di risorse finanziarie: per il 2019, il governo cinese ha stanziato 91 miliardi di RMB (circa 13 miliardi di dollari) ai fondi per la riduzione della povertà. Inoltre, la Banca di Sviluppo Cinese ha promesso 400 miliardi di RMB (circa 57 miliardi di dollari). Oltre il notevole impegno finanziario, è stato mobilitato oltre al settore pubblico anche quello privato per raggiungere il suo obiettivo di riduzione della povertà.
Sono state applicate misure significative per raggiungere l’obiettivo. Le banche sono state incoraggiate a concedere micro prestiti agli agricoltori. In molti luoghi sono state create cooperative rurali che consentono agli agricoltori di mettere insieme le proprie risorse per aumentare la produzione.
Nel contesto del progetto “10mila imprese aiutano 10mila villaggi”, le imprese industriali hanno garantito ai villaggi e alle famiglie povere l’accesso ai vantaggi dello sviluppo che le imprese generano nelle aree colpite dalla povertà attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali. Le imprese dovrebbero espandere le loro attività rurali, sfruttare appieno i vantaggi di Internet, rafforzare la cooperazione con i servizi postali, la cooperazione di fornitura e marketing e altri sistemi, aiutare i villaggi e le famiglie a connettersi al mercato ed espandere i canali di vendita online e offline. Le grandi imprese sono incoraggiate a istituire fondi di investimento industriale nelle aree colpite dalla povertà e a adottare un metodo operativo orientato al mercato per la costruzione di parchi industriali.
Il gruppo Alibaba è state molto visibile nella riduzione della povertà negli ultimi anni. La società di Jack Ma ha prestato l’equivalente di oltre 14,3 miliardi di dollari a più di 2 milioni di utenti nelle contee colpite dalla povertà. Tra il 2017 e il 2022, la holding ha previsto di investire 1,43 miliardi di dollari in progetti di riduzione della povertà nei settori dell’istruzione, del commercio elettronico, della salute, dell’emancipazione delle donne e della protezione ambientale. Una delle più grandi iniziative di Alibaba è la creazione di villaggi Taobao che prende il nome dal sito web di shopping online dell’azienda. Questi villaggi vengono trasformati in centri di e-commerce per incoraggiare gli agricoltori a vendere i loro prodotti online. Transazioni annuali di e-commerce di oltre 10 milioni di RMB e più di 100 negozi online qualificano un villaggio per il titolo di Villaggio Taobao. Questi siti virtuali sono stati istituiti in collaborazione con gli abitanti dei villaggi reali che erano tornati da città più grandi con capacità imprenditoriali e il supporto dei governi locali che hanno fornito infrastrutture, formazione sul commercio elettronico, finanziamenti e sussidi per fornitori di servizi di commercio elettronico specializzati e aziende.
Le imprese sono state incoraggiate ad assumere dipendenti, rafforzare la formazione pre-lavorativa e in servizio, fornire lavoro e sicurezza sociale e ottenere occupazione stabile e aumento del reddito per le famiglie povere. Inoltre, le imprese sono incoraggiate a fare donazioni dirette, a istituire fondi di assistenza pubblica, a concedere fondi pubblici o ad alleviare la povertà attraverso organizzazioni di assistenza pubblica. Per aiutare i villaggi poveri, si sono impegnate in progetti di sviluppo infrastrutturale, medico, educativo, sociale e culturale.
Alibaba, ha anche istituito un fondo per la lotta alla povertà di 10 miliardi di yuan (1,5 miliardi di dollari) e ha utilizzato la propria piattaforma di e-commerce per formare gli agricoltori a diventare imprenditori e vendere prodotti locali online. Pure Tencent e JD.com hanno lanciato un programma di riduzione della povertà e hanno utilizzato le loro piattaforme e la loro tecnologia per aumentare le vendite di prodotti agricoli.
La Fondazione Heren e il Gruppo Fuyao, hanno consegnato 400 milioni di yuan direttamente ai governi locali per consentire loro di adempiere ai loro mandati di riduzione della povertà. La Bill and Melinda Gates Foundation si è concentrata sull’assistenza sanitaria primaria e la nutrizione nelle aree rurali.
Le aziende hanno avuto riconoscimenti per i loro sforzi. Alibaba, che pure era sotto inchiesta nell’antitrust per la quotazione di Ant Financial, è stata molto elogiata. Addirittura, è stata citata come un modello nazionale per la riduzione della povertà.
Uno strumento per la partecipazione diretta dei cittadini è l’apposito sito web gestito dalla Rete nazionale di alleviamento della povertà. Su questo sito web, le persone classificate come povere possono chiedere donazioni per scopi medici, educativi o abitativi. Donando su questo sito web, si possono sostenere direttamente le famiglie colpite dalla povertà. Inoltre, si possono acquistare prodotti dalle regioni povere e finanziare progetti di riduzione della povertà.
Istruzione e salute
L’analisi dei dati delle famiglie rurali, nel corso di tre anni rileva che, mentre solo il 7 per cento della popolazione rurale sono rimasti poveri in tutti i tre anni, il 31 per cento sono stati vulnerabili alla povertà in almeno uno dei tre anni. Il governo ha fatto notevoli progressi in questi ultimi anni, estendendo la sua assistenza del programma standard di vita minimo (Dibao) per le aree rurali, nonché urbane, e investendo fortemente per espandere la copertura dell’assicurazione sanitaria.
Un modo indiretto per stimolare l’economia locale è aumentare gli investimenti nell’istruzione e nella sanità, perché quando questi servizi sono più accessibili ai cittadini comuni, c’è più reddito disponibile. I migliori investimenti in un mondo in cui l’economia è in costante evoluzione sono proprio sul capitale umano. Il prossimo importante obiettivo sarà dunque migliorare il livello di istruzione. Istruzione e salute, sono “portatili” ovunque si possa andare, consentendo alle persone di trarre più facilmente vantaggio quando si presentano nuove opportunità. Si era iniziato con la diffusione dell’istruzione primaria portando alla eliminazione dell’analfabetismo tra i giovani e le persone di mezza età; corsi di istruzione e formazione professionale e tecnica per adulti hanno poi fatto in modo che la maggior parte dei lavoratori giovani e di persone di mezza età acquisisse una o due abilità pratiche.
L’istruzione è un fattore sempre più determinante nel combattere la disuguaglianza e la povertà. Ciò implica migliorare le condizioni di lavoro degli istituti scolastici nelle aree povere, ridurre il divario tra città e campagna, espandere la copertura dell’istruzione prescolare. Esempi concreti dell’attuazione del compito includono sussidi agli insegnanti rurali, esenzione dalle tasse di iscrizione nelle scuole secondarie professionali degli abitanti delle regioni povere. Programmi specifici aiutano i bambini poveri ad andare a scuola o le ragazze che hanno abbandonato la scuola. Inoltre, questi giovani ricevono maggiori borse di studio e vivono gratuitamente in ostelli. Un indicatore del successo di questo programma è che il numero di università negli ultimi quarant’anni è passato da 600 a 2700 e la quota di studenti sulla popolazione totale è aumentata di 10 volte. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione è passato dal 65% nel 1982 al 100%.
Le tasse scolastiche per l’istruzione obbligatoria sono state abolite, ma molto di più può essere fatto riducendo le tasse per la scuola secondaria superiore e investendo di più nei programmi di formazione e le strategie di apprendimento permanente. Le imprese dovrebbero incoraggiare gli istituti di formazione professionale ad inserire ragazzi provenienti da famiglie povere, realizzando la riduzione della povertà con l’istruzione professionale attraverso lo sviluppo delle competenze.
Lo sradicamento della povertà è assicurato anche migliorando il livello delle cure mediche con l’aumento del livello delle prestazioni dei sistemi attuali di assicurazione sanitaria. Il sistema sanitario cooperativo rurale ora copre il 100% degli abitanti del villaggio. È stato istituito un programma di assistenza in caso di malattie gravi. Per questo sono coinvolte istituzioni sanitarie di diverso livello, dal distretto alla capitale ma soprattutto con lo sviluppo degli ospedali urbani nelle zone rurali. In totale, dal 2015 nel Paese sono stati costruiti 3500 centri medici urbani e 14mila rurali. Il numero di medici nell’ultimo decennio è cresciuto da 2,3 milioni a 3,9 milioni. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza un’adeguata pianificazione. Dopo aver identificato le esigenze di una particolare regione della Cina, è stato formato un certo numero di medici rurali. Allo stesso tempo, si è esteso il numero di letti con le attrezzature necessarie negli ospedali.
Le malattie infettive erano un vero flagello nella Cina tradizionale. Il governo comunista dichiarò guerra a colera, vaiolo, peste, malaria, tracoma e dissenteria. Nel 1954 il vaiolo fu sconfitto, nel 1959 il colera e altre malattie, anche per l’infanzia. L’aspettativa di vita, che era di 35 anni nel 1949, aumentò a 57 anni già nel 1957. All’inizio degli anni Ottanta, ha raggiunto i 68 anni per arrivare agli attuali 77,3 (2918).
Infrastrutture, alloggi e localizzazione della povertà
Nelle aree povere, la costruzione di trasporti e infrastrutture avviene a un ritmo accelerato. Negli anni è stata data priorità alla realizzazione di autostrade statali, nazionali e provinciali nelle zone di estremo bisogno. Le strade collegano quasi il 100% dei villaggi classificati come poveri contribuendo allo sviluppo economico dei territori: estrazione di minerali, sviluppo delle risorse energetiche e aumento del potenziale turistico.
Molta attenzione è dedicata al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. I programmi statali prevedono la ricostruzione di alloggi fatiscenti. Negli ultimi anni, quasi 30 milioni di appartamenti sono stati ristrutturati. Più di 17 milioni di famiglie rurali che vivevano in case fatiscenti hanno ricevuto nuovi alloggi. Con l’obiettivo di sradicare la povertà estrema, sono stati aiutati i gruppi più vulnerabili della popolazione, come anziani e disabili. Più di 900 milioni di persone in Cina sono coperte dall’assicurazione sociale per la vecchiaia (Novikov 2021).
Più di dieci anni fa il professor Li Xiaoyun della Università Cinese di Agricoltura aveva dichiarato che: «Il paese deve cambiare la sua strategia in base allo sviluppo sociale ed economico del paese, dal momento che i restanti poveri sono in alcune aree disperse, la strategia piuttosto che centralizzata, deve essere indirizzata sia a livello familiare che a livello regionale» (Zhang Ran 2009). Molti, infatti, vivono in zone molto remote, prive delle risorse necessarie per svilupparsi. Queste persone dovranno essere trasferite. Tra il 2016 e il 2020, il governo ha previsto di ricollocare 9,8 milioni di persone, la maggior parte delle quali dalle province occidentali. Alcuni sono disabili o gravemente malati e dipendono esclusivamente dalle indennità statali.
Come viene stabilita l’uscita dalla povertà
Le stime nazionali della percentuale della popolazione al di sotto della soglia di povertà si basano su indagini di sottogruppi, con i risultati ponderati dal numero di persone in ciascun gruppo. Le definizioni di povertà variano considerevolmente tra le nazioni. Ad esempio, le nazioni ricche generalmente impiegano standard di povertà più alti rispetto alle nazioni povere.
La prima unità che viene considerata è la famiglia il cui reddito netto annuo pro-capite deve superare stabilmente la soglia di povertà nazionale, con sicurezza alimentare e sufficiente vestiario, accesso all’istruzione obbligatoria, assistenza sanitaria di base e alloggio sicuro.
La famiglia deve essere valutata pubblicamente da “due comitati” (un ramo del PCC a livello di villaggio di base e un comitato di villaggio formato dagli stessi residenti). Se il villaggio poi non ha alcuna obiezione, la famiglia viene cancellata dallo stato di “povertà assoluta”.
A livello di villaggio, il tasso di povertà è la misura principale, con altri fattori globali come le infrastrutture fondamentale del villaggio, la fornitura di servizi pubblici, lo sviluppo industriale e il reddito economico collettivo che vengono considerati complessivamente. In generale, se un villaggio ha un tasso di povertà inferiore al 2% (3% per i villaggi nelle regioni occidentali del paese), se i livelli superiori ossia contee, città e provincie non hanno obiezioni, il villaggio viene rimosso dallo stato di “povertà assoluta”. Così a sua volta per le varie unità amministrative il cui nuovo status deve essere confermato per l’entità amministrativa superiore (Zhonghua 2020).
Soglia di povertà
La soglia di povertà internazionale della Banca mondiale è di 1,90 dollari USA a persona al giorno nella parità del potere d’acquisto (PPP) del 2011 col dollaro internazionale. Le stime su coloro che sono usciti dalla povertà variano a seconda della metodologia adottata dall’Istituto responsabile dell’indagine. Di solito varia in base ai criteri con cui si stabilisce la soglia di povertà. La Banca Mondiale utilizza una soglia di povertà sulla base dei consumi reali delle famiglie (compreso il consumo di colture di produzione propria e di altri beni), fissato a 1,9 dollari al giorno misurato a parità di potere d’acquisto. Nella maggior parte dei paesi a basso reddito, tale importo è sufficiente a garantire ad ogni persona circa 1000 calorie di nutrizione al giorno, più altre necessità di base. Secondo la Banca Mondiale la povertà, nel paese asiatico nel 1981 circa l’88% della popolazione (più di 850 milioni persone) viveva sotto la linea di povertà e in quell’anno solo Cambogia, Burkina Faso, Mali e Uganda presentavano una percentuale più elevata (Zanier 2011). Nel 2008 la percentuale era scesa al 13,1% (173 milioni) con una spettacolare emersione dalla povertà di 660 milioni di persone. «Lo sbalorditivo risultato della Cina di portare centinaia di milioni di persone fuori dalla povertà dal 1981 è senza precedenti» ha dichiarato Stephen Roach capo-economista della Morgan Stanley, aggiungendo «questo straordinario record sulla riduzione della povertà evidenzia la sempre più generalizzata dimensione del miracolo dello sviluppo cinese» (Roach 2012). Queste indagini sono state condotte direttamente da Martin Ravillion, considerato tra i maggiori dieci economisti del mondo e ideatore dello standard di povertà (Milnes 2012). Dal 1981 al 2005, il PIL pro-capite è cresciuto del 8,3 per cento l’anno, mentre l’indice organico di povertà è sceso del 7,1 per cento l’anno. Nel 2011 la Cina ha innalzato del’80% la linea di povertà portandola a ridosso di quella della World Bank. La soglia di povertà della Cina è stata suddivisa in due categorie prima del 2008: una per la povertà assoluta, e l’altra per le famiglie a basso reddito. Alla fine del 2008, le due categorie vengono combinate in un unico standard. Nel 1986, la Cina ha formulato per la prima volta lo standard nazionale di riduzione della povertà, classificando gli agricoltori con un reddito netto annuo inferiore a 206 yuan come povertà assoluta. Dopo vari aggiustamenti, la soglia di povertà è stata innalzata a 865 yuan nel 2001, a 1.067 yuan nel 2008, 1.196 yuan nel 2009 e 1.274 yuan nel 2010 fino a 2.300 yuan nel 2011. Questo ultimo aumento ha portato la popolazione povera della Cina a circa 128 milioni, pari al 13,4 per cento della popolazione rurale e quasi un decimo della popolazione totale del paese. «Entro il 2020, il nostro obiettivo generale è quello di garantire che il povero non avrà più da preoccuparsi per cibo e vestiario. Sarà inoltre garantito loro l’accesso all’istruzione obbligatoria, all’assistenza medica di base e all’alloggio», aveva detto l’ex segretario Hu Jintao aggiungendo: «La crescita annuale del reddito netto degli agricoltori nelle regioni colpite dalla povertà sarà più alto rispetto alla media nazionale per il 2020. I servizi pubblici per loro saranno anche più vicini agli standard nazionali. L’attuale tendenza ad un ampliamento del divario ricchi-poveri sarà invertita» (Yan 2011).
I valori della soglia di povertà non sono statici fluttuando in relazione all’inflazione o all’indice dei prezzi al consumo. Secondo Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del popolo, la soglia di povertà della Cina è superiore alla “International Poverty Line (IPL)” di 1,90 dollari stabilita dalle Nazioni Unite. Lo standard attuale è stato stabilito nel 2015 a 2.855 yuan. Applicando il metodo PPP (parità di capacità d’acquisto), è equivalente a 2,2 dollari al giorno, leggermente superiore allo standard internazionale di povertà estrema di 1,9 dollari. Le province possono però stabilire standard locali di riduzione della povertà più alti. Al momento, 12 province e città hanno formulato standard locali più alti degli standard nazionali, che in genere si aggirano intorno ai 4.000 yuan, e quelli più alti superano i 6.000 yuan. «Qui, fino all’anno scorso, la soglia di povertà era stabilita intorno ai 3.600 yuan, adesso l’abbiamo elevata a cinquemila, segno che le cose pian piano migliorano» riporta un responsabile di una contea occidentale intervistato da un giornalista italiano (Battaglia 2021)
Nel marzo 2020, si è potuto constatare che il reddito pro-capite delle persone che sono state tolte dalla povertà è superiore a 9.000 yuan e il reddito pro-capite dei restanti poveri è più di 6.000 yuan, che è di gran lunga superiore a quella della soglia di povertà globale delle Nazioni Unite. Bisogna sapere che non esiste uno standard universale per tutte le aree, nemmeno all’interno della Cina, dove le province come abbiamo visto hanno standard diversi per la soglia di povertà.
Riduzione della povertà e sviluppo economico nello Xinjiang
Lo Xinjiang sta rapidamente diventando un hub per la produzione e la distribuzione di energia verde (Xinjiang 2020). Veniamo al documentario di Robert Lawrence Kuhn di cui abbiamo parlato all’inizio che offre uno sguardo approfondito sulla guerra contro la povertà. Il documentario non solo fornisce uno sguardo sul campo alle procedure e agli effetti degli sforzi per alleviare la povertà e alla loro esecuzione, ma mette anche in luce il funzionamento del Partito Comunista Cinese attraverso la mobilitazione, la promozione dei funzionari, la lotta alla corruzione, il monitoraggio e la disciplina. Kuhn si è recato anche nello Xinjiang. Ironia della sorte, alcune delle entità coinvolte nella riduzione della povertà nello Xinjiang, sono le stesse entità che sono state sanzionate e boicottate dalla legislazione statunitense e da marchi privati come H&M per sfruttamento del lavoro schiavistico. Gli intervistati parlano in un’ampia varietà di dialetti e accenti locali; gli intervistati nello Xinjiang, ad eccezione di uno che parla uiguro, parlano in kazako.
Messo in onda per la prima volta l’11 e il 12 maggio 2020 e, nonostante sia stato premiato, il documentario è stato rapidamente rimosso appena una settimana dopo l’uscita, il 20 maggio, citando “standard editoriali”. Kuhn ha definito un peccato che la PBS abbia rimosso il suo film dalla sua piattaforma a causa di «questioni politiche interne estranee agli Stati Uniti».
I nuovi imprenditori dello Xinjiang sfruttano sia la potenza di Internet che la crescente interconnettività dello Xinjiang con il mondo tramite la Belt and Road Initiative. L’assistenza attraverso l’accoppiamento è una pratica comune nella Repubblica popolare, mentre le province e le località più ricche inviano direttamente aiuti, competenze e quadri alle province e località più povere per aiutarle a svilupparsi. Negli ultimi anni 15 città della costa, relativamente ricche hanno aiutato 11 provincie dell’Ovest con supporto finanziario e progetti di cooperazione. Questo in omaggio alla teoria di Deng Xiaoping secondo cui i primi ad arricchirsi devono aiutare gli altri. Inoltre, sono intervenute le numerose organizzazioni non governative. Ciò avviene in modo particolare con lo Xinjiang (Yang Yi 2019). Un white paper (State Council 2020) fornisce una panoramica dell’occupazione e del lavoro nello Xinjiang, fornendo statistiche ed evidenziando le leggi sul lavoro e gli sforzi compiuti per migliorarle, nel contesto dei programmi di riduzione della povertà. Altroché schiavismo.
Risultati complessivi e Millennium Development Goal
La lotta contro la povertà è cruciale perché la Cina diventi una società moderatamente prospera. Prendendo l’ultima definizione internazionale di povertà della Banca Mondiale (1,90 dollari, al valore del 2011, di spesa giornaliera a prezzi comparabili) la Cina ha sollevato 850 milioni di persone in un arco di 32 anni dal 1981 al 2013 con la percentuale di persone che vivono in estrema povertà portato dall’88% all’1,85% fino allo zero attuale. Il resto del mondo ha ridotto la povertà di solo 152 milioni di persone. La Cina ha contribuito a più del 75 per cento della riduzione della povertà nel mondo. La Cina ha quindi sollevato dalla povertà oltre cinque volte più persone del resto del mondo. Il paese ha tolto dalla povertà assoluta quasi 100 milioni di persone solo negli ultimi 8 anni raggiungendo l’obiettivo dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite 10 anni prima del previsto.
La Cina ha dato il contributo di gran lunga maggiore al raggiungimento del “Millennium Development Goal” delle Nazioni Unite. Tutte le province che si trovano al di sotto della soglia di povertà hanno superato tale soglia entro il 2020. «I notevoli progressi della Cina nella riduzione della povertà estrema hanno contribuito in modo significativo al declino della povertà globale», ha affermato Hoon S. Soh.
Philip Alston, relatore speciale delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani nel suo rapporto finale alle Nazioni Unite nel luglio scorso sostiene che il declino della povertà è dovuto in gran parte all’aumento dei redditi in un singolo paese, la Cina (Gurtov 2020).
Philip Alston avverte che gli stati e le organizzazioni globali sono completamente fuori strada per raggiungere l’obiettivo di sradicare la povertà estrema entro il 2030, con più persone invece che probabilmente diventeranno altamente impoverite da nuovi shock, tra cui coronavirus e sfide esistenti come la crisi climatica. «Anche prima della pandemia, 3,4 miliardi di persone, quasi la metà del mondo, vivevano con meno di 5,50 dollari al giorno. Quel numero è appena diminuito dal 1990». Alston critica anche la diffusa insistenza, guidata in gran parte dalle politiche della Banca Mondiale, sul settore privato nella riduzione della povertà, dicendo al Guardian che c’erano poche prove che fosse più efficiente.
«La corsa a finanziare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso una sempre maggiore dipendenza dal settore privato, sia attraverso partenariati pubblico-privati che filantropici, è un vicolo cieco. Troppe promesse “vantaggiose per tutti” sono favole», ha detto Alston. «Invece le società multinazionali e gli investitori traggono profitti garantiti dalle casse pubbliche, mentre le comunità povere sono trascurate e sotto servite».
In Cina invece: «La povertà assoluta è finita, è stato compiuto un altro miracolo storico! “Questa è la grande gloria del popolo cinese, la grande gloria del Partito Comunista Cinese e la grande gloria della nazione cinese!»” ha dichiarato il 23 novembre scorso il presidente Xi Jinping. Secondo Xi, solo negli ultimi otto anni (dall’arrivo degli attuali dirigenti del Paese), quasi 99 milioni di persone sono uscite dalla povertà estrema. 832 contee e 128mila villaggi non sono più considerati poveri. La Cina ora dovrebbe diventare una società moderatamente prospera o “Xiaokang”. Xi ha detto che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro sulla strada verso lo Xiaokang.
Parlando alla settantacinquesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Xi Jinping ha detto che la Cina è pronta a condividere le sue ricette per superare la povertà. Di questo si è discusso in un simposio internazionale. È utile studiare l’esperienza di Pechino per tutti i Paesi. La prima cosa a cui prestare attenzione è un approccio integrato al problema. L’eliminazione della povertà è considerata in Cina il compito principale dello sviluppo economico. In altre parole, tutte le risorse del Paese sono dedicate al miglioramento del benessere dei cittadini. L’eliminazione della povertà è stata presa dal sistema di pianificazione statale come compito prioritario.
La data del 2020 come termine per la vittoria sulla povertà non è stata scelta a caso. Il 23 luglio 2021 sarà il centesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. La storia del partito è legata allo sradicamento della povertà nel modo più diretto. La formazione della Repubblica popolare cinese nel 1949 pose le basi per il progressivo sviluppo del Paese. La Cina ha ritrovato l’unità e ha concluso un secolo di umiliazioni, quando il Paese fu dilaniato dall’aggressione delle potenze straniere. La via socialista ha permesso di risolvere i problemi socioeconomici più difficili. Milioni di cinesi sono ora membri a pieno titolo della società. A loro sono state aperte le porte di scuole, università e ospedali. Solo il socialismo ha potuto salvare la Cina.
Durante i quarant’anni di riforma e politica di apertura, il reddito annuo reale pro-capite è salito a oltre 30mila yuan. La superficie abitativa per persona è passata da 6,7 a 33 metri quadrati. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione è passato dal 65% nel 1982 al 100%. Ogni anno, 20 milioni di persone uscivano dalla povertà. Oltre il 75% delle persone uscite dalla povertà durante questo periodo nel mondo sono cinesi. Il record della Cina nella riduzione della povertà dalla riforma e dall’apertura non ha eguali nella storia umana secondo John Ross dell’Università Renmin di Pechino.
Tra il 1978 e il 2017, l’economia cinese è cresciuta a un tasso medio annuo del 9,5%, aumentando di dimensioni quasi 35 volte (40 volte nel 2020). Il Giappone ha pure avuto una crescita rapida nei 39 anni tra il 1950 e il 1989, quando si è espanso a una media annua del 6,7% di quasi 13 volte. L’espansione totale dell’economia cinese su un periodo di 39 anni è stata quasi tre volte superiore a quella del Giappone. Tuttavia, lo straordinario tasso di crescita da solo non tiene conto dell’immensa portata dei risultati ottenuti dalla Cina. La Cina, non solo ha una più rapida crescita economica, ma ha una parte molto più ampia della popolazione globale rispetto a qualsiasi altro paese. Il primo paese a sperimentare una crescita rapida e sostenuta è stato il Regno Unito durante la rivoluzione industriale. Ma si trattava dello 2,0% della popolazione mondiale. La rapida e sostenuta crescita economica degli Stati Uniti, dopo la guerra civile, si è verificata in un paese con il 3,2% della popolazione mondiale. Nessun’altra economia che inizi una crescita economica rapida e sostenuta si è avvicinata anche lontanamente al 22,3% della popolazione mondiale della Cina nel 1978. Questi risultati economici, dopo la riforma e l’apertura, sono i maggiori nella storia umana (Ross 2017).
La Cina ha ancora una lunga strada da percorrere. È certamente un paese diverso da Danimarca, Svezia e Norvegia, anche se essendo un continente ha al suo interno tante piccole scandinavie. Questo però non deve far dimenticare ciò che ha fatto.
Confronto tra la Cina e altri paesi
In molti paesi, la crescita economica non si traduce in una riduzione (proporzionale) della povertà. Tuttavia, questo non è il caso in Cina. Le differenze con gli altri paesi BRIC sono evidenti. Gli ultimi venti anni hanno visto un forte declino globale della povertà. Tuttavia, questo è stato dovuto in gran parte agli sforzi della Cina in questo settore. Non sorprende che l’ammontare del reddito medio in Cina sia aumentato enormemente. Il reddito disponibile pro-capite dei residenti urbani al netto dell’inflazione è cresciuto al tasso medio annuo del 7,2% e al 7,1% per i residenti rurali tra il 1978 e il 2007. In venti anni almeno 800 milioni di cinesi si sono spostati nella categoria di “reddito medio”. Questo è più o meno equivalente a tutta la popolazione dell’Africa nera e sono quattro volte più che in India. Virtualmente l’intera popolazione è stata in grado di aumentare notevolmente il consumo di cibo, vestiti e abitazioni. Secondo le Nazioni Unite «la Cina ora ha in gran parte eliminato la povertà assoluta e ha a disposizione il cibo e vestiario per le necessità dei suoi 1,3 miliardi di persone». Non c’è dubbio che il cinese medio non ha ancora raggiunto il livello di vita europeo. «Ma con questo tasso di crescita è solo una questione di tempo e non hanno nemmeno bisogno di aspettare a lungo. Estrapolando la crescita del PIL pro-capite per il periodo 1970-2004, i cinesi ci raggiungeranno nei prossimi 25 anni, infatti, a quel tempo la Cina non sarà un paese del terzo mondo. Ma forse e si prolungherà la crisi attuale, anche prima» (Vandepitte 2013).
Il socialismo si è dimostrato enormemente più efficace del capitalismo nell’eliminazione della povertà globale. Dal 1981 al 2017 la Cina socialista ha sollevato 853 milioni di persone dalla povertà definita a livello internazionale, il 75% della riduzione totale del mondo. Il Vietnam socialista ha sollevato 31 milioni di persone dalla povertà definita in modo simile. Insieme, i paesi socialisti rappresentano il 78% della riduzione della povertà nel mondo, facendo uscire dalla povertà 887 milioni di persone. Al contrario, i paesi capitalisti, dominati dal Washington Consensus, hanno raggiunto solo 250 milioni.
Ancora 766 milioni di persone nel mondo, oltre il 10 per cento della popolazione, vivono in condizioni di estrema povertà come definito dai criteri della Banca Mondiale: con un reddito giornaliero di 1,90 dollari. Rimanendo ai dati della Banca Mondiale, solo 92 milioni di persone vivevano in una povertà nei paesi socialisti rispetto ai 789 milioni in quelli capitalisti 2017. Solo il 6% della popolazione dei paesi socialisti viveva in povertà rispetto al 14% di quelli capitalisti. Tali redditi sono così bassi che, se la situazione è aggravata da qualsiasi ulteriore fattore, può svilupparsi la carestia. La guerra civile del Sud Sudan, la guerra civile dello Yemen con l’intervento straniero e le azioni dei terroristi nigeriani di Boko Haram hanno spinto società già povere vicino alla catastrofe. Il contesto fondamentale per lo sviluppo della carestia in Africa è che 388 milioni di persone vivono in povertà nell’Africa subsahariana e solo 10 milioni di persone sono state tolte dalla povertà dal picco dell’anno del 2010. In un contesto sociale così fragile, alla prima occasione si può produrre un disastro (Ross 2017).
Davvero la Cina è dominata da un pugno di ricchi e il resto fa la fame?
Uno studio dell’importante Asian Development Bank evidenzia, quanto siano superficiali i giudizi di chi vede in Cina solo un pugno di ricchi e il resto che fa la fame: «È molto complesso definire il reddito medio in Cina e la distanza di questo dalla soglia di povertà. Uno studio della Asian Development Bank del decennio scorso ha provato a definire in termini di reddito la classe media cinese identificando una fascia compresa tra due e venti dollari al giorno pro-capite (PPP 2005) basandosi su diversi dati statistici dal 1988 al 2002. A prescindere dalle misurazioni e dai dati utilizzati, lo studio della ADB registra una consistente riduzione della povertà nel paese e, parallelamente, la nascita di una numerosa classe media. Lo studio conferma, inoltre, che la povertà rimane un fenomeno prettamente rurale (il 95% della popolazione povera risiede nelle campagne) e ci offre un ritratto della realtà cinese piuttosto frastagliato: nell’Ovest è concentrata la metà dei residenti poveri di tutto il paese. D’altra parte, nel 2002 ben il 71,3% della popolazione totale rientrava nella definizione di classe media. Di questi, il 92,3% era residente nelle aree urbane e il 51,8% nelle aree rurali. Piuttosto simile è la concentrazione nelle aree orientali costiere e nelle province centrali (rispettivamente, il 28,32% e il 27,59%), mentre nelle province occidentali risiede appena il 16.9% della classe media cinese (Zanier 2011).
Paranoia e media occidentali
Giustamente i media cinesi rilevano che la retorica dell’Occidente sulla Cina è entrata in un vicolo cieco paranoico che è poi quello della nuova guerra fredda. Qualunque cosa positiva sulla Cina è propaganda. Qualsiasi cosa negativa sulla Cina è un fatto. Il successo della lotta alla povertà è stato ampiamente ignorato dai media occidentali. Il che significa che è stato davvero un successo. Qualunque cosa faccia o dica la Cina, la prima cosa che l’Occidente farà è metterla in dubbio. Naturalmente l’Occidente capisce bene che il diritto a non essere poveri è uno di quei diritti umani fondamentali di cui sproloquiano i maccartisti anticinesi.
La BBC ha pubblicato un articolo dal titolo “La Cina ha fatto uscire dalla povertà cento milioni di persone?”. Con il punto interrogativo… of course. Sebbene l’articolo scriva che comunque «la Cina ha fatto passi da gigante per sollevare milioni di persone dagli standard di vita più difficili negli ultimi decenni», in realtà sollevava parecchi dubbi. Allo stesso tempo il New York Times metteva in dubbio la sostenibilità degli sforzi della Cina per alleviare la povertà.
Quando si tratta di condurre trattative commerciali con la Cina che afferma di essere un paese in via di sviluppo, l’Occidente sostiene che la Cina è un paese sviluppato. Dopo che la Cina ha annunciato la sua vittoria sulla riduzione della povertà estrema, l’Occidente l’ha descritta in modo ottuso come propaganda inconsistente: la Cina è un paese povero! Non sorprende quindi che la percezione distorta della Cina da parte dell’Occidente si sia riflessa vividamente nella retorica che nega la sua vittoria nella riduzione della povertà (Mu Lu2021).
I media occidentali, di cui abbiamo tastato la grande obiettività, hanno sempre appunti da fare. «ll governo cinese ha annunciato di aver eradicato la povertà assoluta nel paese. I metodi utilizzati per raggiungere i risultati lasciano però spazio alle critiche, a partire dal dislocamento forzato. Ora la sfida è su rischi di ricadute e disuguaglianze» scrivono alcuni ricercatori pur in un articolo interessante sulla “Voce” (Amighini et altri 2020).
«Il raggiungimento dell’obiettivo – che come era prevedibile è stato criticato per i metodi, i criteri di misurazione e la sua stessa sostenibilità» è però «frutto innegabile di una campagna che ha portato a risultati inimmaginabili in altre aree del mondo: circa 750 milioni di persone sono uscite dalla povertà in poco meno di trent’anni e la Cina ha contribuito per il 60 per cento alla riduzione del tasso di povertà mondiale tra il 1990 e il 2018» (Questi sono i dati sono sulla base di trenta e non di quaranta anni). «Il governo cinese ha utilizzato una serie di misure capaci di incanalare i benefici della forte crescita economica anche verso le fasce di popolazione più deboli (cioè meno istruite e con meno possibilità di trovare un lavoro stabile vicino alla propria residenza), soprattutto attraverso programmi di reinsediamento delle persone più disagiate dalle aree rurali verso i centri urbani». In particolare, questa ultima misura viene criticata nonostante che il governo abbia cercato di limitare l’urbanizzazione selvaggia tipica del terzo mondo con tanto di slum.
L’articolo rileva che una migliore distribuzione del reddito è tra gli obiettivi per il prossimo futuro. Sulle ineguaglianze in Cina si è costruito un mito con pochi fondamenti, vedi il mio (Cadoppi 2020).
Il miglioramento delle condizioni di vita non si è limitato ai servizi di base, ma ha contribuito all’espansione della classe media cinese. Oggi il reddito pro-capite è dieci volte quello del 2000 e poco più della metà della popolazione rientra nella classe di reddito media secondo la classificazione della Banca Mondiale. La crescita del benessere dei cittadini cinesi è stata molto rapida: nel 2000 il reddito pro-capite era il penultimo dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che sono considerati paesi in via di sviluppo particolarmente promettenti, mentre nel 2019 era secondo solo a quello russo.
Questi risultati mettono la società cinese sulla buona strada per diventare “moderatamente prospera”, come annunciato da Xi Jinping durante il diciannovesimo congresso del Partito comunista cinese nel 2017. Infatti, la dimensione della coorte dei redditi medi è passata da oltre 100 milioni nel 2010 a più di 400 milioni nel 2019, e si prevede che il numero raddoppierà a 800 milioni entro il 2035.
Il governo ha annunciato l’inizio di una seconda fase volta a creare lavori stabili in modo da mantenere fuori dalla povertà assoluta i milioni di persone che ne sono appena uscite. Una migliore distribuzione del reddito è tra gli obiettivi per il prossimo futuro.
«Se i progressi fatti sono inequivocabili, i mezzi utilizzati per raggiungere gli obiettivi di Xi Jinping sono stati molto criticati» naturalmente da coloro che sono stati incapaci proprio l’anno scorso di evitare l’ecatombe della povertà seguita alla pandemia.
«Per quanto si sia rivelato un metodo efficace, il dislocamento forzoso di milioni di persone è stato portato avanti in maniera indiscriminata». Una parte della popolazione sarebbe stata trasferita forzosamente. La cosa è però negata dalle autorità cinesi che parlano di esodo volontario dalle aspre montagne in zone impervie in cui vivevano senza strade, scuole, sanità di base, acqua potabile, elettricità e internet. Le località inaccessibili possono sembrare particolarmente pittoresche e bucoliche per il turista ma non certamente l’ideale per chi lì viveva. In futuro, comunque, i contadini dovrebbero trasferirsi in nuove “città sostenibili”. Qui si continua a parlare delle discriminazioni per il sistema di registrazione del domicilio (hukou) che ha preservato dal degrado le città e che comunque è ancora in auge solo nelle città maggiori. Bisogna considerare che l’hokou è stato creato appositamente per limitare e regolare l’esodo dalle campagne. Tra l’altro proprio gli autori riconoscono che coloro che si sono trasferiti in città sono usciti permanentemente dall’indigenza. D’altra parte, l’indice di urbanizzazione è ancora inferiore alla media mondiale. Nel 2019, il rapporto tra reddito pro-capite reale urbano-rurale è stato di 2,64, rispetto al 2,73 del 2015, indicando dunque una flessione del divario tra il reddito delle città e quello delle campagne.
«L’eliminazione formale della povertà assoluta è sicuramente un risultato straordinario, ma per far diventare la Cina il paese “prospero” sognato da Xi Jinping, il governo dovrà impegnarsi in futuro per renderlo una conquista duratura. Per farlo, è necessario migliorare le condizioni di vita delle persone appena uscite dalla povertà ed evitare che vi ricadano. Ed è necessario ridurre le disuguaglianze, in particolare quella tra le città e le aree rurali. Quest’ultimo infatti è uno degli obiettivi del XIV Piano quinquennale per gli anni 2021-2025» (Amighini et altri 2020). L’articolo comunque è abbastanza buono rispetto agli standard dei media italiani.
Il titolo più comico è appannaggio di “Repubblica” che è diretta dal Cold Warrior Molinari che non ha rivali in fatto di maccartismo. «Tra tre mesi anche l’ultimo cinese uscirà (a forza) dalla povertà». “A forza”, capite? Continua il giornale: «Secondo il piano del Partito Comunista Cinese, entro la fine di quest’anno in Cina non ci sarà più neppure un cittadino in condizioni di miseria. E quelli che si opporranno al progresso verranno comunque costretti a cambiare». Una feroce dittatura come si vede. I commenti sui social si sono sprecati. “Decisamente uno Stato totalitario, perciò vuole imporre il benessere a chi vuole restare povero”. “La povertà, d’altra parte, è un diritto umano basilare!”. “È stata letteralmente negata la libertà di morire di fame”. “Usare la forza per ottenere qualcosa che non è voluto! Occorre ridare la libertà ai cinesi di essere miserabili e riprendere il mantra che il comunismo produce solo miseria” ecc. ecc. Il seguito è da manuale: «Il più grande successo mondiale nella lotta contro la povertà viene universalmente attribuito alla Cina. Da quando alla fine degli anni Settanta il maoismo è stato sostituito dal capitalismo di Stato, il reddito di oltre 700 milioni di cinesi si è alzato sopra la soglia di povertà estrema». Il merito, dunque, è del “capitalismo” seppure “di stato” mentre il comunismo aveva solo prodotto distruzione e morte.
Risultati della democrazia cinese, volontariato e mobilitazione
A giudicare dai risultati la democrazia cinese ha ottenuto enormi successi. La Gran Bretagna, dove iniziò la rivoluzione industriale, impiegò 150 anni per raddoppiare il reddito pro-capite. Gli Stati Uniti 30 anni. La Cina ha impiegato dai 7 ai 10 anni su una scala molto più grande. Tra il 2003 e il 2013, l’economia nei paesi industrializzati è cresciuta del 16%, in Cina del 165% (Ng Sauw Tjhoi 2017). Tra il 2012 e il 2017, i risultati basati su un simile metodo di governance sono semplicemente astrali per i nostri paesi occidentali: il prodotto interno lordo (PIL) della Cina è salito da 54 a 82.7 trilioni di yuan, con una crescita media annuale del 7,1%. Il reddito personale è aumentato in media del 7,4% l’anno creando il più grande gruppo a medio reddito del mondo. La classe media ha raggiunto i 400 milioni di persone. Sono stati creati oltre 66 milioni di nuovi posti di lavoro urbani, ottenendo praticamente la piena occupazione (Cadoppi 2018).
Xi Jinping aveva più volte ripetuto “l’impegno solenne” di arrivare entro il 2020 all’eliminazione della povertà nelle zone rurali. Egli ha mobilitato le energie del partito e del paese intero per ridurre la povertà. Xi Jinping aveva chiesto ai capi dei comitati di partito e ai governi a ogni livello un impegno straordinario in questa direzione: «Continueremo a promuovere la riduzione della povertà attingendo agli sforzi congiunti di governo, società e mercato. Presteremo particolare attenzione ad aiutare le persone ad aumentare la fiducia nella propria capacità di sollevarsi dalla povertà e fare in modo che possano accedere all’istruzione di cui hanno bisogno per farlo» (Xi Jinping 2017: 43-44). Il Sogno Cinese ha come tema centrale l’eliminazione della povertà che è diventata una sorta di contratto sociale tra il popolo e il proprio governo. Xi Jinping la considerava una «sfida spaventosa» che alla fine è diventata vittoriosa.
L’intera società è stata mobilitata. Dal 2015, 3 milioni di dirigenti di governi, imprese pubbliche e istituzioni pubbliche di città e villaggi sono stati inviati nelle campagne per sviluppare programmi di riduzione della povertà su misura per ogni famiglia. Come parte di questi sforzi, alcuni hanno ricevuto una formazione per trovare lavori urbani, alcuni hanno ottenuto prestiti o fondi per avviare un’attività in proprio e I dirigenti hanno anche aiutato ad allevare bestiame, coltivare raccolti da reddito, costruire strade, scrivere testi per la formazione e formare insegnanti e in molti casi impartire know-how di e-commerce per commercializzare meglio i prodotti. In questi otto anni, più di 1.800 dirigenti sono morti per incidenti stradali, attacchi di cuore e malattie legate al superlavoro durante la battaglia per sradicare la povertà. Questa epopea è stata paragonata alla “Lunga marcia”. Una vera guerra di popolo.
Il presidente Xi ha posto come criterio di valutazione delle performance dei funzionari anche la riduzione della povertà. Un sistema di monitoraggio e valutazione contribuisce all’efficacia della campagna mirata per la riduzione della povertà. I quadri sono obbligati a riferire ogni fase delle loro azioni. Le buone performance vengono premiate con promozioni e bonus, quelle cattive sanzionate. I quadri dei livelli superiori controllano quelli inferiori e viceversa. Le singole famiglie valutano anche le prestazioni dei propri quadri personali. Ciò motiva i quadri a sollevare le famiglie assegnate oltre la soglia di povertà. Dai risultati pratici dipende la carriera del funzionario.
Gabriele Battaglia ha intervistato il segretario dell’associazione volontari di una contea considerata povera, un’organizzazione del Partito che si occupa proprio di lotta alla povertà nei villaggi. Il Partito Comunista è un grande partito di volontari come nell’inno nazionale la “Marcia dei volontari” che rievoca le gesta della Lunga Marcia. Gli obiettivi da perseguire vengono riportati in elenchi schematici di facile memorizzazione che servono per mobilitare la gente su alcuni obiettivi circoscritti. Lo studioso cinese Li Zhiyu scrive che la mobilitazione delle masse è un concetto fondamentale nella politica cinese contemporanea. Indica l’uso di un sistema ideologico per incoraggiare i membri della società a partecipare a determinati obiettivi politici, economici o sociali (Battaglia 2020). Nel caso dell’aiuto ai poveri questo elenco riporta l’obiettivo di offrire le “due assicurazioni” (cioè risoluzione del problema del cibo e del vestiario) e le “tre garanzie” (ovvero l’accesso garantito all’istruzione, ai servizi medici di base e a un alloggio sicuro).
Battaglia scrive che, come a Wuhan, i quadri del partito sono la prima linea di questo sforzo collettivo. I pretesi elementi totalitari descritti dai media occidentali a Wuhan sono in realtà propri di un’autentica società civile. In Cina non solo le misure adottate sono condivise dalla società, sono gli stessi cittadini che si autotutelano per primi. Ci si basa sull’autorganizzazione della società civile che si mobilita per il bene comune. Questo sarebbe un esempio di vera società civile in cui la società si organizza alla base nei comitati di quartiere o addirittura di condominio. Nella società atomizzata occidentale, invece, le regole vengono spesso fatte rispettare con l’autoritarismo quasi, come dire, manu militari anziché con l’autorevolezza. Da questo punto di vista la “società civile” in Occidente non sarebbe che un simulacro, un’imitazione. La vera democrazia sta altrove, forse proprio in Cina.
«“Nella riduzione della povertà intervengono funzionari di contea, gruppi di lavoro e segretari di villaggio”, spiega il funzionario. “Nei villaggi ci sono quadri che sono specificamente responsabili del programma, che pianificano le misure con la sezione locale del partito. Si convocano assemblee dei residenti e si decide come migliorare l’ambiente o l’economia, per esempio piantando alberi. Quest’anno i contadini ne hanno piantati tantissimi e sono stati pagati a giornata, 120 o 150 renminbi presi dai fondi collettivi del villaggio”. Nelle campagne oggi l’imperativo è quello di preservare l’ambiente mentre si rincorre lo sviluppo. Ma non consideriamo solo il reddito, bensì la qualità della vita. Fino a qualche anno fa, nei villaggi vedevi spazzatura dappertutto, adesso anche l’acqua dei canali è pulita. Prima erano praticamente delle fogne».
Secondo il funzionario intervistato da Battaglia i risultati sono stati eccellenti: «Se uno di questi contadini pensa di coltivare il miglio, fa una richiesta al governo e gli vengono fornite sementi per un tipo di miglio organico, di qualità, ad alta resa. In questo modo potrà anche guadagnare di più. Anche la vita nel tempo libero è migliorata, ci sono nuovi giardini, spazi pedonali dove la gente può trovarsi a ballare».
«Per uscire dalla povertà non aspettare l’aiuto del cielo; per arricchirsi, bisogna essere intraprendenti», senza alcun assistenzialismo, è lo slogan scritto su un muro del villaggio.
È stata un’opera immane, scrive Battaglia, un risultato mai visto nella storia dell’umanità, su cui si fonda una buona fetta di legittimità del Partito comunista.
Italia, invece…
L’Italia è campione della povertà assoluta. Nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono diventate oltre 2 milioni, il 7,7% del totale contro il 6,4% dell’anno precedente. Un milione di persone in più cadute in povertà nell’anno della pandemia. Statistica today dell’Istat fotografa una realtà impietosa della nostra crisi sociale ed economica, la peggiore – sottolinea l’istituto – dal 2005 a oggi.
Tra il 2015 e il 2019 si erano registrati miglioramenti generali, i primi dalla grande crisi del 2008, azzerati con l’arrivo della crisi dovuta al covid. La stima dell’Istat non è soltanto un freddo dato statistico perché parte dalla rilevazione dei consumi, il vero dato di allarme sui consumi delle famiglie che determina l’indice di povertà.
Nel 2020 la spesa (media) mensile per famiglia si è attestata su una media di 2.328 euro, il 9,1% in meno rispetto al 2019; solo le spese alimentari sono rimaste al livello dell’anno precedente come le spese per l’abitazione. Tutte le altre spese per beni e servizi sono invece diminuite del 19,2%.
La povertà cresce soprattutto nel nord d’Italia: 218 mila famiglie per 720 mila persone, il 7,6 per cento contro il 5,6% del 2019. Resta stabile a sud dove comunque è più diffusa e radicata con il 9,3%, mentre al centro la percentuale è del 5,5. Nelle grandi città l’incidenza della povertà assoluta passa dal 5,9% al 7,3% negli altri si passa dal 6% al 7,6%.
Le famiglie con più componenti subiscono maggiormente il peso della crescita della povertà. Particolarmente colpite le famiglie con un solo genitore e quelle con figli minori. Proprio tra le persone al di sotto della maggiore età si fa più sensibile la crisi. Un milione e 346 mila sono i minori in povertà, 209 mila più del 2019. Soltanto le persone in età di pensione vedono le loro condizioni sostanzialmente stabili.
La povertà minorile incide pesantemente sulla salute, sulle cure mediche e l’educazione e quindi minori possibilità di trovare una buona occupazione attraverso una buona formazione scolastica. Proprio il contrario di ciò che avviene in Cina. La diminuzione in un solo anno di nove punti percentuali sul Pil è destinata a provocare danni ancora più grossi nei prossimi mesi (Massariolo 2021).
Le lodi
La rivoluzione agricola avvenuta in Cina dopo il 1978 ha sottratto dunque centinaia di milioni di persone alla povertà assoluta. Die Zeit già venti anni fa rilevava che senza i successi dei cinesi e vietnamiti la povertà nel mondo sarebbe cresciuta invece che diminuire. «Su scala mondiale, i pagamenti di aiuti del Primo verso il Terzo Mondo sono calati, negli anni Novanta, all’incirca del 10 %. La lotta alla povertà condotta dai comunisti, al contrario, dispone di un budget crescente e non si tira indietro dai progetti locali. La Cina conta, da sola, 10mila addetti a tempo pieno alla lotta alla povertà. La loro amministrazione non è annoverata in nessun ministero, ma sottostà direttamente al più alto organo esecutivo, il Consiglio di Stato. Il budget è passato dai 10,8 miliardi di yuan (circa 2,5 miliardi di Marchi) nel 1996 ai 25,3 miliardi di Yuan di oggi, ed è dunque in poco tempo più che raddoppiato. I soldi defluiscono da Pechino direttamente nelle regioni indigenti. La corruzione vale qui, al contrario che negli altri apparati dell’amministrazione, come eccezione» (Blume 2000).
Il successo della Cina nella lotta alla povertà è riconosciuto a livello internazionale. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres definiva la Cina il detentore del record mondiale dell’eliminazione della povertà. Dopo aver sradicato la povertà, ha detto, la Cina ha raggiunto con dieci anni di anticipo uno degli obiettivi più importanti fissati dalle Nazioni Unite dell’Agenda 2030 con i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile.
Il più grande evento del XX secolo secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz (quello che ha mandato a quel paese il FMI e la Banca Mondiale). Il riconoscimento per ciò che ha fatto la Cina è quasi unanime. Helmut Schmidt, ex cancelliere tedesco, scriveva qualche anno fa come, trent’anni prima, fosse rimasto impressionato dalla povertà della Cina, ma altrettanto impressionante fosse stato il suo rapido sviluppo che ha fatto sì che centinaia di milioni di persone fossero uscite dalla povertà. In Cina c’è stata la maggiore e più veloce riduzione della povertà nella storia. Il liberalismo considera la povertà come un fenomeno naturale dovuto a scelte o fallimenti personali, e quindi il problema non può mai essere completamente risolto attraverso l’iniziativa di governo. L’eliminazione della povertà estrema da parte della Cina (e si spera la fine della povertà relativa) è l’innegabile confutazione di questo assioma.
Paul Wolfowitz, un neocon ostile all’emergere della Cina come potenza, nel suo breve passaggio alla banca Mondiale ha elogiato il paese per avere tolto centinaia di milioni di persone dalla povertà (Finfacts Team 2005). In occasione della 22ª Giornata internazionale per la lotta alla povertà, Brett Rierson, rappresentante del World Food Program (WFP) che opera dal 1979 in ambito ONU ha dichiarato: «Abbiamo assistito al notevole progresso degli sforzi della Cina nella riduzione della fame e dalla povertà negli ultimi 34 anni: la popolazione che soffriva la fame si è ridotta da un terzo del totale a solo un decimo». Le misure messe in atto dal Partito comunista cinese per la riduzione della povertà costituiscono - sempre secondo il rappresentante del programma - «una delle migliori esportazioni della Cina» (Bertozzi 2013).
Bernie Sanders, candidato presidenziale socialista, ha pure elogiato la Cina affermando in un’intervista che credeva che gli Stati Uniti potessero avere un rapporto positivo con il paese, dicendo che avevano fatto «più progressi nell’affrontare la povertà estrema di qualsiasi altro paese nella storia della civiltà» (Bonn 2020).
Il Sinn Féin, il partito patriottico irlandese che lotta per l’unità nazionale, la fine della povertà, contro le violazioni dei diritti umani si è congratulato con il Partito Comunista Cinese per aver denunciato i sostenitori del dominio coloniale, sradicando la disuguaglianza e le maggiori violazioni dei diritti umani.
Anche per Bill Gates, la cui fondazione lavora con partner cinesi su questo argomento, la Cina ora può condividere ciò che ha imparato con il resto del mondo. Il Laos si è anche posto obiettivi di eradicazione della povertà entro il 2020, simili a quelli della Cina. Lo stesso leader laotiano Bounnhang Vorachith si è recato in Cina per studiare il problema.
Danilo Turk, ex presidente della Repubblica di Slovenia ha affermato in un’intervista che valeva la pena condividere l’esperienza cinese: «C’è anche una certa quantità di persone povere in alcuni paesi occidentali. Negli ultimi tre o quattro decenni l’Occidente è stato influenzato da quella che viene chiamata “ideologia neoliberista” riponendo tutte le aspettative di sviluppo nelle forze di mercato, negli sforzi di ogni individuo, ecc. L’enfasi sulla deregolamentazione e l’indebolimento della politica pubblica si sono aggiunti ai problemi che ora sono più gravi di prima» (Turk 2021).
Eduardo Regalado, ricercatore del Centro di studi internazionali dell’Avana, ha parlato del socialismo cinese come strumento di successo che ha raggiunto con dieci anni di anticipo gli obiettivi del 2030 delle Nazioni Unite.
Sinistra “radicale” occidentale e lotta radicale alla supremazia imperialista
Presso la sinistra radicale occidentale andava molto di moda un libro scritto da due collaboratori di Monthly Review che però sono subito stati contestati proprio all’interno della sinistra americana: «Hart-Landsberg e Burkett, da un lato e dall’altro Lippit esprimono i poli opposti della contraddizione. I primi selezionano delle prove per sostenere che tutto è peggiorato per i lavoratori della Cina. Essi indicano le forti e crescenti disuguaglianze sociali, la crescita della disoccupazione urbana, il deterioramento nella sanità pubblica e l’istruzione primaria. Lippit seleziona prove nella direzione opposta. Egli fa notare che la grande maggioranza delle persone che lavora sia in campagna che in città hanno avuto un notevole miglioramento nel loro tenore di vita, anche se a tassi fortemente irregolari. Egli cita studi che mostrano che centinaia di milioni di contadini sono stati sottratti alla povertà nel corso degli ultimi decenni» (Market Reform 2006). Alla luce dei dati quella di Hart-Landsberg e Burkett sembra più che altro la Cina vista dalla luna.
La sinistra radicale spesso contrappone il periodo maoista a quello delle riforme: «Tuttavia, malgrado gli ambiziosi obiettivi e risultati avuti nella costruzione economica (nel periodo antecedente alle riforme), a metà degli anni 70 dello scorso secolo la Cina veniva considerata come un paese povero, arretrato e sottosviluppato. Nel 1978 il reddito pro-capite rappresentava il 10 per cento di quello dell’URSS ed il 2 per cento di quello degli Stati Uniti. Era ammesso, ufficialmente, che quasi cento milioni di persone non disponevano di alimenti sufficienti, vivevano sull’orlo della carestia. Alcuni dati dimostravano il peggioramento del paese rispetto a quelli raccolti nella metà del secolo» (Diaz Vasquez 2006). Con le riforme del 1978 la sinistra radicale ha immediatamente gridato alla restaurazione del capitalismo. Sembrava davvero intollerabile che questi contadini “neocapitalisti” volessero mangiare due volte al giorno. Addirittura! I successi ottenuti nei primi anni Ottanta dove si è registrata la maggiore diminuzione nella riduzione della povertà rurale sono proprio dovuti alla riforma “capitalistica” delle campagne. (E definire “capitalisti” i contadini cinesi al limite della sussistenza dà la misura di quanto la sinistra radicale abbia capito del capitalismo in Cina ancorché in Italia). «Le prime misure introdotte dalla “politica della porta aperta” hanno permesso ai contadini di coltivare in proprio piccoli appezzamenti di terreno, vendere i raccolti allo Stato a un prezzo più alto che in passato e, allo stesso tempo, offrire il rimanente sul mercato libero. In tal modo si è innescato un “circolo virtuoso” che ha portato allo sviluppo dell’industria proprio nelle aree rurali (affermazione delle Township and Village Enterprises, TVE) e, di conseguenza, alla comparsa di ricchezza e benessere» (Zanier 2011).
La povertà non è socialismo. Molti occidentali di sinistra si sono costruiti un feticcio delle epoche del socialismo dogmatico e della povertà di massa in Cina, Vietnam, Repubblica democratica popolare di Corea, eccetera, ridicolizzando e rifiutando il socialismo praticato in questi paesi oggi che hanno visto fiorire il loro popolo. Non è un caso che tutte le rivoluzioni di successo abbiano avuto luogo nelle nazioni del “terzo mondo”. Cina, Cuba, Vietnam, Corea, eccetera, hanno intrapreso il compito di costruire il socialismo in un mondo prevalentemente capitalista, mentre molti occidentali scelgono di vivere nell’idealismo. Le nazioni socialiste non esistono per soddisfare le fantasie dei puristi occidentali che chiedono la perfezione ideologica (di cui per altro hanno una visione scolastica) senza nemmeno arginare marginalmente la violenza imperialista della propria nazione occidentale su queste stesse nazioni del sud del mondo. Nazioni socialiste come Cina, Cuba, Vietnam, eccetera si sono rese conto che la povertà, la guerra e l’arretratezza delle forze produttive sono l’antitesi del socialismo. Tuttavia, una volta che queste nazioni hanno cessato di essere povere e deboli, la sinistra occidentale si è troppo spesso allineata con le proprie nazioni imperialiste per attaccarle. Le contraddizioni abbondano nella creazione del socialismo in un mondo capitalista. Tuttavia, il PCC con 90 milioni di membri è il più grande e meglio organizzato partito comunista del mondo che si è inventato un modo per sopravvivere in un mondo capitalista e imperialista. La sinistra occidentale deve saper ascoltare e soprattutto imparare.
Comunque, non tutti la pensano allo stesso modo evidentemente. Scrive una militante filippina di un gruppo non propriamente filocinese: «I risultati della Cina nella riduzione della povertà sono stati eccezionali. Il calo maggiore c’è stato tra il 1978 e il 1984, quando il numero dei poveri delle zone rurali è quasi dimezzato. Durante questo periodo il reddito pro-capite degli agricoltori al netto è cresciuto ad un tasso annuo del 16,5%. La povertà urbana, misurata con la linea dello standard internazionale di povertà, si è ridotta dal 31,5% del 1990 al 10,4% nel 2005» (Mohideen 2010). Il titolo dell’articolo è significativo: “La sinistra non può ignorare i risultati della Cina nella riduzione della povertà”.
In risposta a questo articolo un altro trotskista Jeff Richards scrive che la “burocrazia cinese” nel promuovere lo sviluppo economico avrebbe fatto pagare un caro prezzo alla classe operaia cinese. Lo stato sociale maoista sarebbe stato abolito e privatizzato. Prossimo passo: estendere questi vantaggi economici, abolendo il monopolio del potere detenuto dal Partito comunista (un’organizzazione ora nelle mani della borghesia cinese e dell’esercito) e introdurre i valori e i diritti umani universali: praticamente la stessa ideologia dell’imperialismo.
L’ambasciatore Ruggiero parlando della globalizzazione, ha scritto: «Certo, come molti osservano, la “ripartizione della torta” non ha portato uguali benefici per tutti e la ricchezza appare distribuita in modo talvolta inaccettabile. Tuttavia, in alcuni casi, in particolare per la Cina e l’India, i progressi sono stati indiscutibili» (Ruggiero 2006). In realtà come indicano successive analisi le performance dell’India non sono state altrettanto brillanti se paragonate a quelle della Cina.
L’emersione della Cina dalla povertà, le politiche win-win nei confronti dei paesi africani e del terzo mondo hanno scatenato una gigantesca lotta di classe in cui le potenze imperiali dominanti e in particolare gli Stati Uniti cercano di ricacciare indietro i paesi emergenti. La Cina ha guidato e vinto in questi anni questa grandiosa lotta di classe (che è poi una lotta per la ripartizione della ricchezza) per l’uguaglianza e il riequilibrio tra le nazioni povere e sfruttate del terzo mondo e quelle ricche. Oggi questo è l’aspetto principale che assume la lotta di classe a livello internazionale. L’avanzata della Cina con più di un miliardo di persone verso il benessere ha riequilibrato (al di là di ogni altro elemento) in senso egualitario lo squlibratissimo rapporto tra paesi poveri e ricchi del mondo.
Basterebbero i soli successi nella lotta alla povertà per guardare alla Cina come al paese che ha risollevato le sorti del socialismo nel mondo dopo la catastrofe del 1989.
Anup Shah: Poverty Around The World. Global Issues, 12 novembre 2011.
Amighini Alessia, Solmone Irene e Taddei Massimo: La Cina dice di aver eliminato la povertà assoluta. Ed è vero (pur con metodi discutibili). Lavoce.info, 13 dicembre 2020
Battaglia Gabriele: Come funziona la lotta alla povertà nella Cina di Xi Jinping. Internazionale, 10 agosto 2020
Bechtel Marilyn: China moves to reduce rural poverty. People’s Weekly World Newspaper, 23 ottobre 2004
Beaumont Peter: ‘We squandered a decade’: world losing fight against poverty, says UN academic. Xinhua, 7 luglio 2020.
Bertozzi Diego Angelo: Cina: dall’ONU una lode per la lotta a fame e povertà, Marx XXI, 21 ottobre 2013
Blume Georg: Cina: il più grande progetto di lotta alla povertà. L’Ernesto, 6/2000 1 novembre 2000.
Bonn Tess. Sanders: China has done more to address extreme poverty ‘than any country in the history of civilization. The Hill, 2020.
Cadoppi Giambattista: Lotta alla povertà e alla disuguaglianza in Cina. Una risposta a Thomas Piketty. Marxismo oggi 8 novembre 2020.
Cadoppi Giambattista; Crisi, crollo e rinascita del socialismo. Anteo, 2018.
Carrero Yosley: Socialism with Chinese characteristics demonstrates success in tackling China. Building socialism with Chinese characteristics. People’s Weekly World Newspaper, 30 marzo 2002.
Cicinelli Gianluca: L’Italia eccelle… nella povertà. Contropiano, 7 marzo 2021.
Diaz Vasquez Julio A.: Notas acerca de la modernizacion economica en China. La Habana, gennaio 2006
Diaz Vasquez Julio A.: La modernizzazione economica in Cina: un’altra eresia. Proteo, 3/2007.
Egido Jose Antonio: La clase obrera industrial china a comienzos del siglo XXI. Rebelión, 24 dicembre 2006.
Finfacts Team: China responsible for 75% of poverty reduction in the Developing World since 1980. 12 ottobre 2005.
Gurtov Mel: The World Bank’s Poverty Illusion. Counterpunch, 14 agosto 2020
Huaxia: Interview: Developing countries can learn three principles from China’s poverty alleviation, says U.S. expert. Xinhua, 6 marzo 2021.
Huaxia: China’s poverty line higher than World Bank benchmark: spokesperson. Xinhua4 marzo 2021.
Losurdo Domenico: Boicottare le Olimpiadi di Pechino? Asor Rosa e l’ideologia della guerra. in L’Ernesto. settembre-ottobre 2007.
Market Reform: China’s “Market Reforms”, A Trotskyist Analysis Part Two. Workers Vanguard No. 875, 1 settembre 2006.
Massariolo Antonio: Nel 2020 un milione di persone in più in povertà assoluta. Ilbolive.unipd.it, 4 marzo 2021
Milnes Richard: Economist Martin Ravallion discusses poverty in recent lecture Special. Digital Journal, 12 luglio 2012
Mohideen Reihana: The left cannot ignore China’s achievement in poverty reduction. Links 15 ottobre 2010.
Mu Lu: West’s criticism of China’s poverty alleviation success far-fetched. Global Times, 1 marzo 2021.
Ng Sauw Tjhoi e Marc Vandepitte: Cuatro cosas que hay que saber sobre China en el marco del XIX Congreso del Partido. Rebelion, 20 novembre 2017.
Novikov Dmitrij: Mentre il mondo conta le perdite, la Cina vola verso il futuro: Marx XXI 1 marzo 2021.
Park Albert: Still much to be done in fight against poverty. China Daily 08-04-2009.
Parmentier Bruno: Nourrir l’humanité – Les grands problèmes de l’agriculture mondiale au XXIème siècle. Ed. La Découverte, 2007.
Party’s fulfillment of its promise is historic contribution to world’s anti-poverty cause. China Daily 25 febbraio 2021.
Ravallion Martin: Are There Lessons for Africa from China’s Success Against Poverty? Development Research Group, World Bank, OECD-DAC POVNET Workshop on China and Africa, Paris 2008.
Roach Stephen S.: Transforming economic struture risky but vital task for nation’s future. Global Times, 16 novembre 2012.
Ross John: Socialist policies can help famine-stricken countries. Global Times, 6 marzo 2017.
Ruggiero, Renato 2006. La cultura non può pagare dazio. La Cina è un partner prezioso per tutto il mercato, il vecchio protezionismo è un’arma spuntata, Corriere della sera, 2 gennaio 2006.
State Council Information Office: Employment and Labor Rights in Xinjiang. Lawinfochina.com, 17 settembre 2020.
Stefanicki Robert: Tra tre mesi anche l’ultimo cinese uscirà (a forza) dalla povertà. La Repubblica, 14 ottobre 2020.
Stiglitz Joseph E.: China: Towards a new model of development. China Economic Journal Vol. 1, No. 1, febbraio 2008, 33–52 The Columbia Business School, Columbia University, New York, 18 marzo 2007)
Turk Danilo: China’s poverty eradication worth sharing. Global Times, 28 febbraio 2021
Vandepitte Marc. La situación social en China. Perspectivas y desafíos. Rebelión, 1 agosto 2013.
Yan; China raises poverty line by 80 pct to benefit over 100 mln. Zinhuanet, 29 novembre 2011.
Yechury Sitaram : The Road to Socialism in China. The Marxist, ottobre-dicembre 4/1999.
Yang Yi: China highlights support to Xinjiang through pairing assistance. Xinhua, 16 luglio 2019
Xinjiang: China’s Xinjiang generates 260 bln kWh clean electricity. Xinhua. August 8 agosto 2020.
Xi Jinping Messaggio augurale per l’anno 2018 del presidente cinese Xi Jinping, CRI
(China Radio International), 31 dicembre 2017.
XJTLU: Expert: Lessons learned from China’s war on poverty. PRNewswire, 1 marzo 2021.
Zanier Valeria: La Cina e la lotta alla povertà dopo trent’anni di riforme. Cineresie, 19 agosto 2011.
Zhang Ran: WB hails poverty reduction in China. China Daily, 9 aprile 2009.
Zhonghua: What is China’s rural poverty alleviation program? 27 novembre 2020.
