D. Per Latin American Summary intervistiamo una delle dirigenti giovanili del partito “Peru Libre”, Zaira Arias. Con lei cerchiamo di capire quale sia la situazione in questo momento in cui ancora non viene riconosciuta la vittoria del professor Pedro Castillo.
R.In effetti, c’è un problema abbastanza critico nel paese. C’è un processo elettorale non ancora concluso, benché siano passati diciassette giorni da quando tutti i peruviani si sono recati alle urne per votare. L’ONPE, che è l’ente che fa il conteggio dei voti, ha comunicato i risultati molti giorni fa, dando Pedro Castillo come vincitore. Ma l’avversario, il perdente in questa contesa elettorale, nel tentativo di non permettere a un governo popolare di prendere le redini del Paese, ha presentato ricorso davanti alla Giuria elettorale nazionale (JNE), che è l’istanza più alta dell’ONPE, per evitare la proclamazione di Pedro Castillo. Sia che si contestano i voti o le registrazioni delle persone che hanno esercitato il diritto di voto, la candidata perdente Keiko Fujimori non riuscirebbe comunque a modificare le cifre in modo da poter vincere. Lei lo sa e anche la sua squadra. Quel ricorso, tra l’altro, ha uno scopo politico preciso, cioè impedire a Pedro Castillo di assumere la presidenza e, in tal senso, ritardarla oltre il 28 luglio. Se così fosse, il Parlamento assumerebbe la presidenza, perché non ci può essere vuoto di potere, e quindi, in questo modo, ci sarebbe un colpo di stato, un colpo di stato parlamentare. Chiediamo che il popolo venga rispettato. Sono tante le persone che si sono mobilitate a Lima chiedendo che il voto sia rispettato. Da diciassette giorni sono giunte in città migliaia di connazionali da tutto il Perù, sia delle organizzazioni sociali che delle delegazioni, che si sono riunite a Lima, che è l’epicentro della situazione, per chiedere alla JNE di proclamare presidente Pedro Castillo. Sabato si sono svolte le manifestazioni con migliaia di connazionali, che si affollavano in piazza San Martín nella speranza che il loro voto venga rispettato. Lo slogan era “No al golpe, sì alla democrazia”.
D. Riguardo a questo colpo di stato che potrebbe essere in corso, il golpe parlamentare come dici tu, si parla anche di un colpo di stato puro e duro, con i militari; quanto sono importanti le mobilitazioni dei militari in pensione che chiedono di non riconoscere Pedro Castillo?
R. Ci sono stati settori di ex militari e personale delle Forze armate, che oggi si trovano in pensione, che si sono pronunciati nettamente a favore di Keiko Fujimori, sostenendo le sue dichiarazioni. E quelle sono bugie dopo bugie. C’è un altro settore delle Forze armate che sostiene Pedro Castillo e ha rilasciato una dichiarazione, affermando che i militari si atterranno ai risultati forniti dalla Giuria elettorale nazionale; non si presterebbero a compiere un colpo di stato militare. In questo senso, apprezziamo e rispettiamo lo spirito democratico delle Forze armate. Ci saranno sempre gruppi che vorranno stare dalla parte del perdente, ma siamo convinti e con grande speranza che quando sarà il momento, la buona volontà prevarrà sempre sugli interessi subordinati.
D. Questo giovedì un componente della Giuria elettorale nazionale, con una chiara affiliazione a Fujimori, si è dimesso.
R. Si, è esatto. Sembra che la proclamazione di Pedro Castillo sia trapelata attraverso diversi media, attraverso i social network. Quel componente, che era a favore di Keiko Fujimori, ha sempre trovato dei motivi per ritardare il processo. Quel signore ora si è dimesso. Pensiamo che la Giuria sia diventata forte. C’è una forte pressione dei cittadini a Lima. Molti si accampano fuori dalla sede della Giuria, e penso che le pressioni stiano dando i loro frutti, che la Giuria nazionale si stia imponendo e stia praticamente pensando di fare la proclamazione. A quanto ci risulta, hanno già deliberato di dichiarare infondate le istanze di annullamento di Fuerza Popular. Non ci sono più ragioni per cui questo processo debba ritardare. La gente si sta mobilitando. C’è stata una conferenza stampa in cui il Fronte delle organizzazioni sociali ha chiesto una mobilitazione per il 26 giugno, con lo slogan “se non c’è la proclamazione, sciopero nazionale”. Quindi, quello che sta arrivando alle istituzioni è un chiaro avvertimento da parte dei cittadini mobilitati, consapevoli e organizzati, che chiederanno che il popolo venga rispettato.
D. Sei una leader giovanile all’interno di Peru Libre, raccontaci come i giovani del Perù stanno vivendo questa esperienza molto importante, nel senso sta per arrivare al governo che un uomo del popolo, dopo tante frustrazioni che questi giovani hanno vissuto a causa di una classe politica che li ha definitivamente delusi
R. Il sentimento dei giovani, ma anche il sentimento di tutto il Paese, è pura speranza. Si respira aria nuova, anche nella capitale. Nella capitale c’è stata molta discriminazione, anzi, c’è ancora. Vediamo i nostri fratelli della Sierra mendicare per le strade. Vediamo gli indigeni, con i loro poncho e i loro abiti tradizionali: ciò che indossano le nostre popolazioni indigene, qui è sinonimo di miseria, povertà e mendicità. Ma ora si respira un’altra aria, si vedono sorelle da ogni parte del paese, con gli abiti tradizionali, fratelli con abiti diversi che provengono dalle montagne, dal nord, dal sud di tutto il paese e che stanno insegnando ai giovani cosa significa davvero un popolo unito, organizzato e combattivo. Un popolo che combatterà fino alla fine, finché il suo rappresentante non assumerà legittimamente il potere. C’aria di fratellanza a Lima, una grande speranza che Pedro Castillo crei un governo per tutti. Pedro Castillo governerà per i ricchi, per i poveri, per gli uomini d’affari, per gli operai, per le casalinghe, per tutti. Questo è il messaggio che voglio sottolineare, che non c’è paura, che il Paese non vuole più essere descritto come polarizzato dalla stampa corrotta, per via di una donna che vuole vincere a tutti i costi. Basta la polarizzazione, basta le bugie. Il Perù vuole essere unito e Pedro Castillo governerà per tutti
D. Quali sono i progetti delle donne di Peru Libre, per migliorare la situazione delle donne contro la violenza?
R. Sono una giovane donna, ho due figli, mi sono avvicinata alla politica perché mi piace e mi appassiona. Tuttavia, crediamo che le donne non siano coinvolte in politica, non perché non lo vogliano, ma perché in questo sistema sono stati gli uomini a rendere difficile l’ingresso delle donne. Nel Paese, infatti, esistono meccanismi, come la parità e l’alternanza, che sono stati approvati un paio di anni fa. Ma la parità non è intesa come il 50% di uomini e donne, bensì come una qualche vaga percentuale di donne. Siamo lontani dal realizzare politiche efficaci nei confronti delle donne. La parità di alternanza è stata concordata lo scorso anno, quello che succede è che nonostante ci siano nuovi meccanismi giuridici per includere le donne in politica, si continua con le stesse proporzioni. Intendo, al Congresso abbiamo il 30% delle deputate, non abbiamo governatori regionali, ci sono due o tre sindaci a livello di Lima e a livello nazionale ce ne sono tre. Le politiche che si stanno facendo a favore delle donne non funzionano. Quindi, Peru Libre rilancia la rivalutazione delle donne in tutti i campi, in politica, nell’indipendenza economica, nello sviluppo delle donne nelle diverse attività in cui si trovano, nel sostegno alle madri, nel sostegno alle donne vulnerabili, con programmi come cucine comuni, o la distribuzione di un bicchiere di latte. In realtà, il Paese è in debito con la nostra gente. Sono molti anni, decenni se non secoli, di totale abbandono della popolazione, di quella più vulnerabile, soprattutto. Quindi Peru Libre ha preparato un’agenda femminile, ma è un’agenda completa. La violenza sistematica non è solo violenza di genere, è colpita l’intera popolazione peruviana, impoverita, cui l’istruzione e la salute sono vietate, una violenza che colpisce tutti noi, uomini, donne, giovani, bambini e anziani. Ecco perché Peru Libre presenta l’agenda delle donne, ma copre i punti più alti, la radice del problema negli aspetti umani fondamentali, come la salute, l’istruzione, l’alimentazione, i servizi di base, l’ambiente. Crediamo che, in quell’agenda le donne si identifichino pienamente, perché è quella di cui il Paese ha bisogno oggi. Allo stesso tempo, per avere una maggiore partecipazione delle donne alla politica, occorrono maggiori fondi e programmi sociali correttamente indirizzati a questa popolazione. È urgente porre fine alla discriminazione contro le donne, per questo proponiamo un nuovo curriculum scolastico, e per questo non basta un piccolo gruppo di professori dietro la scrivania di un ministero. Piuttosto, deve nascere dall’accordo fra genitori, insegnanti, operatori educativi, tutti insieme, che elaborino nuovi programmi che educhino ragazzi e ragazze alla parità. Credo che la proposta di Peru Libre sia la più ampia, profonda e impegnativa per le donne peruviane
D. C’è un problema molto doloroso in Perù, di cui ha parlato anche Pedro Castillo nella sua campagna, è il caso delle donne sterilizzate ai tempi di Fujimori; è un crimine contro l’umanità e abbiamo visto che loro stesse hanno chiesto giustizia per affrontare anche questo problema
R. Sì, certo, credo che dal 28 luglio il Paese conoscerà una nuova giustizia, che non sia ipotecata da corrotti, potenti o fannulloni. Questa nuova giustizia rappresenterà tutti i peruviani che compongono il paese. Crediamo che le istituzioni sapranno far giustizia per tutte le donne sterilizzate, i parenti, le vittime, le donne scomparse durante la dittatura di Fujimori, oggi che sua figlia intende governarci. Il Paese nel suo insieme potrà accedere a una nuova giustizia che realmente vigili e lavori per la maggioranza dei peruviani.
D. La nostra solidarietà con il popolo peruviano rappresenta una forza per i tempi che stanno arrivando nel Paese.
R. È importante sostenere nel tempo questo cambiamento sociale, siamo consapevoli che questo è possibile solo con la fratellanza dei popoli latinoamericani. Perché alla fine, per quante linee ci dividano, siamo nati dalle stesse case, abbiamo gli stessi antenati e facciamo parte della stessa nazione che è l’America Latina. Voglio dirvi che le vostre lotte sono le nostre lotte e vogliamo che le nostre lotte siano le vostre lotte.

