La questione organizzativa dell’avanguardia della classe operaia rimane, oltre alla coesione ideologica, teorica, il punto su cui i marxisti-leninisti devono lavorare con abnegazione e senza incertezze. Diceva Lenin che “il proletariato, nella sua lotta per il potere, ha soltanto un’arma: l’organizzazione” e nel suo lavoro, Un passo avanti e due indietro, il maestro del marxismo e teorico del partito marxista ci elenca i principi organizzativi fondamentali per l’avanguardia della classe operaia. L’importanza del tema della necessità del partito inteso come forma organizzativa politicamente organica e ideologicamente coerente, impregnata di disciplina e in stretto contatto con la sua classe sociale, si può intendere tenendo conto della sua funzione primaria. Essere, contemporaneamente, centro di organizzazione e di educazione teorico-politica con l’obiettivo di arrivare alla rivoluzione socialista e di realizzare il socialismo. Dopo la disfatta della Comune di Parigi, Marx e Engels compresero, dopo una serie di valutazioni sullo stato della politica internazionale, che “non v’era altro da fare” che “un lento lavoro di organizzazione e di educazione”.
Contestualizzando, potremmo affermare che, seppur lontani dalle cause e dagli effetti della Comune, ci troviamo anche noi in una sorta di anno zero, di nuovo inizio per chi abbia l’obiettivo politico di arrivare al socialismo, dopo decenni di confusione teorica, sfaldamento partitico, allontanamento, con preciso spirito revisionista, dalla classe operaia. E riemerge, quindi, con forza la duplice funzione del partito: educare e organizzare. Educare per la formazione dell’identità teorica marxista-leninista, e organizzare i militanti per una efficace azione politica. Riprende con vigore, di conseguenza, l’importanza dell’educazione attraverso lo strumento della scuola di partito, scuola teorica marxista-leninista.
Proprio da Lenin abbiamo pienamente compreso come il partito sia l’avanguardia della classe operaia, un suo sottoinsieme. Ma rispetto alla restante parte della classe operaia, il partito ne è la parte più cosciente, più preparata teoricamente e politicamente. Ne è la testa in quanto è suo dovere guidare il resto della classe nella lotta teorica, politica ed economica contro la classe dominante. Dice Stalin che “il partito marxista”, ma per noi marxista-leninista, “è parte integrante della classe operaia, un suo reparto. […] Il partito si distingue dagli altri reparti della classe operaia, prima di tutto perché non è un ordinario reparto, ma il reparto d’avanguardia, il reparto cosciente, il reparto marxista della classe operaia, armato della conoscenza della vita sociale, armato della conoscenza delle leggi della lotta di classe e capace perciò di guidare la classe operaia, di dirigere la lotta” (vedi J. Stalin, Storia del partito comunista (bolscevico) dell’URSS, Milano, Edizioni Rapporti Sociali, p. 61). Ciò è molto importante perché il reparto cosciente della classe operaia non può essere identificato con il resto della classe anche se ne è parte integrante, difatti non tutti coloro che fanno parte della classe operaia, figuriamoci poi chi ne è fuori, può essere membro dell’avanguardia. Continua Stalin che “non si deve pretendere che ogni scioperante possa autoproclamarsi membro del partito, poiché chi confonde il partito con la classe abbassa il livello della coscienza del partito al livello di ogni scioperante, distrugge il partito come avanguardia cosciente della classe operaia. Il compito del partito consiste non nell’abbassare il suo livello fino al livello di ogni scioperante, ma nell’elevare le masse operaie, nell’elevare ogni scioperante al livello del partito” (vedi J. Stalin, Storia del partito comunista (bolscevico) dell’URSS, Milano, Edizioni Rapporti Sociali, p. 61).
Il partito, pertanto, assume da subito un ruolo di stabilizzatore, di guida, per la classe operaia e di modellamento di una futura classe dirigente, ideologicamente educata e politicamente organizzata che prenda il meglio dalla classe sociale operaia; ne prenda gli elementi più preparati, più coscienti, più adatti alla lotta di classe. Il partito si deve preparare per guidare l’intera classe, e i suoi alleati, al successo nella rivoluzione socialista.
Noi, oggi, ci troviamo all’inizio di un percorso di costruzione di una avanguardia della classe operaia intesa proprio nel senso leninista, ovvero parte della classe operaia ma parte cosciente, marxista, il che include profonda conoscenza teorica e preparazione nella lotta politica.
La funzione del partito rimane strategica nella sua essenza. I processi educativi e organizzativi sono di lungo periodo, e di conseguenza, la natura stessa del partito viaggia di pari passo. Esattamente come i grandi potentati, le grandi dinastie e gli ordini religiosi che lavorano al perseguimento dei propri obiettivi nell’arco dei secoli, non anni, la via al socialismo e di conseguenza la costruzione e il successivo rafforzamento dell’educazione e dell’organizzazione, quindi del partito, è un tragitto lungo nel tempo e nello spazio che non si può ritenere un fuoco di paglia.
Il partito marxista-leninista, oltre ad essere avanguardia cosciente della classe operaia, è anche centro della disciplina dei suoi membri, dei suoi militanti. Continua Stalin, “il partito non è soltanto il reparto cosciente, di avanguardia della classe operaia, ma è in pari tempo il reparto organizzato della classe operaia, con una propria disciplina obbligatoria per i suoi membri”. La disciplina del partito marxista-leninista, quindi, assume centralità poiché non esiste un partito marxista-leninista senza disciplina. Senza disciplina, “il partito non avrebbe mai un’unica volontà, non potrebbe mai realizzare l’unità d’azione dei suoi aderenti”. Senza disciplina, il partito non potrebbe mai guidare la classe operaia alla rivoluzione proletaria e alla presa del potere politico. È chiaro che il partito “può dirigere praticamente la lotta di classe operaia e rivolgerla verso un unico scopo, solo se tutti i suoi membri sono organizzati in un solo reparto comune, saldato dall’unità di volontà, dall’unità d’azione, dall’unità di disciplina”. La critica di Lenin, ripresa in modo sublime da Stalin, è feroce nei confronti dei falso-socialisti, degli opportunisti allergici alla disciplina di partito, e in una frase sola è concentrata tutta l’azione coerente da parte del partito marxista-leninista: “il partito non sa che farsene di membri cui pesi la sua disciplina”.
Dopotutto, l’operaio non è affatto allergico alla disciplina essendo quotidianamente sfruttato dalla disciplina dei processi di produzione capitalistici. Chi è allergico alla disciplina di partito sono gli intellettuali borghesi, o peggio, i falsi intellettuali socialisti, “gli intellettuali di spirito individualistico, i quali effettivamente rimarranno fuori del partito”. È compito del partito marxista-leninista assicurarsi che tali individui, egocentrici e narcisisti, siano messi alla porta con tempismo. Al contrario degli intellettuali dallo spirito individualistico, gli operai costituiscono la classe all’interno della quale i loro membri si aiutano a vicenda; la classe operaia è impregnata di autoeducazione, solidarietà, disciplina, costanza, duro lavoro. L’operaio non decide quando lavorare ma è forzato a farlo, senza scuse, in orari precisi e, quando è in difficoltà, vi sono sempre compagni operai pronti ad aiutarlo. La solidarietà, l’aiuto reciproco, sono le caratteristiche principali della classe operaia. Ed è proprio grazie a questi tratti caratteristici della classe, che la categoria sociale delle operaie e degli operai è già, sovrastrutturalmente ma inconsciamente, avanti, nel socialismo. Non altre.
Scrive Lenin che l’idea dei falsi socialisti, dei menscevichi, degli opportunisti “in realtà servirà gli interessi degli intellettuali borghesi, cui la disciplina proletaria e l’organizzazione incutono paura. Nessuno oserà negare che ciò che in generale caratterizza gli intellettuali, come strato particolare della società capitalistica attuale, è appunto l’individualismo e l’incapacità alla disciplina e all’organizzazione”. E ancora, “il proletariato non teme né l’organizzazione né la disciplina… il proletariato non si preoccuperà perché i signori professori e gli studenti liceali che non vogliono entrare in un’organizzazione siano riconosciuti membri del partito per il lavoro compiuto sotto il controllo di un’organizzazione… Non è il proletariato, ma sono certi intellettuali del nostro partito che mancano di autoeducazione per ciò che concerne l’organizzazione e la disciplina”. Mantenere l’organizzazione del partito coesa e la disciplina dei suoi membri quotidiana, significa che il partito marxista-leninista deve applicare il centralismo democratico, da una parte, e applicare regole uniche, obbligatorie per tutti i membri del partito. Per essere una vera guida efficiente e organizzata della classe operaia, il partito non può avere differenziazioni interne basate su favoritismi, spudorati atteggiamenti “aristocratici”, ma ugualmente implementare le regole della disciplina di partito a tutti i suoi membri; il partito non può assumere decisioni per tutti senza una piena democrazia interna.
La disciplina di partito deve essere valida per tutti i membri del partito marxista-leninista, senza eccezioni. I compiti assegnati dal partito marxista-leninista al singolo membro devono essere recepiti e portati a termine, senza titubanze, senza scuse infantili. Qui c’è da guidare la classe operaia al socialismo e i membri dell’avanguardia devono essere adatti e pronti per il loro ruolo nei confronti della classe. In caso contrario, il partito non saprebbe che farsene di tali membri. Dice Lenin, “via via che si forma nel nostro paese un vero partito, l’operaio cosciente deve imparare a distinguere tra la psicologia del combattente dell’esercito proletario e la psicologia dell’intellettuale borghese che fa sfoggio di fraseologia anarchica: deve imparare a esigere che gli obblighi che incombono al membro di partito siano adempiuti non soltanto dai semplici gregari, ma anche da coloro che stanno in alto”. Il partito marxista-leninista, quindi, accoglie in sé gli elementi più di avanguardia della futura società socialista e, mentre guida la classe operaia al socialismo, ha il compito di educarla e di organizzarla affinché sia pronta per il cambio di società.
Va da sé, di conseguenza, come assuma particolare importanza la funzione dirigente, egemone, della classe operaia e, quindi, della sua avanguardia (vedi M. Santoro, Cosa si deve intendere con il termine “popolo”, https://www.cumpanis.net/cosa-si-deve-intendere-con-il-termine-popolo/), poiché per Lenin la classe operaia rimane comunque egemone, ovvero assume all’interno del “popolo” la funzione tattica dirigente. Se la classe operaia è egemone, ovvero assume funzione dirigente sempre, e dato che il partito è il reparto di avanguardia, cosciente, marxista-leninista che guida la classe operaia nella lotta, il partito marxista-leninista allora è guida della classe operaia la quale ha funzione dirigente nei confronti delle classi sociali alleate per arrivare vittoriosamente al socialismo. L’abbraccio del partito con la sua classe è assolutamente necessario. Non può esserci alcun partito marxista-leninista senza lo stretto contatto con la sua classe sociale: “un partito rinchiuso in se stesso, isolato dalle masse, e che perdesse o semplicemente indebolisse i legami con la sua classe, perderebbe la fiducia e l’appoggio delle masse e dovrebbe, quindi, inevitabilmente perire. Per vivere una vita piena e svilupparsi, il partito deve moltiplicare i suoi legami con le masse, conquistarsi la fiducia delle innumerevoli masse della propria classe” (vedi J. Stalin).


