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Qualcuno ricorderà, forse, gli anni ’70, quando durante gli scioperi generali scendevano in piazza decine di migliaia di lavoratori, capaci di lottare uniti per i loro diritti e la loro dignità, capaci di costringere il padronato e le forze dell’ordine a portar loro rispetto e spesso a cedere alle loro rivendicazioni.

Se guardiamo all’oggi, invece, assistiamo ad un’escalation di violenza e repressione da parte del capitale, una repressione che, senza alcuna considerazione nemmeno per lo stato di diritto e la legalità borghese, non si fa scrupolo di esercitare direttamente la violenza contro i lavoratori che protestano, senza neppure aver bisogno di chiamare in sua difesa le forze di polizia, classicamente deputate alla repressione delle lotte dei lavoratori.

Non dobbiamo dimenticare che quando i tempi lo richiedono, il capitale non esita a chiamare a raccolta le forze più brutali e reazionarie che abbia a sua disposizione; per esempio, proprio in seguito al biennio rosso, il padronato in difficoltà non si fa scrupoli a servirsi del fascismo che, con una serie impressionante di attacchi squadristi, da una prova di forza ed un brutale monito a tutti i lavoratori ed alle loro organizzazioni.

Ravenna, Ferrara, San Valentino di Sorano, Bologna, decine e centinaia di altre città e paesi italiani: squadristi, polizia e carabinieri picchiano, minacciano, sciolgono cooperative e sindacati, mentre sul Popolo d’Italia Mussolini annuncia la propria “riconciliazione” con il capitalismo e lo definisce un valore “insostituibile”.

Torniamo all’oggi, prendendo ad esempio il caso FedEx.

TNT FedEx è uno dei principali colossi della logistica, con un utile superiore ai tre miliardi di dollari e una crescita anno su anno a doppia cifra, spinta dall’incredibile sviluppo del commercio online; direttamente o attraverso subfornitori, come ad esempio Zampieri, dà lavoro solamente in Italia a migliaia di persone.

Nonostante questo, TNT FedEx ha deciso da qualche anno di licenziare o trasferire centinaia di lavoratori e di chiudere centri logistici in una città per riaprirne altri a pochi chilometri di distanza; inoltre, TNT FedEX ha deciso di uscire da FEDIT, l’associazione di categoria, in modo da non sentirsi legata ad alcun accordo sottoscritto in precedenza e quindi aver le mani ancor più libere nell’implementazione dei suoi implacabili piani industriali, che prevedono sempre più profitti da ottenersi, come sempre, sulla pelle dei lavoratori.

Ma questo non basta ai signori padroni.

Un paio di settimane fa a San Giuliano Milanese, e alcune notti fa a Tavazzano (Lodi), i lavoratori che presidiavano i cancelli dei magazzini Zampieri FedEx per manifestare in difesa dei loro diritti sono stati aggrediti da squadracce di picchiatori al soldo del padrone, che approfittando delle ore notturne nelle quali i presidi, per ovvie ragioni, risultano essere momentaneamente meno nutriti, li hanno caricati con estrema violenza facendo uso di armi quali bastoni, sassi, bottiglie e persino taser.

Le conseguenze? Lavoratori contusi e feriti anche gravemente, ed uno di loro all’ospedale in gravi condizioni a causa di un severo trauma craniofacciale.

Sembra quasi incredibile che nel terzo millennio possano accadere fatti che ci riportano indietro alla fine Ottocento e al ventennio fascista, eppure questo è ben successo, mostrandoci in maniera chiara e cristallina come il capitale, spinto dalla crisi sistemica in cui si dibatte, stia operando un ulteriore “salto di qualità”.

Nella fase del capitalismo in cui ci troviamo, infatti, il liberismo getta finalmente la maschera: ormai incapace di tollerare un pur minimo accenno di organizzazione e di lotta dei lavoratori per la tutela dei loro più elementari diritti, all’ipocrisia della “legalità borghese” con le sue mendaci pretese di mediare ogni conflitto attraverso la legge, i contratti ed i tribunali, comincia a sostituire tout court l’impiego di squadracce di nerboruti “bodyguard” (c’è chi sostiene che addirittura potrebbe trattarsi di guardie particolari giurate) armati di randelli e pronti a picchiare senza misericordia pur di imporre la “legge del padrone”.

Il tutto, ovviamente, sotto gli occhi divertiti delle “forze dell’ordine” che, se ancora non si uniscono alla violenza squadrista per dargli man forte, si guardano bene dall’intervenire per difendere gli aggrediti dagli aggressori, come la “legge borghese” loro imporrebbe, salvo intervenire, quando i giochi sono ormai fatti, per identificare non gli aggressori, beninteso, ma gli scioperanti e chi manifestava loro solidarietà.

Vogliamo poi parlare del silenzio assordante della stampa e televisione di regime? Provate a scorrere le pagine dei media di regime e troverete o imbarazzati silenzi o addirittura una spudorata inversione della verità, degna del miglior bispensiero orwelliano, secondo cui sarebbero stati i lavoratori licenziati ad aggredire i poveri ed indifesi dipendenti di FedEx.

Ma questo è solo l’antipasto: ieri ci è scappato addirittura il morto.

Questa volta un lavoratore in sciopero è stato ucciso, travolto da un camion che ha forzato un picchetto; Adil Belakdim, trentasettenne coordinatore dei SiCobas di Novara, è purtroppo defunto per le ferite riportate.

Il fatto é accaduto davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate (Novara), durante un picchetto di lavoratori della logistica nella giornata di sciopero nazionale dell’intero comparto promosso dallo stesso sindacato di base insieme a Adl Cobas, Usb, Cub Trasporti e Slai Cobas.

L’autista ha forzato il blocco e, stando alle testimonianze raccolte tra i lavoratori in sciopero, il sindacalista è stato trascinato per una decina di metri dal mezzo; il camionista è poi fuggito ed è stato bloccato in autostrada poco dopo.

Ancora una volta la difesa del profitto dei padroni non lascia alcuno spazio alle rivendicazioni di chi di quel profitto è il vero produttore, costringendolo a pagare con la vita la sua lotta.

È evidente come, a causa del crescente disagio sociale frutto dell’acuirsi della crisi sistemica in cui il capitale si dibatte, l’accelerazione del conflitto lavoro-capitale si stia radicalizzando, producendo da una parte la rimodulazione delle forme di aggregazione e di lotta dei lavoratori e dall’altra il ricorso ad ogni forma di intimidazione, compresa la violenza fisica, da parte del padronato.

Ma, e qui ci si consenta una forte sottolineatura, crediamo che sia importante che la lotta economica dei lavoratori, pur necessaria e sacrosanta, sia affiancata e per così dire nutrita da una lotta politica che gli dia nerbo e dimensione strategica, senza la quale è a nostro avviso inevitabilmente destinata a soccombere allo strapotere del padronato, come sempre spalleggiato dalle forze dell’ordine ed in buona sostanza dallo stato borghese.

Prendendo a prestito una frase di Gramsci, “la storia insegna ma non ha scolari”, serve oggi più che mai un partito comunista di lotta, fortemente organizzato, radicato, d’impronta marxista e leninista, con forti legami con la classe operaia e il movimento operaio complessivo, capace di formare quadri operai, basato su cellule presenti direttamente nel mondo del lavoro e del conflitto, dotato di una struttura coesa, non chiusa in se stessa né tantomeno massimalista, che sappia attualizzare senza deformazioni il grande pensiero politico e teorico del movimento comunista e rivoluzionario.

Difronte al sempre più spavaldo ed impunito attacco padronale, all’impoverimento crescente della “classe” e alla debolezza del movimento sindacale, l’esigenza di un partito comunista di questo tipo si avverte ogni giorno di più.

Difronte agli attacchi dello squadrismo fascista dei primi anni ’20 che mettevano a fuoco le strutture delle organizzazioni sindacali, contadine, operaie, socialiste, comuniste, che assassinavo e picchiavano liberamente i dirigenti del movimento operaio e difronte alla “paralisi” e all’incapacità di rispondere da parte del PSI, Gramsci tuonava, chiedendo che gli operai, i dirigenti, le sedi socialiste e comuniste fossero difese con la forza. Che alla violenza fascista che preparava il colpo di Stato si rispondesse con la mobilitazione di massa e la forza operaia. Ma invano, Gramsci, si rivolgeva all’ormai esausto PSI.

Oggi la lezione di Gransci, va anche su ciò, raccolta: alla lotta sempre più dura del capitale occorre che il movimento operaio con forza risponda. Difficile a farsi, senza un forte Partito Comunista.

Mentre, dunque, esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza ai lavoratori aggrediti e picchiati selvaggiamente dalle squadracce del padronato e al compagno travolto e ucciso da un crumiro, vogliamo parimenti esortare con forza tutti i compagni appartenenti a forze comuniste ideologicamente omogenee a superare le questioni che ancora ci dividono per raggiungere quell’unità e quella forza che questi tempi difficili e terribili impongono.