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Le classi dominanti europee vogliono avere la certezza assoluta che le forze politiche che usciranno vincitrici dalle elezioni del 25 settembre daranno vita in Italia ad un governo che continuerà ad evitare tutti quei provvedimenti che non sono compatibili con gli interessi e i privilegi dell’oligarchia finanziaria e industriale.

Tra gli elementi che, dal loro punto di vista, costringeranno qualsiasi esecutivo, non importa se guidato da Meloni, Letta o Draghi, al rispetto delle politiche favorevoli alle élite europee, vi sono certamente la decisione della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi di interesse di 0,5 punti base e il varo, sempre da parte della BCE, del “Trasmission Protection Instrument” (TPI), lo strumento di protezione della trasmissione della politica monetaria, detto anche “scudo anti-spread”.

La decisione di aumentare i tassi di interesse, vale a dire l’attuazione di una politica monetaria restrittiva, non serve a combattere l’inflazione ma è finalizzata esclusivamente a ridurre i consumi, gli investimenti, la produzione, i redditi e l’occupazione. Essa serve soltanto a velocizzare l’ingresso dei Paesi europei nel tunnel della stagflazione, situazione nella quale si registra contemporaneamente la presenza di inflazione e stagnazione. Lo scopo finale è quello di indebolire la classe lavoratrice e, quindi, creare le condizioni favorevoli per attaccare i diritti dei lavoratori e tenere bassi i salari.

Anche uno studente al primo anno di economia può capire che non ha alcun senso ed è controproducente combattere un’inflazione importata, da costi, con una politica monetaria restrittiva. Infatti, come a ragione sottolinea Joseph Stiglitz nell’articolo “Inflation Dos and Don’ts”, “tassi di interesse più alti non portano più automobili, più petrolio, più grano, più fertilizzanti, più latte artificiale per i bambini. Al contrario, rendendo gli investimenti più costosi, possono persino impedire una risposta efficace dal lato dell’offerta”. Secondo il Premio Nobel per l’economia, invece, in una situazione di questo tipo, gli Stati devono mettere in campo una nuova politica industriale caratterizzata da forti investimenti pubblici e misure volte sia ad incrementare i salari dei “cittadini comuni che lottano per sbarcare il lunario” che a tassare “gli utili inaspettati delle società dei combustibili fossili”.

A cosa serve, invece, il tanto decantato “scudo anti-spread” della Banca Centrale Europea?

Ufficialmente il Trasmission Protection Instrument serve a sostenere l’efficacia della trasmissione della politica monetaria a tutti i Paesi dell’area dell’euro. Secondo la BCE, esso può essere attivato “per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che rappresentano una seria minaccia per la trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro”.

La Banca Centrale Europea può quindi “effettuare acquisti sul mercato secondario di titoli emessi in giurisdizioni che subiscono un deterioramento delle condizioni di finanziamento non giustificato dai fondamentali specifici del Paese, per contrastare i rischi al meccanismo di trasmissione della misura necessaria”. L’entità degli acquisti dipende “dalla gravità dei rischi per la trasmissione della politica monetaria” e gli acquisti stessi “non sono limitati ex ante”.

Dunque, al fine di trasmettere efficacemente a tutti i Paesi dell’euro la sua politica monetaria, la BCE si dota di uno strumento che le permetterà di agire nel momento in cui i mercati finanziari vorranno attaccare un Paese e ampliare lo spread (vale a dire la differenza tra i rendimenti dei propri titoli di Stato e quelli dei titoli di Stato tedeschi). Quando si verificherà una situazione di questo tipo, la BCE potrà intervenire per salvare lo Stato preso di mira dalla speculazione attraverso l’acquisto in quantità illimitata sul mercato dei titoli di Stato del Paese sotto attacco.

Il problema è rappresentato dalle condizioni che il Paese colpito dalla speculazione deve rispettare perché possa avere accesso al Trasmission Protection Instrument.

Esse sono essenzialmente quattro: rispetto delle regole di bilancio dell’Unione Europea; assenza di gravi squilibri macroeconomici; adozione di politiche macroeconomiche sane, sostenibili e allineate con i criteri del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza); sostenibilità del debito pubblico.

Quindi, non verranno aiutati tutti i Paesi colpiti dalla speculazione e con lo spread in forte crescita ma solo quelli che rispondono ai criteri economici e politici stabiliti da Christine Lagarde.

Non solo. Tali criteri non sembrano eccellere in chiarezza e trasparenza. Pensiamo, ad esempio, alla condizione riguardante la sostenibilità del debito pubblico di un Paese: come si fa a dire che un Paese può accedere al TPI solo se il proprio debito pubblico è sostenibile quando la sostenibilità del debito dipende, soprattutto se un Paese è sotto attacco speculativo, proprio dalla decisione della Banca Centrale di intervenire con l’acquisto di titoli di Stato?

È, quindi, evidente che dietro a questo strumento partorito dalla BCE si nasconda, nei confronti dei governi dei Paesi dell’Unione Europea, un vero e proprio ricatto politico che può essere sintetizzato in questi termini: se indirizzerete il denaro pubblico verso quei capitoli di spesa sgraditi alle classi dominanti (ad esempio, sanità, istruzione, edilizia pubblica) o se non attuerete tutte le riforme neoliberiste previste dal PNRR, in caso di un molto probabile attacco speculativo da parte dei mercati finanziari (naturalmente gestiti da uomini d’affari strettamente legati all’oligarchia finanziaria e industriale) e di un aumento dello spread, sappiate che non riceverete gli aiuti del TPI e, di conseguenza, sarete condannati al default.

Dal punto di vista delle élite europee, il Trasmission Protection Instrument è uno strumento perfetto, molto più efficace del vecchio Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Il MES è un fondo istituito nel 2012 grazie ai contributi dei Paesi dell’Unione Europea con l’obiettivo dichiarato di fornire assistenza agli Stati membri in difficoltà finanziaria.

Per accedere all’assistenza finanziaria del MES, uno Stato, dopo aver presentato la domanda, deve firmare un Memorandum d’intesa, deve cioè impegnarsi a mettere in pratica politiche di aggiustamento macroeconomico che, come ci ha insegnato soprattutto il caso greco, prendono principalmente la forma di tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni. Le istituzioni che si occupano di controllare che il Paese richiedente faccia i compiti assegnati sono la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale (la cosiddetta “Troika”).

Nonostante l’obiettivo dichiarato, il Meccanismo Europeo di Stabilità è a tutti gli effetti uno strumento che serve a punire quei Paesi in disavanzo che hanno fatto prendere alla spesa pubblica una direzione poco gradita alle classi dominanti europee.

Infatti, quando i mercati finanziari ritengono che la direzione della spesa pubblica di Paese in disavanzo è compatibile con gli interessi e i privilegi delle classi dominanti, i tassi di interesse sui titoli di Stato restano contenuti. Questo succede, ad esempio, quando a registrare un aumento sono i capitoli relativi alla spesa pubblica militare.

Se invece il denaro pubblico di un Paese in disavanzo viene indirizzato verso capitoli di spesa sgraditi alle classi dominanti, i mercati finanziari fanno aumentare i tassi di interesse sui titoli di Stato. Crescono, quindi, gli spread e il debito pubblico fino a quando il Paese “ribelle”, sull’orlo del default, si trova costretto a fare ricorso al MES e ad accettarne le condizioni.

Dunque, sia il MES che il TPI sono strumenti che consentono di tenere sotto controllo l’entità e, soprattutto, la direzione della spesa pubblica dei Paesi europei.

Tuttavia, dal punto di vista padronale, un’importante differenza a vantaggio del nuovo scudo anti-spread c’è: il MES svolge una funzione punitiva ex post per i Paesi ribelli mentre il TPI impedisce ex ante che ci siano dei Paesi e dei governi ribelli.

Lo scudo anti-spread non è quindi uno strumento partorito da una Banca Centrale Europea buona e generosa ma semplicemente un’arma finanziaria che serve ad imporre ai governi europei, a dispetto della sedicente idea di Europa come avamposto della democrazia nel mondo, la linea politica da seguire e, quindi, si attesta piuttosto come uno strumento classista che garantisce sonni tranquilli alle oligarchie finanziarie e industriali.