giovedì, Aprile 29, 2021
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I 100 anni del Partito Comunista Portoghese

“Il percorso che ci ha portati sin qui”

"Scritto in occasione del Centenario del Partito Comunista Portoghese, questo articolo non fa altro che sottolineare quanto la conoscenza del ricco patrimonio storico del Partito sia fonte di ispirazione per la nostra lotta nel presente e per rafforzare la convinzione che, quali che siano le difficoltà e i pericoli da affrontare, il futuro sarà dei lavoratori, sarà socialista e comunista" (da "O Militante")

Di:Albano Nunes – leader storico del PC Portoghese; articolo tratto da "O Militante", rivista teorica del PCP, n° 371, del marzo-aprile 2021. A cura di Stefano Verzegnassi.
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La prima di tutte le questioni ha a che fare con la creazione del Partito stesso, che non è stata il risultato del caso, ma della maturazione del movimento operaio portoghese, che ha reso necessario fare un passo in avanti qualitativo nella sua organizzazione, dotando la classe operaia di una forza politica indipendente dall’influenza politica e ideologica della borghesia.

Questo è il merito storico di chi, nel 1921, iniziò il percorso che ci ha portato qui. Un percorso in cui i giovani comunisti hanno giocato un ruolo fondamentale. Un percorso di apprendimento permanente, segnato dall’inesperienza e dalla mancanza di maturità marxista dei primi anni, e dalle difficoltà create all’indomani del colpo di stato militare del 1926, che costrinse il Partito nella clandestinità.

È questo radicamento che, essendo la ragion d’essere del Partito, deve essere curato in modo permanente, come ancora una volta sottolineato nelle decisioni del XXI Congresso. È in questo radicamento che sta la fonte dell’energia rivoluzionaria del PCP e del suo ruolo insostituibile nella vita politica nazionale e del suo prestigio internazionale. E’ grazie a questo radicamento, e alla tenacia rivoluzionaria di generazioni di comunisti, che il PCP, di fronte al profondo odio di classe e alla persecuzione della dittatura, è riuscito a resistere alla violenza della repressione fascista e ad attraversare unito grandi cambiamenti e tempeste, nella situazione nazionale e internazionale. Il PCP è un partito di eroi, costruito da uomini, donne e giovani che, per le idee volte alla liberazione della classe operaia, hanno rischiato la propria vita.

Una delle lezioni più importanti nella storia del Partito per la nostra azione odierna è la necessità di curare in modo permanente il legame con la classe operaia e le masse. «Il PCP è figlio della classe operaia. Se le sue radici di classe si seccassero, sarebbe condannato a invecchiare, a languire e a morire. Per il Partito la classe operaia è fonte di vita e di rinnovamento permanente» (Álvaro Cunhal, Il Partito dalle pareti di vetro).

Opera dei lavoratori portoghesi, il PCP è nato, come la maggior parte degli altri partiti comunisti, nel quadro dell’influsso rivoluzionario generato dalla Rivoluzione d’Ottobre e sotto l’influenza e l’esempio delle conquiste della giovane Russia sovietica. Ma questo impulso iniziale fu consolidato con l’assimilazione della teoria rivoluzionaria che guidò il partito di Lenin alla conquista del potere, con la Conferenza di aprile e la riorganizzazione del 1929, con l’elezione a Segretario generale del compagno Bento Gonçalves. Solo allora il PCP ha trovato nel marxismo-leninismo la bussola che lo ha guidato nelle dure condizioni di clandestinità e verso l’adozione della linea di massa venuta a rompere (non senza seria resistenza) con concezioni e pratiche anarchiche e revisioniste, che tendevano a mettere la classe operaia a rimorchio della borghesia e condurre la sua lotta, tante volte eroica, alla frustrazione e alla sconfitta.

Con Bento Gonçalves, il PCP assume finalmente le caratteristiche del «partito di nuovo tipo» leninista, punto di riferimento storico del percorso che verrebbe a configurare il Partito che siamo oggi. Un partito che si è sempre considerato parte integrante del movimento comunista internazionale anche quando (tra il 1938 e il 1947) era praticamente isolato e il suo sviluppo era influenzato dalle diverse analisi e orientamenti delle diverse fasi della storia del movimento comunista. Ma è cresciuto liberandosi e combattendo le tendenze alla copia meccanica delle esperienze altrui, abituandosi a pensare con la propria testa e imparando principalmente dalle lezioni della propria esperienza. È così che le caratteristiche che ora abbiamo così solidamente acquisite si sono evolute e maturate. Tra l’altro, la definizione di marxismo-leninismo contenuta negli Statuti e nel Programma del Partito, che ne sottolinea la natura intrinsecamente antidogmatica, o la nozione di “grande collettivo di partito”, ha un significato particolare. Vale la pena richiamare l’attenzione sull’importanza di valorizzare la formazione dei quadri e il lavoro quotidiano del Partito nell’opera di Álvaro Cunhal “Il Partito con le pareti di vetro” («Sono fiducioso che saprai superare tutti gli ostacoli e condurre il Popolo alla vittoria, mantenendo quella disciplina e il controllo severo di uno sull’altro nel lavoro collettivo, come stiamo facendo e perfezionando. Che sfortuna per me, che ho iniziato a lavorare in questo modo quando avevo già cinquant’anni. Felici quelli che arrivano nuovi al Partito e scoprono che funziona così” - Estratto di una lettera inviata da Militão Ribeiro al Partito poco prima della sua morte).

Nella prima metà degli anni Trenta, il Partito conosce importanti progressi e già conduce importanti lotte. Ora c’è, anche se ancora limitato, una serie di rivoluzionari professionisti, è nata “Avante!” nel 1931 (quest’anno abbiamo festeggiato i 90 anni) e con esso un dispositivo di stampa e distribuzione clandestino, spesso duramente colpito dalla repressione e sempre ricostruito. Con la Commissione Interunionale (CIS) affiliata all’Unione Rossa Internazionale, nonostante i suoi limiti, vengono poste le basi (clandestine) del sindacalismo di classe, che contesta il “sindacalismo rivoluzionario” della CGT di orientamento anarchico. Dopo la cellula esemplare dell’Arsenale della Marina, compaiono nuove cellule aziendali. Il Partito incoraggia organizzazioni unitarie come Socorro Vermelho Internacional, la Lega degli amici dell’URSS, il Blocco accademico antifascista, la Lega contro il fascismo e la guerra. Si svolgono grandi lotte, come la rivolta antifascista dei lavoratori del 18 gennaio 1934 contro la fascistizzazione dei sindacati, e la rivolta dei marinai del 1936 guidata dall’Organizzazione rivoluzionaria armata (ORA) guidata dal Partito. Gli eventi a livello internazionale, come i grandi successi nella costruzione del socialismo in URSS e le vittorie dei Fronti popolari in Spagna e Francia, stimolano la lotta.

Ma sono anche gli anni della deriva fascista del Paese, dell’intensificarsi della repressione del movimento operaio e antifascista - simboleggiata dall’apertura del sinistro campo di concentramento di Tarrafal - dell’avanzata del nazifascismo in Europa, del sanguinoso assalto fascista alla Repubblica spagnola, dello scoppio della seconda guerra mondiale e dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista.

L’arresto di Bento Gonçalves e degli altri due membri della Segreteria alla fine del 1935, e successivi colpi di stato che riducono al minimo l’apparato clandestino del Partito, apriranno un periodo di grande instabilità e gravi difficoltà che verranno superate solo con la riorganizzazione del 1940/41, promossa dai quadri liberati da Tarrafal nella cosiddetta “amnistia dei centenari”, con la partecipazione di spicco del compagno Álvaro Cunhal, in carcere al momento del lancio dell’iniziativa.

La riorganizzazione del 1940/41, di cui sono espressione i grandi risultati del III e IV Congresso del Partito, realizzati nelle più rigorose condizioni di clandestinità, rispettivamente nel 1943 e nel 1946, segna un salto quantitativo e qualitativo nella vita del Partito. All’inizio a livello di organizzazione, con un lavoro cospirativo più rigoroso e più impegnativo e disciplinato in difesa del Partito stesso (compreso il comportamento da tenere nei confronti della polizia, che l’opuscolo « Se vai in prigione, Compagno» incarna), al rafforzamento dell’apparato clandestino, all’aumento del numero dei militanti effettivi. Poi con la valorizzazione del lavoro collettivo e la pratica di funzionamento democratico, che nel suo miglioramento ed evoluzione post-25 aprile, possiamo ben considerare come ”basato sullo sviluppo creativo del centralismo democratico”.

E ancora nel rivolgersi alle masse, mettendo in pratica nelle condizioni specifiche del nostro Paese le importanti decisioni del VII Congresso dell’Internazionale Comunista (1935) che la difficile situazione creata con la prigionia di Bento non aveva permesso di applicare, e che ha nel lavoro svolto nell’ambito dei «Sindacati nazionali» una notevole espressione. L’unità della classe operaia allora forgiata, non attraverso accordi di vertice comunisti con altre correnti politiche come è avvenuto in altri paesi (che gli anarchici, per inciso, hanno apertamente respinto), ma attraverso l’unità nella lotta per obiettivi concreti e immediati, è rimasta. Con quell’unità si sono sviluppate grandi battaglie, sono state elette Direzioni di fiducia dei lavoratori in molti Sindacati nazionali, e si è giunti alla Rivoluzione d’Aprile con una poderosa centrale sindacale di classe - la CGTP-IN - che ancora oggi, dopo decenni di offensiva controrivoluzionaria e cospirazione tesa a dividere le masse, è la maggiore e più influente organizzazione sociale del Paese.

È particolarmente significativo che la riorganizzazione 1940/41 sia stata avviata in un frangente internazionale in cui il terrore fascista minacciava di diffondersi in tutto il mondo e, nonostante alcuni errori successivamente riconosciuti e corretti, l’evolversi della situazione confermò rapidamente la sua corretta impostazione, con il Partito alla testa dei grandi scioperi del 1942 e 1944, delle grandi manifestazioni popolari che hanno celebrato la vittoria sul nazifascismo nella seconda guerra mondiale, con il rafforzamento dell’unità democratica, di cui il MUNAF, il MUD e il MUD giovanile erano espressione, con la sua grande influenza tra gli intellettuali. Il PCP diventa un grande partito nazionale, l’avanguardia indiscussa della classe operaia e la forza trainante dell’opposizione antifascista.

La prigionia di Álvaro Cunhal e Militão Ribeiro nel 1949, e nuovi colpi di stato repressivi con l’appoggio delle grandi potenze capitaliste al governo fascista di Salazar nel quadro della controffensiva della “guerra fredda”, crearono serie difficoltà per l’azione del Partito negli anni Cinquanta. E il V Congresso (1957), nonostante il grande successo che ne costituì la realizzazione e le importanti decisioni prese (come l’approvazione degli Statuti o la posizione sulla questione coloniale, che confermava l’alleanza di combattimento del PCP con i movimenti di liberazione delle colonie portoghesi) adottò un orientamento programmatico sbagliato, che pregiudicò l’affermazione del Partito, non preparato a cogliere la disposizione alla lotta evidenziata dallo storico movimento di massa attorno alla campagna elettorale di Arlindo Vicente e Humberto Delgado nel 1958, una situazione più tardi caratterizzata come pre-insurrezionale.

Sarà appena negli anni Sessanta, con l’aggravarsi della crisi di regime e il recupero alla lotta di numerosi dirigenti - spettacolari le fughe dalle carceri di Peniche (3 gennaio 1960) e Caxias (4 dicembre 1961) - che ci sarà la correzione della “deviazione di destra”, con il ripristino della sollevazione nazionale come un modo per rovesciare il fascismo che il V Congresso aveva abbandonato; con l’elezione di Álvaro Cunhal come Segretario generale e con altre misure di direzione, che verrà a svilupparsi la dinamica che ha portato alla Rivoluzione. Dinamica in cui vanno sottolineate le grandi giornate del 1 maggio 1962 e la lotta del proletariato agricolo nei campi meridionali che portò alla conquista delle 8 ore, importanti battaglie dell’Opposizione Democratica, le lotte studentesche del 1962 e 1969, lo sviluppo della lotta contro le guerre coloniali, comprese le azioni dell’ARA.

Il VI Congresso tenutosi nel 1965 costituisce uno degli eventi più importanti nella storia del PCP, dotandolo del Programma per il rovesciamento del fascismo e la conquista della libertà, il Programma per la Rivoluzione Democratica e Nazionale che, nelle sue linee fondamentali , la Rivoluzione del 25 aprile 1974 ha confermato. Questa straordinaria impresa è stata possibile perché, applicando creativamente il marxismo-leninismo all’analisi della realtà portoghese, il PCP ha correttamente caratterizzato la fase di sviluppo e le caratteristiche e contraddizioni specifiche del capitalismo portoghese; la natura di classe del fascismo come “dittatura terroristica dei monopoli associati al capitale straniero e dei proprietari terrieri” e la corrispondente politica di alleanze della classe operaia; il contenuto della rivoluzione antifascista come “democratica e nazionale”, che implica profonde trasformazioni sistematizzate negli “otto punti” programmatici che, una volta attuati, metterebbero il Portogallo sulla via del socialismo; rivolta nazionale come un modo per rovesciare il fascismo.

Con la sua originalità, la Rivoluzione d’Aprile ha confermato la nota affermazione di Lenin secondo cui la storia delle rivoluzioni “è sempre più ricca di contenuti, più varia, più multiforme, più viva e più “astuta” di quanto immaginino i migliori partiti, le avanguardie più coscienti delle classi più avanzate » 3 ; è motivo di legittimo orgoglio per i comunisti portoghesi verificare nella pratica la correttezza del loro programma di partito. Correttezza da cui è inseparabile “Verso la Vittoria” , opera storica di Álvaro Cunhal che sviluppa le analisi e fonda le tesi approvate al VI Congresso, e la cui conoscenza è indispensabile ai quadri del Partito.

Non è possibile in questo articolo focalizzare l’attenzione sui numerosi elementi che nel processo della Rivoluzione hanno confermato le previsioni del PCP e che spiegano il ruolo insostituibile dell’intervento comunista prima, durante e dopo il periodo rivoluzionario 1974/75. Ma, ricordando la tesi del Partito “la lotta popolare di massa è il motore della rivoluzione”, è impossibile trascurare il ruolo decisivo della classe operaia e l’intervento rivoluzionario delle masse popolari. Non sarà mai troppo sottolineare il ruolo del 1 maggio 1974 che, con la sua dimensione gigantesca e nell’ambito della rivolta popolare immediatamente successiva alla rivolta militare dei capitani di aprile, ha dato alle dinamiche rivoluzionarie un forte segno di classe e la rivoluzione, liquidando il potere dei monopoli e con le profonde trasformazioni socio-economiche che ha portato a termine - a partire dalle nazionalizzazioni, dalla riforma agraria e dal controllo operaio - ha preso la via del socialismo come previsto dal Partito nel suo Programma. Se questa evoluzione (ancora inclusa nel preambolo della Costituzione) non è stata completata, è perché la Rivoluzione di aprile è stata una “rivoluzione incompiuta”. Il movimento popolare di massa, in alleanza con il MAE, ha avuto la forza di imporre grandi conquiste rivoluzionarie ma non è riuscito a costruire il potere politico rivoluzionario. Questa è stata la principale limitazione della rivoluzione portoghese, che ha aperto la strada allo sviluppo del processo controrivoluzionario, un processo che ha un momento particolarmente suggestivo nel colpo di stato del 25 novembre 1975, a causa del profondo cambiamento nell’equilibrio delle forze che ha significato la sconfitta della sinistra militare. Anche così (è molto importante sottolinearlo), le dinamiche rivoluzionarie ebbero la forza di imporre, il 2 aprile 1976, una Costituzione che ha sancito la via del socialismo e che ancora oggi, nonostante sette revisioni, è la più progressista in Europa e un grande ostacolo agli obiettivi delle forze reazionarie. Questa è stata la ragione principale dell’offensiva in corso per imporre una nuova pesante revisione della Costituzione.

È stato questo processo di ricostituzione del dominio di grandi gruppi economici e del dominio imperialista - di cui è tappa fondamentale l’ingresso del Portogallo nella CEE / Unione europea - che ci ha portati ai giorni nostri e alle battaglie che stiamo combattendo. Battaglia per la valorizzazione del lavoro e dei lavoratori. Battaglia in difesa della Costituzione della Repubblica Portoghese e del programma di sviluppo economico, sociale e culturale che contiene. Battaglia per la rottura con decenni di politica di destra al servizio del grande capitale e di sottomissione all’Unione Europea e all’Euro. Battaglia per un’alternativa democratica e patriottica, per l’attuazione del programma del partito «Una democrazia avanzata, i valori di aprile nel futuro del Portogallo», la fase attuale della lotta per il socialismo e il comunismo in Portogallo (Le opere scelte di Lenin in sei volumi, vol. 5, Edizioni «Avante!», P. 151).

Per una chiara comprensione del processo e delle particolarità della Rivoluzione d’Aprile, la profondità delle sue conquiste, nonché le sue contraddizioni e limitazioni, è essenziale studiare il lavoro del compagno Álvaro Cunhal “La Rivoluzione portoghese, il passato e il futuro”, un saggio che ha fatto da Relazione all’VIII Congresso (11/14 novembre 1978), primo Congresso Ordinario dopo la conquista della libertà. Vi troviamo un panorama storico sintetico ma denso e rigoroso, e particolarmente illuminante riguardo all’identificazione della storia del PCP con la storia della lotta del popolo portoghese.

Quando i nostri nemici di classe si impegnano a cancellare, sminuire e calunniare il ruolo eroico e insostituibile dei comunisti portoghesi nella lotta per la libertà e il loro impegno indistruttibile nei confronti dei lavoratori e del popolo; quando la classe dirigente cerca non solo di isolare il PCP ma di seminare il conformismo nelle masse e a sminuire il ruolo decisivo della sua organizzazione e della sua lotta , diventa ancor più necessario conoscere e difendere la verità storica e, senza alcuna ombra di arroganza, ma con legittimo orgoglio e forte convinzione, mostrare come il PCP è stato, è e sarà in futuro una forza necessaria e insostituibile nella lotta di liberazione dei lavoratori e del popolo portoghesi.

Un partito temprato dalla lotta di classe, che rifiutando i “modelli” di rivoluzione, ha sempre cercato di imparare dall’esperienza degli altri partiti comunisti e rivoluzionari, ma soprattutto dall’esperienza del suo proprio percorso, assumendone l’intera storia, senza escludere ritardi, carenze ed errori. È così che si è forgiato il PCP come «partito leninista definito con la propria esperienza», in cui abbiamo identificato come caratteristiche fondamentali: la natura di classe; la base teorica, il marxismo-leninismo; l’obiettivo del socialismo e del comunismo; la democrazia interna basata sullo sviluppo creativo del centralismo democratico; una linea di massa; patriottismo e internazionalismo.

Nel commemorare il centenario del nostro Partito, è necessario ricordare e rendere omaggio a quei compagni, dirigenti o attivisti di base, dai più eminenti ai più modesti che, affrontando persecuzioni, carcere, torture e rischiando la loro vita, hanno sollevato il glorioso Partito Comunista Portoghese.

Conoscere il cammino percorso per arrivare al Partito che siamo oggi, e del cui rafforzamento dobbiamo avere cura costante, è indispensabile per sostenere le nostre convinzioni rivoluzionarie. In questo senso “Il partito dalle pareti di vetro”, il lavoro di Álvaro Cunhal che mostra «il partito che siamo e vogliamo essere» è di grande valore, e non solo per i comunisti portoghesi: diversi partiti comunisti l’hanno tradotto e utilizzato nei loro corsi di formazione (Cfr. Il lavoro di Álvaro Cunhal, The State Central Question of each Revolution e il lavoro di Lenin, The State and the Revolution).

Gli anni trascorsi dopo il 25 aprile non sono oggetto di questo articolo, il che non va interpretato come una svalutazione delle lotte fatte e delle esperienze maturate, e tanto meno una sottovalutazione del lavoro militante delle nuove generazioni di comunisti, che per la maggior parte non hanno conosciuto il fascismo né hanno vissuto quell’evento esaltante che fu la Rivoluzione dei Garofani. La dedizione alla causa dei lavoratori e del socialismo dei nuovi membri del Partito non è da meno nella situazione attuale, che pur essendo molto diversa, non è meno complessa ed impegnativa di quella vissuta dalle generazioni di rivoluzionari che hanno costruito le basi del Partito che siamo e che vogliamo continuare ad essere.

È pensando alle nuove generazioni che questo articolo è scritto. L’offensiva politica e ideologica contro il partito è molto sofisticata e violenta. Per affrontarlo, per impedirgli di indebolire il prestigio del Partito tra le masse, per far sì che stia alla porta del nostro grande collettivo di partito e non contamini le sue fila, per respingere con fermezza deformazioni, intrighi e calunnie è necessario dominare in sicurezza la storia, il programma e la linea politica del partito.

È importante tenere presente che il PCP si è formato, è cresciuto e si è affermato come una grande e prestigiosa forza politica in lotta permanente contro l’ideologia della classe dominante e contro l’opportunismo di destra e di “sinistra” nel movimento operaio, nel movimento democratico e antifascista, nel Partito stesso. Da una parte, all’inizio, fondamentalmente contro l’anarco-sindacalismo e il revisionismo e poi contro le illusioni legaliste e capitolazioniste della borghesia liberale e del radicalismo piccolo-borghese (maoista o no) e più recentemente, contro l ‘«euro-comunismo» e i suoi eredi; dall’altra contro il dogmatismo e il settarismo. A questo proposito, due opere di Álvaro Cunhal vanno assolutamente lette e studiate: “Azione rivoluzionaria, capitolazione e avventura” e “Il radicalismo piccolo-borghese con una facciata socialista”, opere in cui la linea del Partito è esposta e difesa contro concezioni e pratiche anticomuniste profondamente pregiudizievoli per la lotta di allora per il rovesciamento del fascismo, ma che contengono insegnamenti di evidente attualità.

Nei cento anni di storia del PCP, troviamo numerosi esempi di importanti battaglie sul piano della lotta ideologica. Vale solo la pena ricordare qui l’offensiva più violenta mai lanciata contro il Partito a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, in occasione della scomparsa dell’Unione Sovietica e delle sconfitte del socialismo, a cui abbiamo risposto con il XIII Congresso (straordinario) del maggio 1990, rigettando le tesi della “morte del comunismo” e affermando e confermando l’identità comunista del PCP. Trent’anni dopo, possiamo concludere che i fatti ci hanno dato completamente ragione mostrando, come ha dimostrato recentemente la risposta alle campagne contro la Festa dell’Avante! e contro il XXI Congresso, che il Partito non si lascia intimidire, consapevole della superiorità del suo ideale e della necessità storica del suo progetto di socialismo, sempre fedele alle sue gloriose tradizioni di lotta.

Sì, siamo un partito con una memoria, patriottico e internazionalista, orgoglioso del suo passato rivoluzionario, ma concentrato sul presente e sul futuro. Portare avanti le decisioni del 21 ° Congresso con una militanza raddoppiata è il modo migliore per celebrare il Centenario del PCP. Nella nostra storia troviamo motivi di orgoglio ed esempi che ci mettono in grado di affrontare tutte le difficoltà e i pericoli a testa alta e ci danno la forza per continuare con fiducia la lotta in difesa degli interessi dei lavoratori, per una democrazia avanzata, per il socialismo e comunismo.