giovedì, Aprile 29, 2021
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Ottavo Congresso del Partito Comunista di Cuba • Conclusioni del Primo Segretario

"Il più rivoluzionario nella Rivoluzione deve essere il Partito, così come il Partito deve essere la forza che rivoluziona la Rivoluzione". Possiamo elevare, questa, a frase emblematica di tutto lo straordinario intervento del compagno Miguel Diaz - Canel Bermùdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Republica, nella chiusura dell' VIII Congresso del Partito Comunista di Cuba, tenutosi presso il Palazzo delle Convenzioni, il 19 Aprile 2021, 63° Anno della Rivoluzione. Un intervento, questo del Segretario che succede a Raul Castro, che rilancia con un potente pensiero politico e teorico e con grande passione rivoluzionaria, il progetto socialista e rivoluzionario cubano e il ruolo d'avanguardia del partito comunista. (Sergio Leoni)

Di:Miguel Diaz - Canel Bermùdez (a cura di Sergio Leoni)
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Caro Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz, leader della Rivoluzione Cubana.

Cari Compagni della storica generazione artefice del processo rivoluzionario e fondatori del Partito Comunista di Cuba.

Membri dell’Ufficio Politico e della Segretaria del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Membri del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Delegate e delegati.

Compagne e compagni.

L’VIII Congresso è finito e non ho dubbi nel definirlo storico.

Fatte salve l’emozione e i sentimenti di rispetto e ammirazione per quelli sono stati un formidabile esempio e storia viva per la nostra generazione e che oggi ci passano la grande responsabilità di proseguire quest’opera, c’è qualcosa che non possiamo dimenticare o ignorare. La generazione del Centenario dell’Apostolo, guidata da Fidel e Raul per sessant’anni, può rivendicare con orgoglio e dignità che la Rivoluzione Socialista, nata ad appena ottanta miglia dalle coste del potente impero americano, è viva più che mai, operativa e salda in quella tempesta che ci fa temere un mondo più disuguale e ingiusto, all’indomani del crollo del sistema socialista mondiale.

Questa generazione può oggi affermare orgogliosamente che la Rivoluzione non si è esaurita, perché essa ha saputo formare nuove generazioni ugualmente impegnate per far vincere quegli ideali di giustizia sociale che sono costati tanto sangue, quello dei migliori figli della nazione cubana.

Quelli che oggi siamo chiamati ad assumere, non sono incarichi ed impegni. Quella che ci aspetta, in una continua sfida, è un’impresa che si può definire “eroica”.

Qui dobbiamo ricordare il sollevamento di De Cespedes, la grande dignità di Agramonte, l’intransigenza di Maceo e l’impressionante astuzia di Gomez, la spinta libertaria dei “cimarrones”, la passione dei poeti della guerra, la fierezza di Mariana nella manigua e il grande esempio di Martì.

Dobbiamo ricordare la gioventù fondatrice di Mella, gli incredibili versi poetici di Villena, l’antimperialismo radicale di Guiteras, la dedizione assoluta della Generazione del Centenario. Haydee e Melba dietro le sbarre, Vilma che sfida gi oppressori, Celia che organizza la Comandanza della Sierra, le madri che affrontavano la dittatura che assassinava i loro figli, il plotone femminile della Sierra, la fedeltà senza limiti di Camilo, il contributo straordinario del Che, la guida pronta e creatrice di Fidel, la continuità rappresentata da Raul.

Dobbiamo ricordare la Grande Ribellione, la clandestinità, i fronti guerriglieri, la controffensiva strategica, l’invasione a Occidente, le battaglie, l’entrata trionfale a L’Avana, la Riforma Agraria, l’Alfabetizzazione, la lotta contro i banditi, la vittoria di Giròn, la crisi d’Ottobre, la collaborazione internazionalista in Africa, Asia e America Latina, la guerriglia del Che, il sangue sparso per il Vietnam, per l’Angola, per l’ Etiopia, per il Nicaragua, le brigate mediche, Elià Gonzales, i Cinque, la Elam, l’Operazione Miracolo, l’Alba, il contingente Henry Reeve, la scienza, la ciltura, lo sport.

Dobbiamo ricordare la solidarietà umana che non è mai mancata, a livello mondiale.

Questa lista, che è e sarà sempre incompleta e che ci unisce, può comunque dare un’idea della grandezza delle realizzazioni del popolo cubano in più di 150 anni di lotta.

E’ una storia che si può riassumere in due parole: Popolo e Unità. Cioè, il Partito. Infatti il Partito Comunista di Cuba non è mai stato un partito nato solo a fini elettorali o come frattura da altri partiti. Nacque invece dall’Unione di tutte le forze politiche, ricche di ideali profondamente umanisti, che si erano forgiate nella lotta per cambiare un paese pieno di diseguaglianze e di ingiustizie, dipendente da una potenza straniera e governato da una sanguinosa tirannia militare.

Oggi diciamo “Somos Cuba”, “Cuba Viva”. Suona semplice e facile. Ma noi sappiamo bene quanto è stato difficile realizzare e mantenere la nostra indipendenza contro un assedio continuo e feroce.

La generazione storica, pienamente cosciente del proprio ruolo nella eroica costruzione che è ogni giorno la Rivoluzione Cubana, ha sempre lavorato alla formazione delle nuove generazioni, facilitando il passaggio di consegne e della responsabilità della gestione della direzione.

Grazie a questo paziente lavoro di anni, oggi possiamo dire di stare vivendo un momento cruciale della nostra storia, costituito dall’VIII Congresso, che perciò possiamo definire come il Congresso della Continuità. Il principale artefice di questa continuità e il porta bandiera di questo processo è stato il compagno Generale d’Esercito Raul Castro Ruz. (applausi).

Quando ho assunto la Presidenza dei Consigli di Stato e dei Ministri, nel 2018, ho voluto esprimere nel mio discorso i sentimenti di molti tra noi, e riconoscere l’importanza del suo lavoro alla guida della Rivoluzione e del Partito. Con la sua proverbiale modestia, mi chiese allora di togliere alcune frasi che lo riguardavano. Oggi, abusando un po’ della responsabilità che assumo alla guida del Partito, con più conoscenza di causa, grazie anche alla comprensione condivisa circa l’analisi dei temi e delle strategie, vedendo da vicino il modo in cui ha condotto la nostra preparazione, voglio dire, anche per giustizia storica, quello che scrissi allora ma che per disciplina non dissi.

Il compagno Raul, che ha preparato, condotto, guidato questo processo di continuità generazionale con tenacia, senza attaccamento al potere degli incarichi e delle responsabilità, ma al contrario con un elevato senso del dovere, con la coscienza del momento storico, con serenità, maturità, fiducia, fermezza rivoluzionaria, con altruismo e modestia, per i suoi grandi meriti, sarà consultato sulle decisioni strategiche di maggior peso riguardanti il destino della nazione. (applausi).

Egli sarà sempre presente, combattendo con energia, apportando idee e propositi per la causa rivoluzionaria. Attraverso i suoi consigli, attraverso l’indicazione, egli saprà orientare, saprà indicare ogni errore e deficienza, sempre pronto ad affrontare per primo l’imperialismo,con il suo fucile all’avanguardia del combattimento.

La Rivoluzione Socialista fatta a sole 90 miglia dal poderoso impero, è viva, operativa e salda.

Il Generale d’Esercito Castro continuerà ad essere presente perché egli è un punto di riferimento per ogni comunista e rivoluzionario cubano. Raul, come lo chiama con affetto il popolo, è il miglior discepolo di Fidel, ma ha dato un grande contributo agli innumerevoli valori dell’etica rivoluzionaria, al lavoro del Partito e al perfezionamento del governo.

L’opera intrapresa sotto la sua guida al fronte del paese, nell’ultimo decennio, è colossale.

Il suo lascito di resistenza di fronte alle minacce, alle aggressioni, la sua continua ricerca del perfezionamento della nostra società è paradigmatico.

Ha assunto la direzione del paese in una difficile congiuntura economica e sociale.

Da grande statista , con un vasto consenso, ha guidato e stimolato profondi e necessari cambiamenti strutturali e concettuali, come parti del processo di perfezionamento e aggiornamento del modello economico e sociale cubano.

Raul è stato capace di riaprire un negoziato di un enorme debito, mantenendo con onestà e rispetto la parola data e il principio che la nazione avrebbe onorato i suoi impegni con i creditori: questo ha rafforzato la fiducia verso Cuba.

Ha condotto con saggezza il dibattito che è terminato con una straordinaria attualizzazione della Legge Migratoria, ha stimolato trasformazioni nel settore agricolo, ha promosso senza pregiudizi l’ampliamento di forme di gestione del settore non statale dell’economia, l’approvazione di una nuova Legge degli Investimenti Stranieri, la creazione della Zona Speciale di Sviluppo Mariel, l’eliminazione delle pastoie che ostacolavano il rafforzamento dell’impresa statale cubana, gli investimenti nel settore turistico, il programma di informatizzazione della società e il mantenimento e il perfezionamento delle nostre conquiste sociali.

Con pazienza e intelligenza, Raul ha ottenuto la liberazione dei nostri Cinque Eroi, esaudendo la promessa di Fidel del loro ritorno.

Ha segnato con il suo stile, con un’ ampia e dinamica attività, le relazioni estere del paese. Con fermezza e dignità, ha guidato personalmente il processo che ha portato ai negoziati e ai dialoghi che avevano il fine di ristabilire relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Le indiscutibili qualità di Raul come statista, come difensore dell’integrazione latino-americana, hanno segnato in maniera speciale il periodo di Cuba alla presidenza pro tempore della Celac. Il suo lascito più importante, la difesa dell’unità nella diversità, ha condotto alla dichiarazione della Regione come Zona di Pace e ha contribuito in maniera decisiva alle trattative per la pace in Colombia.

Raul ha difeso più che mai i diritti dei paesi dei Caraibi e in particolare quelli di Haiti nei Forum Internazionali. E’ con profondo orgoglio che noi cubani abbiamo ascoltato la sua voce emozionata e il suo puntuale discorso al Vertice delle Americhe a Panama, dove ha ricordato la vera storia di Nuestra America.

Tutte queste realizzazioni le ha portate avanti mentre affrontava la malattia e la morte della sua amata compagna di vita e di lotte, la nostra straordinaria Vilma (applausi), con cui ha condiviso la passione per la rivoluzione e con cui aveva fondato una bella famiglia.

In quel periodo ha sofferto anche per la malattia e la morte del suo principale riferimento nella vita rivoluzionaria, il suo capo e fratello, il compagno Fidel, al quale è stato leale sino alle ultime indicazioni. (applausi).

Al dolore umano ha anteposto il valore rivoluzionario e il senso del dovere.

Ha baciato l’urna che custodisce le ceneri di Vilma, ha salutato militarmente la pietra con il nome di Fidel e ha diretto il paese senza riposo, con ragione, con impeto, con devozione. I suoi contributi alla Rivoluzione sono straordinari.

Questo Raul che conosciamo, ammiriamo, rispettiamo e amiamo, è il porta bandiera di un gruppo di giovani universitari che nell’Aprile 1952 seppellirono simbolicamente la Costituzione del ’40, umiliata dal colpo di stato del 10 Marzo. Nel Gennaio 1953 fu uno degli organizzatori della Marcia delle Fiaccole e nel marzo dello stesso anno partecipò alla Conferenza Internazionale sui Diritti della Gioventù e alla preparazione del 4° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti.

Al suo ritorno divenne uno degli assalitori della Moncada. Fu alla testa del combattimento. Fu detenuto nell’Isola de Pinos, partecipò alla preparazione della lotta contro la tirannia di Batista durante l’esilio in Messico. Sbarcò col Granma, incontrò nuovamente Fidel a Cinco Palmas, partecipò alla lotta nella Sierra Maestra. Per valore e merito fu nominato Comandante. Fondò il Fronte Orientale Frak Paìs.

Egli è anche il dirigente politico che ha promosso il dibattito per il perfezionamento del lavoro del Partito, esigendo sempre un forte legame con il popolo.

Dobbiamo a lui frasi e decisioni che sono state determinanti in momenti cruciali per il paese.

Suo è lo slogan: “i fagioli sono tanto importanti dei cannoni”, suo l’emblematico “Sì, si può” che ha risollevato gli animi di tutti nel momento più osuro del Periodo Speciale.

E’ stato il capo militare del 2° Fronte Orientale che, in piena guerra di liberazione, sviluppò esperienze organizzative e di governo per il bene della popolazione, che poi si moltiplicarono in tutto il paese col trionfo rivoluzionario. Ha diretto per quasi mezzo secolo il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie, il cui apporto all’indipendenza dell’ Angola, della Namibia e per la fine dell’apartheid fu decisivo.

Allo stesso tempo fece in modo di ottenere risultati rilevanti nella preparazione del paese per la difesa e lo sviluppo del concetto strategico della Guerra di Tutto il Popolo.

Sotto il suo comando, le Forze armate Rivoluzionarie sono diventate il più disciplinato, il più efficiente organo dell’amministrazione dello Stato.

Quelli che vengono dati oggi non sono solo incarichi e impegni. Non si tratta solo di amministrare un paese. Quello che abbiamo di fronte, in una sfida continua, è un’opera eroica enorme.

Il miglioramento delle imprese, tramite l’importante lavoro di ristrutturazione dell’amministrazione, la sostenibilità, l’efficienza e il controllo, dal quale è nato il Sistema delle Imprese FAR, ha ottenuto grandi risultati, che hanno portato profondo giovamento all’economia del paese.

Il Raul guerrigliero, in contatto continuo con la natura, acquisì una sensibilità speciale per i temi ambientali, che più tardi gli sono serviti a incrementare il Programma Idraulico dei Travasi e la Tarea Vida.

Il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana che lo premiò con le più alte decorazioni, dedicò al suo lavoro le parole di chiusura del V Congresso del Partito.

Parlando di suo fratello, fratello di sangue e di idee, Fidel disse: “La vita ci ha dato molte soddisfazioni e molte emozioni, molte fortune e dico realmente che è stata una fortuna per il nostro Partito, per la nostra rivoluzione e per me, che abbiamo potuto disporre di un compagno come Raul, dei cui meriti non c’è bisogno di parlare, della cui esperienza, capacità e apporti alla Rivoluzione non è necessario parlare. E’ conosciuto per la sua attività infaticabile, il suo lavoro costante e metodico nelle Forze Armate e nel Partito. E’ una fortuna averlo” (applausi).

Questa fortuna descritta da Fidel, si chiama Raùl Modesto Castro Ruz. ( applausi).

Compagne e compagni:

Questo Congresso, con il suo ampio e articolato dibattito, difendendo la visione integrale della continuità, ha apportato idee, concetti e direttive che tracciano la strada per avanzare e resistere. E’ una sfida che è necessario assolutamente affrontare con la maggior conoscenza possibile del complesso contesto nazionale e internazionale, coscienti che il mondo è cambiato in modo drammatico e che ci sono troppe porte chiuse, troppi ostacoli per le nazioni con meno risorse, e ancor più problemi per noi che ci impegniamo per la nostra autonomia.

L’alta concentrazione, la diversità e la complessità dei mezzi di comunicazione attuali, gli strumenti tecnologici che supportano le reti digitali e le risorse usate nella produzione dei contenuti, permettono a grandi gruppi tecnologicamente molto sviluppati, di trasformare in modelli universali idee, emozioni, correnti di pensiero, molto spesso estranee al contesto in cui vengono riprodotte.

Ma per questi veri e propri “stregoni” della comunicazione, la verità non solo è negoziabile ma, peggio ancora, trattabile. Attraverso il disseminare la realtà di bugie, manipolazioni e infamie di ogni tipo, contribuiscono a promuovere instabilità politica nel tentativo di far cadere governi, lì dove non sono riuscti a piegare la volontà di una nazione libera e indipendente.

Nessun popolo è al sicuro dalla menzogna e dalla calunnia, nell’età della “post-verità”. E’ una realtà che Cuba affronta tutti i giorni, mentre persiste nella sua volontà di costruire una società più giusta, sovrana e socialista, in pace col resto del mondo e senza interferenze o tutele straniere.

Nella Relazione Centrale sono esposte apertamente diverse sfide specifiche che il nostro paese affronta, e su tutti i tentativi di dominio ed egemonia da parte dell’imperialismo statunitense attraverso il suo brutale blocco, il cui impatto colpisce su tutti i fronti ed è diventato sempre più aggressivo.

Nessuno con un minimo d’onestà intellettuale, e con i dati economici che sono di dominio pubblico, può non riconoscere che questo assedio è il principale ostacolo per lo sviluppo del nostro paese verso la prosperità e il benessere. Si tratta perciò di rispondere a quelli che, con cinismo, diffondono l’idea che il blocco non esiste.

Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba da più si sessanta anni, inasprito con opportunismo e in modo vile nei periodi di maggior crisi degli ultimi trenta anni, per far sì che fame e miseria provochino un’esplosione sociale che serva a delegittimare la Rivoluzione, è l’aggressione più lunga contro i diritti umani di un popolo e costituisce, per i suoi effetti, un crimine di lesa umanità.

Questa aberrazione storica resterà indelebile nella coscienza e nel cuore delle cubane e dei cubani che hanno provato sulla propria pelle la malvagità di un nemico con forze molto superiori che non accetta la costruzione, sotto il suo naso, di un’alternativa di società più giusta e più equa, fondata su solidi principi e su ideali di giustizia sociale, di solidarietà umana, che ha come bussola l’indipendenza e la sovranità delle nostre scelte.

Che nessuno osi togliere al blocco nemmeno un pizzico di responsabilità per i nostri principali problemi.

Farlo sarebbe negare gli indebiti poteri dell’impero, il suo dominio quasi assoluto nei mercati globali, nella finanza e nella determinante influenza nella politica di altri governi, alcuni dei quali, credendo di essere considerati come dei soci, agiscono invece come servi.

Va ripetuto un’altra volta e senza timore.

Prima di tutto devono essere gli Stati Uniti a stancarsi di un così lungo crimine.

La nostra richiesta che esso finisca è e sarà senza tregua, in una lotta incessante che resterà tale fintanto che continuerà questa politica spietata e di genocidio. Sappiamo di poter contare sull’appoggio della comunità internazionale, e di gran parte dei cubani all’estero, impegno ratificato in innumerevoli occasioni.

Fino ad oggi sono in vigore le 242 misure d’aggressione poste dal governo di Donald Trump, alle quali si sommano le azioni risultanti dal nuovo inserimento di Cuba nella del tutto arbitraria lista del Dipartimenti di Stato su paesi che, secondo il loro arbitrario pensiero, patrocinano il terrorismo.

Oggi l’VIII congresso stabilisce una pietra miliare della nostra storia politica quandi si definisce come il Congresso della Continuità.

Siamo un paese vittima del terrorismo, organizzato, finanziato e perpetato nella maggioranza dei casi dagli Stati Uniti.

Continuano le campagne di sovversione e intossicazione ideologica promosse da varie agenzie degli Stati Uniti, indirizzate a svilire Cuba, calunniare la Rivoluzione, cercare di confondere il popolo, fomentare la delusione, la negligenza, il disaccordo, esacerbando le contraddizioni interne. Sono concepite per approfittare della indiscutibile scarsità materiale, delle difficoltà che affronta la nostra popolazione come conseguenza dell’effetto combinato della crisi economica globale, della pandemia del Covid-19 e del rafforzamento del blocco economico.

Si sostiene che Cuba non è una priorità per la politica degli Stati Uniti. E in effetti, in quanto stato sovrano, non dovrebbe esserlo. Ma allora ci domandiamo: perché esistono legislazioni specifiche come la Legge Torricelli o la Helms-Burton- per non citare che due esempi- il cui proposito è l’aggressione e il controllo di Cuba, bloccando le iniziative di paesi terzi che vorrebbero stringere vincoli commerciali e di cooperazione?

Perché gli Stati Uniti spendono centinaia di milioni di dollari per sovvertire l’ordine costituzionale cubano?

Perché utilizzano tanto tempo e tante risorse per cercare di manipolare la coscienza nazionale delle cubane e dei cubani?

Cosa significa una guerra economica, crudele e incessante, che dura da più di sessanta anni?

Perché pagano il prezzo dell’isolamento internazionale, denunciato alle Nazioni Unite e in altri Forum internazionali, mantenendo una politica moralmente e legalmente insostenibile?

La nostra aspirazione è di vivere in pace e avere relazioni con il nostro vicino del Nord, come facciamo già con il resto della comunità internazionale, relazioni basate su eguaglianza e rispetto reciproco, senza nessun tipo di ingerenza. E’ la posizione del Partito e dello Stato. E’ la volontà del nostro popolo.

Sorprende il fatto che il Governo degli Stati Uniti dichiari come priorità della sua politica estera la lotta al cambiamento climatico, la lotta alle pandemie come quella del Covid-19, insieme alla promozione dei diritti umani e il tema dei movimenti migratori. E sorprende perché tutto ciò contrasta con la condotta reale di questo paese, con la sua storia, in politica interna con in politica estera.

Gli esempi sono noti.

Queste quattro questioni, paradossalmente, sono cruciali nell’area su cui si affacciano i due popoli e sarebbe perciò interesse comune una possibilità di cooperazione, se si volesse veramente trovare soluzioni a problemi tanto complessi, con onestà e buona volontà.

In questi tempi d’incertezza mondiale, di enormi sfide ambientali, sotto i colpi di una pandemia che ha cambiato comportamenti e che acuisce la crisi globale, il lavoro del Partito sarà centrato nella difesa della Rivoluzione.

La politica estera della Rivoluzione Cubana risiede nella convinzione che un mondo migliore è possibile e che per realizzarlo è necessaria la lotta di molti, la mobilitazione dei popoli.

Questa è stata una guida costante del nostro impegno internazionale e la confermiamo in questo Congresso.

Ribadiamo la volontà di sviluppare relazioni di amicizia e cooperazione con qualsiasi paese del mondo, e vogliamo praticare la solidarietà internazionalista anche con paesi di cui non condividiamo il sistema politico.

Ribadiamo la determinazione ad esporre la verità con chiarezza, anche se questo potrà disturbare qualcuno, per difendere principi, sostenere giuste cause e affrontare le difficoltà come già affrontiamo le aggressioni straniere, il colonialismo, il razzismo e l’apartheid.

La nostra massima aspirazione è la piena indipendenza di Nuestra America attraverso l’impegno a collaborare per il formarsi di una regione economica e socialmente integrata, capace di difendere le aspirazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace.

Questa è la politica estera descritta nella Relazione Centrale del Congresso e che oggi ratifichiamo.

Compagne e compagni:

E’ stato molto difficile resistere e affrontare l’attuale situazione, che rallenta i nostri passi verso la prosperità desiderata. Non abbiamo smesso di rispondere alle domande e alle necessità del popolo, argomentando ogni decisione con azioni e misure complesse; ma è anche vero che non sempre abbiamo ottenuto comprensione e successo.

Lo dico senza lamentarmi. In una rivoluzione autentica, la vittoria è l’apprendistato. Non marciamo su una rotta conosciuta.

Siamo sfidati a innovare costantemente, cambiando quello che deve essere cambiato, senza rinunciare ai nostri principi più fermi. Senza mai allontanarci dal concetto di Rivoluzione, lascito del leader mai sconfitto di questa grande opera, ma liberi da legami rigidi, coscienti dei possibili equivoci che possono crearsi strada facendo.

Il Generale dell’Esercito ha citato, nella Relazione Centrale, le positive esperienze della Cina e del Vietnam e gli innegabili progressi nell’economia e nei livelli di vita di quelle popolazioni. Processi che confermano le elevate potenzialità della pianificazione socialista, anche se questi due paesi hanno dovuto introdurre più di una correzione nel loro cammino. Comunque, il blocco alle loro economie è durato meno tempo di quelle nei confronti di Cuba ed è stato meno aggressivo.

Il lavoro del Partito, nelle circostanze attuali, è, è stato e continuerà ad essere fondamentale.

Non è possibile immaginare questo momento senza il contributo del lavoro dell’avanguardia politica, ma la nostra organizzazione necessita di rapidi cambiamenti nel suo stile di lavoro, più in accordo con questa epoca e le sue sfide.

Oggi il compito del Partito è quello di consolidare l’autorità guadagnata dai meriti della generazione storica, e preservare la guida e il prestigio morale della nostra organizzazione.

Il Partito Comunista di Cuba continuerà nell’opera di valorizzazioni e difesa delle noste basi essenziali: l’indipendenza, la sovranità, la democrazia socialista, la pace, l’efficienza economica , la sicurezza e le conquiste nel campo della giustizia sociale: il Socialismo !

A questo aggiungiamo la lotta per una prosperità che comprenda alimentazione e ricreazione, che includa lo sviluppo scientifico, una superiore ricchezza spirituale, il benessere e che esalti la bellezza e la funzionalità. Vale la pena difendere il Socialismo, esso è la risposta alla domanda per un mondo più giusto, equo, equilibrato e inclusivo. Si tratta della possibilità di disegnare con intelligenza e sensibilità uno spazio in cui tutti possano entrate e non solo quelli che hanno le risorse.

Il Socialismo è l’unico sistema che, in accordo con la teoria marxiana, sa concretizzare e conquistare un vero senso di giustizia.

La forza principale per realizzare questi propositi è quella dell’unità, l’unità di tutto quello che ci segna: i sogni, le preoccupazioni, ma anche le angosce per i pericoli.

Difenderemo questa unità, senza discriminare, senza dare spazio a pregiudizi, dogmi o schemi possano ingiustamente dividere le persone.

Un elemento indispensabile per sostenere questa unità che si forgia nel Partito, è l’esempio della militanza, l’esempio che si esige da ognuno, dagli atteggiamenti pubblici, dalla capacità di dedizione che susciti ammirazione e rispetto da parte di un popolo che con acuta percezione riconosce subito il falso impegno e la doppia morale.

La continuità generazionale è parte fondamentale di questa unità. E’ necessario condividere ogni realizzazione con i nostri giovani, che devono essere attori e gestori delle trasformazioni.

In loro c’è la forza, la decisione, la disposizione ad apprendere i principi fondamentali della rivoluzione aggiornati alla situazione attuale. Questa loro bravura l’hanno dimostrata in questo difficile periodo della pandemia.

Oggi è compito del Partito consolidare l’autorità guadagnata dalla generazione storica e preservare l’autorità morale della nostra organizzazione.

Per realizzare questi obiettivi è indispensabile rafforzare le dinamiche di funzionamento del Partito e l’attività della militanza di fronte ai grandi problemi che coinvolgono la nostra società. Con la premessa che, essendo il nostro Partito un partito unico, esso dovrà affrontare la sfida di essere il più democratico, il più attraente, il più vicino al popolo.

Anche se abbiamo dibattuto abbastanza il tema, prima e durante il Congresso, vorrei sottolineare la necessità di rafforzare la vita interna del Partito per potersi poi meglio proiettarsi all’esterno, nella società, in modo che esso abbia una funzione realmente d’avanguardia e la capacità di mobilitazione contro i nemici della nazione cubana.

Oggi abbiamo bisogno di cercare il consenso e di offrire una documentazione adeguata per affrontare dibattiti, propiziando incontri con studenti e giovani di diverse professioni e mestieri.

Non è più il tempo dei volantini o di lunghe attese aspettando il consolidarsi delle analisi politiche. Il dinamismo dei nostri tempi ci obbliga a cercare vie più agili, più rapide e innovative per comunicare. Nell’era di Internet, che già permette a milioni di cubani di avere una percezione di tutto il mondo tramite un semplice cellulare, i nostri messaggi alla militanza non possono seguire la lenta rotta della tipografia.

La principale premessa, allora, e in accordo col lascito del Comandante in capo, è quella di non mentire mai e non violare mai i principi etici. In questi valori riposa la solida autorità del Partito, che sarà sempre tenuto a dire e valutare la verità, per dura che possa essere o appaia.

Noi quadri della Rivoluzione siamo stati educati con questo principio. E tutti i militanti sono tenuti a usare la verità come prima arma da combattimento. Questa è la missione dell’avanguardia.

La verità, espressa opportunamente, fa il paio con il dovere permanente di dare l’esempio.

La nostra capacità di essere da guida dipende da come la esercitiamo. Un popolo come il nostro che ha sempre schierato i migliori in testa alle truppe, accetterà e riconoscerà come avanguardia quelli che hanno seguito l’esempio delle precedenti generazioni.

Il più rivoluzionario nella Rivoluzione deve essere il Partito, così come il Partito deve essere la forza che rivoluziona la Rivoluzione.

Vediamo e sentiamo di essere il motore della rivoluzione, i nostri intellettuali, gli educatori, i medici, i giornalisti, gli scienziati, gli sportivi, i professionisti, i tecnici, gli studenti, gli operai, i contadini, i combattenti delle FAR e dei Minint che militano nel partito, la gioventù.

Ed è nostro dovere, come quadri del Partito, capire che questa forza non è monocromatica e tanto meno unanime. Dobbiamo essere capaci di apprezzare la forza del “bosco”, di tutte le varietà dei suoi “alberi” quando la rivoluzione lo necessita.

L’unità deve prevalere senza mai dimenticare che si devono vedere insieme il bosco e gli alberi, il collettivo e l’individuo. Dobbiamo rafforzare la la legittimità necessaria per far sì che il nostro progetto continui ad avanzare.

Non possiamo lasciarci abbattere dal peso delle difficoltà.

E’ necessario dare nuova vitalità alla mobilitazione popolare le cui iniziative ci rafforzano.

L’abitudine ha indebolito molte nostre iniziative e oggi ci si deve scuotere per riaprire una discussione franca sui temi prioritari, definendo i modi e la partecipazione dei quadri.

Bisogna far crescere i militanti del Partito con un processo che crei un genuino interesse, generando metodi di lavoro più attraenti e legati alla dinamica della vita quotidiana.

Nella misura in cui affrontiamo con chiarezza e trasparenza le lotte per elevare la qualità della vita dei cubani e portiamo i giovani, con il loro naturale entusiasmo, a partecipare, staremo riattivando l’essenza del Partito.

E’ nostro preciso dovere essere i portabandiera nella battaglia contro la corruzione, la disonestà, l’abuso di potere, il favoritismo e la doppia morale.

Il nostro comportamento, nella società,nella famiglia, con gli amici, deve essere coerente con questi valori.

La disciplina nel Partito, la direzione collettiva, gli studi teorici e la promozione di iniziative sul tema del socialismo, sul marxismo-leninismo, gli studi sulle tradizioni cubane , in particolare riguardanti Martì e Fidel, sono temi da proporre nelle nostre scuole di Partito, attraverso una formazione teorica con tecniche moderne e un’ampia base culturale e storica.

Sono convinto che dobbiamo inserire profondamente nel nostro lavoro l’informatizzazione di tutti i processi all’interno dell’organizzazione, con il supporto della scienza e dell’innovazione per analizzare i problemi della comunicazione sociale.

Il lavoro del Partito deve essere improntato alla ricerca continua di alternative che, attraverso la scienza e la tecnologia, siamo un momento di emancipazione.

Il marxismo ci ha lasciato un’eredità inestimabile: la certezza che la scienza e la tecnologia sono parti indissolubili dei processi sociali e che nella relazione scienza-tecnologia-società c’è la chiave per lo sviluppo di qualsiasi progetto. E’ il cammino per costruire un’economia socialista e una società basata sulla conoscenza. Un orizzonte promettente per le nuove generazioni.

Ci sono molti impegni davanti a noi che necessitano di una partecipazione attiva e stimolante per la militanza e per mobilitare le energie del paese verso gli obiettivi dello sviluppo, soprattutto riguardo la sicurezza e la sovranità alimentare, lo sviluppo industriale e il problema energetico.

Ma anche, e in primo luogo, la preparazione della Difesa, il rafforzamento dell’ordine istituzionale e dello Stato di Diritto socialista.

Continueremo a lavorare sulle leggi nate dalla nuova Costituzione e nel rafforzamento della democrazia socialista, legata alla giustizia e all’equità sociale, per l’esercizio pieno dei diritti umani, per la rappresentanza effettiva e la partecipazione della società nei processi economici e sociali, per un socialismo prospero, democratico e sostenibile. E tutto questo in un ambiente più libero dagli impedimenti del burocratismo, del centralismo eccessivo e dell’inefficienza.

Il successo di questi propositi dipende dalla nostra capacità di dialogare con la popolazione, entusiasmare e coinvolgere tutta la cittadinanza a costruire quei valori che diano un senso all’impegno sociale.

Coscienti che la democrazia è più socialista quanto più è partecipativa, sappiamo di dover stimolare la partecipazione popolare creando nuovi spazi e procedure per seguire e valutare le richieste che arrivano dal basso.

Questo imprescindibile vincolo con le domande e le necessità del popolo espresse con la partecipazione, si lega a uno degli impegni fondamentali del Partito in questi tempi: superare una comunicazione spesso insufficiente di fronte alle urgenze economiche e politiche. Urgenze derivate spesso dalla sottovalutazione del peso della comunicazione sociale.

L’organizzazione di base e del resto delle strutture del Partito, nella sua relazione con le strutture dello Stato, del Governo, delle organizzazioni di massa e della società civile, deve facilitare il dibattito rivoluzionario, scevro da formalismi e imposizioni .

Dobbiamo suscitare tra i militanti e i non militanti impegnati nel perseguire il benessere di Cuba, una spinta alla ricerca di efficaci soluzioni che portino nel quotidiano ad una intesa legata alla realtà.

Ogni persona,ogni collettivo, ogni organizzazione di massa conta. E’ la nostra battaglia e tutti dobbiamo concentrare in essa i nostri sforzi.

Si tratta di sopravvivenza, di dignità, di decoro. Si tratta di preservare le conquiste realizzate.

Compatrioti:

La Rivoluzione ha dato senso a parole che, nell’affrontare e trasformare la realtà, non dobbiamo dimenticare. Difendiamo la forza, il prestigio, la decenza, i diritti, l’efficienza, la qualità, la cura del dettaglio, la bellezza, la virtù, l’onore, la dignità e la verità di tutto quello che proponiamo e facciamo.

Dobbiamo, attraverso il Partito, andare avanti nel recupero e nel rafforzamento dei valori etici e morali che ci hanno guidati fino a qui, se pur siamo stati colpiti negli ultimi decenni dalle avversità e da difficili circostanze.

Di fronte all’ingiusto ordine economico internazionale imposto dal fallito e screditato neoliberalismo, Cuba mantiene una linea d’azione che ispira ammirazione, stupore e tutti quei sentimenti positivi tra coloro che desiderano una migliore realtà globale.

Questo comportamento accresce la frustrazione, la disperazione e l’impotenza del vicino del Nord e dei suoi accoliti, degli annessionisti, degli ingegni sottomessi che si piegano ai disegni dell’impero, di tutti i nemici giurati che si ingegnano a costruire i più perversi piani per attaccare la rivoluzione, creare sfiducia e spezzare l’unità.

Stringendo i lacci dell’assedio economico si vuol accreditare l’idea di una rivoluzione rigida, lenta, che non ha niente da offrire e non propone niente di nuovo, incapace di propiziare il dialogo, difendere la partecipazione, di dare felicità. Cercano di rubarci idee, parole, nell’intento di paralizzare la volontà e distruggere sentimenti.

Il denaro corre a fiumi per seppellire la Rivoluzione.

Non siamo una società chiusa, il nostro processo rivoluzionario non è debole, fuori tempo o anchilosato. In questi sessanta anni abbiamo pianificato un processo politico assolutamente nuovo, in mezzo a pressioni inimmaginabili. E siamo cresciuti, avanzando e correggendo molte volte la strategia al fine di perfezionarla.

Nella battaglia ideologica dobbiamo ricorrere alla lezione di Fidel, che ci ha insegnato non solo che la cultura è la prima cosa da salvare, ma che per salvarla dobbiamo essere interlocutori costanti dei nostri intellettuali e artisti.

Inoltre ci ha insegnato che questo dialogo non deve essere dato una volta per tutte ma al contrario deve essere un processo permanente, dove il rispetto e la volontà di lavorare insieme siano sinceri.

La Rivoluzione non solo non teme il pensiero creativo, ma lo stimola, lo coltiva, apre spazi per la sua crescita e sviluppo, lo riconosce e si nutre dei suoi apporti. Per questo ha creato un sistema d’insegnamento che in tutti questi anni, anche nei più difficili, è servito come protezione e salvaguardia del più prezioso patrimonio materiale e immateriale dell’opera dei creatori cubani.

L’apprendistato, in campo teorico e nella politica in generale, riguarda tutte le forze che partecipano al processo costruttivo.

Imperdonabile non è avere commesso, in anni passati e anche adesso, degli errori. Imperdonabile sarebbe non correggerli.

In questo siamo stati però coerenti, abbiamo corretto i nostri errori e abbiamo la volontà di continuare a farlo.

Una bella canzone cantata in duetto da Silvio Rodriguez e Santiago Feliù avverte: “E’ quanto si dubita una volta che la menzogna vince!”.

I grandi media e le reti sociali digitali funzionano come piattaforme effettive per la manipolazione e la menzogna continua. Per ogni essere umano che dubita o che condivide una notizia falsa, essi si attribuiscono un punto a loro favore.

Sarebbe ingenuo pretendere che esponenti di correnti artistiche, politiche o di qualsiasi altra natura, ignorino o non abbiano interesse a considerare il contesto generale. Da opportuni a opportunistici, da liberali a caotici, da indipendentisti a neo-anessionisti, la distanza è sottilissima.

Essi non ammettono nemmeno che la destra più radicale possa cospirare per far cessare la nostra esperienza, e questa è un grande esempio di irresponsabilità nei confronto del loro stesso paese.

E non stiamo parlando solo della colonizzazione della cultura. Parliamo soprattutto della guerra mossa dalla destra più reazionaria, che non perde occasione di distruggere ogni progetto della sinistra, in maniera quasi ossessiva.

Sono dei veri sociopatici, con tecnologia digitale sempre a disposizione, in guerra aperta contro la ragione e i sentimenti. Non attaccano soltanto un sistema politico, ma soprattutto le basi dell’essere umano. Questa è la guerra più pericolosa e più vile.

Non possiamo ignorare che i nemici della Rivoluzione applicano il concetto di Guerra non Convenzionale contro Cuba. Una guerra che si serve di tutto un armamentario fatto di banalità, di volgarità, di indecenze e falsità che cercano di insinuarsi nella nostra cultura.

Questi sedicenti paladini della libertà trafficano con valori che non conoscono nemmeno e pretenderebbero di smantellare una rivoluzione che ha liberato milioni di persone.

Incitano alla profanazione dei simboli e dei luoghi più sacri della nostra storia. Incitano alla disobbedienza, al disordine e all’indisciplina pubblica attraverso la calunnia, le falsità, la sfiducia.

La Rivoluzione Cubana non verrà tradita né regalata a coloro che pretendono di vivere giocando con la nostra sorte.

Non permetteremo che gli “attivisti”- come si definiscono loro stessi- del caos, della volgarità, della mancanza di rispetto, sporchino la nostra bandiera e insultino le nostre autorità. Non ignoriamo che essi cercano strenuamente di adempiere al mandato di coloro che li pagano.

E’ bene avvisare i delinquenti mercenari che lucrano con il destino di tutti, quelli che chiedono “invasione subito”, quelli che continuamente offendono con parole e atteggiamenti, che la pazienza di questo popolo ha dei limiti.

La virtù sarà nel saper serrare le fila nella difesa della patria che ci hanno affidato coloro che ci hanno preceduto e ci hanno guidati fino ad ora.

Nemmeno nel peggiore degli scenari un militante può essere spettatore passivo di una provocazione o lasciare che un compagno affronti da solo i provocatori. La rivoluzione la difendono i rivoluzionari! E tra i rivoluzionari i comunisti sono in prima fila ! Questo significa essere e agire come avanguardia politica.

Si deve provare orgoglio di far parte del Partito e intendere la militanza come dedizione agli ideali che l’organizzazione difende con passione, con responsabilità.

E’ l’ora di comprendere e usare tutte le risorse della comunicazione sociale, particolarmente nell’ambito delle reti, per trattare temi che incidano nella società, per scambiare opinioni e dare risposte a tutti i livelli istituzionali, per favorire la partecipazione e la trasparenza.

Dobbiamo approfittare di tutti gli spazi della comunicazione per dare battaglia come rivoluzionari, facendo sentire il peso della nostra storia, le ragioni e le convinzioni patriottiche.

Abbiamo di fronte la sfida di raccontare tutto quello che di buono abbiamo fatto, così come quello che possiamo e dobbiamo continuare a fare, mostrando tutto il nostro impegno.

Viviamo in un paese strutturato e organizzato, dove si lavora molto per resistere ai colpi di una realtà ostile e asfissiante. E il nostro impegno non viene mai meno.

Questa verità dobbiamo renderla palese ogni giorno, attraverso un minuzioso lavoro informatico, educativo, che illustri ogni progetto, e ogni scenario che serva a superare le avversità.

Dobbiamo farlo non in maniera altisonante o come una vanteria, ma piuttosto rendendo noti i contenuti della lotta, con fermezza, coerenza, senso della misura in modo che questi discorsi non provochino stanchezza o rifiuto. Il nostro linguaggio deve toccare tutte le dimensioni della società, a partire dal quartiere, dalla fabbrica, dalla scuola, dalla famiglia, cercando cioè di avvicinare istituzioni e società.

La Rivoluzione si basa sul dialogo, antepone la verità e l’etica alla menzogna, non negozia la sua esistenza, non legittima mercenari e agisce con sicurezza e fermezza.

Analizziamo con obiettività i passi avanti nella lotta per l’emancipazione della donna, contro la violenza di genere, il razzismo e la discriminazione, a favore della cura e della protezione dell’ambiente e degli animali.

E riconosciamo che dobbiamo ancora avanzare, per dare ancora più risposte alle inquietudini popolari.

Esercitiamo una militanza nel Partito che sia rivoluzionaria e attiva nello scontro con gli atteggiamenti razzisti e discriminatori, e in difesa della donna cubana.

Compagne e compagni :

Permettetemi ora alcune parole sulla cruciale battaglia economica, senza la quale tutte le altre possono risultare inutili.

Il quinquennio esaminato da questo Congresso non mostra buoni risultati economici. Questo è dovuto all’inefficacia nell’impegno di una parte significativa del sistema delle imprese e del settore del bilancio. Si presentano problemi strutturali che danneggiano e non sono stati risolti nel tempo: eccesso di spese non indispensabili, mancanza di controllo delle risorse materiali e finanziarie, ostacoli dati da eccessiva burocrazia. La soluzione di questi problemi dipende solo da noi.

Anche se abbiamo passato questo periodo segnato da diverse difficoltà, l’economia ha dimostrato capacità di resistenza, riuscendo a conservare le conquiste sociali, senza rinunciare agli obiettivi di sviluppo previsti, e all’appoggio solidale ad altri popoli.

Cuba ha dato una magnifica lezione di come la volontà politica, la vocazione umanista della Rivoluzione, la gestione del governo, le politiche pubbliche che hanno al centro l’essere umano, il dialogo tra i principali dirigenti e gli scienziati e la partecipazione attiva del popolo possono con successo affrontare un complesso problema come la pandemia.

Un piccolo paese senza risorse, assediato e stretto in un crudele blocco, ha ottenuto indici che parlano di un comportamento migliore di quello di molti paesi del mondo e della regione. Quest’opera è sostenuta da un’economia che critichiamo, per perfezionarla e farla diventare più efficiente, ma che apporta conquiste sociali inclusive e davvero rilevanti.

Il Partito afferma che non ci limitiamo alla mera sopravvivenza. Al contrario, aspiriamo a resistere in maniera creativa, senza rinunciare ai nostri progetti di sviluppo, perfezionandoli, attualizzandoli e modernizzando le forme di partecipazione.

Nel minor tempo possibile, con i nostri sforzi, prendendo atto che dipende da noi, con la minore dipendenza esterna possibile, dobbiamo risolvere la sfida di produrre gli alimenti di cui abbiamo bisogno, migliorare l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, utilizzare la sostenibilità delle potenzialità turistiche, l’efficienza nel processo degli investimenti, l’orientamento della produzione nazionale per soddisfare la domanda del mercato interno, la crescita di tutti i servizi che vengono erogati alla popolazione.

Ci sono concetti di base in qualsiasi tipo di economia, che dobbiamo mettere davanti a tutto, quali il risparmio e l’economia circolare. Si impone anche l’eliminazione della tendenza a importare.

Per superare la crisi è necessario dinamizzare il processo dell’ attualizzazione del modello economico e sociale e implementare la Strategia del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale sino al 2030, combinando con flessibilità la relazione tra la necessaria pianificazione, la decentralizzazione e l’autonomia indispensabile per lo sviluppo territoriale , con la partecipazione di tutti gli attori economici, includendo l’impresa statale, le micro, piccole e medie imprese e le cooperative.

Resisteremo in modo creativo, attraverso una profonda analisi di ogni situazione, usando l’esperienza, stimolando la partecipazione popolare e l’innovazione. Ovviamente senza rinunciare ai nostri principi internazionalistici, di solidarietà e cooperazione.

L’Ordinamento, non sempre ben compreso anche da coloro che hanno la responsabilità di attuarlo, esigerà molto lavoro politico data la sua grande complessità.

Si è discusso abbastanza se era il momento di metterlo in pratica, nel mezzo di inaspettati impegni che ci ha imposto la pandemia e l’inasprimento del blocco.

La risposta è una sola: non possiamo continuare a rimandare questa trasformazione orientata a sviluppare lo sviluppo e la partecipazione articolata di tutti gli attori economici.

E’ giusto ammettere che l’Ordinamento ha presentato problemi di strumentazione per l’insufficiente preparazione di alcuni dirigenti, e per l’inadeguata interpretazione delle norme, ma ci sono state anche incomprensioni derivate dall’errore di legarlo a problemi che erano presenti prima della sua implementazione. A questo si sommano le insoddisfazioni derivate da argomentazioni non sempre precise, che si aggiungono a reclami inammissibili che allontanano dai principi del progetto.

Il nostro primo impegno è stato quello di rispondere immediatamente e positivamente - nella misura del possibile- alle critiche e alle proposte della popolazione, favorendo l’ importante esercizio di quella partecipazione cittadina volta agli aggiustamenti, le correzioni e i cambiamenti.

Tariffe, prezzi e certe misure per favorire e stimolare la produzione e il commercio, rispondono a questa strategia.

Ancora una volta facciamo appello ad un necessario cambio di mentalità che faciliti questi propositi.

E’ già ora di passare dal richiamo alla trasformazione.

Vinciamo nella misura in cui poniamo all’orizzonte la maggiore felicità possibile per le cubane e i cubani, nel solco del socialismo.

La situazione attuale e i progetti derivanti dai nostri dibattiti chiedono un forte impegno ai dirigenti cubani.

La società e le sue istituzioni hanno bisogno di quadri con una profonda spinta etica e preparazione professionale, che si distinguano per la qualità rivoluzionaria e la sensibilità per i problemi del popolo, la capacità di affrontare le avversità con dedizione e creatività ispirate all’innovazione.

In qualsiasi circostanza, ma soprattutto nelle più difficili e problematiche, i nostri quadri devono spiccare per la loro dedizione all’impegno, per la voglia di migliorare, per la modestia e la sensibilità di sapersi mettere nei panni dell’altro, anteponendo il “noi” all’ “io”. Hanno la responsabilità di saper dialogare sinceramente, e col cuore.

Il Congresso ha approvato una strategia per la preparazione dei quadri che prevederà l’analisi scientifica della loro selezione, formazione e promozione, che terrà conto delle varie tappe per differenti gradi di responsabilità.

Compatrioti:

Il blocco e la pandemia si sono uniti nell’ultimo anno per rallentare molto i nostri progetti e i nostri sogni. Lottiamo duramente contro le difficoltà quotidiane e anche se a volte sembrerebbe che non si riesca ad uscire dall’incertezza, tuttavia ci meraviglia e ci stupisce la nostra stessa capacità di reazione.

Che un paese limitato dal blocco sia riuscito comunque a mantenere l’efficienza dei suoi principali servizi, ad assistere tutta la sua popolazione contagiata e medicalmente sospetta, ad abilitare in tempo record più di una ventina di laboratori di biologia molecolare, a disegnare ed elaborare prototipi nazionali di ventilatori polmonari e kit diagnostici, a sviluppare cinque possibili vaccini, proponendosi di produrre dosi sufficienti per immunizzare tutta la popolazione e proporli ad altre nazioni, ad offrire una seria collaborazione medica a diversi popoli del mondo, tutto ciò è più di una luce in fondo al tunnel.

E’ la prova che siamo dalla parte giusta della storia e che l’opera rivoluzionaria e socialista ha tanta forza e potenzialità che nemmeno il più grande impero è riuscito a far crollare.

L’artefice di questa prodezza indiscutibile, per il nostro popolo ha un nome: Fidel Castro Ruz.

Il Comandante in Capo, secondo il precetto di Martì secondo cui governare è prevedere, in giorni molto incerti per Cuba, sostenne lo sviluppo della biotecnologia, la produzione di farmaci e vaccini e la formazione di medici per la nazione e per il mondo. Egli, che sapeva vedere per primo e più lontano, fino a dove l’umanità può realizzare i suoi sogni, è un riferimento costante ogni volta che Cuba, stupendo molti, si risolleva salvando se stessa e contribuendo a salvare il mondo da una tra le peggiori pandemie della storia umana.

Quando donne e uomini in camice bianco, membri della brigata Henry Reeve, scendono dalla scaletta di un aereo, con in testa la bandiera cubana, e si preparano a salvare vite senza porre un prezzo al loro lavoro, le menzogne e le infamie contro Cuba cominciano a dissolversi come neve e la verità dei nostri principi appare evidente.

Compatrioti di tutta Cuba, militanti quotidiani della Rivoluzione:

I membri dell’Ufficio Politico, della Segreteria e del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, eletti oggi, assumono lo straordinario impegno di dare continuità alla Rivoluzione Cubana.

Dopo vari anni di lavoro e dedizione agli impegni del Partito, salutiamo quelle compagne e quei compagni che, nei loro incarichi, sono parte integrante di tutto quello che il paese ha costruito e conquistato in condizioni di sfida negli ultimi anni.

Tutti loro portano con sé il migliore dei riconoscimenti : avere lavorato nelle più alte istanze del Partito fondato e diretto da Fidel, Raùl e altri compagni della storica generazione del Centenario, come i comandanti della Rivoluzione Ramiro Valdès e Guillermo Garcia, che continuano ogni giorno a darci lezioni di dedizione all’opera comune.

Al Comandante dell’Esercito Ribelle, Josè Ramon Machado Ventura, che per decine di anni ha portato sulle sue spalle i difficili compiti dell’organizzazione, il suo funzionamento, il controllo delle risorse e dell’amministrazione, va il nostro permanente ringraziamento per la sua dedizione, per la sua disciplina e lealtà.

Ci accompagneranno sempre come lezioni di vita i suoi insegnamenti e la fiducia nell’attraversare passo passo i momenti difficili, la sua capacità di organizzare le forze studentesche e giovanili, la sua semplicità, la sua modestia e la sua dedizione alla causa.

In quanto al Generale dell’Esercito, il Congresso della Continuità vuole testimoniare il nostro enorme debito con un uomo che non potrà mai separarsi dal Partito di cui è stato un fondatore.

Riassumere i suoi apporti alla Rivoluzione, come ho fatto all’inizio, non è solo un dovere dei compagni. E’ un modo di dimostrare a noi stessi quali sono le principali qualità di un leader, di un autentico rivoluzionario, mai appagato dai risultati del suo lavoro, sempre attento alle istanze sociali, sensibile a quello che il popolo richiede.

Intransigente e fermo quando si tratta di affrontare l’avversario e difendere la rivoluzione.

Semplice e affettuoso quando stimola,riconosce, premia ,o anche sanziona un compagno di lotta.

La continuità si afferma attraverso l’esempio e gli insegnamenti dei leaders che ci hanno preceduto.

Compagno Generale d’Esercito, Ministro o più semplicemente Raùl, come lo chiamano popolarmente, in nome dei miei compagni, le mie compagne e del popolo cubano: grazie per l’esempio, lo stimolo, la forza e la fiducia. Grazie per esserci e aiutarci a credere in noi stessi!

E’ stato importante, molto importante, il tuo appoggio e il tuo stimolo in questi anni di apprendistato e formazione che ci permettono di assumere oggi responsabilità in linea con la tua storia e quella di Fidel.

La sfida è tremenda, ma ci tranquillizza la consapevolezza che la scuola è vicina e voi siete al nostro fianco.

Compagne e compagni,

Quello che succede qui, oggi, ci pone di nuovo di fronte alla storia,

E’ il 19 Aprile, il giorno della vittoria di Giròn, quella prima battaglia contro i mercenari dell’impero che volevano eliminare la Rivoluzione e furono da te sconfitti. La dichiarazione del carattere socialista del Rivoluzione, il giorno precedente a quei combattimenti, il valore e il genio di Fidel affinché la battaglia durasse meno di settantadue ore e non riuscissero ad occupare una spiaggia, dove l’immagine del leader sul carro armato in marcia, sempre in prima linea, vengono ricordati anche per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Il Partito Comunista di Cuba è indissolubilmente unito a questo simbolo di resistenza e alla vittoria che spetta a tutti coloro che limpidamente combattono per i diritti dei loro popoli e non reclamano altro che un posto all’avanguardia.

La nostra generazione comprende la responsabilità che si assume e promette alla generazione storica di dare continuità alla Rivoluzione.

Lo facciamo secondo il principio immortale di Maceo: “.. chi pensa di appropriarsi di Cuba, raccoglierà la polvere del suo suolo annegato nel sangue, se non è morto nella lotta “.

Parafrasando Camilo nelle sue note parole a Fidel, ricevendo il grado di Comandante dell’ Esercito Ribelle nella Sierra Maestra, vogliamo dire alla generazione storica, ai nostri compagni di militanza nel Partito e al nostro amato popolo: “ Grazie per darci l’opportunità di servire questa degnissima causa per la quale saremo sempre disposti a dare la vita (…)”. E sarà più facile smettere di respirare che smettere d’essere fedeli alla vostra fiducia!

Siamo Cuba!

Cuba viva !

Patria o muerte!

Vinceremo !.