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8 e 9 maggio 1945: sono i giorni della Vittoria sovietica sul nazifascismo, che oggi, in questo maggio 2021, noi dobbiamo di nuovo celebrare, noi fruitori della liberazione dal più sanguinario e umanamente oscuro progetto ideologico e politico mai apparso nella storia: il nazismo. Noi che dobbiamo e non possiamo dimenticare la guerra hitleriana estesa ovunque, colma di orrendi sogni di potere mondiale, di distruzioni, di sofferenze umane indicibili, di razzismo al potere, di imperialismo scatenato nella sua totalità predatoria, di lager.

Lager liberati dall’Armata Rossa, come ad Auschwitz, il 27 gennaio del 1945. Non liberati dalle truppe americane, come nell’immorale falso storico di Roberto Benigni, nel suo film “La vita è bella”, prodotto per il mercato USA.

La bandiera sovietica della Vittoria, sulle rovine del Reichstag, viene issata dai soldati della 150ª Divisione fucilieri dell’Armata Rossa alle ore 22.50 del 30 aprile 1945.

Nella tarda serata dell’8 maggio del 1945 il Terzo Reich firma la resa. La grande avanzata sovietica sino a Berlino è derminante per la sconfitta del nazifascismo. La mattina del 9 maggio, dopo la cerimonia della firma a Berlino, il governo sovietico annuncia la vittoria sul più grande, più potente e feroce esercito della storia: l’armata di Hitler.

Stalingrado si è estesa sino a Berlino, la Resistenza della città eroica ha spento la guerra nell’intera Europa e nel mondo. I soldati sovietici, il popolo sovietico chiamato da Stalin alla Resistenza combattono a Stalingrado, assediata dalle truppe tedesche, italiane, rumene e ungheresi, dall’estate del 1942 sino al febbraio del 1943. Se questa immensa armata che si muove sotto il vessillo della svastica abbatte Stalingrado, avrà il controllo della regione, strategica, del Don e del Volga, e la Seconda Guerra Mondiale sarà probabilmente vinta dalla Germania nazista. Ma la Resistenza sovietica, uno degli eventi più importanti e decisivi della stessa, intera storia militare europea e mondiale, determinante per gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, finisce con la strepitosa vittoria dei resistenti e l’annientamento della Sesta Armata tedesca, la distruzione di tanta parte del resto dell’esercito tedesco e delle forze militari dell’Asse dispiegate nella decisiva area meridionale del fronte orientale.

Dalla vittoria della battaglia di Stalingrado (Stalingradskaja bitva, in russo, perchè quella vittoria merita di essere menzionata con la lingua di chi l’ha conseguita) inizia il crollo dell’armata tedesca e si aprono le strade per l’avanzata verso ovest dell’Armata Rossa, che due anni dopo isserà la propria bandiera sul Reichstag in fiamme e spingerà Hitler al suicidio, nel bunker della Cancelleria, mentre i sovietici bombardano Berlino.

Chi ha guidato la Resistenza sovietica, chi ha guidato la lotta di soldati e di popolo a Stalingrado, chi è stato alla testa della vittoria sul nazifascsimo, chi è stato alla testa dell’immenso e accelerato progetto di industrializzazione militare sovietico, l’unico in grado di poter far fronte e sconfiggere l’Armata del Terzo Reich?

Stalin. E’ stato quest’uomo, questo leader sovietico, questo rivoluzionario e partigiano sovietico.

Perchè noi, oggi, sotto la dittatura ideologica e culturale occidentale, borghese, capitalista e anticomunista dovremmo, piegandoci a questo potere, far nostra la menzogna dello Stalin sanguinario, tirannico, demoniaco?

Sotto quale egemonia filosofica ultra idealistica dovremmo assumere l’idea di uno Stalin non umano, nella sua ferocia, l’idea di un superuomo “nicciano” che prescinde dalla storia, dalle contraddizioni storiche che ha vissuto?

E’ l’ora di una controffensiva ideologica e culturale, da parte dei comunisti, degli antifascisti. E’ ora di riconsegnare Stalin alla storia, togliendolo dagli scaffali delle mostruosità, dove l’hanno collocato gli esegeti del capitalsimo e dell’imperialsimo.

Nato a Gori, in Georgia il 18 dicembre del 1878, figlio di un umile ciabattino, Stalin, in continuità con l’opera iniziata da Lenin, guida la costruzione del socialismo in Unione Sovietica; attraverso la costruzione concreta, sul campo, del socialismo, dimostra che il capitalismo non è “natura”, eterna ed immodificabile, non è divina forma sociale. Dimostra, guidandone la costruzione, che i rapporti di produzione socialisti e un’intera forma sociale socialista sono storicamente possibili. Guida la fuoriuscita dalla NEP, quando l’Unione Sovietica, - nel fuoco divorante della controrivoluzione zarista della Guardia Bianca, sotto l’attacco militare portato dentro l’URSS dagli undici eserciti dell’occidente capitalsitico volti a distruggere la Rivoluzione d’Ottobre e nel prepararsi dell’ aggressione militare imperialista - non può permettersi le inevitabili contraddizioni, economiche, sociali e politiche, intrinseche alla NEP. Avviando, invece, Stalin, quella poderosa industrializzazione e quel gigantesco sviluppo economico che sarebbero state le basi materiali, assieme all’eroismo e alla fiducia per il socialsimo dell’Armata Rossa e del popolo sovietico, per la Vittoria sugli eserciti nazisti dell’Asse.

Con Stalin alla guida dell’Unione Sovietica assistiamo alla costruzione concreta del socialismo, a quel “campo socialista” che cambia i rapporti di forza mondiali tra imperialismo e antimperialismo, a favore dei popoli e degli Stati che vogliono libersrsi dal “tallone di ferro” imperialista e avviare processi di decolonizzazione e libertà.

Con il consolidarsi dell’Unione Sovietica dopo la Vittoria sul nazifascimo, si espande un’influenza, su scala europea e mondiale, di tipo socialista e su questa base nascono anche le socialdemocrazie e le politiche socialemocratiche avanzate del welfare e dei diritti dei lavoratori, in tutta Europa e fuori dall’Europa.

Già, tra il 1933 ed il 1937, le grandi conquiste sociali dell’Unione Sovietica diretta da Stalin, spingono il presidente americano Roosvelt a lanciare il “new deal”, perchè nell’immaginario mondiale dei popoli gli USA non siamo meno dell’Unione Sovietica. Dopo la grande vittoria sovietica sul nazifascismo, il rilancio del socialismo post-bellico in URSS e il grande prestigio internazioanle di cui godono sia l’Unione Sovietica che Stalin, è lo stesso capitalismo mondiale, con in testa quello europeo, ad essere costretto a lanciare il welfare.

Stalin è stato e, ci si conceda, rimane, una dolorosa spina nel fianco della borghesia e di coloro che sostengono l’oscurantismo capitalista, imperialista e religioso.

Da mille parti si è tentato di screditare l’immagine di Stalin e oscurare il suo ruolo storico per il movimento comunista mondiale e per il movimento operaio mondiale. Le menzogne create nella stessa URSS, da Krusciov e ancora prima da Trotski e rilanciate sapientemente e con immensa capacità di fuoco dagli USA (che “sganciano” il menzognero “rapporto segreto” di Krusciov come nelle loro guerre imperialiste continuano a “sganciare” le bombe) sono le stesse, amplificate, che oggi determinano la figura demonizzata di Stalin.

Il 9 maggio del 1945 Stalin pronuncia il seguente discorso, passato alla storia come il “discorso della Vittoria”.

Compagni! Compatrioti e Compatriote!

Il grande giorno della vittoria sulla Germania è arrivato.

La Germania fascista, costretta in ginocchio dall’Armata Rossa e dalle truppe dei nostri Alleati, ha riconosciuto la sconfitta e dichiarato la resa incondizionata.

Il 7 maggio, un atto preliminare di resa è stato firmato nella città di Reims. L’8 maggio, a Berlino, i rappresentanti dell’Alto Comando tedesco, alla presenza dei rappresentanti del Comando Supremo delle truppe alleate e del Comando Supremo delle truppe sovietiche, hanno firmato l’atto finale di resa, che è diventato effettivo alle ore 24.00 dell’8 maggio.

Conoscendo le abitudini da lupo dei governanti tedeschi, che considerano i trattati e gli accordi come pezzi di carta, non abbiamo alcun motivo di prestare fede alla loro parola.

Ciononostante questa mattina, in conformità con l’atto di resa, le truppe tedesche hanno iniziato a deporre le armi e ad arrendersi in massa alle nostre truppe.

Questo non è un pezzo di carta. Questa è l’effettiva capitolazione delle forze armate della Germania. In realtà, un gruppo di truppe tedesche nel settore della Cecoslovacchia rifiuta ancora di arrendersi, ma confido che l’Armata Rossa sarà in grado di riportarle alla ragione.

Ora abbiamo pieni motivi per affermare che lo storico giorno della sconfitta definitiva della Germania, il giorno della grande vittoria del nostro popolo sull’imperialismo tedesco, è arrivato.

I grandi sacrifici che abbiamo affrontato per la libertà e l’indipendenza della nostra Patria, le incalcolabili privazioni e sofferenze che il nostro popolo ha sofferto durante la guerra, i nostri pesanti sacrifici nelle retrovie e al fronte, che trovano posto all’altare della nostra Patria, non sono stati vani, ma sono stati coronati dalla vittoria completa sul nemico.

La lotta secolare dei popoli slavi per la loro esistenza e indipendenza si è conclusa con la vittoria sull’aggressore tedesco e la tirannia tedesca.

D’ora in poi, la grande bandiera della libertà dei popoli e della pace tra i popoli sventolerà sull’Europa.

Tre anni fa, Hitler dichiarò pubblicamente che il suo compito includeva lo smembramento dell’Unione Sovietica e la separazione da essa del Caucaso, dell’Ucraina, della Bielorussia, delle regioni baltiche ed altre. Disse apertamente:

“Dobbiamo distruggere la Russia in modo tale che non sia mai più in grado di risorgere”. Questo avveniva tre anni fa. Ma le folli idee di Hitler erano destinate a rimanere irrealizzate - il corso della guerra le ha disperse come polvere al vento.

In realtà, si è verificato l’opposto di quanto gli hitleriani sognavano nei loro deliri. La Germania è totalmente sconfitta. Le truppe tedesche si arrendono. L’Unione Sovietica è vittoriosa, quantunque non abbia alcuna intenzione di smembrare o distruggere la Germania.

Compagni! La nostra Grande Guerra Patriottica si è conclusa con la nostra completa vittoria. Il periodo della guerra in Europa si è chiuso. Un periodo di sviluppo pacifico è stato avviato.

Congratulazioni per la nostra vittoria, miei cari compatrioti e compatriote!

Gloria alla nostra eroica Armata Rossa, che ha difeso l’indipendenza della nostra Patria e conquistato la vittoria sul nemico!

Gloria al nostro grande popolo, il popolo vincitore!

Gloria eterna agli eroi caduti combattendo il nemico e che hanno dato la vita per la libertà e la felicità del nostro popolo!

Stalin risolleva e rende grande l’Unione Sovietica, dopo la distruzione disseminata ovunque dall’esercito tedesco e dagli eserciti dell’Asse. Offrendo, in questo modo, attraverso un’ Unione Sovietica forte, un punto di riferimento (ideale, sociale, politico ed economico) all’intero arco delle forze comuniste, socialiste, anticolonialiste, progressiste e democratiche del mondo. Portando l’URSS ad essere l’architrave mondiale della lotta per la pace.

Ci sarà pure un senso ultimo del perchè non solo i dirigenti comunisti del mondo e gli intellettuali marxisti del mondo ma un’infinita schiera internazionale di intellettuali, artisti - da Jean Paul Sartre a Neruda - dopo la Seconda Guerra Mondiale e per un lungo arco temporale, sono tutti “stalinisti”.

Riconoscevano forse, oggettivamente, prima della restaurazione ideologica capitalistica mondiale, il ruolo di Stalin e dell’URSS nella vittoria sul nazifascismo, nella costruzione del socialismo, ben al di là della stessa Unione Sovietica e negli immensi processi di decolonizzazione post bellici?

Certo, Stalin ha dovuto usare anche il Terrore rivoluzionario per battere la lunga controrivoluzione antisovietica. Ma colpisce, storicamente, il fatto che il primo e vero esponente del Terrore rivoluzionario in difesa della rivoluzione, Sant-Just, il capo giacobino della Rivoluzione francese, sia ancora e sempre ricordato dalla borghesia come un eroe rivoluzionario, come l’esponente massimo, con Robespierre, della dialettica Terrore e Libertà. Difesa della Rivoluzione con la forza per la costruzione del mondo nuovo.

Il compagno Stalin morì il 5 marzo 1953 presso la Dacia di Kuntsevo.

Informato della sua morte, il segretario generale del PCI, Palmiro Togliatti, durante una seduta alla Camera dei deputati, pronuncia un discorso toccante:

“Questa notte Giuseppe Stalin è morto.

È difficile a me parlare, signor Presidente.

L’anima è oppressa dall’angoscia per la scomparsa dell’uomo più che tutti gli altri venerato e amato, per la perdita del maestro, del compagno, dell’amico. Ma questa stessa angoscia, onorevoli colleghi, stringe oggi il cuore di diecine di milioni, anzi di centinaia e centinaia di milioni di uomini, da oriente ad occidente, nel mondo”

Alla fine del discorso di Togliatti, la seduta della Camera dei deputati viene sospesa in segno di rispetto per la morte di Joseph Stalin.

Ecco perché dobbiamo continuare a ricordare sia la Vittoria sovietica, in questo 8 maggio 2021, sul nazifascismo, che il compagno Joseph Stalin, perché chi, piegandosi alla cultura dominante e con gli strumenti del revisionismo, attacca e demonizza Stalin, sta in realtà attaccando il comunismo, portando ancor più acqua al dominio imperialista e capitalista.