sabato, Aprile 17, 2021
Home Lotta di classe Ancora eroi dimenticati
Lavoratori e lavoratrici del commercio e della distribuzione alimentare

Ancora eroi dimenticati

Paolo e Andrea, due lavoratori di un supermercato delle Marche, incontrano "Cumpanis" e informano dei problemi del loro lavoro, un altro lavoro "invisibile" ai più

Di:Laura Baldelli, della redazione di "Cumpanis"
13
WhatsApp

La pandemia, dopo il personale sanitario ospedaliero, ha elevato ad eroi anche i lavoratori del commercio della distribuzione alimentare, tutte quelle donne, tutti quegli uomini che ci hanno permesso di fare la spesa, lavorando senza sosta. Naturalmente eroi dimenticati, come accade già per i Vigili del fuoco quando arrivano terremoti, dissesti idrogeologici e per i medici, gli infermieri, gli oss e gli addetti alle pulizie degli ospedali in tempi di pandemia; infatti davvero sono eroi, non solo perché rischiano in prima linea il contagio, ma anche perché i lavoratori dei supermercati non rientrano tra le categorie ad elevato rischio nel Piano di vaccinazione anti-covid. Dimenticati e invisibili anche agli occhi dei clienti, della gente comune che ha fatto della “modalità supermercato” uno stile di vita: entro senza salutare, prendo ciò che mi serve, pago e me ne vado.

Infatti mai ci si sofferma su quanto lavoro ci sia per organizzare scaffali, banchi frigoriferi, pulizia, programmazione acquisti, promozioni ecc… e soprattutto quanto questi lavoratori siano stati esposti ai rischi di contagio senza tutele, svolgendo un servizio essenziale: un rischio quotidiano, mai venuto meno, neanche quando mancavano mascherine, disinfettanti, guanti, schermi protettori.

Parlando con due lavoratori del settore emerge un mondo: una realtà lontana dai discorsi della politica-spettacolo, che mai si concentra sui problemi veri, lontana anche ai tanti giornalisti che invece di fare utile informazione, si dedicano al gossip politico.

Paolo e Andrea, hanno un’esperienza decennale del settore, lavorano nei supermercati fin da giovanissimi, la loro esperienza è una preziosa competenza gestionale dell’organizzazione del lavoro, ma il titolare non li coinvolge nelle decisioni.

Raccontano come hanno visto trasformare l’attività di un piccolo supermercato con 8 dipendenti, soffocato dalla concorrenza dei grandi marchi del settore che aprono e chiudono, divorando i piccoli esercizi. Nel corso degli anni hanno visto colleghi precari perdere il posto di lavoro, pur aumentando i carichi di lavoro per tutti, spesso neanche retribuiti contrattualmente; sono consapevoli che il loro titolare resiste perché i locali sono di proprietà, ma le restrizioni dei lock down hanno purtroppo ridotto le vendite, perché le norme hanno obbligato alla spesa di prossimità e la scelta aziendale di non consegnare le spese a casa, di eliminare il banco dei freschi e la chiusura di ristoranti e bar hanno fortemente ridotto il fatturato. Inoltre, a differenza della grande distribuzione, nei piccoli supermercati le norme di distanziamento e di sanificazione non sempre sono rispettate, perché sono un costo. Anche i casi di covid spesso sono stati tenuti nascosti, altrimenti l’attività avrebbe chiuso per la quarantena, dato che non c’era nessuna possibilità di sottoporsi a tampone diagnostico. Emerge un mondo di donne e di uomini senza tutele sindacali, dove il sindacato è visto come un nemico dall’azienda, dove i lavoratori rinunciando ai loro diritti, diventano “gli ammortizzatori sociali” del titolare, sopraffatto dalla grande distribuzione, dalla burocrazia, dal credito. L’opinione pubblica non immagina che il settore agro-alimentare ha registrato sensibili crolli dei ricavi, perché sono gli unici esercizi rimasti aperti; ma la pandemia ha provocato uno shock economico, che ha rivelato come un’economia solo basata sulla crescita senza limiti dei consumi, sia invece fragile, in balìa degli eventi e governata dalla legge del più forte in un mercato globalizzato e competitivo.

L’ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agro-alimentare) ha evidenziato come le aziende dell’industria alimentare abbiano risentito dell’emergenza per difficoltà logistiche, carenza di personale e difficoltà nel rispettare le prescrizioni per la tutela della salute imposte dal covid nel normale svolgimento dell’attività. A livello internazionale ci saranno riduzioni delle importazioni di molte filiere come, ad esempio, per le carni di pollo e maiale, mentre per le esportazioni il calo è sul comparto avicolo e infatti il settore zootecnico sembra essere il più colpito. Ma questi dati non dovrebbero leggersi al negativo, perché potrebbero lasciare spazi economici alle piccole aziende del territorio e al diffondersi della produzione e del commercio a km 0 con grandi benefici ambientali ed economici e soprattutto rappresenterebbe uno stop alla globalizzazione del mercato alimentare, spesso senza regole con prodotti di coltivazioni intensive che danneggiano l’ambiente, e alla grande distribuzione. Quella globalizzazione che in Italia ha limitato la nostra produzione di latte e derivati, cereali, in contraddizione con lo sbandierato “made in Italy” dei prodotti d’eccellenza della nostra filiera agroalimentare.

Sembra incredibile ma il lavoro e le vite di Paolo e Andrea e del loro titolare, nel mondo globalizzato, dipendono anche dalle strategie degli accordi commerciali del WTO (World Trade Organization) e sarà sempre più difficile sopportare la concorrenza degli ipermercati delle grandi catene transnazionali.

Anche per altre merci, in questi anni, i negozianti di quartiere sono stati fagocitati dai centri commerciali e dalle grandi catene della globalizzazione; però oggi, nell’era pandemica, centri commerciali e grandi catene soccombono ad Amazon.

È tempo che imprenditori e lavoratori autonomi comprendano che il sistema capitalista neoliberista è predatorio e non risparmia nessuno e non si può giocare individualmente su questo tavolo, è una sfida impari e non si vince licenziando e abbassando il costo del lavoro.