Elezioni presidenziali in Siria di quest’ultimo 26 maggio: col 95,1% dei consensi ha stravinto Bashar-al Assad, l’uomo che già nel 2011 gli USA, la NATO, l’intero fronte imperialista e Israele volevano estromettere dal potere ed esplicitamente assassinare - come Saddam Hussein, come Gheddafi - per porre fine ad una politica siriana antimperialista, laica, anti israeliana e filopalestinese. Subito dopo l’esito elettorale ha dichiarato il compagno Ammar Bagdache, Segretario Generale del Partito Comunista Siriano, deputato e leader della Resistenza armata dei comunisti siriani contro gli eserciti filoimperialisti schierati sul territorio siriano: “Chi, dapprima, credeva che il popolo siriano si piegasse davanti alle armi imperialiste era un illuso. Ancora più illusi sono stati coloro che hanno creduto che il popolo siriano si piegasse all’ideologia imperialista e votasse contro la propria storia, contro il proprio Paese e contro il suo Presidente Assad. Il popolo siriano, i comunisti siriani, si sono battuti prima in armi e ora, in queste elezioni, politicamente, come i partigiani di Spagna si batterono contro i franchisti. Con una sola differenza: noi abbiamo vinto!”.
Ieri, 27 maggio, il presidente dell’Assemblea popolare siriana, Hammoudah Sabbagh, ha così annunciato: “Il già Presidente Bashar al-Assad ha vinto le elezioni presidenziali col 95,1% dei voti e su 14 milioni, 239 mila e 140 cittadini che hanno esercitato il loro diritto di voto, 13 milioni, 540 mila e 860 hanno scelto Assad”.
“Gli altri due candidati al ruolo di Presidente della Siria - ha continuato Hammoudah Sabbagh - sono stati nettamente sconfitti dal voto popolare: il candidato dell’opposizione nazionale Mahmoud Ahmad Merhi ha ottenuto 470.267 voti, il 3,3 per cento; mentre Abdullah Saloum Abdullah ha ottenuto 213mila 968 voti, l ‘1,5% “.
Le autorità elettorali del Paese arabo hanno precisato che c’è stata una partecipazione elettorale del 78,66 per cento su un totale di 18 milioni 107mila e 109 cittadini con diritto di voto, dentro e fuori il Paese e che, visto l’alto afflusso di elettori, il Comitato Elettorale Supremo Giudiziario ha deciso di prolungare le votazioni per altre cinque ore, fino alla mezzanotte, permettendo così alla popolazione di recarsi nei propri seggi elettorali.
Mentre in tutta la Siria, dopo l’esito elettorale, la popolazione scendeva nelle strade per celebrare la vittoria e centinaia di migliaia di cittadini occupavano le piazze di tutte le più grandi citta siriane - da Damasco ad Aleppo “la liberata”, da Homs ad Al-Raqqa “la martoriata”, manifestando così il senso di liberazione partigiano col quale la vittoria elettorale è stata vissuta, gli USA, l’UE e la Gran Bretagna già dichiaravano “false” e “manipolate” queste elezioni.
Come “false e manipolate” avevano giudicato le elezioni presidenziali siriane del 2000, del 2007 e del 2014, tutte vinte dal Presidente Assad. A partire da ciò, sarebbe forse ora che Washington, Bruxelles, Londra e il Comando della NATO si mettessero il cuore in pace e non usassero più argomenti così frusti e “dadaisti”, come quelli sinora usati, per commentare vittorie che si basano su di un vastissimo consenso popolare e su di un profondo odio di popolo per gli orrori perpetrati dalle forze militari filo imperialiste in Siria.
Le critiche sempre più scomposte, irrazionali e lontane anni luce dalla realtà siriana che esprimono anche oggi, anche difronte a queste elezioni di fine maggio 2021, i poli imperialisti e la NATO ad ogni vittoria popolare di Assad, peraltro, sono figlie della tremenda frustrazione che gli USA, l’UE e Londra vivono per la cocente sconfitta, militare e politica, vissuta in Siria.
Dopo la distruzione e la riconquista coloniale della Libia e dell’Iraq, infatti, le forze imperialiste capeggiate dagli USA e dalla NATO, col coinvolgimento pieno e criminale dell’UE, pensavano ad una “terza passeggiata”, quella siriana.
Per l’occupazione della Siria, la distruzione del Partito del Risorgimento Arabo Socialista (il Baath) e l’eventuale impiccagione di Assad, gli USA, l’UE e la NATO avevano letteralmente inventato, sul campo siriano, un’ ennesima “rivoluzione colorata”, come quella “delle rose” in Georgia nel 2003; come quella “arancione” in Ucraina nel 2004 (sfociata nel neonazismo al potere) e come quella “dei tulipani” nel Kirghizistan nel 2005, tutte controrivoluzioni ispirate, organizzate e sostenute ideologicamente, politicamente, economicamente e militarmente dall’occidente imperialista.
La controrivoluzione “arancione” siriana è stata, dopo tutte quelle inventate ed organizzate nei paesi dell’ex campo del socialsimo realizzato, quella che vede probabilmente più impegnati gli Stati imperialisti e la NATO: immensi sono stati gli investimenti economici dell’occidente per organizzare politicamente, socialmente e mediaticamente il “golpe” di massa contro Assad e il potere del Partito del Risorgimento Arabo Socialista.
Ispirata e organizzata sino ai dettagli dal fronte generale imperialista, la lotta sociale della controrivoluzione “arancione” siriana sfocia in scontri vasti, prolungati e durissimi tra movimento filo imperialista ed esercito e forze dell’ordine siriane, schierate in difesa dell’autonomia siriana.
Qunado gli USA e i suoi alleati comprendono che il terreno siriano non è quello georgiano, ucraino o kirghiso e la mobilitazione degli “arancioni” non basta a sconfiggere Assad, queste forze imperialiste scelgono la strada, disgraziatissima, feroce e sanguinaria, della messa in campo, in Siria, di un intero esercito, di un’intera e potente organizzazione militare: quella che prenderà il nome di “Libero Esercito”, l’FSA, Free Sirian Army.
Un esercito “libero” fatto di ufficiali e soldati degli USA, della NATO e dell’Impero e da soldati mercenari - oltre che da immensi fondi economici - dell’intero mondo arabo reazionario e filo imperialista.
La Siria, il popolo siriano, le grandi città, i paesi dell’entroterra, dopo l’organizzazione e la messa in campo di un tale esercito nemico (circa 100mila uomini) iniziano a soffrire quotidianamente la guerra. L'”Esercito Libero”, al soldo degli USA, dell’UE e della NATO, si scontra con l’esercito lealista siriano. Nel fuoco, sotto i bombardamenti dei “soldati della Libertà” le città sono distrutte; le strade, le reti elettriche, fognarie, gli acquedotti saltano; gli ospedali sono devastati, le malattie dilagano. I morti siriani civili saranno un intero popolo. Alla fine, il lavoro di sterminio imperialista provocherà in Siria, tra il popolo siriano, 560mila morti e 1 milione e 300 mila profughi e dispersi. Di nuovo, come sibiliva tra i denti il colonnello Kurtz di “Cuore di Tenebra” e di “Apocalyspe Now”, “Quale orrore, quale orrore!”.
Damasco, mai occupata, viene tuttavia accerchiata. Come Stalingrado, resiste all’assedio imperialista, ma la sofferenza popolare è terribile. Questa guerra, che è d’invasione imperialista, i media occidentali la chiameranno “guerra civile”. Una menzogna vergognosa e pienamente imperialista.
Ma, come già il movimento “arancione” non aveva piegato il potere socialista Baath, nemmeno “L’Esercito Libero” filo imperialista piega l’esercito lealista di Assad. In soccorso all’esercito lealista siriano scende direttamente il popolo siriano partigiano, nel quale grande è l’influenza politica e la direzione militare del Partito Comunista Siriano.
E con tutto l’orrore disseminato, “L’Esercito Libero” non passa, poichè l’esercito lealista siriano, il popolo siriano in armi e i comunisti partigiani non cedono (qui la forza potente delle cose ci spinge inevitabilmente a dire, perdendo ogni “educazione” politica, ogni “lezione” politicista: ma come hanno fatto, sia la “sinistra moderata” italiana ed europea, che i trotzchisti, italiani e internazionali - attestati sullo stesso fronte - a condannare Assad e prenderne le distanze anche durante la lotta partigiana siriana antimperialista? Come fanno, tuttora, a non capire che quando l’imperialismo attacca c’è un solo fronte dove militare, ed è quello della lotta antimperialista, della difesa del Paese e della sua autonomia?).
Poichè la Siria di Assad non piega la testa, all’inizio del 2012 si verifica, nel campo politico e militare imperialista siriano, ciò che era già accaduto in Afghanistan: il fronte occidentale “libero e laico” si allea col peggiore e più oscurantista terrorismo islamico e “L’Esercito Libero” si unisce nella lotta contro Assad al Fronte al-Nusra, nato a il 23 gennaio 2012 come ala siriana di al-Qaida e dello Stato Islamico dell’Iraq (Isis). Al-Nusra è costituito da fondamentalisti sunniti che interpretano la guerra in Siria come un cavallo di Troia per rovesciare il regime di Bashar Al-Assad e per la nascita di uno Stato Islamico in Siria. Di nuovo, USA e oscurantismo islamico fianco a fianco.
E’ vero che poi l’asse tra “Esercito Libero” e al - Nusra si rompe, ma ciò non impedirà alle forze legate ad al - Qaida di mettere a valore quell’allenza militare e dunque di rafforzarsi così tanto da giungere a dominare vaste aree della Siria e ad annetterle al “Califatto” dell’ Iraq, che l’Isis proclamerà il 29 giugno del 2014.
La tenuta di Assad spinge una coalizione militare guidata dagli USA ad iniziare, dal settembre del 2014, a bombardare direttamente la Siria. La scusa è quella di colpire le aree occupate dall’Isis, alleato dell’imperialsimo sino a pochi mesi prima. In verità, con quella motivazione, iniziano vasti e lunghi bombardamenti, condotti sia dagli USA e dal fronte imperialista che da Israele, volti a minare la Resistenza siriana e ad abbattere Assad.
Pur essendo, questi bombardamenti imperialisti, fonte di altre immani sofferenze e distruzioni per il popolo siriano, tuttavia nemmeno così la Siria di Assad viene piegata. Il successivo aiuto, politico e militare, della Russia di Putin e dell’Iran ad Assad sarà certo importante per la sconfitta del fronte occidentale, ma decisiva sarà la Resistenza dell’esercito lealista siriano, del popolo partigiano e dei comunisti siriani in armi.
E’ in tutto ciò, in questa Resistenza strenua da parte di Assad, dell’esercito lealista, del Partito del Risorgimento Arabo Socialista Siriano e del Partito Comunista Siriano, che vanno trovate le basi materiali dell’ennesima e grande vittoria elettorale di Assad, come quest’ultima del 26 maggio ultimo scorso.
E sarà ancora e sempre condannato alla sconfitta quest’occidente che per l’ennesima volta non vuol capire la realtà delle cose e parla, forse in forma inconsapevolmente autoconsolatoria, di una vittoria di Assad ottenuta con “la violenza della dittatura”.

