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Buona, buonissima la prima!

Venerdì 2 settembre, Castelferretti, nei pressi di Falconara Marittima, Ancona: si apre la Festa nazionale di “Cumpanis” sotto un cielo clemente. La minaccia della pioggia aveva accompagnato tutto il giorno gli organizzatori, i militanti, i compagni e le compagne di “Cumpanis”. Ma alle 18.00, ora del primo dibattito in piazza Albertelli, il cielo è chiaro. Sì, si può!

“Crisi ucraina: conflitto mondiale e costruzione di un movimento di massa contro la guerra”: la Festa parte con il suo primo dibattito in piazza. Un grande striscione di “Cumpanis”, appeso tra un albero e un altro, presenta la Festa e la rivista a tutta la piazza, a tutto il paese. Le bandiere rosse circondano piazza Albertelli, il lungo tavolo della presidenza è stato “estratto” dalla grande sede della prestigiosa Associazione “L’isola che non c’è” – che ha collaborato con “Cumpanis” alla Festa e che ha messo a disposizione la propria, bellissima, sede - e una quarantina di seggiole (che non basteranno e si arriverà ad una settantina) sono state collocate in piazza, per il “pubblico”.

La sede dell’Associazione “L’isola che non c’è” ha una cucina degna di un ristorante e dalle pentole in ebollizione iniziano a fuoriuscire verso la piazza, verso la presidenza e il “pubblico” del dibattito, gli odori che già evocano la cena delle ore 20.00. Nella cucina si muove rapidamente, e gelosamente da solo, lo “chef” Giulio, che offre le proprie, preziose, prestazioni culinarie – in modo gratuito e solidale – ai compagni della Festa.

Scriviamo questa breve cronaca della prima giornata della Festa di “Cumpanis” (titolo: “Socialismus”) a tardissima notte e non abbiamo la possibilità di fare un resoconto dettagliato degli interventi della presidenza. Interventi che saranno mano a mano pubblicati più avanti su “Cumpanis”.

Sono giunti, per partecipare alla Festa, compagni da diverse parti d’Italia: da Padova, da Milano, da Roma, dall’Emilia-Romagna. Un compagno di Forlì ha portato un antico gagliardetto della “Brigata Garibaldi”, tra i simboli più vivi della lotta di Liberazione, della Resistenza partigiana e ha chiesto il permesso di farlo rivivere nel vento, tra gli alberi, a fianco della presidenza: ci mancherebbe! È un onore, per la Festa!

Porta il saluto alla Festa il Presidente dell’Associazione “L’isola che non c’è”, il compagno Marco Amagliani (membro, tra l’altro, del Comitato Centrale del PCI, ma questa sera in veste solo di Presidente della sua Associazione). È un saluto non certo liturgico e per niente retorico: Amagliani mette il dito nella piaga, ricorda le lunghe lotte condotte contro lo scioglimento del PCI storico, i tentativi continui di ricostruire, in Italia, un partito comunista degno di questo nome, la crisi attuale dell’intero movimento comunista italiano e l’esigenza di unire le forze comuniste per un rilancio di un più forte partito comunista nel nostro Paese.

Apre poi il dibattito Alessandro Belfiore, costruttore di “No guerra, No Nato” ad Ancona e coordinatore politico-organizzativo di “Cumpanis” ad Ancona e provincia.

Belfiore pone i problemi essenziali: la lotta contro la Nato e l’esigenza assoluta della costruzione di un movimento di massa contro la guerra imperialista e contro la Nato.

Il primo intervento è di Berenice Galli, Presidente nazionale di “No guerra No Nato”. Berenice rimarca immediatamente il ruolo nefasto di “portatrice di guerra” che svolge la Nato in Italia e nel mondo; rimarca il ruolo di costruttrice di egemonia politica e culturale imperialista, nei Paesi in cui entra, della Nato. Ricorda il grande lavoro svolto da Giulietto Chiesa e da Manlio Dinucci per la costruzione di “No guerra, No Nato” e rilancia con forza l’esigenza di ricostruire nei territori, in ogni città, la lotta contro le basi Nato e per la sovranità nazionale.

Belfiore dà poi la parola ad Antonio Di Siena, direttore editoriale della Casa Editrice “l’AntiDiplomatico”. Di Siena svolge un intervento di grande densità intellettuale, di grande pregnanza storica, attraverso il quale ricuce i fili della storia moderna e contemporanea per giungere ad una tesi finale: la spinta alla guerra è consustanziale all’essenza stessa dell’Occidente capitalistico, un Occidente che non si presenta come un “continuum” geografico, ma piuttosto come una presenza ideologica ed economica pluristatuale disposta in parti diverse del mondo e unita (a cominciare dall’Unione europea) dall’idea reazionaria di “conservare” il dominio imperialista, innanzitutto attraverso l’idea strategica della guerra continua.

L’intervento successivo è di Evgheni Yutchin, già docente di economia e matematica all’università di Mosca, giornalista e politologo.

Yutchin affronta immediatamente la “questione Gorbaciov”, l’ex Presidente dell’URSS da poco scomparso. Il docente e compagno russo ricorda il modo molto differente col quale i russi e gli europei ricordano Gorbaciov: i russi, gran parte del popolo russo, hanno di Gorbaciov un pessimo ricordo, lo vivono come il distruttore finale dell’Unione Sovietica, come il Cavallo di Troia per l’entrata del capitalismo, del liberismo selvaggio e della miseria di massa in Russia e nei Paesi dell’Est europeo, mentre gli occidentali lo vivono come “il liberatore”. Ed è lo stesso Evgheni Yutchin a ricordare, poi, come l’ingenua credulità mostrata da Gorbaciov nei confronti dell’imperialismo abbia favorito l’acutizzazione della crisi dell’URSS e il rafforzamento del campo occidentale/imperialista, a cominciare dal “permesso” di Gorbaciov a sciogliere la DDR, ad unire la Germania e avviare la “controrivoluzione” nei Paesi socialisti.

Alberto Fazolo, saggista, combattente per la liberazione del Donbass, svolge l’ultimo intervento. E la centralità della difesa della Repubblica Popolare del Donbass dalle mire dei nazifascisti di Zelensky non poteva non essere il cuore del suo intervento. Fazolo offre lucidamente al “pubblico” il contesto internazionale generale in cui avviene l’intervento russo in Ucraina: il progetto chiarissimo e potente portato avanti dagli USA, dall’Ue e dalla Nato di trasformare l’Ucraina in una sterminata base Nato ai confini della Russia e come minaccia alla Cina.

Chiude il convegno in piazza Alessandro Belfiore, che spinge per la costruzione – oggi, non domani –, e di fronte agli immensi pericoli di guerra mondiale messi in campo dalla Nato, di un movimento di massa contro la guerra e per l’uscita dell’Italia dalla Nato.

Si è fatta l’ora della cena. I militanti di “Cumpanis” corrono a finire di allestire i tavoli interni alla sede che ospita la Festa. I tavoli sono lunghi, come da festa popolare. Oltre 50 i compagni e le compagne, gli amici che si fermano a cena, che – preparata dallo “chef” Giulio – è lussuriosa. A dire di tutti.

Alle 21.30 si torna in piazza, per il secondo dibattito: “Conflitto, lavoratori e lavoratrici, democrazia sindacale e autonomia della classe operaia”: è questo il titolo.

Partecipano al dibatto – diretto dal compagno Stefano Tenenti, Presidente del Centro “Cumpanis” di Ancona e provincia e membro del Coordinamento regionale Marche USB – Alessandro Belardinelli (operaio, RSU FIOM della Whirlpool di Fabriano, che pone la questione centrale della penetrazione imperialista nell’industria e nell’economia italiana, a cominciare dalla Whirlpool); Antonio Martello (operaio, GKN di Campo Bisenzio, Firenze, che rievoca la grande lotta operaia della GKN e l’esperienza di unità operaia che da quella lotta è venuta); Giuseppe Morese (operaio, già delegato FIOM alla ThyssenKrupp di Torino, che ricorda la morte dei suoi amici e colleghi bruciati vivi sulla Linea 5 della ThyssenKrupp nel dicembre del 2007) e Candida Caramanica (docente, Presidente nazionale Gea, che pone con forza la questione della forte discriminazione, nei luoghi di lavoro e nel salario, delle operaie e delle lavoratrici).

Conclude il dibattito il Presidente del Centro “Cumpanis” di Milano, Vladimiro Merlin, che rimarca l’esigenza dell’unità delle lotte operaie e sindacali su piattaforme avanzate e afferma quanto sia pesante, in Italia, per l’intero movimento operaio e sindacale, la mancanza della sponda politica, del punto di riferimento politico, di un più forte e unito partito comunista.

A tardissima notte, con un pubblico ancora presente, si chiude la prima giornata della Festa di “Cumpanis” a Castelferretti.

I militanti si dividono il lavoro: all’interno della sede si lavano i pentoloni della cucina e si pulisce la sede; in piazza viene smontata la presidenza, si riportano in sede le seggiole, vengono “ammainate” le bandiere rosse.

Domani, sabato 3 settembre, è un altro giorno. Il secondo della Festa. Già molto vicino.