Plinio il Vecchio e Pausania hanno attraversato il mondo greco, recandosi nei luoghi di produzione dell’arte, restituendoci atmosfere e offrendoci informazioni sul perduto repertorio pittorico purtroppo con mere descrizioni letterarie.
La soggettistica, dapprima incentrata sulle vicende divine, darà spazio, in dipinti e rilievi, ai “temi della storia”, scegliendo le sequenze trionfali della Grecia nelle grandiose forme dei complessi scultoreo-templari.
Un nutrito rendiconto di quella che potrebbe essere stata la Storia della pittura greca sarà dato nel capitolo dedicato all’affresco latino-pompeiano.
Resta così un interrogativo: se, come osserveremo, l’architettura romana riuscì a superare la greca, potrebbe essere che anche l’affresco latino costituisca un’eccellenza insuperata?
Il progresso lineare della configurazione estetica Grecia dalla fase arcaica all’Ellenismo costituisce un caso unico di evoluzionismo antropocentrico.
Atene si afferma come “città ideale” dell’antichità divenendo l’habitat ideale per l’intellettuale, che contribuisce allo sviluppo di ogni attività culturale.
Il sistema governativo monarchico è smantellato in Grecia quasi nel momento in cui viene la fondazione di Roma, che per secoli manterrà invece la costituzione di principato. Ciò dà chiara idea del “delay” (ritardo) sociopolitico del mondo italico rispetto a quello ellenico.
La fase protostorica dell’arte greca è coincidente all’espressione cicladica, di cui abbiamo dato cenni, mentre il “periodo arcaico” costituirà una cellula di sviluppo a sé stante, incentrato sullo studio delle “proporzioni del corpo umano”, pervenendo a primi abbozzi di anatomia. La Dama di Auxerre compiuta nel 630 a. C (Louvre di Parigi) è una forma antesignana della Kòre, o “giovane donna”. S’evidenziano caratteristiche arcaiche come la sproporzione fisica – evidente nella “macrocefalia” (testa troppo grande in proporzione al resto del corpo) – la “fissità dello sguardo” e la parziale “geometrizzazione dell’anatomia”, in particolare di occhi e capelli. L’artista, con strumenti tecnici ancora limitati, si dedica a cantare la bellezza virile con i kòuroi e femminile con le korai.
Intanto le composizioni dei frontoni dei templi si evolvono coordinando più figure, collocate nello spazio del triangolo isoscele, che solo dopo alcuni secoli l’artista riuscirà ad animare con le azioni compiute dagli eroi per raccontare scene mitologiche.
Nei templi, presidiati per proteggere i tesori (thesauròi o donari), si scatena nel frontone occidentale il tema di una battaglia o “machìa” dalla funzione educativa e dissuasiva a commettere reati, attraverso il terrore che le immagini incutono. Nel frontone orientale la raffigurazione suggella invece l’armonia tra le divinità, con temi meno bellicosi, in cui si svolge spesso una gara tra eroi o dèi.
Per comprendere lo sviluppo dell’arte nella fase severa, osserviamo la parallela evoluzione della situazione politica, influente sulle questioni artistiche.
Quando il re Pisistrato prende il potere nel 560, che deporrà nel 527 a. C., la sua affermazione è favorita dal malcontento delle classi più deboli. Il regime s’irrigidisce con la tirannide di Ippia, deludendo ogni aspettativa. Ippia sarà cacciato, e il fratello Ipparco sarà ucciso nella rivolta del 510 a. C. capitanata da Armodio e Aristogitone. I due sono celebrati tra i primi “eroi storici” nelle sculture, dove appaiono inneggiare titanicamente alla fine del regime.
Avanza il tentativo di riforma con Clistene, che istituisce un governo alle cui emanazioni legislative deve chiunque sottostare senza distinzioni di casta. I “princìpi isonomici” di Clistene e della sua costituzione del 502 a. C. avviano il programma per una “società democratica”.
I filosofi paventano però che tale apertura costituisca una fragilità utile al rigurgito della tirannia. Aristotele definirà la democrazia come “governo a vantaggio dei poveri”. Senofonte ritiene che in democrazia la canaglia stia meglio dell’onesto, mentre altri pensatori vedranno in essa rischi demagogici, di disordini e di limiti all’affermazione dei più valenti. Nonostante tali interpretazioni, la democrazia favorirà un confronto confacente allo sviluppo dell’arte.
La democrazia porta anche alla fusione dei popoli giunti dall’entroterra e dalla fascia sub-costiera, fenomeno che limiterà i poteri dei dieci arconti e dell’areopago, mentre la bulè salirà a 500 membri.
L’ecclesía è in ambito legislativo il nuovo perno della politica ateniese e, al fine di garantire la democrazia, sarà anche introdotto l’ostracismo.
L’età classica sarà specchio di tale riorganizzazione, quanto della trionfale affermazione di Atene nelle guerre persiane. Le colonie greche dell’Asia Minore, prese dal re di Lidia Creso, al regno dal 560 al 546 a. C., saranno però conquistate da Ciro il Grande, re di Persia, che ingloberà le città greche anatoliche, lasciando indipendente solo l’isola di Samo. Ne consegue una fase di contrasti che sfocerà nelle Guerre Persiane.
Si apre così la storica contrapposizione di due culture e due sistemi culturali.
Nel 499 a. C. la confederazione ionica, assistita da Atene ed Eretria, affida la rivolta al tiranno di Mileto Aristagora. Nel 491 a. C. Dario saccheggia Mileto e riprende la Ionia, per poi puntare su Atene con una grande flotta, che fallirà l’assalto per il naufragio di molte navi persiane al largo del monte Athos.
Dario chiede la sottomissione delle città greche con un annuncio rifiutato soltanto da Sparta e Atene. La prima guerra persiana ha inizio con la seconda spedizione di Dario del 490 a. C. che, annientata Eretria, marcia sulla piana di Maratona. La richiesta di aiuto a Sparta giunge nel mezzo di un’importante festa religiosa e, grazie all’appoggio, l’ateniese Milziade s’imporrà sull’assai più numeroso esercito persiano.
Nella seconda guerra persiana, Dario è sostituto nel 486 a. C. dal figlio Serse I, che nel 481 a. C. giungerà allo stretto dell’Ellesponto. Il primo tentativo di resistenza al passo delle Termopili è perduto dal re spartano Leonida nel 480 a. C.. Atene sarà abbandonata e posta al sacco.
La flotta ateniese composta da 400 navi guidate da Temistocle s’impone però nel 479 a. C. su circa 1200 nemiche al largo dell’isola di Salamina, che fronteggia Atene. A Platea saranno eliminate le ultime guarnigioni persiane con il successivo trionfo a Micale, e l’ultimo manipolo persiano sarà cacciato nel 478 a. C. da Sesto sull’Ellesponto.
Tali vittorie garantiscono ad Atene il periodo artisticamente più fertile. Lo studio dell’artista compie progressi mai segnati in passato, confermato da una rinnovata fiducia nel genio strategico greco, negli uomini e nell’aiuto degli dèi.
Il dominio dell’aristocrazia si vale degli “eupatridi”, che esercitano un potere consultivo con nove arconti in carica, rieletti dall’“ecclesia” ogni anno, che governano in diretto rapporto con l’“areopago”, consiglio di ex-arconti. L’areopago è istituito a tutela delle leggi, divenendo tribunale per gravi reati contro istituzioni e ordine pubblico.
Nel 621 è emanato da Dracone il primo gruppo di leggi, con cui il legislatore limita lo strapotere giudiziario dei nobili. Tale gruppo di normative subirà nel 594 a. C. un sostanziale aggiornamento su iniziativa dell’arconte Solone, che divide il censo in quattro classi per ordine di ricchezza: i penta-cosiomedimni (che possono ascendere all’arcontato), i cavalieri, gli zeugiti e i teti. A fianco dell’areopago è costituita la bulè, altro consiglio di quattrocento sorteggiati dalle tre classi minori, infine sarà attivato il tribunale del popolo o eliéa.
Le complesse leggi e gerarchie determinano una società dell’“eletto” e del “negletto”. Ciò favorisce l’affermazione del mito nell’arte. Le opere saranno caratterizzate da linearità di apprendimento e crescita in cerca di “certezze” e dati “oggettivi e normativi”.
Parimenti l’uomo comune, ora rappresentato da un tribunale, può aspirare a divenire spettatore dell’opera d’arte e anche esprimere opinioni su essa.
La società greca cerca la stabilità, che dia modo a filosofia e letteratura di essere usate per approfondire speculazioni utili all’uomo. L’artista rincorre un momento di quiete sociale per meditare le proprie mosse tecnico-formali alla fine del VI secolo a. C., avanzando poi nella ricerca sino a metà del sec. V, che coincide con ultimo tratto dell’arte severa, in cui sarà completato lo studio dell’“anatomia scientifica”.

