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Il 2 giugno come Cumpanis, come comitato 27 Febbraio – Contro il governo Draghi, come Comunisti appartenenti a svariate organizzazioni ed associazioni, saremo ancora una volta in piazza.

Qualcuno potrebbe trovare strano che i Comunisti scendano in piazza il giorno della Festa della Repubblica, ricorrenza abitualmente marcata da quella retorica militarista e patriottarda che da sempre è patrimonio delle destre di ogni tipo ed estrazione, ricorrenza fatta di parate militari e roboanti allocuzioni di stampo risorgimental-nazionalista.

Noi comunisti, invece, non la pensiamo così: per noi la Festa della Repubblica é la celebrazione di un’Italia nata dalla resistenza su solide radici antifasciste, un’Italia che si radica fortemente su valori costituzionali profondamente democratici ed attenti alle esigenze ed ai diritti dei più deboli e degli ultimi, valori che trovano il loro fondamento nell’importante contributo dato dal comunismo alla lotta partigiana ed alla fase costituente.

Purtroppo, però, dopo più di 70 anni, la nostra costituzione non solo non è per nulla attuata, ma addirittura viene costantemente derisa e tradita da chi ci governa.

Ecco allora il senso di scendere in piazza il 2 giugno: rivendicare il diritto alla piena applicazione della costituzione repubblicana, rivendicare le radici antifasciste e democratiche del nostro paese, chiedere a gran voce che si ponga finalmente mano a quelle misure ormai indispensabili a contrastare il degrado sociale, l’impoverimento di enormi masse di lavoratori, la disoccupazione incalzante e lo stato ormai insopportabile di paura ed insicurezza che ci assale quando guardiamo ad un futuro che si preannuncia a tinte assai fosche e ricco di incognite che fanno tremare le vene ai polsi.

Il comitato 27 Febbraio – Contro il governo Draghi è nato esattamente con questo scopo: analizzare e denunciare l’accelerazione della deriva capitalista ed imperialista della nostra società, deriva che trova in Mario Draghi, uno dei grand commis della finanza internazionale, il protagonista indiscusso che, circondato da inverecondi nani e ballerine di destra e sinistra sempre pronti ad annuire al suo sacro verbo pur di raccogliere qualche briciola di consenso e potere, spietatamente affonda il coltello in quel che rimane del welfare già disastrato della nostra povera Italia.

Dopo il successo inaspettato della prima manifestazione, tenutasi appunto il 27 febbraio 2021 con la partecipazione di migliaia di manifestanti sparsi su decine di piazze italiane, sono seguite le manifestazioni del 25 aprile e del primo maggio, anche queste con enorme successo di partecipazione e relativamente ampia eco mediatica.

Ed ora siamo nuovamente qui, a denunciare lo scempio che il governo Draghi sta preparando, complice l’emergenza pandemica; potremmo parlare della cancellazione del blocco dei licenziamenti, con la prevedibile macelleria sociale che ne conseguirà, potremmo parlare della incombente riforma delle pensioni, di carattere peggiorativo ovviamente, che imporrà una vita lavorativa interminabile a fronte di pensioni sempre più esigue, potremmo parlare del tentativo di abolire il codice degli appalti e di permettere i subappalti al ribasso, dando mano libera ad uno sfruttamento senza pietà dei lavoratori, se non addirittura alle infiltrazioni della criminalità organizzata che tanto si è faticato per contrastare attraverso la legislazione che ora si vorrebbe abolire.

Ma a Draghi, ed al suo seguito di yesman politici e mediatici, questo non interessa: per lui è sacrosanto che le aziende possano pagare un operaio quattro euro l’ora, se no “dovrebbero chiudere”; a lui ed al suo esercito di profeti del capitalismo iperliberista interessa tagliare le spese della sanità e della scuola, privatizzando a destra e a manca coi risultati che poi sono sotto gli occhi di tutti: liste di attesa interminabili per ogni minima prestazione pubblica, sistema sanitario impreparato a sostenere l’urto di una qualsivoglia emergenza, scuola pubblica sempre più inadeguata a formare i nostri giovani ed a prepararli ad essere cittadini e lavoratori degni di questo nome.

Tutto questo, ovviamente, con l’ipocrita scusa della necessità di utilizzare i fondi europei secondo quelle regole e quelle modalità che, appunto, l’Europa ci detta, mentre i diritti dei lavoratori vengono continuamente compressi, il potere d’acquisto dei salari diminuisce, la disoccupazione dilaga e la povertà avanza tra tutti i ceti, anche fra coloro che fino a ieri si sentivano in una botte di ferro.

Ovviamente la sola ipotesi di una patrimoniale viene accolta con un’unanime levata di scudi, perché “questo è il momento di dare e non di prendere”; certo, ma dare a chi? Non certo ai lavoratori, cui si continua a prendere sotto forma di riduzione del potere d’acquisto dei salari, di ricatto occupazionale, di precariato e di umiliazioni continue.

Anche a livello internazionale, poi, questo governo si dimostra completamente prono ai desiderata dell’Unione Europea, della NATO e di conseguenza degli Stati Uniti; ne siano prova la completa mancanza di una qualsivoglia indipendenza di giudizio ed azione di politica estera su temi scottanti come la questione palestinese, il Donbass, la Bielorussia e la fluida e complessa realtà latino-americana.

E tutto questo, lo vogliamo ribadire, tra il plauso di pressoché tutti i partiti presenti in parlamento, che denunciano così apertamente il loro fondamentale ruolo di strumenti politici del pensiero unico capitalista-liberista, e nella vergognosa piaggeria della stampa e della televisione che non perdono occasione di incensare la grandezza e la sublimità di quest’unto del signore, di questo salvatore della patria che risponde al nome di Mario Draghi.

Ecco perché il 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana nata dalla resistenza e fondata su quella costituzione che fu scritta col contributo fondamentale del Partito Comunista Italiano, noi di Cumpanis, noi del Comitato 27 Febbraio, noi Comunisti saremo in piazza.

Saremo in piazza in mezzo ai cittadini, in mezzo ai lavoratori, in mezzo a studenti e pensionati per gridare forte il nostro “no!” a questo governo ipocrita e trasformista, saremo in piazza a testimoniare che c’è ancora chi crede ai valori della nostra costituzione, saremo in piazza ad onorare coloro che hanno sofferto ed hanno dato la vita per offrire agli italiani una Repubblica democratica in cui non ci siano più sfruttati e sfruttatori, ma cittadini liberi e sicuri dei loro diritti.

Saremo in piazza a gridare forte che una società più giusta e più umana non è impossibile, ma anzi è l’unica via per salvarci dalla barbarie in cui il capitalismo sta incoscientemente trascinando il nostro paese e ancor più gravemente tutto il pianeta.

Una società più giusta e più umana, una società socialista.

Questo è il nostro impegno, questo è il nostro 2 giugno, questa è la nostra Festa della Repubblica.

Organizza il Comitato 27 Febbraio NO Draghi:

Associazione e rivista Cumpanis

Centro Culturale Comunista

Federazione Gioventù Comunista

Gramsci Oggi

M-48

Movimento per Rinascita del P.C.I e l’Unità dei Comunisti

Partito Comunista

Patria Socialista

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