lunedì, Maggio 3, 2021
Home Editoriali Per non dimenticare la strage neonazista
Odessa, 2 maggio 2014

Per non dimenticare la strage neonazista


Di:Luca Stocchi
23
WhatsApp

Il 2 maggio 2014, a Odessa, un gruppo di manifestanti che si oppone alla giunta di Kiev allestisce tende e gazebo per chiedere la federalizzazione dell’Ucraina, il riconoscimento della lingua russa e soprattutto per protestare contro il colpo di stato con cui, nel febbraio precedente, era stato deposto il legittimo presidente Viktor Janukovič.

Tale protesta viene attaccata da quello che apparentemente sembra essere un gruppo di tifosi di calcio, estremisti di destra, arrivati in città per la partita di calcio Odessa – Kharkiv.

Gli oppositori si rifugiano dentro la Casa dei Sindacati, che viene circondata da questa folla. Ma d’improvviso entrano in azione veri e propri gruppi paramilitari, che bloccano l’ingresso del palazzo e appiccano il fuoco con un fitto lancio di bottiglie molotov.

La pianificazione del massacro emerge da una serie di dettagli che vanno dalla presenza di provocatori che prima dell’azione indossavano insegne da federalisti, alla cosiddetta tattica della “false flag” ed infine all’intervento di persone sulla sommità dell’edificio in possesso delle chiavi delle grate di ferro d’accesso al tetto.

Ma ancora più vile è la trappola tesa ai manifestanti in fuga, e appena entrati nel palazzo, da parte degli squadristi appostati dietro le porte, fatto che rivela come gli aggressori fossero lì già da prima e dunque l’operazione fosse pienamente premeditata.

Tra arsi vivi, morti per esalazioni da gas e altri ancora ammazzati dentro e fuori il palazzo a colpi di mazze, asce e pistole (due donne incinte, una strangolata col filo del telefono, l’altra prima stuprata in gruppo, poi assassinata), i dati ufficiali parlano di una quarantina di morti. In realtà il numero delle persone assassinate potrebbe essere anche di oltre trecento, oltre a un numero imprecisato di feriti.

In alcune ricostruzioni fatte da giornalisti e blogger indipendenti, si ventila persino l’ipotesi che in realtà l’incendio sia stato limitato solo alla parte sottostante dell’edificio e che commandos di assassini si fossero già appostati in precedenza dentro il palazzo e sul tetto, ammazzando con armi da taglio e da fuoco gli oppositori anti-Maidan e simulando poi la morte per rogo, spostando e bruciando molti dei corpi.

Su questi fatti la versione ufficiale di Kiev ha parlato di provocazioni sfociate in eccessi da parte di opposte fazioni; in realtà la “fazione” neonazista di Pravy Sektor non ha riportato alcun ferito, neppure in forma lieve.

Su questa vicenda ci sono state solo inchieste farsa e nulla è stato fatto dal governo ucraino per accertare seriamente i fatti.

Le dichiarazioni delle varie autorità ucraine dimostrano addirittura consenso compiaciuto per la strage; per esempio, Volodimmyr Nemirovsky, sindaco di Odessa si è espresso sulla strage dicendo: “L’operazione antiterrorismo di Odessa è legale.”

E l’ex sindaco Edward Gurvits non è stato da meno: “Quello di Odessa è stato un atto di autodifesa.”

In un post su Facebook dopo il massacro, la deputata del Partito della Libertà, Iryna Farion commentava: “Brava, Odessa. Perla dello spirito ucraino. Lasciate che i diavoli brucino all’inferno. Brava.”

Infine il nazista Olesya Orobets, vice presidente di Svoboda dichiarava: “E’ una giornata storica per l’Ucraina, sono così felice che questi separatisti fastidiosi a Odessa sono stati finalmente liquidati.”

Una strage che per ferocia ed efferatezza è paragonabile a quelle di Monchio o Marzabotto e che è accaduta nel pieno dell’Europa. Una strage taciuta dai governi USA e UE e da tutti i media occidentali asserviti all’imperialismo occidentale.

Alcuni di loro anzi, hanno fatto anche di peggio, parlandone sì ma gettando la responsabilità dei fatti sulle stesse vittime filorusse.

Così “L’Unità”, che è riuscita nell’impresa di imputare l’incendio alle vittime: “Un numero consistente di persone ha perso la vita nell’incendio della sede dei sindacati, messa a fuoco dai separatisti filorussi”. Un grottesco ritratto di un presunto suicidio di massa, una vergogna che non potrà avere fine.

Per capire l’orrore profondo, al seguente link troverete foto spaventose (non consigliate a minori o ad un pubblico impressionabile) che mostrano quanto gli assassini siano stati violenti e barbarici:

http://latanadellorso.livejournal.com/24793.html

Ai fatti di Odessa i compagni della Banda Popolare dell’Emilia Rossa hanno dedicato questa canzone, corredata anch’essa da immagini assai forti, ma testimonianze di un nero evento davvero accaduto.