venerdì, Aprile 23, 2021
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CENTRO POLITICO-CULTURALE CUMPANIS ANCONA

Si è costituito anche ad Ancona il Centro Politico-Culturale Cumpanis. Di seguito il documento di costituzione

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Lotte operaie al Cantiere Navale di Ancona

Il 25 dicembre del 1991 la gloriosa bandiera sovietica viene ammainata dalle cupole del Cremlino. Il 26 dicembre viene proclamata la fine dell’Unione Sovietica. Il generoso e lucido tentativo dell’ultimo leader sovietico leninista, Yuri Andropov, volto a far uscire dalla stagnazione l’economia sovietica e a rilanciare la democrazia dei soviet, non ha possibilità di consolidarsi, per il tempo troppo breve del “nuovo corso sovietico”, poichè Andropov, eletto segretario generale del PCUS nel novembre del 1982, muore nel febbraio 1984. Dopo la breve fase di Konstantin Černenko, è Michail Gorbačëv ad essere eletto Segretario Generale del PCUS, l’11 marzo 1985. Con la sua sempre più ambigua perestrojka (segnata da un tentativo di ristrutturare l’economia sovietica e “democratizzare” le strutture del potere dell’URSS molto lontano da quello leninista di Andropov e incline, all’interno, a depotenziare il ruolo politico del partito comunista e, sul piano internazionale, ad abbandonare la storica politica antimperialista dell’URSS) l’Unione Sovietica imbocca la strada drammatica del proprio autoscioglimento.

Mentre ancora oggi Gorbačëv viene esaltato dalle potenze capitalistiche occidentali, sempre più chiaro appare - agli occhi del movimento comunista e antimperialista mondiale e agli occhi dei popoli e degli Stati che hanno sentito sulla loro pelle il peso tragico della scomparsa dell’URSS e del prepotente ritorno a “tutto campo” dell’iniziativa bellica e della spoliazione imperialista - il ruolo politico nefasto da lui svolto per il popolo sovietico e a livello internazionale.

La scomparsa dell’URSS cambia radicalmente il quadro internazionale: libera gli “spiriti animali” dell’imperialismo e riconsegna al capitalismo mondiale l’immagine che esso aveva di sé prima della Rivoluzione d’Ottobre: quella di essere non una forma sociale storicamente transeunte, ma di essere “natura”, forma sociale eterna.

Il crollo dell’URSS spinge il fronte capitalista mondiale a considerare cancellata per sempre l’opzione storica socialista. Francis Fukuyama, a nome dell’intero capitalismo mondiale, nel 1992 “decreta”, attraverso un suo saggio, “La fine della Storia”, il fatto, cioè, che il capitalismo, essendo, appunto, “natura”, avrebbe vinto per sempre, mentre il socialismo “si è rivelato una delle più grandi illusioni dell’umanità. Mai più proponibile”.

Al contrario i fatti storici immediatamente successivi alla caduta dell’URSS e al “decreto” Fukuyama, hanno dimostrato quanto la ratifica di “fine della storia” fosse una risibile illusione iperidealistica.

Dopo poco tempo, l’illusione imperialista della propria vittoria imperitura s’infrange contro la grande pulsione antimperialista e rivoluzionaria che attraversa, già nei primissimi anni ’90, l’intera America Latina: non solo Cuba resiste, ma il Venezuela di Hugo Chavez imbocca la strada del socialismo bolivariano e in tanti altri Paesi latinoamericani prendono corpo trasformazioni sociali e politiche in senso antimperialista e socialista.

Nel continente africano il Sud Africa, liberato dalla lotta di Nelson Mandela e del grande Partito Comunista Sud Africano, mantiene il proprio potere rivoluzionario ed espande la propria influenza antimperialista su tutta l’Africa australe; in altri grandi Paesi africani, come l’immensa Nigeria, si sviluppano profondi processi politici volti alla liberazione dal giogo imperialista e dal dominio feroce dei grandi gruppi petroliferi occidentali saccheggiatori di risorse energetiche. Inoltre in Africa, in quegli anni in cui il flusso storico, per Fukuyama, si sarebbe dovuto interrompere per sempre, prende corpo una straordinaria esperienza di lotta continentale antimperialista: si stabilisce un asse nord-sud tra Mandela, il Partito Comunista Sud Africano e Gheddafi, un asse Libia-Sud Africa volto alla liberazione dell’intero continente africano.

Quest’asse avanza un progetto di liberazione/emancipazione del continente africano dallo storico dominio colonialista occidentale a partire dalla costituzione di una Banca Africana autonoma dal potere finanziario imperialista e di una moneta unica africana sganciata dal dollaro. Un progetto politico-economico basato sulla messa a disposizione per il progetto, da parte della Libia, di un’immensa quota di risorse economiche tratte dai fondi sovrani libici, divenuti di enorme entità in virtù della nazionalizzazione, da parte della Libia di Gheddafi, del petrolio e delle risorse energetiche libiche, liberate dal dominio delle multinazionali occidentali e riconsegnate al popolo libico e al suo Stato.

Sarà, peraltro, questo progetto rivoluzionario a spingere l’imperialismo USA e UE ad attaccare militarmente la Libia e a distruggerla, con il fondamentale contributo della NATO e del governo italiano.

Oltre all’America Latina e all’Africa, anche l’Asia, dopo la caduta della diga sovietica, contribuirà a spegnere le illusioni di un facile dominio mondiale nutrite dalle centrali dell’imperialismo dopo l’ammainamento della bandiera sovietica dal Cremlino.

Il Vietnam regge senza contraccolpi alla scomparsa dell’URSS e dagli anni ’90 lancia un nuovo modello di sviluppo, sempre nell’alveo socialista, che gli permetterà di rafforzare il proprio sistema produttivo e la propria economia; nel Nepal giunge al potere il partito comunista; in grandi regioni dell’India (Kerala, Kentala, Bengala, aree territoriali grandi in alcuni casi come l’Italia) vincono le elezioni, operano e governano le forze comuniste. Nella Repubblica Popolare Cinese, guidata saldamente dal Partito Comunista Cinese, assistiamo al più grande sviluppo economico dell’intera storia dell’umanità, secondo una logica di pianificazione. In Russia, dopo la prima e nefasta fase Eltsin (che puntava ad aprire la strada, nel Paese dell’Ottobre, alla penetrazione e al potere delle forze imperialiste) si ricostituisce un forte partito comunista di massa (il Partito Comunista della Federazione Russa) e prende corpo il nuovo partito di Putin (nato dalla fusione tra “Unità” e “Otecestvo”), “Russia Unita”, divenuto il primo partito russo, che sul piano della politica internazionale assume un netto carattere antimperialista e sul piano interno cancella la politica neoliberale di Eltsin volta alla privatizzazione massiccia delle grandi aziende nazionali dell’ex URSS e a favorire un’altrettanto massiccia penetrazione del capitale finanziario occidentale, orientando invece la Russia al rilancio della propria autonomia politica ed economica nazionale.

Questo indirizzo politico della presidenza Putin, spiega, sul piano della materialità delle cose, l’escalation dell’aggressività politico-militare antirussa portata avanti dal progetto imperialista di USA, UE e NATO, che prevede la trasformazione dell’Ucraina in un “protettorato” occidentale (sul modello del Kossovo) e grande base NATO ai confini russi che, in questo aprile 2021, insieme alla guerra non convenzionale delle sanzioni, configura un alto pericolo di attacco militare della NATO, braccio armato di USA e UE contro la Russia e quindi un pericolo oggettivo di guerra mondiale.

Dopo la scomparsa dell’URSS e la prima fase di euforia del capitalismo mondiale, le forze comuniste, antimperialiste e anticapitaliste del mondo hanno ripreso vigore e, essenzialmente attorno al cardine della Repubblica Popolare Cinese e al suo sviluppo titanico, si organizzano per un’azione e una lotta diretta a cambiare i rapporti di forza internazionali, nell’immediata fase post-sovietica sfacciatamente a favore dei poli imperialisti mondiali.

Nel 2009, in Russia, si formano i BRIC (l’unità d’azione tra Brasile, Russia, India e Cina), ai quali, nel 2013, si unirà il Sud Africa, formando il nuovo BRICS. Nel 2014 la Repubblica Popolare Cinese fonda, a Pechino, la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AllB), un gigantesco istituto finanziario e bancario alternativo al Fondo Monetario Internazionale (FMI), alla Banca Mondiale e all’Asian Development Bank, istituti sottoposti al potere imperialista internazionale e specificatamente a quello USA, con banche speculative, che hanno il progetto di condizionare e sottomettere ancor più, attraverso prestiti-capestro, i Paesi più poveri del pianeta. La AllB fondata a Pechino si dà il compito, opposto, di proporsi come punto di riferimento non speculativo per i Paesi in via di liberazione dal giogo del capitalismo finanziario mondiale. La sua fondazione e la sua vasta attività internazionale e internazionalista giungeranno ben presto - come il progetto cinese della Nuova Via della Seta, che può svilupparsi solo in un mondo di pace e multilaterale - a rappresentare uno dei segni più probanti e tangibili del cambiamento del vento storico a sfavore dell’imperialismo.

Sarà a partire da questo - inaspettato per l’imperialismo, che con la scomparsa dell’URSS aveva già officiato la messa da requiem per il socialismo - rapido capovolgimento di fronte ad opera del fronte antimperialista mondiale che gli USA, la NATO e l’Unione Europea rilanciano la loro furiosa reazione politica, economica e soprattutto bellica, attaccando, distruggendo, causando milioni di morti, i popoli di Iraq, Libia, Siria, Yemen, tornando in Afghanistan, organizzando truppe neonaziste a Kiev per costruire un’Ucraina volta alla guerra contro la Russia e all’entrata nella NATO. Riportando i missili a testata nucleare in Europa per rilanciare lo “scudo stellare” anti russo e anticinese. Riarmando il Giappone e la Corea del Sud e rafforzando minacciosamente la presenza della VII Flotta militare USA nell’Oceano Pacifico e nell’Oceano Indiano, in senso chiaramente anticinese.

Dopo la consapevolezza che la storia non è affatto finita e di fronte alle vittorie rivoluzionarie, antimperialiste e antiliberiste, che hanno segnato la storia latinoamericana già nei primi anni ’90, anche in America Latina si scatena la controffensiva imperialista a conduzione USA, che fin dalla fine della seconda guerra mondiale ha odiosamente inondato di sangue quella parte del continente. Il “golpe” contro Lula e Dilma Roussef in Brasile del 2018, i continui tentativi di annientare i progressi sociali del Venezuela bolivariano, il pesante attacco al popolo boliviano tornato ad una sovranità economica con l’’esperienza di Evo Morales, rappresentano il segnale di una ripresa del “Piano Condor” nordamericano volto a spegnere il nuovo e vasto incendio sociale e politico antimperialista che attraversa l’America Latina.

La presidenza Trump, negli USA, aveva praticato la linea dell’isolazionismo e della lotta doganale, innanzitutto contro la Repubblica Popolare Cinese. Con la vittoria di Biden, l’imperialismo nordamericano risfodera la linea più tradizionale dell’aggressività economica e militare “liberal”. La proposta reiterata e minacciosa, da parte di Biden, della costruzione di un fronte euroatlantico entro cui arruolare anche l’Australia, l’India, il Giappone e la Corea del Sud nell’ottica di uno scontro duro, con reali possibilità di sbocco bellico, contro la Russia e la Cina, è già “un tamburo di guerra”, progetto tanto tragicamente concreto che deve/dovrebbe far sì che le forze comuniste, sinceramente democratiche, progressiste mettano, oggi, subito, la lotta contro la guerra imperialista al primo posto nella loro agenda politica.

Questa pulsione bellica USA e NATO dovrebbe indurre le forze comuniste italiane che già godono di una omogeneità ideologica ad avviare reali processi unitari, politici e organizzativi, per avere più forza nella lotta contro la guerra ed essere determinanti per il disegno di costruzione di un movimento di massa per la pace, per il progetto d’uscita dell’Italia dalla NATO, decisiva parola d’ordine sciaguratamente abbandonata dal P.C.I. di Berlinguer e che tanto ha contribuito a rendere “naturale”, nel senso comune di massa, la massiccia e oscura presenza delle 130 Basi USA e NATO, armate anche di 70/90 bombe nucleari (lascito degli anni ’60) che stanno per essere sostituite dai nuovi ordigni nucleari B61-12 che dovranno armare gli F35 e gli F16 italiani e USA presenti nelle Basi USA e NATO del nostro Paese.

Il processo di costruzione dell’Unione Europea segnerà per i prossimi decenni, con le sue politiche neoliberiste, antioperaie e antidemocratiche, la vita concreta delle classi lavoratrici e dei popoli della UE.

Anche il processo di velocizzazione della costruzione dell’UE, così come il sogno imperialista della “fine della storia”, prende corpo dalla caduta dell’URSS. Se il 26 dicembre 1991 è il giorno dell’autoscioglimento dell’URSS, il 7 febbraio del 1992 è il giorno della ratifica del Trattato di Maastricht, il documento che segna la fine storica delle socialdemocrazie europee, aderenti a quel Trattato, e l’inizio del neoliberismo continentale. È del tutto evidente il nesso tra i due passaggi storici: anche la costruzione del polo neoimperialista dell’UE muove rapidamente dalla fine dell’URSS. Il carattere (irriformabile), profondamente antidemocratico e antisociale dell’UE prende forma sulla base di una questione centrale: come gli altri poli imperialisti mondiali anche quello in costruzione dell’UE interpreta il mondo post-sovietico come un immenso mercato mondiale da occupare e sfruttare. Rapidamente. Per conquistare le “proprie” quote occorre che il grande capitale europeo entri rafforzato nella lotta interimperialista per la conquista del nuovo mercato mondiale e ben attrezzato per sostenere questa nuova concorrenza interimperialista mondiale.

Attraverso quale strada, il capitale transnazionale europeo, pensa di rafforzare la propria capacità concorrenziale sui mercati mondiali? Attraverso quale “stile di lavoro” pensa di dare più corpo alla propria accumulazione capitalistica, per metterla a valore e in lotta per la conquista dei mercati?

Nell’unica modalità conosciuta dal capitale: abbattendo il costo delle proprie merci attraverso l’abbattimento dei salari, dei diritti economici e sociali conquistati dalle lotte del movimento operaio e dello Stato Sociale con la propria economia pubblica. Ed è ciò che avviene, con gradazioni diverse, nei diversi Paesi. Bruxelles orchestra un violento attacco su questi tre fronti in molti Paesi dell’Ue, compresa l’Italia, anche attraverso una dilagante manipolazione psicologica e dell’’informazione da parte dei mass media. Il neoliberismo dettato dal Consiglio Europeo diviene l’’unico orizzonte di senso, attraverso la sudditanza dei governi che nel nostro Paese si succedono dopo Tangentopoli: centro-destra e centro-sinistra.

La natura dell’UE, dal Trattato di Maastricht in poi, è quella che pone il mercato e gli interessi speculativi privati come i protagonisti dell’’economia, svalorizzando il lavoro e cancellando ogni ipotesi di cooperazione produttiva dei lavoratori, con l’aggiunta, in questi ultimi anni, del progressivo processo di militarizzazione del neoimperialismo dell’UE, che prende corpo attraverso il progetto della costruzione di un esercito europeo che, “naturalmente”, come ha chiaramente affermato Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, dovrà essere subordinato alla NATO e alla sue politiche di guerra.

Se da questa nostra analisi generale risulta che il primo compito, per i comunisti e le forze antimperialiste e anticapitaliste - mondiali, europee e italiane - sia quello, nella fase data, della lotta contro gli incalzanti pericoli di guerra, è chiaro che un altro decisivo compito, per il movimento operaio e comunista europeo, è quello della lotta per l’uscita dall’UE, dall’Euro e per una piena sovranità politica, economica e monetaria nazionale. Con le modalità politiche ed economiche che dovranno essere messe a punto, per rendere concreta e verosimile la proposta di uscita dall’Ue e dall’Euro, da parte del movimento comunista e anticapitalista, europeo e italiano.

Sappiamo che all’interno del piccolo e diviso movimento comunista italiano attuale, le posizioni sulla questione dell’uscita dall’UE e dall’Euro sono differenti: vi sono linee tendenti al progetto della riformabilità, dall’interno, dell’UE e linee tendenti all’uscita dall’UE e dall’Euro (il Centro Politico - Culturale Cumpanis Ancona appoggia convintamente questa seconda linea). Il problema vistoso è che, però, anche da parte dei soggetti comunisti italiani che si schierano con la linea di rottura rispetto alla UE, non si sviluppa una lotta politica significativa, una mobilitazione sociale all’altezza degli obiettivi dichiarati nei documenti congressuali volti all’uscita dall’UE e dall’Euro.

Nei modi in cui potrà e con le forze che avrà, il Centro Politico-Culturale Cumpanis Ancona, assieme alla propria rivista di riferimento nazionale (“Cumpanis”) e in sinergia con gli altri Centri “Cumpanis” in Italia, darà il proprio contributo al rilancio della lotta, teorica e politica, per l’uscita dall’UE e dall’Euro.

Il quadro sociale generale italiano è, ormai notoriamente, drammatico: è cresciuta a dismisura la precarizzazione e svalorizzazione del lavoro; la disoccupazione, nei giovani tra i 15 e i 24 anni, è del 33%, rispetto alla media europea del 12,5%. In questa nuova fase sono oltre 2 milioni le famiglie italiane cadute nella povertà assoluta, con un aumento, rispetto al 2019, di 335 mila famiglie. In totale, dati Istat, sono 5,6 milioni i poveri “assoluti” in Italia. E circa 12 milioni sono i poveri “relativi”. Con l’avvento dell’Euro e il progressivo rialzo del prezzo delle merci in relazione al salario, è sceso di circa il 30%, nell’ultimo quindicennio, il valore del salario medio. Con una differenza, tuttavia, drammatica tra il salario medio mensile del nord d’Italia (attorno ai 1.200 euro) e quello del Mezzogiorno italiano (700/800 euro). La differenza tra salario medio maschile e salario medio femminile è sempre più a svantaggio delle donne lavoratrici. Anche per ciò che riguarda l’occupazione, particolarmente svantaggiate, rispetto ai lavoratori sono, anche in queste fase, le lavoratrici. Nell’anno 2020, dei 444mila occupati/e in meno registrati in Italia ben il 70% sono donne!

Particolarmente sentita, dal “Cumpanis Ancona”, è la questione della liberazione piena delle donne e la preoccupazione per lo smantellamento dei diritti economici e sociali delle lavoratrici, per lo scatenamento della violenza maschile contro le donne, per il ritorno di prepotenti forme di patriarcato. Fortemente sentita è la lotta per la coniugazione dei diritti sociali con i diritti civili, per una lotta a fianco del movimento operaio complessivo, contro rigurgiti reazionari di modelli familiari autoritari, contro discriminazioni etniche e un utilizzo speculativo della questione, problematica, dell’immigrazione irregolare. Importante è inoltre la lotta culturale e politica contro ogni ritorno oscurantista del fondamentalismo religioso, di qualunque matrice. L’islamismo si è spesso dimostrato uno strumento dell’imperialismo per distruggere le esperienze arabe (ad es. il panarabismo baath, il nasserismo, ecc…) e le ideologie di ispirazione socialista e patriottica sovrana dei popoli arabi.

Lotte operaie alla Indesit di Fabriano (Ancona)

Il Centro Cumpanis Ancona su di un punto, che reputa cruciale per la trasformazione sociale, intende sviluppare la ricerca: sul punto dell’unità di classe del proletariato italiano con il proletariato immigrato, per la costruzione di un fronte unito anticapitalista, per la costruzione del socialismo.

Nell’essenza, per poter coniugare, senza ripetere l’errore di tanta “sinistra radical” italiana, che ha lasciato la lotta di classe nelle sole mani dei padroni, la centralità dello scontro capitale/lavoro con la lotta generale per la conquista dei diritti economici, sociali e civili.

La nuova aggressività bellica imperialista con il conseguente rialzo delle spese militari, la devastante politica antisociale condotta dall’UE volta alla scientifica distruzione del welfare state frutto della civiltà del lavoro, l’attacco del grande capitale “postfordista” per umiliare e asservire sempre più il lavoro subordinato e autonomo: tutto ciò si abbatte come una scure storica sulle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, sui disoccupati, sui giovani, sui pensionati.

Difronte a tutto ciò quasi inesistente è l’opposizione sociale, politica e sindacale italiana e in grandissima crisi è il movimento comunista italiano, mai come ora debole e diviso e lontano dal mondo del lavoro e dalle masse.

Da una plateale e gigantesca distorsione della verità “siamo informati” che il comunismo sarebbe ormai morto. Su scala mondiale. Questa è la parola d’ordine lanciata dalla cultura dominante e dai media mainstream italiani al fine di costruire un senso comune di massa genuflesso, pronto ad una sempre maggiore passività politica e sociale.

In realtà anche questa, come la “fine della storia”, è un’ulteriore illusione e un ulteriore autoinganno del capitale. Oggi, il movimento complessivo comunista mondiale - dalla Cina al Vietnam, dalla Russia a Cuba, dal Sud Africa ai Paesi dell’America Latina, dal Portogallo a Cipro e in tante altre aree del mondo - è alla guida diretta, o in coalizione con altre forze progressiste, di circa un quarto dell’intera umanità. Mentre la crisi del movimento comunista è, invece, particolarmente evidente in Italia.

Il Centro Culturale - Politico Cumpanis Ancona, in sinergia con gli altri Centri Cumpanis che si sono già costituiti e vanno costituendosi in Italia, vorrà fare della crisi del movimento comunista italiano e delle trasformazioni della soggettività di classe un campo privilegiato di ricerca storica, politica e teorica. Partendo dalla crisi del P.C.I., che certo non può essere addebitata solamente a colui che ha celebrato il funerale di quel partito, Achille Occhetto, ma i cui prodromi vanno ricercati nella lunga fase di socialdemocratizzazione che ha portato il P.C.I. alla “Bolognina” e poi, nel 1991, al suo XX Congresso di scioglimento.

Come vorrà indagare, il Centro Cumpanis Ancona, sui motivi del fallimento della “rifondazione comunista” come progetto teorico e sul PRC come progetto partitico, sul suo eclettismo politico e ideologico, sulla sua disomogeneità culturale interna che l’ha portato a rifiutare il progetto di un unico partito comunista in Italia da costruirsi su di una base ideologica omogenea e in grado di fornire una soluzione alla polverizzazione della classe del lavoro e alla vasta diaspora dei comunisti in Italia.

Il Centro Cumpanis Ancona vorrà indagare sui motivi di fondo, politici e teorici, che hanno sinora impedito alle piccole organizzazioni partitiche comuniste italiane - spesso inessenziali, per la loro invisibile massa critica - di crescere e porsi come punti di riferimento di massa; i motivi che hanno fin qui impedito il superamento della perdente politica di divisione, questione che molto probabilmente spinge, in Italia, decine di migliaia di comuniste e comunisti senza partito a rimanere nella loro passiva polverizzazione.

Siamo difronte ad una grande, rimossa questione: la vasta diaspora di compagne e compagni senza partito, nel nostro Paese, chiede, per tornare alla militanza, un progetto unitario. Ma i gruppi dirigenti dei piccoli partiti comunisti italiani odierni si rifiutano (dio acceca chi non vuole vedere?) di avviare tale processo unitario, rendendosi primi responsabili del permanere della grave disunità del movimento comunista italiano; rendendosi responsabili dello stesso indebolimento del fronte d’opposizione anticapitalista in Italia.

Per le forze che avrà, il Centro Cumpanis Ancona lavorerà, innanzitutto, per l’unità dei comunisti e delle comuniste, per un partito comunista unico, in Italia, costruito su basi di solida omogeneità ideologica e politica, sulla base della non dogmatica e viva lezione marxista, leninista e gramsciana.

Centro Politico-Culturale Cumpanis Ancona

Presidente :

Laura Baldelli

Coordinatore politico-organizzativo:

Alessandro Belfiore

Direttivo

Laura Baldelli (docente di Storia e Letteratura, Ancona)

Alessandro Belfiore (No Guerra No Nato - Ancona)

Adriana Brandoni (commerciante, Ancona)

Samuele Brugnara ( studente universitario; militante PC Ancona)

Mauro Cantori (impiegato; già segretario Circolo PRC “Wilfredo Caimmi” Osimo)

Domenico Carofiglio (operaio Whirlpool-Indesit Fabriano, per molti anni membro del Direttivo FIOM-CGIL Indesit Fabriano, ora attivista FIOM in Whirlpool)

Carlo Catena (operaio; già Consigliere Comunale Osimo)

Luigi Curcetti (PCI Ancona e USB Ancona)

Nicola Desiderio (operaio/meccanico, Ancona)

Giacomo Forni (dirigente sindacale CGIL Ancona)

Marco Gagliardini ( lavoratore piccola distribuzione supermercati, Ancona)

Stefano Gatti (storico del Movimento Operaio; docente di Storia e Letteratura presso l’Istituto Tecnico Agrario “Vivarelli” di Fabriano)

Fosco Giannini (già Senatore della Repubblica e Capogruppo in Commissione Difesa; già membro della segreteria nazionale del PCI e responsabile Dipartimento Esteri PCI. Ancona)

Giada Giannini (studentessa; V° anno Liceo “Rinaldini” Ancona)

Mariano Guzzini (già dirigente del P.C.I. Marche, giornalista e scrittore, Ancona)

Sergio Leoni (dottore in Lettere, Ancona)

Alfonso Napolitano (regista teatrale, artista, scrittore, Ancona)

Renata Priori (militante comunista di Sassoferrato, Ancona; candidata nella Lista Comunista elezione regionali Marche 2020)

Alberto Sgalla (docente di Diritto e scrittore, Ancona)

Katia Silvestrini ( comunista di Fabriano; portavoce del Coordinamento fabrianese per la salvaguardia dell’Ospedale “Profili”)