Diversi sono stati gli articoli e i commenti apparsi sulla stampa italiana in relazione all’8º Congresso del Partito Comunista di Cuba, svoltosi dal 16 al 19 aprile al Palazzo dei Congressi de L’Avana. “Cumpanis” sceglie invece di far parlare direttamente il compagno Raúl Castro Ruz, attraverso la pubblicazione della sua relazione introduttiva al Congresso. Si tratta di un intervento di altissimo livello politico, teorico e morale, nel quale si sviluppa un’analisi profonda del quadro internazionale e, più specificatamente, latinoamericano; in cui si mettono a fuoco le responsabilità dell’imperialismo USA per i nuovi pericoli di guerra mondiali e per le politiche “golpiste” praticate anche in questa fase dagli USA in America Latina; in cui si denunciano le politiche distruttive di Washington contro Cuba, si affrontano coraggiosamente e senza infingimenti e retorica i problemi dello sviluppo socialista a Cuba e in cui si ribadisce la volontà assoluta del Partito Comunista di Cuba di difendere la Rivoluzione. Per Raúl Castro Ruz si è trattato dell’ultimo Congresso da Segretario Generale del Partito Comunista di Cuba. Le sue dimissioni hanno lasciato spazio all’elezione del nuovo Segretario: il compagno Díaz-Canel Bermúdes, Presidente di Cuba dal 10 ottobre 2019 ed ex Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri dal 19 aprile 2018 al 10 ottobre 2019. (F.G.)
Relazione Introduttiva all’ 8º Congresso del Partito Comunisa di Cuba, 16 aprile 2021
(Traduzione a cura di Fosco Giannini e Nunzia Augeri)
di Raúl Castro Ruz, Generale dell’Esercito Cubano e Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba
Compagne e compagni,
L’ apertura dell’Ottavo Congresso avviene in un giorno molto importante della storia della nazione: il 60º anniversario della proclamazione, da parte del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, del carattere socialista della Rivoluzione. Era il 16 aprile del 1961 e tale proclamazione fu fatta durante la cerimonia di lutto per i cubani morti il giorno precedente sotto i bombardamenti alle basi aeree, preludio dell’invasione mercenaria di Playa Girón.
Pianificando, abbiamo deciso di concludere il Congresso il 19 aprile, quando commemoreremo anche il 60º anniversario della vittoria su quella spedizione mercenaria, vittoria della Rivoluzione ottenuta in meno di 72 ore dai combattenti dell’Esercito Ribelle, dai poliziotti e dai miliziani che, sotto la guida personale di Fidel, non diedero un istante di tregua agli invasori.
L’invasione di Playa Girón, realizzata durante il mandato di un presidente USA del Partito Democratico, era compresa nel Programma d’Azione segreto contro il regime di Fidel Castro, voluto dal Presidente Eisenhower. Gli USA prevedevano che l’opposizione filo-imperialista si sarebbe unificata a Cuba. E per favorire ciò attuarono una vasta guerra psicologica, piani di attentati ai principali dirigenti rivoluzionari, innanzitutto a Fidel, sabotaggi a obiettivi economici e azioni di terrorismo nelle città, l’organizzazione di bande controrivoluzionarie armate che massacrarono contadini, operai e giovani che partecipavano alla gloriosa campagna di alfabetizzazione.
Non dimenticheremo mai i 3. 478 morti e i 2. 099 mutilati, le persone con gravi menomazioni, vittime del terrorismo di Stato USA applicato contro il nostro Paese.
Svolgiamo il nostro 8º Congresso a due anni dalla proclamazione della Costituzione della Repubblica, il 10 aprile del 2019, un secolo e mezzo dopo la prima Costituzione mambì (nell’aprile 1869 - sotto la spinta del movimento rivoluzionario guidato da Carlos Manuel de Céspedes - che Fidel Castro riconoscerà come “Padre della Patria”- fu firmata la Costituzione di Guaimaro, che aboliva lo schiavismo. Il termine “mambì” indica un’antica danza di Haiti, nella quale si uniscono movimenti del folklore haitiano, rumba e jazz, n.d.r.)
Della Costituzione del 2019 si stanno concretizzando buona parte delle leggi e delle altre sue disposizioni giuridiche. Per accelerare il progetto l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha approvato un cronoprogramma legislativo, che si sta realizzando.
Dall’aprile del 2019 a oggi, il Parlamento cubano ha approvato 11 leggi volte a garantire il funzionamento e l’organizzazione delle strutture principali dello Stato e del Governo; anche il Consiglio di Stato ha emesso 33 decreti legge.
La Relazione Centrale che vi presento oggi è stata precedentemente approvata dall’Ufficio Politico del Partito Comunista.
In questa occasione, considerando le restrizioni che ci impone la lotta alla pandemia da COVID-19, abbiamo limitato a 300 il numero dei delegati al Congresso, delegati proposti dalla base ed eletti democraticamente in rappresentanza di circa 700. 000 militanti.
In queste circostanze straordinarie, realizziamo l’8º Congresso, dando compimento all’obiettivo 17 approvato nella Prima Conferenza Nazionale del Partito, che stabiliva la periodicità di cinque anni per la realizzazione dell’importane evento del Partito, salvo impossibilità di organizzarlo di fronte a minacce di guerra, gravi disastri naturali e altre situazioni eccezionali.
Non siamo in tempi normali: ma siamo giunti alla conclusione che non solo era possibile, ma anche necessario celebrare il nostro Congresso nella data prevista.
Si arriva a questo importante appuntamento con l’incremento di 27.000 militanti del Partito, fatto col quale si supera lo stallo che si manifestava dal 2006. Questo promettente risultato è stato colto nonostante il calo di iscritti dovuto alla morte dei compagni e altri fattori.
Nonostante questo, non possiamo ignorare che in corrispondenza con le tendenze demografiche della nazione, cresce l’età media dei militanti del nostro Partito: il 42,6% ha un età superiore ai 55 anni.
Nelle stesso tempo abbiamo ottenuto un aumento sostenuto di iscritti tra i militanti della UJC (Unione Gioventù Comunista), un aumento proveniente dal mondo degli studenti, dei giovani lavoratori, con punte alte tra i giovani contadini, gli operai agricoli e da altri importanti settori dell’economia. I fatti ci dicono che esistono potenzialità non utilizzate, che potrebbero dare un valido contributo alla crescita del futuro del Partito.
In questa sede ragioniamo sulle restrizioni che ha imposto la lotta alla pandemia, partendo dal Piano Nazionale approvato dall’Ufficio Politico del 30 gennaio 2.020, che è stato attualizzato e arricchito con le esperienze accumulate nelle differenti tappe.
Questo Piano comprende azioni intersettoriali con l’integrazione degli Organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato, delle organizzazioni di massa e la partecipazione del popolo, soprattutto dei giovani. Il suo scopo e la sua forza stanno nella volontà politica di difendere la salute della nostra popolazione.
La realizzazione di questo piano ha dimostrato che è possibile il controllo dell’epidemia, mediante l’osservazione dei protocolli stabiliti, l’assistenza differenziata ai gruppi vulnerabili, la ricerca attiva di casi e l’isolamento dei sospetti, oltre al ricovero ospedaliero, i trattamenti preventivi e terapeutici, i medicinali nuovi prodotti dall’industria farmaceutica e biotecnologica cubana.
I risultati ottenuti sono possibili solo in una società socialista, con un sistema sanitario universale e gratuito, accessibile e con professionisti competenti e impegnati.
Nonostante tutto ciò, e in virtù del fatto che negli ultimi mesi si è prodotto un nuovo focolaio a livello mondiale, dal quale Cuba non è stata esclusa, e per aver diminuito l’attenzione interna per il rispetto delle misure stabilite, anche nel nostro Paese si è ripresentata la pandemia.
La risposta del Paese di fronte al COVID-19 è stata importante: è aumentato l’impegno di scienziati ed esperti, vi è stato un ulteriore sviluppo della ricerca e dell’innovazione, con la messa in campo immediata dei risultati ottenuti dallo studio e indirizzati alla prevenzione, alla diagnosi, al trattamento e alla riabilitazione dei pazienti. Si lavora intensamente ai profili clinici di cinque nuovi vaccini, che dovranno servire a immunizzare tutta la popolazione cubana e contribuire alla salute di altri Paesi.
Questi risultati, da soli, come ho già detto in altre occasioni, fanno crescere la mia ammirazione per Fidel, per ciò che ha dato al nostro Paese.
L’8º Congresso si concentrerà sul lavoro di tre commissioni.
La prima, presieduta dal Primo Ministro, Manuel Marrero Cruz, analizzerà i risultati economico-sociali realizzati a partire dal 7º Congresso ad oggi e sui progetti per continuare ad avanzare nello sviluppo.
Nel dibattito in Prima Commissione si valuterà il processo d’implementazione, dal 6º. Congresso, delle “Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione” e le proposte per la sua attualizzazione, oltre al Modello Economico e Sociale Cubano e lo stato delle cose per ciò che riguarda la Strategia Economica e Sociale, per sostenere l’economia e per la lotta contro la crisi mondiale provocata dal COVID-19.
La seconda commissione, guidata dal compagno José Ramón Machado Ventura, Secondo Segretario del Comitato Centrale, valuterà a che punto è la risoluzione approvata nel 7º Congresso e relativa agli obiettivi di lavoro della Prima Conferenza Nazionale, tenutasi nel gennaio del 2012, in relazione al funzionamento del Partito, al lavoro ideologico e al rapporto con le masse. Così come saranno affrontate le questioni relative al miglioramento del lavoro del Partito nelle attuali e future fasi.
La terza Commissione, guidata dal Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, presenterà una valutazione della situazione relativa ai quadri del Partito, alla UJC, alle organizzazioni di massa, allo Stato e al Governo. E sarà valutato il lavoro fatto dal Partito per ottenere risultati ancora migliori.
I documenti che oggi sottoponiamo alla vostra considerazione, risultati del lavoro di queste tre Commissioni, sono stati discussi in precedenza nei Comitati provinciali del Partito e nei Consigli di governo a questo livello, con la partecipazione dei primi segretari del Partito, dei dirigenti delle organizzazioni di massa e dei quadri amministrativi dei municipi, così come i Consigli di direzione degli Organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato e le Direzioni nazionali delle organizzazioni di massa e dell’Unione dei Giovani Comunisti. Come frutto di questi dibattiti, sono state introdotte nei documenti significative modifiche che arricchiscono i loro contenuti.
Senza pretendere di affrontare tutti i temi compresi nel lavoro delle Commissioni, parlerò brevemente di alcuni di questi.
Si è già detto che lo sviluppo dell’economia nazionale, la lotta per la pace e il mantenimento della fermezza ideologica costituiscono i principali compiti del Partito.
L’ economia cubana, negli ultimi cinque anni, ha dimostrato un’importante capacità di resistenza di fronte ai problemi provenienti dall’inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti, e ha permesso di preservare le principali conquiste della Rivoluzione in materia di salute pubblica, istruzione e sicurezza sociale, senza rinunciare agli obiettivi di sviluppo previsti né all’appoggio solidale ad altre nazioni.
Persistono effetti negativi associati all’eccesso di burocrazia, a uno scarso controllo delle risorse, causa primaria del dannoso fenomeno della corruzione e di altre illegalità che limitano l’incremento della produttività e dell’efficienza. Non sono spariti i problemi strutturali del modello economico che non elargisce sufficienti incentivi per il lavoro e l’innovazione.
Già si è detto che lo sviluppo dell’economia nazionale, la lotta per la pace e la fermezza ideologica costituiscono i principali compiti del Partito.
Per trasformare in maniera profonda e irreversibile l’attuale scenario, occorre imprimere un maggior dinamismo al processo di attualizzazione del modello economico e sociale, in modo da favorire un’adeguata combinazione del carattere centralizzato della pianificazione con l’autonomia e la decentralizzazione necessarie nelle istanze intermedie e di base del sistema delle imprese e dei governi locali. Senza lasciare spazi per pasticci e improvvisazioni, bisogna potenziare la produzione e l’efficienza nell’operato del settore statale dell’economia, nei settori che determinano lo sviluppo del Paese, mentre vanno rese più flessibili e devono essere istituzionalizzate le forme di gestione non statale.
Recentemente è stata ampliata in maniera significativa l’area delle attività che si possono esercitare da indipendenti, passate da 127 a più di 2.000.
Questa decisione, accolta con entusiasmo dall’opinione pubblica nazionale e straniera, è stata - come ci si poteva aspettare - criticata dopo pochi giorni e definita insufficiente da coloro che sognano il ritorno del capitalismo nel Paese e la privatizzazione delle proprietà del popolo sui principali mezzi di produzione.
Ancor prima d’aver annunciato questa importante decisione, è stata avanzata la richiesta di esercizio privato di alcune professioni, che non abbiamo permesso. L’egoismo, l’avidità e il desiderio di maggiori entrate provocano il sogno di un processo di privatizzazione che spazzerebbe via però ogni fondamento e l’essenza stessa della società socialista costruita in più di sei decenni.
Se si intraprende la strada della privatizzazione, in poco tempo si smantellerebbero anche i sistemi nazionali dell’istruzione e della salute pubblica, tutti e due gratuiti e d’accesso universale per tutti i cubani.
Altri, sperando di far esplodere il principio socialista del monopolio dello Stato sul commercio estero, reclamano che si autorizzi l’importazione commerciale privata con l’obiettivo di stabilire un sistema non statale di commercio interno.
Queste sono questioni che non possono permettere ingenuità nei quadri di direzione e nei militanti del Partito. Ci sono limiti che non possiamo oltrepassare, perché le conseguenze sarebbero irreversibili e condurrebbero a errori strategici e alla distruzione stessa del socialismo e, per questo, della sovranità e dell’indipendenza nazionale.
In consonanza con il tema sono da ricordare le parole del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, pronunciate alla chiusura del 6º Congresso dell’Unione dei Giovani Comunisti (UJC), il 4 aprile del 1992, quando sostenne che senza fermezza, senza decisione, senza uno spirito conseguente, la Rivoluzione non avrebbe trionfato, perché coloro che fanno concessioni, quelli che zoppicano, quelli che si rammolliscono, quelli che tradiscono, non arrivano mai da nessuna parte. (Applausi)
Non si deve dimenticare mai che la proprietà di tutto il popolo sui mezzi fondamentali di produzione costituisce la base del potere reale dei lavoratori.
Il sistema delle imprese statali ha lo speciale compito di garantire la forma di gestione dominante nell’economia. Ma vi è una condizione imprescindibile per sostenere la società socialista, per cui è inevitabile provocare uno scossone delle strutture delle imprese, dall’alto al basso e viceversa, per cancellare in modo definitivo l’inefficienza, il conformismo e la mancanza d’iniziative.
Si devono modificare i vecchi e cattivi costumi e sviluppare caratteri imprenditoriali e attivi nei quadri di direzione delle nostre imprese e nei nostri stabilimenti, che funzioneranno ogni giorno con maggior autonomia, al fine di ottenere produzioni superiori e maggiore efficienza.
Tutto questo si dice con facilità, ma il difficile, però non impossibile, è materializzare e consolidare il cambio. È obbligatorio realizzare una vera svolta per difendere l’incremento della produzione nazionale, soprattutto di alimenti, sradicando la cattiva abitudine di importarli, e generare invece esportazioni differenti e competitive.
Dobbiamo abituarci a vivere con quello che abbiamo e non pretendere di spendere più di quello che siamo capaci di generare. Fare il contrario è un errore che abbiamo già commesso e non lo possiamo ripetere. Non va dimenticato che nel risparmio s’incontrano le entrare più rapide e sicure a nostra disposizione.
Il settore del turismo, strategico per l’economia nazionale, che stava crescendo in maniera sostenuta sino al 2018, ha subito una sofferta caduta l’anno successivo, in virtù sia delle misure adottate dall’amministrazione nordamericana contro l’Isola, che per la crisi provocata dal COVID-19.
Nonostante tutto abbiamo utilizzato la chiusura della maggioranza degli hotels per fare lavori di manutenzione e riformare il piano alberghiero. In questo modo Cuba, quando inizierà di nuovo l’operazione turistica, potrà offrire servizi di migliore qualità. Siamo ottimisti e siamo sicuri che questo settore non solo si recupererà, ma continuerà a svilupparsi per il bene di tutto il Paese.
Il modello economico e sociale di sviluppo socialista esige di regolare il mercato e armonizzarlo col sistema socialista. È necessario far sì che le domande insoddisfatte della popolazione costituiscano un incentivo per i produttori nazionali, sulla base dell’utilizzo efficiente e razionale delle risorse materiali e finanziarie. (Applausi)
Questi sono i propositi perseguiti dalla Strategia economico-sociale per dare impulso dell’economia e lottare contro la crisi mondiale provocata dal COVID-19.
Non è liturgico riaffermare che le decisioni nel campo dell’economia in nessun caso debbono provocare una rottura con gli ideali di giustizia e uguaglianza della Rivoluzione, né dell’unità e della fiducia del popolo intorno al suo Partito.
Di fronte ai problemi che affronta l’economia nazionale, ci è propizia l’occasione per ringraziare tanta parte dei nostri creditori per la loro la disponibilità a ristrutturare i debiti scaduti, dandoci la possibilità, in questo modo, di rispondere agli impegni finanziari, quando inizierà il rilancio dell’economia.
Ugualmente si ratifica la decisione di garantire i depositi bancari in moneta forte e in pesos cubani, così come il contante nelle mani della popolazione e dei soggetti giuridici internazionali. La situazione di grave mancanza di liquidità ha obbligato a reintrodurre la moneta liberamente convertibile in una parte del commercio al minuto, e più avanti, all’ingrosso.
Questa misura necessaria all’inizio ha avuto il proposito di assicurare la presenza sul mercato interno di una gamma di beni che negli ultimi cinque anni erano spariti dall’offerta statale, lasciando spazio all’attività illegale di acquisto all’estero e di rivendita di questi articoli con altissimi guadagni.
Già con gli effetti del COVID-19 si sono ampliate le vendite in moneta liberamente convertibile di altri prodotti, inclusi gli alimenti, con l’obiettivo di incentivare le rimesse che i cittadini cubani residenti all’estero inviano ai loro familiari nel territorio nazionale.
Con questo, il governo ha assicurato l’assegnazione di un apprezzabile volume di divise per garantire la sostenibilità dell’offerta in pesos cubani di un ridotto numero di prodotti di base destinati all’alimentazione, all’igiene e all’igiene personale, e si lavora per ristabilire la presenza dei fornitori nazionali in questo mercato.
A proposito della ripercussione delle vendite in moneta liberamente convertibile, per via di un’inadeguata politica della comunicazione e della pubblicazione di notizie errate su vari media, si è generata una certa confusione in alcuni quadri della direzione, che hanno criticato la presunta disuguaglianza che emana da queste vendite ed hanno reclamato che tutto il commercio interno del Paese ritornasse alla tessera annonaria.
Con il passare dei mesi e gli interventi pubblici del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro e altri funzionari del Governo, siamo riusciti a far comprendere che le vendite in moneta liberamente convertibili sono necessarie e che dureranno per il tempo che servirà a recuperare e rinforzare l’economia, e con ciò assicurare la reale convertibilità della moneta nazionale.
Nel mezzo di queste complesse fasi sono state adottate misure allo scopo di incentivare l’investimento straniero, sopprimendo ritardi e ostacoli per il loro funzionamento, in modo da ottenere il loro apporto per il rilancio dell’economia nazionale. È ora di cancellare dalla nostra mente i pregiudizi del passato associati all’investimento straniero; vogliamo assicurare una corretta preparazione per il progetto di nuovi affari con la partecipazione del capitale straniero.
Un segno di ciò sono i risultati realizzati nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel, ubicata in un importante polo d’attrazione per gli investitori stranieri e nazionali, che utilizzano impressionanti infrastrutture che non si è smesso di costruire nonostante le misure di rafforzamento del blocco degli USA.
Per l’implementazione delle Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e della Rivoluzione, si garantisce la tendenza ad avanzare di questa parte relativa allo sviluppo economico.
Si notano indubbiamente determinate insufficienze in materia di pianificazione, organizzazione, controllo e continuità dei processi, e in alcuni casi si accusano reazioni lente e ritardate per correggere le deviazioni, così come la mancanza di visione d’insieme rispetto ai livelli di rischio e ai livelli di deficit.
Rispetto all’implementazione di quanto accordato nel 7º Congresso del Partito, le azioni fiscali in materia di imposta pro-capite e la comunicazione sociale hanno perso la forza e la qualità necessarie.
Permangono la resistenza al cambio e la mancanza di capacità innovatrice, che si esprimono in atteggiamenti d’inerzia e immobilismo al momento di applicare le misure necessarie, con il timore di esercitare le facoltà assegnate e i pregiudizi verso le forme di proprietà e gestione non statali.
La Commissione Permanente per l’Implementazione e lo Sviluppo non è riuscita ad organizzare in maniera adeguata la partecipazione dei differenti attori coinvolti nello sviluppo delle Linee, ed ha assunto funzioni che eccedevano il mandato assegnato dal Congresso: questo ha limitato il ruolo che corrispondeva alle sue funzioni.
Nello stesso tempo non è stato permesso in misura sufficiente che le organizzazioni politiche e di massa sviluppassero un ruolo più attivo in questo processo. Tutto questo ha fatto sì che l’Ufficio Politico adottasse la decisione di redistribuire le responsabilità nella conduzione dell’implementazione delle Linee tra la Commissione, gli organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato e le entità nazionali, facendo così progredire il lavoro.
Come risultato dell’attualizzazione delle Linee approvate al 7º Congresso, si propone di mantenerne 17, modificarne 165, sopprimerne 92 e addizionarne 18, per cui resta un totale di 200 Linee.
Come si sa, la progettazione del modello economico e sociale, guida teorica per la costruzione del socialismo in Cuba, è stata approvata al 7º Congresso con il mandato di discuterla nelle organizzazioni del Partito, dell’Unione dei Giovani Comunisti, e con vasti settori della società, per poi sottoporla all’ approvazione del Plenum del Comitato Centrale del Partito.
Nella cornice dei lavori affidati alla Commissione numero 1, creata dall’ Ufficio Politico per valutare l’attualizzazione dei contenuti del documento programmatico, sono stati ratificati i principali postulati e sono state introdotte, coerentemente con la Costituzione, delle modifiche indirizzate ad ottenere una maggior precisione in alcune questioni che saranno dibattute dai delegati nelle rispettive Commissioni.
Dopo un decennio di studio e di lavoro, dal primo gennaio di quest’anno abbiamo avviato l’applicazione concreta dell’Ordinamento che, com’era stato affermato, non è una soluzione magica per i problemi della nostra economia, ma permetterà, come indica il suo nome, di ordinare e rendere trasparente l’impegno dei differenti attori sullo scenario economico e incentivare l’amore per il lavoro e il senso di responsabilità dei cittadini.
Va cancellata la vecchia illusione, sorta con la protezione del paternalismo e dell’egualitarismo, che Cuba sarebbe l’unico Paese al mondo dove si può vivere senza lavorare. Il livello medio di vita e di consumo dei cubani dovrà essere determinato dalle entrate legali che ricevono e non per sussidi eccesivi e/o per gratifiche indebite. I pochi mesi trascorsi hanno confermato la complessità e la portata di questo processo, che tocca tutte le componenti della società cubana con un ampio insieme di decisioni e azioni che non hanno precedenti nella storia recente della Rivoluzione.
Non è casuale che abbiamo investito tanto tempo per delineare il progetto economico volto alla partecipazione e all’apporto di specialisti e analisti altamente qualificati nell’ambito produttivo e accademico del paese, con il valido contributo di istituzioni di altri Paesi, così come le esperienze di processi simili applicati in Cina e Vietnam, con le inevitabili differenze.
Insieme alle indiscutibili conquiste nello stabilire l’unificazione monetaria e cambiaria, la riforma generale dei salari, delle pensioni e dell’assistenza sociale, così come la riduzione dei sussidi e delle gratuità assicurando l’assistenza delle persone vulnerabili, nell’implementare l’Impegno dell’Ordinamento economico sono state poste in luce alcune deficienze, provocate da una debole preparazione e scarso addestramento, da negligenze, mancanza di controllo e sensibilità politica, da insufficiente comunicazione istituzionale da parte dei quadri e dei funzionari incaricati dell’ esecuzione pratica dell’Ordinamento, il che ha portato a stabilire prezzi esagerati per i servizi pubblici. Vi sono stati, inoltre, errori e dilazioni relativi alla riforma salariale e ai sistemi di pagamento.
Tutto questo ha richiesto un duro lavoro da parte della direzione del Partito, dello Stato e del Governo, nell’esigenza di correggere con rapidità le deviazioni riscontrate e di modificare quelle che si allontanavano dal disegno originale.
L’Impegno per l’applicazione dell’Ordinamento deve proseguire, in corrispondenza con il cronoprogramma approvato, sino alla totale attuazione del progetto. E la questione più importante sarà raggiungere i suoi obiettivi e ottenere i risultati economici e produttivi che dovranno contribuire alla costruzione, a Cuba, di un socialismo prospero e sostenibile.
Il contenuto dell’articolo 5 della Costituzione della Repubblica, la cui redazione integrale è opera personale del Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz – articolo 5 presente nella Costituzione attuale con identico numero e testo di quello promulgato nel 1976 – ratifica il Partito Comunista di Cuba come la forza dirigente superiore della società e dello Stato, che organizza e orienta gli sforzi comuni verso la costruzione del socialismo.
Questo suppone un’enorme responsabilità per tutti i militanti, dato che l’autorità morale del Partito unico che garantisce e rappresenta l’unità e la continuità della Rivoluzione emana precisamente dall’esemplarità nel compimento del dovere e dei postulati costituzionali, così come dalle sue elevate qualità etiche, politiche e ideologiche e nello stretto legame con le masse.
Il Partito, come organizzazione che riunisce l’avanguardia rivoluzionaria, ha la grande responsabilità di essere il degno erede della fiducia depositata dal popolo nel leader della Rivoluzione, il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz.
Non è una cosa nuova: è ciò che dissi quasi quindici anni fa per evitare qualsiasi tipo di confusione e lo ripeto oggi perché sento che questo concetto mantiene tutta la sua validità, per il presente e per il futuro della nazione.
Lo stesso Fidel, il 14 marzo del 1974, disse: “Il Partito è l’avanguardia del popolo, la sicurezza del popolo, la garanzia del popolo, l’organizzazione d’avanguardia fondamentale”.
Voi sapete che cosa dà sicurezza alla Rivoluzione? Il Partito.
Voi sapete cosa dà perennità alla Rivoluzione? Il Partito.
Voi sapete cosa dà futuro alla Rivoluzione, cosa dà vita alla Rivoluzione? Il Partito.
Senza il Partito non potrebbe esistere la Rivoluzione.
Dal periodo trascorso dal 7º Congresso del 2016 è proseguito il lavoro per il raggiungimento degli obiettivi della Prima Conferenza Nazionale, per la nuova organizzazione del Partito, per la linea di attenzione alle organizzazioni di base e ai principali problemi della vita politica, economica e sociale della nazione, con il proposito di cancellare i fenomeni di sostituzione e interferenza nelle funzioni e nelle decisioni che spettano allo Stato, al Governo e alle istituzioni amministrative, senza smettere di condurre, insieme a queste autorità, la lotta alle deviazioni che danneggiano la popolazione.
Gli statuti definiscono il nostro Partito il continuatore del Partito Rivoluzionario Cubano, creato da Martí per dirigere la lotta per l’indipendenza, del Primo Partito Comunista fondato da Carlos Baliño e Julio Antonio Mella e di quello nato sulla base dell’unificazione volontaria delle tre organizzazioni rivoluzionarie che guidarono la lotta contro la tirannia di Batista.
L’ esistenza a Cuba di un unico partito è stata e sarà sempre la scelta volta a difendere il socialismo da un nemico impegnato a frammentare e dividere i cubani attraverso i canti delle sirene inneggianti alla santa democrazia borghese, da un’idea che parte dall’antichissima formula “divide et impera”.
L’ unità della stragrande maggioranza dei cubani attorno al Partito e l’opera e gli ideali della Rivoluzione, sono stati per noi l’arma fondamentale per affrontare con successo ogni tipo di minaccia e aggressione. Per ciò questa unità va gelosamente custodita, senza accettare mai la divisione tra rivoluzionari con falsi pretesti di maggior democrazia, perché quello sarebbe il primo passo per distruggere da dentro la stessa Rivoluzione, il socialismo e per conseguenza l’indipendenza nazionale, tornando a cadere sotto il dominio dell’imperialismo nordamericano.
E quindi, se abbiamo un solo Partito, dobbiamo promuoverne il funzionamento e promuovere nella società la più ampia democrazia e uno scambio permanente, sicuro e fecondo, di opinioni, anche se non sempre coincidenti; stringere il legame con la classe operaia e la popolazione e assicurare una crescente partecipazione dei cittadini alle decisioni fondamentali.
L’attenzione per il Partito e per l’Unione dei Giovani Comunisti si è rafforzata, come con le organizzazioni studentesche e i movimenti giovanili, con l’obiettivo di elevare il loro protagonismo e rafforzare il lavoro politico-ideologico.
Per continuare a saldare l’unità dei cubani, si è mantenuta la lotta ai pregiudizi e a ogni tipo di discriminazione, che tuttavia resistono ancora.
Ugualmente, è stata portata avanti una politica d’attenzione verso le istituzioni religiose e le associazioni di volontariato, che si inseriscono in maniera crescente in differenti ambiti del lavoro nazionale.
In quanto alle organizzazioni di massa, siamo giunti alla conclusione che è necessario rivitalizzare la loro azione in tutte le sfere della società e attualizzare il loro funzionamento secondo i tempi che viviamo, ben differenti da quelli dei primi anni della Rivoluzione, quando nacquero.
È necessario rilanciare il lavoro nella base, nelle fabbriche e nelle fattorie, nelle strade e nei quartieri, in difesa della Rivoluzione e nella lotta contro le manifestazioni antipatriottiche e l’indisciplina sociale.
È necessario elevare la combattività e l’intransigenza rivoluzionarie e rafforzare, con queste qualità, il lavoro ideologico, la lotta contro i piani sovversivi del nemico e la costruzione e il consolidamento dei valori.
Continua l’appoggio del Partito al lavoro della Federazione delle Donne Cubane e alle altre istituzioni nella difesa dei diritti della donna e la denuncia della violenza di genere. Si approfondirà la lotta ai pregiudizi relativi all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Come compimento del mandato costituzionale, il Consiglio di Stato ha approvato la Commissione che preparerà il progetto preliminare del Codice di Famiglia per la sua analisi nel Parlamento e la successiva discussione con la popolazione, impegno al quale si sta già lavorando.
La costruzione del programma del Governo e della Commissione guidata dal Presidente della Repubblica, Díaz-Canel, per analizzare il tema della discriminazione razziale, prenderà una posizione più efficace di fronte a queste tracce del passato e manterrà una maggior coerenza nell’esposizione e nella conduzione del dibattito politico su questo.
D’altra parte anche se il lavoro ideologico costituisce una delle principali direzioni del lavoro del Partito, devo confessare che non sono soddisfatto dei risultati ottenuti.
Anche se è certo che i nostri media si caratterizzano per il loro rispetto della verità, per il rifiuto della menzogna, è anche vero che resistono manifestazioni trionfalistiche e superficialità nel modo in cui si approcciano alla realtà del Paese.
In alcune occasioni si presentano lavori giornalistici che invece di chiarire tendono a confondere. Queste impostazioni sbagliate danneggiano la credibilità della politica dell’informazione e della comunicazione sociale. L’immediatezza nell’avvicinare l’operato nazionale non dev’essere incompatibile con l’obiettività, la professionalità e soprattutto la verità politica.
Nel lavoro politico-ideologico non è sufficiente fare di più, è necessaria la creatività, bisogna legarsi realmente allo scenario in cui viviamo, rafforzare lo studio della storia del Paese, inviare ad ogni cubano un messaggio di ottimismo e la certezza che insieme, uniti, sapremo affrontare e vincere qualsiasi ostacolo. Riassumendo, è necessaria una profonda trasformazione indirizzata a rinforzare le essenze e i valori provenienti dalla Rivoluzione.
Hanno raddoppiato il programma di sovversione e influenza ideologica e culturale, diretto a togliere prestigio al modello socialista di sviluppo e a presentare come unica alternativa il ritorno del capitalismo.
La componente sovversiva della politica statunitense verso Cuba punta allo sgretolamento della nostra unità nazionale.
Per giungere a questo obiettivo, si dà priorità alle azioni indirizzate ai giovani, alle donne e agli accademici, al settore artistico e intellettuale, ai giornalisti, agli sportivi, a chi rappresenta la differenza sessuale e le religioni.
Si manipolano temi d’interesse per gruppi specifici coinvolti con la protezione degli animali, l’ambiente o manifestazioni artistiche e culturali, tutti indirizzati a disconoscere le istituzioni esistenti.
Non hanno smesso di finanziare l’utilizzo delle stazioni radiofoniche e delle televisioni situate negli Stati Uniti, mentre crescono le sovvenzioni per lo sviluppo di piattaforme per le nuove generazioni piene di contenuti ideologici che chiedono apertamente di far crollare la Rivoluzione; lanciano convocazioni per manifestazioni negli spazi pubblici; si incita all’esecuzione di sabotaggi e azioni di terrorismo, includendo l’assassinio di agenti dell’ordine pubblico e rappresentanti del potere rivoluzionario. Senza il minimo pudore rivelano quanto gli USA pagano per queste azioni criminali.
Non dimentichiamo che il governo degli Stati Uniti ha creato il “Gruppo di Lavoro di Internet per Cuba” che vuole trasformare le reti sociali in canali di sovversione, con la creazione di reti senza cavi, fuori dal controllo statale, e la realizzazione di attacchi cibernetici alle infrastrutture critiche.
Delle bontà e dei pericoli che apportano l’utilizzo di Internet e delle reti sociali discutiamo in Parlamento già da decine di anni, ricordando anche la favola delle lingue di Esopo, che si possono usare per i migliori e anche i peggiori propositi.
Ma non deve esistere spazio per l’ingenuità, a questo livello: non può esserci spazio per le nuove tecnologie se esse puntano alla controrivoluzione, e senza garantire prima la sicurezza informatica.
La menzogna, la manipolazione e la propagazione di notizie false già non hanno più limiti. Con queste si forma e si diffonde ai quattro venti un’immagine virtuale di Cuba, come una società moribonda e senza futuro, sul punto del collasso, dando così spazio alla tanto bramata esplosione sociale.
Senza dubbio la verità è un’altra, la controrivoluzione interna manca di base sociale, di una guida e della capacità di mobilitare, continua a diminuire nel numero dei suoi membri e per il numero di azioni d’impatto sociale, concentrando il suo attivismo nelle reti sociali in Internet.
Siamo fermamente convinti che le strade, i parchi e le piazze sono e saranno dei rivoluzionari e che non negheremo mai al nostro eroico popolo il diritto di difendere la sua Rivoluzione. (Applausi). Questi fatti, da soli, chiedono l’urgente trasformazione che ho indicato per il terreno ideologico.
In materia di politica dei quadri abbiamo continuato a lavorare per realizzare gli accordi dell’ultimo Congresso del Partito e della Prima Conferenza Nazionale. Abbiamo fatto passi avanti per una concezione dell’organizzazione e della politica volta ad un progressivo rinnovo degli incarichi decisionali
Possiamo constatare un incremento progressivo e sostenuto nella promozione di giovani, donne, neri e mulatti sulla base del merito e delle qualità personali, anche se quanto abbiamo realizzato è ancora assolutamente insufficiente, rispetto alle principali responsabilità nel Partito, nello Stato e nel Governo. Prosegue la promozione dei quadri dell’Unione dei Giovani Comunisti al lavoro professionale nel Partito.
Nello stesso tempo persistono debolezze nella politica dei quadri, che si riflettono nella tendenza al formalismo e alla superficialità di non pochi quadri che si considerano imprescindibili e non seguono la formazione.
Si evidenzia così uno scarso legame con il popolo, una mancanza di sensibilità, una incapacità di mobilitare i collettivi per la soluzione dei problemi e un errato lavoro con i dirigenti minori.
Esiste un’insufficiente cultura della comunicazione che limita la capacità di motivare, comprendere, partecipare e dibattere i temi che preoccupano le masse dei lavoratori.
Ancora oggi si scoprono casi di compagni che si promuovono a incarichi di direzione senza che abbiano dato prova di capacità e preparazione per esercitarli, mentre si manifesta una scarsa intenzione di migliorare la composizione dei quadri aprendo alle donne, ai neri, ai mulatti.
Dura ancora la pratica di mantenere come secondi capi e sostituti compagni che – e tutti lo sanno – non hanno le qualità per la promozione: questo danneggia l’autorità del capo, invece di preservarla, e congela il normale sviluppo e la promozione dei nuovi dirigenti.
Considero opportuno riferirmi al contenuto dell’articolo 4 della Costituzione della Repubblica, che dice: “La difesa della Patria socialista è il più grande onore e il dovere supremo di ogni cubano”.
Questo importante postulato della Costituzione va considerato nel lavoro di tutti i militanti comunisti, inclusa la politica dei quadri. Non si può ammettere la promozione a incarichi superiori di compagni che per motivi ingiustificati non hanno fatto il servizio militare attivo, che costituisce la principale via di preparazione militare: un dovere che devono compiere tutti i cittadini e prima di tutto i quadri. Tale questione è sempre più importante mano a mano che passa il tempo.
Per tale questione contiamo su un esempio prezioso: la decisione, adottata su richiesta del Ministero degli Esteri nel 2002, 19 anni fa, che tutti gli studenti dell’Istituto Superiore delle Relazioni Internazionali, dei due sessi, prima della loro iscrizione svolgano il servizio militare per un anno nella Brigata della Frontiera, davanti all’illegale base navale di Guantánamo. E ciò è già stato praticato, in tutti questi anni, senza problemi di sorta.
Alla luce della tendenza all’invecchiamento della popolazione cubana, che tra i tanti effetti negativi limita il numero dei cittadini che arrivano all’età regolamentare per prestare servizio militare, si dovrebbe studiare l’esperienza dell’Istituto Superiore delle Relazioni Internazionali con il proposito di generalizzare, in forma graduale, il fatto che tutti gli studenti dell’istruzione superiore compiano precedentemente il loro dovere militare.
Lo stesso Presidente della Repubblica, Díaz-Canel, di fronte a un richiamo del Comandante in Capo, fece volontariamente il servizio militare nelle unità della difesa anti aerea per apprendere la nuova tecnica, e si era già laureato come ingegnere meccanico nell’Università Centrale di Las Villas; secondo me, e come ha detto egli stesso, quel periodo, nel suo caso di tre anni, è stato di grande utilità per la sua formazione come quadro rivoluzionario. Io voglio applaudire il Presidente per l’esempio che ha dato. (Applausi).
Per il suo carattere strategico, la politica dei quadri necessita un costante perfezionamento e attualizzazione, per assicurare la loro selezione, la formazione, la promozione dei quadri, perché si caratterizzino per il loro impegno con la Rivoluzione, per l’umiltà, la modestia, l’esempio personale, la guida e la più ferma convinzione di fronte a qualsiasi vecchiume di cupole, vanità, autosufficienza e ambizioni.
La politica dei quadri del Partito Comunista di Cuba dovrà garantire che i dirigenti di domani mantengano una stretta unione con le masse, abbiano la capacità di mobilitare, dialogare, argomentare ed essere risolutivi, elevare la sensibilità politica e umana, la responsabilità, la disciplina, l’esigenza e il controllo, facendo uso della direzione collettiva come unico modo di trovare le migliori soluzioni ai problemi.
Continuando, parlerò di temi di politica estera.
Lo scenario internazionale che affrontiamo oggi è decisamente diverso da quello dell’aprile del 2016, quando si tenne il 7º Congresso. Questi cinque anni si caratterizzano per l’incremento inaudito dell’aggressività del governo statunitense.
Storicamente, l’egemonia imperialista degli Stati Uniti ha rappresentato una minaccia per il destino e la sopravvivenza della nazione cubana. Non è un fenomeno nuovo. Ha accompagnato i cubani sin dalle origini della Patria quando sorsero i primi desideri di sovranità e indipendenza nel nostro popolo. Era già una sfida per gli eroi che iniziarono la guerra contro il colonialismo spagnolo nel XIX secolo.
Lo hanno affrontato le generazioni di cubani che hanno portato avanti la lotta nel XX secolo e lo affronta oggi il popolo che ai nostri giorni difende la libertà e la giustizia conquistate.
Il pericolo nordamericano si era materializzato con particolare crudezza durante l’occupazione militare del nostro Paese tra il 1898 e il 1902, e la successiva imposizione dell’Emendamento Platt come appendice della Costituzione.
Attraverso conversazioni con tanti cittadini, ho capito che dei fatti e delle Relazioni tra USA e Cuba del 1934 si conosce poco. Allora, il vicino del nord portò la minacciosa presenza delle unità navali della marina statunitense nella baia de L’Avana. Il gesto apparentemente amichevole ma ipocrita dell’Emendamento Platt si rivelò essere invece il nuovo strumento del dominio imperialistico e della dipendenza di Cuba dagli USA sino al gennaio del 1959.
Fu una sfida della stessa natura imperialistica del Destino Manifesto (in inglese “Manifest Destiny”: esprime il concetto secondo il quale gli USA abbiano la missione storica di espandere la propria “democrazia” e la propria visione della vita e del mondo, appunto, come destino, n.d.r.) della brutale Dottrina Monroe e delle visioni del panamericanismo, con cui hanno preteso di soggiogare la nostra regione dai tempi di Simón Bolívar.
Negli ultimi quattro anni, all’immenso e disuguale potere statunitense e alla continua crescita delle aggressioni contro Cuba, si è sommata l’impunità. Il governo statunitense è sembrato convinto di godere della libertà di agire a suo piacimento e del diritto di imporre al mondo la propria volontà con il semplice supporto dell’uso della forza. E di poter mettere in crisi la politica, legale e morale, abbattendo i pilastri sui quali si erano costituite le relazioni internazionali degli ultimi decenni.
La comunità internazionale è apparsa incapace di frenare le prepotenze e gli abusi flagranti provenienti dalla principale potenza economica, militare e tecnologica, il cui modo d’agire irresponsabile è stato la minaccia maggiore per la pace, la stabilità, l’equilibrio ecologico e la sopravvivenza della vita sulla Terra.
In questo contesto è più facile spiegare, seppur in parte, le cause del blocco economico col quale gli Stati Uniti aggrediscono il nostro Paese. E lo espongono alle condizioni di un’economia internazionale sempre più inter-vincolata, inter-dipendente e sempre più soggetta ai dettati (opinione, n.d.r.) dei centri finanziari del potere, che vengono controllati da Washington.
Nonostante la condanna reiterata e sempre più forte della comunità internazionale, il blocco continua e pregiudica le relazioni economiche di Cuba con, praticamente, tutte le nazioni del pianeta, indipendentemente dalla posizione politica di un Paese o delle sue relazioni con noi.
In molti casi i governi non hanno nemmeno la capacità di poter usare le loro prerogative sovrane, perché, infine, i governi obbediscono docilmente a Washington, come accade in un mondo soggiogato totalmente al potere unipolare degli USA.
È un fenomeno che si manifesta particolarmente nel settore finanziario, quando la banche nazionali de vari Paesi privilegiano le disposizioni dell’Amministrazione statunitense rispetto alle decisioni politiche dei propri governi. Queste subordinazioni si rinnovano in relazione all’estensione della globalizzazione neoliberista.
Il blocco che il nostro popolo affronta da più di sessant’anni con sforzo, sacrificio e creatività, sarebbe stato in grado di devastare l’economia e la stabilità sociale di qualsiasi Paese, anche di quelli che sono più ricchi e poderosi di Cuba. È la guerra economica più grande, disuguale e prolungata mai sferrata contro una nazione.
Solo per le condizioni del sistema socialista, basato sulla giustizia sociale, sull’unità del popolo attorno al Partito e con l’impegno unitario e solidale diretto a difendere il Paese, una nazione proveniente dal sottosviluppo e relativamente piccola come la nostra e con scarse ricchezze naturali, poteva evitare il collasso e anzi avanzare nel proprio sviluppo.
La politica contro Cuba scatenata dal precedente governo degli Stati Uniti è stata rafforzata precisamente durante le dure condizioni della pandemia del COVID-19. La natura spietata dell’imperialismo si è messa in luce in modo indiscutibile.
A volte non si comprendono a sufficienza o non si valutano con precisione i dati obiettivi relativi al danno che gli USA hanno recato all’economia cubana e l’impatto obiettivo delle 240 misure coercitive applicate dal 2017.
Si deve comprendere che non si tratta di semplici azioni di incremento del blocco, ma di nuovi metodi, alcuni senza precedenti, che hanno innalzato il livello della guerra economica sempre più in alto e con sempre più aggressività. Questione che si riflette nelle carenze materiali che accompagnano la vita quotidiana di ogni cubano.
A ciò si somma la vergognosa campagna finanziata da Washington per promuovere la menzogna che il blocco non è reale, che non danneggia veramente l’economia cubana, che non è un problema significativo per il nostro sviluppo e la nostra stabilità economica. È una falsità che si diffonde nei grandi media dell’informazione al servizio dell’imperialismo e delle reti digitali volte ad orientare il pensiero di molti, ed anche di alcuni dei nostri compatrioti.
Tra le prime azioni per rafforzare l’assedio economico contro Cuba ci fu quella di mettere in campo, nel novembre del 2017, una relazione con entità e imprese cubane alle quali sottoporre restrizioni addizionali a quelle già sofferte per il blocco. Questa lista, rafforzata varie volte, comprende 231 unità, molte con responsabilità, nel nostro Paese, nella rete del commercio al minuto, nel sistema di rifornimento dei beni più importanti per l’economia e per la popolazione, tutte le installazioni alberghiere del Paese e varie istituzioni del settore finanziario.
Il governo degli Stati Uniti giustifica queste azioni con il pretesto di voler restringere le attività delle imprese appartenenti al settore della difesa e della sicurezza, accusate di sostenere la repressione dei diritti umani a Cuba e l’aiuto cubano al Venezuela.
Il nostro popolo sa bene che questa illegittima persecuzione è indirizzata contro entità produttive la cui funzione sociale è totalmente economica e commerciale, come succede in qualsiasi parte del mondo, e che assicurano un apporto significativo all’economia nazionale.
Inoltre conosce con chiarezza e per esperienza storica che l’obiettivo di questa misura è estendere l’assedio economico per sabotare il sistema delle imprese, ostacolare il processo di sviluppo dell’economia, annullare la gestione dello Stato e imporre l’informalità, l’atomizzazione dell’attività economica e il caos, con la meta dichiarata di strangolare il Paese e provocare un’esplosione sociale.
Nello straordinario impegno di affrontare la pandemia del COVID-19, abbiamo dovuto dedicare enormi risorse per garantire con urgenza l’equipaggiamento e i materiali necessari per i nostri ospedali e i centri d’assistenza. Il costo sarebbe stato meno oneroso se Cuba non avesse dovuto rivolgersi a mercati lontani e molte volte indiretti, per acquistare tecnologie proibite dal blocco.
La persecuzione finanziaria, d’altra parte, ha acquisito le caratteristiche di una vera caccia contro le transazioni cubane, cosa che pregiudica le nostre capacità di pagamento per i prodotti e i servizi che importiamo e per il pagamento di quelli che esportiamo, con il conseguente rincaro del commercio estero nel suo insieme.
Per castigare Cuba e i cubani che vivono dentro e fuori dal Paese, gli Stati Uniti hanno prima limitato e poi tagliato praticamente tutte le possibilità di rimesse di denaro a Cuba.
Queste politiche finanziarie sono causa, inoltre, di molte difficoltà dell’industria nazionale, difficolta che incidono sulla qualità delle merci e impoveriscono i macchinari necessari per la produzione.
Le difficoltà provenienti dal blocco si riflettono sui beni di consumo, sui medicinali e sui prodotti dell’industria alimentare. L’inasprimento del blocco rende più arduo il rispetto degli impegni finanziari internazionali, nonostante la ferma determinazione di onorarli e lo sforzo che facciamo per pagarli, perché, anche se sono somme modeste, ci costano grandi sacrifici.
Sono state implementate, in maniera crescente, misure per limitare i viaggi a Cuba, per via aerea e marittima, e questo ha dato un colpo brutale a una parte notevole del settore non statale dell’economia dedicato ai servizi.
Il danno che provocano queste misure alla vita stessa della popolazione è alto e tale danno non è, come sostiene l’imperialismo, frutto di effetti collaterali: no, è conseguenza del proposito deliberato di punire nel suo insieme il popolo cubano.
Una delle azioni più significative, per il suo grado di crudeltà, inammissibile di fronte al Diritto Internazionale (per cui è davvero inammissibile l’impunità di cui gli USA godono) è l’impegno dall’aprile del 2019, diretto a privare Cuba del rifornimento di combustibili. Per riuscirci, per impedire che i rifornimenti giungano nel nostro territorio nazionale, gli USA applicano le misure proprie della guerra non convenzionale.
È una delle azioni che mostra meglio la nuova dimensione che ha preso la guerra economica contro Cuba. Per affrontarla abbiamo vissuto periodi di alta tensione e se il costo, per noi, non è stato quello della demolizione, come speravano gli USA, ciò si deve alla società che abbiamo costruito e difeso, e per la capacità di resistenza del nostro popolo eroico.
Un’altra delle azioni che descrive meglio la natura dell’imperialismo e la crescita della sua aggressione contro il nostro Paese è l’immorale campagna scatenata contro la cooperazione medica internazionale prestata da Cuba. La nostra esperienza, su questo fronte, non ha paragoni nel mondo. È uno sforzo che risponde ai principi morali sui quali è edificata la società cubana.
E’ insito nella nostro pensiero che si condivide quello che abbiamo, non quello che avanza. Il successo nell’aver formato con perseveranza e dedizione una capacità significativa di risorse umane e di disporre di un sistema di salute pubblica robusto, efficace e sostenibile, ci offre questa opportunità di essere solidali con gli altri.
È un impegno solidale che si manterrà nonostante le campagne infamanti. Ha salvato vite, affrontato malattie, alleviato sofferenze e migliorato le condizioni di salute di milioni di persone nel mondo, quasi sempre le popolazioni più vulnerabili o sfortunate, nelle zone più remote, in occasioni e in condizioni d’estrema difficoltà e anche di pericolo. Comprende importanti lavori di assistenza a Paesi che hanno sofferto disastri naturali.
L’attacco statunitense vuole togliere prestigio a un lavoro così nobile e apprezzato e privare Cuba delle entrate giuste, oneste e legittime che con il loro sforzo le assicurano migliaia di professionisti formati tecnicamente ed eticamente nel Paese.
L’accesso alla salute è un diritto umano universale e il governo degli USA commette un crimine quando, per aggredirci, si dedica a sabotare l’unica fonte di servizi medici alla quale hanno accesso milioni di persone nel mondo.
Oltre a tutto questo, nell’aprile del 2019, con l’obiettivo di spaventare gli investitori stranieri, società e singoli imprenditori, che puntano a rapporti economici e commerciali con Cuba, gli Stati Uniti hanno deciso per la prima volta di permettere che, con la copertura del Titolo III dell’infame legge Helms-Burton, si ammettano nei tribunali americani le domande e i reclami di coloro che detenevano le proprietà giustamente e legittimamente nazionalizzate nei primi anni della Rivoluzione.
Non si tratta di una legge nuova, è una creazione maligna datata 1996, che codifica in legge la linea, interna al blocco, che stabilisce come obbligo del governo statunitense quello di aggredire Cuba economicamente, su scala internazionale e in modo molto ampio.
Dispone inoltre, come mandato legale, la promozione della sovversione politica per distruggere l’ordine costituzionale cubano, con il supporto, ogni anno, di un finanziamento ufficiale e milionario del bilancio federale. Arriva al colmo di delineare un programma d’intervento politico nel nostro Paese, per giungere a una tutela che soggiogherebbe la nazione cubana alla sovranità degli Stati Uniti.
Si tratta di uno strumento politico e giuridico spregevole, concepito con un grande opportunismo nei momenti più duri del Periodo Speciale, quando albergava a Washington la fiducia che la Rivoluzione non sarebbe stata capace di sostenersi né di essere fedele all’impegno di mantenere alta la bandiera del socialismo e difendere la causa che hanno difeso i nostri martiri. Per questo diciamo che è una legge, la Helms-Burton, che il nostro popolo deve conoscere bene e non si può concedere il lusso di dimenticare, anche se un giorno verrà derogata.
Quando, nel dicembre del 2014, decidemmo insieme al governo degli Stati Uniti, guidato allora dal presidente Barack Obama, di avanzare verso una migliore intesa tra i nostri rispettivi paesi, dissi, di fronte all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare: «[…] abbiamo fatto un passo importante, ma resta da risolvere l’essenziale, l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba, più duro negli ultimi anni, in particolare nell’ambito delle transazioni finanziarie, con l’applicazione di enormi e illegittime multe contro banche di diversi paesi».
L’aggressiva condotta scatenata dalla precedente Amministrazione nordamericana riafferma con chiara evidenza che qualsiasi prospettiva di vera evoluzione positiva nelle relazioni tra i due Paesi, perché sia sostenibile, dovrebbe essere associata all’eliminazione del blocco economico e al supporto legislativo che lo sostenta.
Non illudiamoci che si tratti di una cosa facile, al contrario sarà necessaria una volontà politica, sensata e rispettosa da parte di chi governerà gli Stati Uniti. Cuba ha sostenuto e sostiene che non giudichiamo il popolo statunitense come nemico, e che le differenze politiche e ideologiche non sono un impedimento per una relazione rispettosa e civile con il nostro vicino. Abbiamo anche sostenuto che possiamo sviluppare una relazione di cooperazione su molti temi, a beneficio dei due Paesi e per la regione.
Non dimenticheremo il contenuto dell’articolo 16, comma a) della nostra Costituzione, che afferma che le relazioni economiche, diplomatiche e politiche con qualsiasi altro Stato non potranno mai essere segnate da aggressioni, minacce o coercizioni.
Affermo da questo Congresso del Partito la volontà di sviluppare un dialogo rispettoso e di sviluppare un nuovo tipo di relazioni con gli Stati Uniti, senza che si pretenda che Cuba rinunci ai principi della Rivoluzione e del Socialismo, riconosca concessioni inerenti alla propria sovranità e indipendenza, ceda nella difesa dei suoi ideali e nell’esercizio della sua politica estera, impegnata con le cause giuste: la difesa dell’autodeterminazione dei popoli e lo storico appoggio ai paesi fratelli.
Nello stesso tempo abbiamo il dovere di stare all’erta, assumere con responsabilità gli insegnamenti della storia e proteggere il nostro Paese e il nostro diritto sovrano di esistere, per il quale si sono sacrificate tante generazioni di cubani. Dobbiamo farlo senza trascurare la difesa e con uno sforzo costante e impegnato, indirizzato a edificare le basi economiche che permettano di affrontare con successo una guerra economica incessante e asimmetrica, da parte di una potenza disposta ad approfittare della sua grandezza e influenza economica per aggredire la nostra Patria.
Compagne e compagni:
esattamente cinque anni fa, in un giorno come oggi, avevamo avvisato che la regione dell’America Latina e dei Caraibi si trovava sotto gli effetti di una forte e articolata controffensiva promossa dall’imperialismo e dalle oligarchie regionali contro i governi rivoluzionari e progressisti che erano giunti al potere come risultato della resistenza e della lotta dei popoli contro i nefasti effetti dei modelli neoliberali.
Questa controffensiva si era rafforzata quando la politica estera degli USA era caduta nelle mani di personaggi sinistri vincolati a episodi di ingerenze e interventi nella nostra regione, associati a elementi della destra reazionaria cubano-americana, molti dei quali con una ben nota carriera di terrorismo e di corruzione. Non hanno mai dissimulato il loro desiderio di ritornare in pieno alla Dottrina Monroe.
Hanno mescolato il fanatismo antisocialista all’ansia di conseguire obiettivi a breve termine. Hanno usato metodi di guerra non convenzionale e operazioni di destabilizzazione che sono molto pericolosi per tutta la regione. Hanno dimostrato il loro disprezzo per i nostri popoli e le nostre istituzioni.
Hanno ignorato i diritti sovrani di tutte le nazioni dell’emisfero e hanno minacciato pericolosamente la pace e la sicurezza regionali. Vari governi della regione hanno preteso d’ignorare il Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, firmato a L’Avana dai capi di Stato e di Governo dell’America Latina e dei Caraibi, nel gennaio del 2014.
Questo strumento politico fondamentale si basa su principi imprescindibili per la piena indipendenza dei nostri Paesi, il reale godimento dei diritti sovrani e per le aspirazioni d’unità e integrazione della nostra regione.
Tra questi il rispetto dei principi e delle norme del Diritto Internazionale, i principi e i propositi della Carta delle Nazioni Unite; la soluzione pacifica delle controversie; l’obbligo di non intervento, direttamente o indirettamente, nelle questioni interne di qualsiasi altro Stato, osservando i principi di sovranità nazionale, l’uguaglianza dei diritti e la libera determinazione dei popoli; l’impegno dei Paesi della regione di sviluppare le relazioni di amicizia e di cooperazione fra di loro e con altre nazioni, indipendentemente dalle differenze esistenti tra i loro sistemi politici, economici e sociali o i loro livelli di sviluppo; di praticare la tolleranza e convivere in pace come buoni vicini; oltre all’impegno di rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il proprio sistema politico, economico, sociale e culturale, come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica tra le nazioni.
L’utilizzo frequente della menzogna per giustificare le proprie azioni si è sommato a misure coercitive unilaterali e costanti minacce, con alti costi per i popoli della nostra America. Alla fine del 2018 il governo nordamericano ha deciso decise di sferrare un’offensiva di aggressione specifica contro il Venezuela, Nicaragua e Cuba, con il proposito visibile di determinare in breve tempo il crollo dei governi dei tre paesi.
Anche se l’impegno è fallito, la pretesa ci ricorda con crudezza che le ambizioni di dominio dell’imperialismo nella regione non sono minacce di un lontano e oscuro passato già superato, ma un pericolo vigente nei circoli del potere politico degli Stati Uniti.
Come parte di questa offensiva, è stato promosso il riscatto della spregevole OSA (Organizzazione degli Stati Americani, fondata nel 1948, in vigore dal 1951, con sede a Washington, di natura filoimperialista, n.d.r.) volta al dominio neocoloniale e all’aggressione, e anche il suo braccio armato, il Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca, il TIAR, sempre al servizio degli interessi egemonici degli Stati Uniti. Ugualmente hanno cercato di sabotare la CELAC e hanno distrutto UNASUR.
Se ci fossero dubbi, dobbiamo riconoscere che il neoliberismo ha dimostrato di nuovo l’incapacità di rispondere ai problemi sociali della regione. Il suo ruolo nello smantellamento delle strutture di giustizia sociale e l’attacco dottrinario contro qualsiasi nozione di giustizia sociale, hanno lasciato la maggioranza dei Paesi impotenti e indifesi di fronte al flagello del COVID-19.
L’esito dell’intervento imperialista è stato l’incremento delle disuguaglianze, l’approfondimento della polarizzazione sociale e l’aggravamento della crisi di stallo e instabilità che soffrono molte delle società nella nostra America.
Si è peraltro constatata la debolezza dei governi promotori di politiche neoliberali, con manifestazioni d’instabilità sociale, l’irruzione delle proteste popolari, la mobilitazione della gioventù, con l’attivazione della sinistra e delle forze progressiste, come dimostra il Forum di Sao Paulo, spazio di concertazione politica delle forze politiche di sinistra e dei movimenti sociali.
Inoltre si è osservato come le forze progressiste siano state sottomesse a processi giudiziari di natura tutta politica e a campagne di diffamazione volte a togliere prestigio, con il supporto dei media corporativi. Tutto ciò al fine di indebolire i leader delle forze progressiste ed evitare la loro partecipazione nei governi o il loro accesso a questi.
Noi cubani reiteriamo la nostra solidarietà al Venezuela, all’Unione Civico-Militare del suo eroico popolo e al suo unico e legittimo presidente, il compagno Nicolás Maduro Moros. Reiteriamo la solidarietà al Nicaragua sandinista, al suo popolo e al presidente Comandante Daniel Ortega Saavedra. Salutiamo il presidente Luis Arce, dello Stato Plurinazionale della Bolivia, nazione dove il popolo è stato il protagonista di una vittoria che è stato uno schiaffo agli Stati Uniti e al suo strumento, l’ Organizzazione degli Stati Americani, che aveva organizzato il colpo di Stato contro il compagno Evo Morales Ayma.
Osserviamo con speranza, rispetto e solidarietà i processi politici guidati dai presidenti Andrés Manuel López Obrador in Messico e Alberto Fernández in Argentina, e i loro sforzi per combattere le conseguenze delle politiche neoliberali che hanno provocato tanti danni alle loro nazioni. Celebriamo e appoggiamo i tentativi dei due governi per recuperare i processi d’integrazione genuinamente latinoamericani.
Reiteriamo l’appoggio agli sforzi della Repubblica Argentina per recuperare la sovranità sulle isole Malvine, George del Sud e Sandwich del Sud.
Ribadiamo la nostra solidarietà con l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partito dei Lavoratori del Brasile e ribadiamo il nostro disprezzo a coloro che organizzarono processi legali politicizzati. Insistiamo, per Lula, che si deve reclamare la restituzione della sua innocenza, la piena libertà e tutti i diritti politici.
Continueremo a difendere i legittimi interessi delle nazioni dei Caraibi e appoggiamo il loro reclamo di ricevere compensi per le conseguenze della schiavitù e del colonialismo. I Caraibi potranno contare sempre su Cuba. Riaffermiamo specialmente il nostro impegno con il fraterno popolo di Haiti, per il quale la comunità internazionale dovrebbe fare molto di più. Ratifichiamo l’assoluto appoggio all’autodeterminazione e all’indipendenza di Puerto Rico.
L’impegno di Cuba per l’unità dell’America Latina e dei Caraibi è irremovibile, la lealtà in difesa della sovranità e del diritto alla libera determinazione dei popoli, è un principio della Rivoluzione, e la volontà di promuovere la cooperazione e l’integrazione regionale è parte della nostra causa. Non tralasceremo un solo istante l’impegno per fare di Nuestra America la patria comune di tutti i suoi figli.
Compagne e compagni:
In questi cinque anni si sono consolidate eccellenti relazioni con i partiti e i governi della Repubblica Popolare della Cina, la Repubblica Socialista del Vietnam, la Repubblica Democratica Popolare del Laos e la Repubblica Popolare Democratica della Corea, paesi socialisti asiatici, ai quali ci uniscono un’amicizia e una solidarietà storiche. Sono importanti i progetti economici che sviluppiamo con Cina e Vietnam in diverse sfere della nostra economia, progetti che appoggiano il Piano di Sviluppo Economico e Sociale sino al 2030.
In questi anni si sono approfondite le relazioni politiche d’alto livello con la Federazione della Russia, Paese con il quale abbiamo ampie coincidenze sui più diversi temi dell’agenda internazionale e che ha mantenuto una ferma posizione di condanna contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba.
Sono cresciuti, nonostante le differenze politiche esistenti, i vincoli con l’Unione Europea, attraverso la strumentazione dell’Accordo di Dialogo Politico e di Cooperazione, sulla base del rispetto mutuo e la reciprocità. Va sottolineato l’impulso alle relazioni di cooperazione, nei settori come le energie rinnovabili, l’agricoltura e la cultura.
Manteniamo la nostra collaborazione e la solidarietà con i paesi dell’Africa, continente al quale ci legano vincoli di storia, cultura e fraternità. Migliaia di collaboratori della salute e di altri settori prestano lì i loro servizi, in trenta paesi. Ringraziamo la posizione unanime dell’Unione Africana in solidarietà con Cuba e nella lotta contro il blocco in tutti questi anni.
Il nostro appoggio alle cause dei popoli palestinese e sarahaui continuerà ad essere un impegno irremovibile.
Lo scenario descritto e la sua probabile evoluzione nel futuro esige che tutti noi assicuriamo in modo permanente la priorità alla difesa, in totale corrispondenza con le profonde riflessioni di Fidel contenute nella Relazione Centrale del Primo Congresso: «Sino a che esisterà l’imperialismo, il Partito, lo Stato e il popolo presteranno ai servizi della difesa la massima attenzione. La guardia rivoluzionaria non si discuterà mai. La storia insegna con troppa eloquenza che quelli che dimenticano questo principio non sopravvivono all’errore».
Il concetto strategico della Guerra di Tutto il Popolo mantiene piena vigenza, così come si legge nell’Articolo 217 della Costituzione della Repubblica di Cuba, e questo si traduce nel fatto che ogni cittadino deve conoscere e disporre di un mezzo, di un luogo e di una forma di lotta contro il nemico, con la direzione del Partito.
Questa dottrina suppone la permanente attenzione al rafforzamento delle capacità e della disposizione combattiva, l’attualizzazione dei piani di difesa del Paese e la preparazione dei dirigenti, dei capi e degli organi di direzione a differenti livelli, per guidare le azioni previste.
In questo senso consideriamo necessario ristabilire, quanto prima, se le condizioni della lotta al COVID-19 lo permetteranno, la realizzazione dei giorni nazionali della difesa, con la partecipazione in massa del popolo, allo scopo di assicurarne la preparazione. Non dimentichiamo che l’invulnerabilità militare si ottiene con un costante perfezionamento.
In questo periodo le Forze Armate Rivoluzionarie hanno continuato la preparazione delle truppe, la produzione, la modernizzazione e il mantenimento, la conservazione della tecnica militare e gli armamenti, la preparazione del Teatro delle Operazioni Militari, con la partecipazione nei casi di situazioni eccezionali e di disastri di ogni tipo, tra le quali spicca il COVID-19.
L’Unione dell’Industria Militare ha assicurato, partendo dal potenziale scientifico realizzato, la preparazione e la modernizzazione di una parte significativa degli armamenti e della tecnica militare e si è incaricata, in maniera crescente, della produzione di pezzi di ricambio e di articoli richiesti dalla popolazione.
Nella sua relazione al Primo Congresso del Partito, il compagno Fidel disse: «L’Esercito Ribelle è stato l’anima della Rivoluzione e dalle sue armi vittoriose è emersa libera, bella e invincibile la nuova Patria». Questa affermazione conserva oggi tutto il suo valore e per questo riaffermo che le Forze Armate Rivoluzionarie, nate dall’Esercito Ribelle, non hanno rinunciato ad essere per sempre l’anima della Rivoluzione (Applausi prolungati).
I combattenti del Ministero delgli Interni, in stretto vincolo con il popolo, il Partito e le organizzazioni di massa, le Forze Armate Rivoluzionarie e le altre istituzioni dello Stato e del Governo hanno continuato a rafforzare la prevenzione e la lotta contro le attività nemiche, i piani sovversivi, il delitto, le illegalità e la corruzione, così come l’indisciplina sociale e le condotte nocive.
Negli ultimi cinque anni questo organismo ha raggiunto un livello superiore di organizzazione e coesione nelle sue strutture di comando e di attenzione alle unità di base, ed è giusto riconoscere l’apporto decisivo del Vice Ammiraglio Julio César Gandarilla Bermejo, membro del Comitato Centrale del Partito, Deputato dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e Ministro degli Interni, sino alla sua morte, alla fine dell’anno scorso.
Considero opportuno riconoscere l’apporto delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni alla produzione di alimenti, che ha permesso alle due istituzioni di autoprodurre la maggior parte dei prodotti necessari per l’alimentazione del personale. I livelli di soddisfazione ottenuti rappresentano rispettivamente il 83 % e il 72 % della domanda delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni.
Così come abbiamo pianificato, l’ottavo Congresso del Partito segnerà la conclusione del processo di trasferimento delle principali responsabilità dalla generazione storica alle nuove generazioni.
Nel VI Congresso del Partito, 10 anni fa, io esposi che anche se non smetteremo di fare vari tentativi per promuovere giovani in incarichi principali, non sempre, dobbiamo dire, la selezione è stata positiva e non sempre abbiamo avuto sostituti debitamente preparati, con sufficiente esperienza e maturità, per assumere i nuovi e complessi impegni di direzione nel Partito, nello Stato e nel Governo.
Avevo anche affermato che dobbiamo dare soluzioni, lentamente, senza precipitazioni e improvvisazioni a questa questione, e ciò richiede il rafforzamento dello spirito democratico e il carattere collettivo del funzionamento degli organi di direzione del Partito e del potere statale e governativo, per garantire il ringiovanimento sistematico in tutta la catena degli incarichi amministrativi e del Partito nel Paese.
Anche se non possiamo dare per terminato questo fronte strategico di lavoro, ho la soddisfazione di consegnare la direzione del paese a un gruppo di dirigenti preparati, formati in decenni d’esperienza nel loro transito dalla base alle massime responsabilità, impegnati con l’etica e i principi della Rivoluzione e del Socialismo, identificati con le radici e i valori della storia e la cultura della nazione, pieni di grande sensibilità verso il popolo, pieni di passione e spirito antimperialista e consapevoli che rappresentano la continuità nell’opera iniziata da Céspedes il 10 Ottobre del 1868, proseguita da Gómez, Maceo, Calixto García e Agramonte; reiniziata da Martí allla testa del Partito Rivoluzionario Cubano; da Baliño e Mella con la fondazione del Primo Partito Comunista di Cuba; da Villena, Guiteras, Jesús Menéndez, Abel, José Antonio, Frank País, Camilo, il Ché, Blas Roca, Celia, Haydée, Melba y Vilma, Almeida e il nostro Comandante in Capo di sempre, Fidel. (Applausi).
Uno di questi compagni, selezionato da tempo, perché avevamo visto in lui una serie di qualità, è il compagno Miguel Díaz-Canel Bermúdez, membro dell’Ufficio Politico e Presidente della Repubblica da tre anni, incarico che, secondo la valutazione della Direzione del Partito, sta ricoprendo con buoni risultati. Abbiamo già detto che Díaz-Canel non è frutto dell’improvvisazione, ma di una ponderata selezione, che punta ora su di un giovane veramente rivoluzionario e con le qualità per essere promosso a incarichi superiori. Ha lavorato con successo per cinque anni come Primo Segretario del Partito nella provincia di Villa Clara e di Holguín; poi fu nominato Ministro dell’Educazione Superiore, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, incarichi che ha svolto con l’attenzione del fronte ideologico del Partito. In questi ultimi tre anni Díaz-Canel ha saputo formare gruppi e sviluppare la coesione con gli organi superiori del Partito, lo Stato e il Governo.
Per quel che mi riguarda, si conclude il mio impegno come Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba con la soddisfazione del dovere compiuto e della fiducia nel futuro della Patria, con la meditata convinzione di non accettare proposte per mantenermi negli organi superiori dell’organizzazione del Partito, nelle cui fila continuerò a militare come un combattente rivoluzionario tra i tanti, disposto ad apportare il mio modesto contributo sino alla fine della vita. (Applausi prolungati).
Niente mi obbliga a questa decisione, ma credo con convinzione nella forza e nel valore dell’esempio e nella comprensione dei miei compatrioti; e nessuno lo dubiti, finché sarò vivo starò con il piede nella staffa per difendere la Patria, la Rivoluzione e il Socialismo.
Più forte che mai, gridiamo:
Viva Cuba Libera! Viva Fidel! Patria o Muerte! Vinceremo!

