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Care compagne e cari compagni del Comitato di Solidarietà alla Bielorussia,
a nome della rivista e dell’Associazione Nazionale “Cumpanis” ci tengo innanzitutto a dirvi che è per me, e per noi tutti e tutte di “Cumpanis”, un onore essere stati invitati qui, oggi, a parlare.
E’ un onore perchè riconosciamo il grande valore ed il grande coraggio del vostro Comitato, che in totale controtendenza rispetto al potere e alla cultura dominante filo imperialista, rispetto all’intero sistema mediatico italiano, lavora per ripristinare la verità sulla Bielorussia, un Paese che per non essersi mai piegato ai voleri dell’imperialismo americano, della NATO e dell’Unione Europea, per non aver mai abdicato alla propria linea di autonomia e di indipendenza e per essersi schierato sul fronte antimperialista è da tempo demonizzato e minacciato dagli USA, dalla NATO e dall’intero fronte occidentale/imperialista.
Ed è a partire da tutto ciò che ci sentiamo di gridare con forza: viva la Bielorussia! Viva il suo popolo e il suo Presidente Alexandr Lukashenko! Viva i fratelli Alexandr e Mykhail Kononovich! Viva il Comitato di solidarietà alla Bielorussia!

Da molto tempo la Bielorussia indipendente e antimperialista è nel mirino degli USA e della NATO. E oggi, di fronte alla coraggiosa posizione assunta dal governo bielorusso, nettamente contrario all’Ucraina nazifascista nata dal colpo di stato di Euromaidan, ancor di più si alza la minaccia militare imperialista contro il governo di Minsk, contro il Presidente Lukashenko, contro l’autonomia della Bielorussia e contro il popolo bielorusso.
Crediamo occorra contestualizzare l’attuale minaccia imperialista contro la Bielorussia entro il quadro internazionale che si è costituito dopo l’autodissluzione dell’Unione Sovietica.
Dopo il 26 dicembre del 1991, il giorno in cui viene ammainata la gloriosa bandiera sovietica dalle cupole del Cremlino, dopo il tradimento di Gorbaciov, dopo l’autodissoluzione dell’URSS, possiamo dividere il tempo che ci separa da quegli eventi in tre grandi fasi: la prima fase è quella dell’euforia imperialista, che giunge a ratificare, attraverso Fukuyama, “la fine della storia” e la vittoria eterna del sistema capitalista.
Il carattere totalmente idealistico e surreale della concezione della “fine della storia” viene confermato da un brusco e rapido cambiamento di fase sul piano internazionale. Il mainstream imperialista non fa in tempo a proclamare la propria, perenne vittoria, che l’intera America Latina è attraversata da un’imponente pulsione antimperialista e rivoluzionaria: non solo Cuba resiste nel suo progetto rivoluzionario, ma il Venezuela di Chávez dichiara la propria svolta verso il socialismo e tanti Paesi latinoamericani, ad iniziare dal Brasile di Lula, avviano profondi processi di trasformazione sociale in senso antimperialista.
In Africa, non solo il Sud Africa, con il Partito Comunista del Sud Africa quale perno del Paese, mantiene il proprio orientamneto antimperialista, segnando in senso progressista l’intera Africa australe, ma altri diversi Paesi del continente intraprendono processi di liberazione dal giogo imperialista.
In Asia, attorno al più grande sviluppo economico della storia dell’umanità, lo sviluppo cinese, e attorno alla Russia di Putin, che respinge il tentativo imperialista di penetrare e conquistare il Paese, si forma un blocco di enorme potenza che si offre come punto di riferimento oggettivamente antimperialista e del quale blocco fa parte anche l’India.
L’insieme di questo vero e proprio sommovimento mondiale di carattere antimperialista, che giunge a costituire il fronte dei BRICS e la Banca Mondiale dei BRICS per gli Stati e i popoli del mondo che vogliono affrancarsi dal FMI, cambia in poco tempo il quadro mondiale e i rapporti di forza internazionali tra fronte imperialista e fronte antimperialista. Si spuntano le unghie all’imperialismo. E questa è quella che possiamo definire la seconda fase.
La terza fase è quella che viviamo, caratterizzata da quella rabbiosa e violenta reazione imperialista successiva allo spegnersi immediato dell’illusione di ‘fine della storia’ e al ritorno di fiamma del processo rivoluzionario e antimperialista mondiale.
A dimostrazione di questa violenta reazione degli USA, della NATO e del fronte imperialista vi è il summit del G7 del giugno 2021, organizzato in Cornovaglia e culminato nel Documento di Carbis Bay, un Documento sanguinoso che lancia chiaramente e senza tentennamenti il progetto di costruzione di un vasto fronte mondiale imperialista – dagli USA al Canada, dalla Gran Bretagna all’UE, dalla Corea del Sud al Giappone sino all’Australia – per la guerra contro la Russia e contro la Cina. Un Documento, questo di Carbis Bay, che rappresenta una vera e propria pianificazione per la Terza Guerra Mondiale.
È in seguito allo spirito di “Carbis Bay” che il fronte imperialista prepara la provocazione contro la Russia attraverso il massiccio riarmo dell’Ucraina e il progetto di trasformazione dell’Ucraina in una sterminata Base militare NATO dotata di armi nucleari e chimiche ai confini della Russia. È nello spirito di Carbis Bay che la Russia viene accerchiata, verso la fine del 2021, da Basi NATO collocate dal Polo Artico sino alla Georgia, con una potente retrovia NATO collocata nell’Europa Centrale e dell’Est. E mentre tutto ciò accadeva, continuavano gli orrori perpetrati dal Battaglione Azov contro il popolo del Donbass. Otto anni di stragi portate avanti, sul campo, dal Battaglione Azov, dai gruppi paramilitari di carattere nazifascista organizzati dalla NATO, dalla CIA e dai servizi segreti britannici e guidati politicamnete dai governi di Kiev e di Washington. Senza che mai, di questi orrori simili ad una “Apocalypse Now” del Donbass, i media occidentali dicessero una parola, senza che mai i popoli dell’Occidente sapessero qualcosa.
E’ del tutto evidente che il progetto di accerchiamento della Russia e la trasformazione dell’Ucraina in una grande punta di lancia militare NATO diretta contro la Russia e contro la Cina non nasce nel 2021 col Documento di Carbis Bay, ma trova ancor prima le proprie basi materiali nel colpo di stato di Euromaidan del 2014, il golpe che portò al potere il fantoccio europeista/americano Poroshenko, facendo brutalmente fuori Yanukovych, il legittimo Presidente dell’Ucraina che era stato eletto dal popolo ucraino e che era totalmente e saggiamente contrario, innanzitutto per gli interessi del popolo ucraino, all’entrata dell’Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea.
Col golpe di Euromaidan, simile a tutti i golpe fascisti organizzati dalla CIA in America Latina e in Africa, in Ucraina prende corpo un terribile regime repressivo dai caratteri nazifascisti, razzisti, russofobi e anticomunisti. All’interno dell’Ucraina si scatena una terrificante caccia alle streghe contro ogni oppositore del regime, contro ogni cittadino o cittadina russa. Con una scelta da dittatura totale e oscura viene emessa una legge che vieta di parlare il russo; i militanti e i dirigenti del Partito Comunista di Ucraina vengono perseguitati, imprigionati, torturati, cacciati dal lavoro, emarginati e assassinati.
E’ in questo contesto segnato dal ritorno pieno del movimento fascista ucraino di Bandera che vanno collocate le tante, orrende, azioni del nuovo regime di Kiev. Azioni che vanno dai pogrom hitleriani che per 8 anni vengono organizzati contro il popolo del Donbass, all’incendio, il 2 maggio del 2014, della Casa dei Sindacati di Odessa in cui vengono bruciati vivi ed assassinati dalle milizie ucraine fasciste circa 50 militanti antifascisti contrati al golpe di Euromaidan.
Un quadro di orrori attrraverso il quale si giunge all’arresto e alle torture, da parte dei servizi segreti ucraini, dei fratelli Kononovich, accusati, senza uno straccio di prova, di collaborazione con i servizi segreti della Federazione Russa e della Repubblica di Bielorussia.
E’ per tutto questo che abbiamo persino il bisogno di gridare: viva i Partiti Comunisti dell’Ucraina e della Bielorussia, viva le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, viva i soldati russi che combattono per la liberazione del Donbass e piena solidarietà internazionalista ai fratelli Kononovich! “Cumpanis” è al loro fianco e a fianco di ogni azione volta alla loro liberazione!
Oggi, in Italia e nell’Occidente, la Russia di Putin è descritta nello stesso modo col quale i manifesti della Democrazia Cristiana del Secondo Dopoguerra descrivevano i sovietici: guerafondai, cannibali e mangiatori di bambini.
Ma questa è la totale russofobia ottocentesca occidentale, mentre va invece ricordato che nel dicembre del 2021, prima del Natale, Putin inviava una lettera a Biden e a Stoltenberg, segretario generale della NATO, in cui si chiedeva l’apertura di una trattativa di pace. Una lettera respinta al mittente e dopo la quale riprendono i massicci preparativi di riarmo imperialista dell’Ucraina. È in questo contesto che scatta, da parte della Russia, l’Operazione Z, un’operazione militare diretta a salvaguardare la Russia e il suo popolo.
Oggi, la gran parte degli Stati e dei popoli del mondo non subordinati agli USA e alla NATO fiancheggiano l’Operazione Z, poichè questi Stati e questi popoli che oggi si vanno liberando dalla dittaura economica, politica e militare statunitense capiscono che se la Russia perdesse questa guerra, per gli USA e per la NATO si spalancherebbero le porte verso la Cina. E per gli Stati e i popoli in via di liberazione tornerebbe con forza il pericolo del dominio imperialista planetario.
E’ in questo quadro segnato dalla totale pulsione di guerra e di dominio imperialista che vanno lette le minacce e le pressioni imperialiste contro la Bielorussia.
Per Biden, per Stoltenberg, per Ursula von der Leyen, la Bielorussia autonoma, indipendente, non subordinata agli USA e alla NATO deve cadere. Lukashenko deve essere raccontato come un dittatore ed un satrapo, perchè Lukashenko, garante dell’autonomia della Bielorussia, deve cadere!
La Bielorussia, con la sua libertà dall’imperialismo, è oggi un bastione contro l’espansione imperialista nell’Eurasia e questa Bielorussia, per l’Occidente, deve cadere!
Gli USA e la NATO stanno allargando il fronte d’attacco alla Bielorussia. Oltre il fronte angloamericano ed il fronte imperialista europeo classico, stanno scagliando contro la Bielorussia anche la Polonia, la Lituania, l’Estonia, la Lettonia, oltrechè l’Ucraina. La minaccia contro questa Bielorussia che non vuole piegarsi si allarga.
Ha recentemente affermato Alexander Volfovich, Segretario di Stato del Consiglio di Sicurezza della Bielorussia: “Non a tutti piace che al centro dell’Europa ci sia un angolo di sicurezza, pace e indipendenza come quello della Repubblica di Bielorussia. Rispetto alle accuse che ci provengono dalla Polonia, dai governi degli Stati Baltici e dall’Ucraina di Zelensky, secondo le quali la Bielorussia si starebbe preparando ad espansioni territoriali e alla guera, noi affermiamo che tali accuse non solo sono totalmente prive di fondamento, ma che esse sono in verità accuse che si levano contro l’autonomia della Bielorussia, che non vuole inchinarsi né al nazifascismo ucraino né agli ordini americani e della Nato”.
Sappiamo che sia il Presidente Lukashenko che il Partito Comunista della Bielorussia sono in piedi a difendere l’indipendenza della Bielorussia e l’antimperialismo bielorusso.
Anche con gli occhi rivolti al quadro internazionale e alla solidarietà alla Russia di Putin, ciò molto ci conforta.
Ed è per questo che gridiamo: viva la Bielorussia antimperialista ed autonoma! Viva il Presidente della Repubblica della Bielorussia Alexander Lukashenko! Viva il Partito Comunista della Bielorussia!