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Il presidente algerino Abdelmayid Tebún ha ribadito l’opposizione del suo Paese alla normalizzazione delle relazioni con Israele.

In un’intervista al settimanale francese “Le Point” del 3 giugno scorso ha dichiarato: “Ogni Paese è libero di decidere ciò che vuole, ma l’Algeria non normalizzerà mai le sue relazioni con l’entità sionista fino a quando non sarà stabilito uno Stato palestinese”. Le parole di Tebún confermano la tradizionale posizione del governo algerino diretta ad opporsi alla normalizzazione dei rapporti con il regime sionista.

Il 13 febbraio di quest’anno, il parlamentare algerino Ammar Musa ha annunciato il ritiro della delegazione del suo Paese da un incontro internazionale a causa della partecipazione di un parlamentare israeliano.

Musa ha dichiarato di aver deciso di abbandonare i lavori e di ritirare la delegazione che guidava, composta da altri due deputati algerini, alla riunione, organizzata attraverso una videoconferenza, dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo (PAM), che si è tenuta dal 13 al 14 febbraio e che ha visto anche la partecipazione di un parlamentare israeliano (la PAM, Parliamentary Assembly of the Mediterranean, è un’ organizzazione internazionale istituita nel 2006 ad Amman e riunisce i delegati dei parlamenti nazionali degli Stati della sponda Nord e della sponda Sud del Mediterraneo. I Paesi membri sono 29, tra cui l’Italia, l’Algeria, la Palestina e, appunto, Israele, n.d.r.).

All’inizio di quest’anno, i legislatori algerini hanno presentato un disegno di legge in Parlamento che criminalizza la normalizzazione dei rapporti con Israele e prevede disposizioni che vietano i viaggi o qualsiasi contatto diretto o indiretto con il regime di Tel Aviv.

L’Algeria è uno dei paesi-pilastro del Maghreb ed ha categoricamente rifiutato di stabilire relazioni con Israele. Cinque giorni dopo la firma della normalizzazione delle relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Bahrain con Israele, sotto gli auspici dell’amministrazione Trump, il presidente Tebún ha ribadito, in una risposta ufficiale, che il suo Paese respinge invece qualsiasi relazione con Israele e che la questione palestinese è sacra per il popolo algerino.

L’Algeria si sente minacciata dai droni e dagli Hermes MQ-4 israeliani venduti a Rabat (Rabat è la capitale del Marocco, Paese che pur non avendo mai riconosciuto la legittimità dello Stato di Israele, purtuttavia ha a lungo sviluppato relazioni diplomatiche segrete con Tel Aviv, relazioni fortemente facilitate dal re maricchino Hassan II ed ora rese pubbliche n.d.r.).

In una recente manovra, l’esercito algerino ha intercettato e colpito, con il sistema di abbattimento S-300PMU2, droni israeliani che si muovevano nel cielo algerino ad una velocità alquanto elevata .

L’acquisto di droni israeliani da parte del Marocco è sato deciso ed effettuato ben prima dell’annuncio ufficiale della normalizzazione delle relazioni tra Rabat e Tel Aviv. Secondo un rapporto del sito spagnolo specializzato, “Defense”, “l’esercito marocchino dispone di droni da combattimento e di intelligence, tra cui l’Hermes 900 del produttore di aerei israeliano Elbit System, utilizzato dall’aeronautica israeliana e messo in servizio dal 2012”.

Le missioni di questi droni sono quelle di monitorare e ascoltare le comunicazioni dai paesi vicini al Marocco, principalmente l’Algeria. Ma nessuno dubita, in tutto il Maghreb, che avranno a che fare con il sistema S-300 e altri sistemi di abbattimento algerini se violeranno di nuovo lo spazio aereo dell’Algeria.