mercoledì, Aprile 28, 2021
Home Regioni Lombardia 25 aprile a Milano

25 aprile a Milano

"Farebbero dunque ridere, se non fossero così odiosi, i piagnistei dei politici di destra - e purtroppo anche di alcuni che si definiscono di sinistra – secondo i quali “il fascismo è morto e sepolto e non può più tornare”, concludendo con la vergognosa, onnipresente frase: “bisogna finirla con il 25 aprile e la “retorica della resistenza” che sono divisivi e dannosi per il futuro del nostro Paese” (dall'intervento di Alessandro Testa, Cumpanis)

Di:redazione Cumpanis Milano
24
WhatsApp

Il 25 aprile 2021 alle ore 15 si è tenuta a Milano, in piazza delle rimembranze di Lambrate, la manifestazione indetta dal Comitato 27 Febbraio – Contro il governo Draghi per celebrare la ricorrenza del 76esimo Anniversario della Liberazione dell’Italia dal giogo della dittatura fascista e dell’occupazione nazista.

In un ambiente festoso ma composto, circa 200 manifestanti appartenenti a varie organizzazioni, così come semplici cittadini arrivati dal quartiere e da tutta Milano, hanno dato con la loro partecipazione un segno tangibile della volontà di contribuire al cambiamento, basato sul recupero dei valori della resistenza e del comunismo, che si fa sempre più impellente e necessario per il futuro del nostro Paese.

Ha introdotto la manifestazione il compagno Luca Ricaldone (PC) e sono successivamente intervenuti i compagni Massimiliano Gazzola (Spread.it), Silvano Ceccoli (CCP), Andrea Gallazzi (M48), Roberto ‘Ripax’ Ripamonti (quartiere Lambrate), Alessandro Testa (Cumpanis), Alessandro Pascale (PC – candidato sindaco di Milano) e Igor Camilli (Patria Socialista); ha concluso alle ore 17 il compagno Marco Rizzo, segretario nazionale del Partito Comunista.

Gli interventi, mai retorici o puramente celebrativi, hanno messo chiaramente in luce il nesso che collega fascismo e capitalismo, nonché l’attualità dei valori della resistenza nel contesto della sempiterna lotta tra capitale e lavoro e dello scenario attuale di esasperato imperialismo degli USA; fa piacere constatare come ci sia stata una grande coerenza di analisi e propositività nei messaggi provenienti da organizzazioni diverse, segno assai positivo che ci incoraggia grandemente nel nostro lavoro per la costruzione di un processo unitario.

Per Cumpanis, il compagno Alessandro Testa è intervenuto con queste parole:

“Oggi, dopo 76 anni dal giorno glorioso in cui i partigiani liberarono l’Italia dal giogo di una dittatura feroce e spietata, siamo qui insieme a Milano, città operaia e profondamente antifascista, per ricordare il sacrificio di donne e uomini che non hanno esitato a mettere in gioco e spesso perdere la loro vita per l’ideale della libertà e della democrazia, lottando fino alla vittoria contro il fascismo.

Dev’essere chiaro a tutti che per capire cosa è stata realmente la resistenza bisogna innanzitutto interrogarsi su cos’è e stato e come si è sviluppato il fascismo.

Il fascismo è quella particolare manifestazione del capitalismo che emerge quando le crisi ricorrenti che lo caratterizzano raggiungono un’intensità ed un’acutezza particolari.

In questi momenti di paura e confusione, come appunto quello che in Italia si venne a creare dopo la Prima guerra mondiale, il fascismo ha buon gioco a proporsi come portatore non solo di ordine e sicurezza, ma addirittura come protagonista di larvate proposte “sociali” e populiste.

Purtroppo, sappiamo bene che il cancro fascista non tarda però a mostrare il suo vero viso, quello di cane da guardia del capitale, di garante dei suoi interessi messi in crisi dalle sue inevitabili contraddizioni interne.

Ma volgiamo adesso lo sguardo al presente: se esiste un momento in cui la crisi del capitalismo si sta estremizzando, un momento in cui la paura, adeguatamente fomentata dai media, è profondamente penetrata in tutti gli strati sociali, un momento in cui lo spaesamento, la mancanza di coscienza, rendono gli individui fuscelli disperati in balia del vento, questo momento è quello che stiamo vivendo.

Disoccupazione, precarietà, proletarizzazione del ceto medio, riaccendersi del feroce imperialismo militare degli USA, incipiente disastro ambientale, migrazioni epocali, un quadro geopolitico che mette paura e per finire stress ed insicurezza nelle relazioni sociali e personali: ecco la cruda realtà della vita che oggi siamo costretti a vivere, ecco l’alienazione dell’essere umano, come direbbe Marx, in tutta la sua perversa gloria.

Farebbero dunque ridere, se non fossero così odiosi, i piagnistei dei politici di destra - e purtroppo anche di alcuni che si definiscono di sinistra – secondo i quali “il fascismo è morto e sepolto e non può più tornare”, concludendo con la vergognosa, onnipresente frase: “bisogna finirla con il 25 aprile e la “retorica della resistenza” che sono divisivi e dannosi per il futuro del nostro Paese”

No, lo dico e lo dico forte, bisogna continuare non solo a fare memoria della resistenza e dei suoi valori, ma bisogna essere consapevoli che il fascismo, magari senza camicia nera ma in giacca e cravatta o in camicia di altro colore, è sempre in agguato e cova come la brace sotto la cenere, pronto a mostrare nuovamente il suo volto vile e codardo, quello di servo del capitale e nemico giurato dei lavoratori.

Dobbiamo sempre ricordarci che il fascismo non è altro che una delle molteplici manifestazioni storiche del capitalismo, sempre pronto se necessario a quella stretta autoritaria che gli consenta di continuare a sfruttare ed opprimere quelle vastissime masse di lavoratori che sono la loro vera ricchezza, meri schiavi cui estorcere il valore del loro lavoro.

Allora in 25 aprile ci deve insegnare che la vera lotta, quella che dobbiamo combattere fino in fondo, è la lotta senza quartiere al capitalismo, perché antifascismo è anticapitalismo; una lotta che deve sempre essere unita alla consapevolezza che il comunismo è l’unico strumento che può permettere ai lavoratori di prendere coscienza di loro stessi come classe e lottare insieme per rovesciare la disumana ed alienante società basata sul capitalismo e sostituirla con il radioso futuro di una società socialista.

Viva il 25 aprile, viva la resistenza, viva il comunismo!”

Concludendo la manifestazione, il compagno Marco Rizzo, segretario nazionale del Partito Comunista, ha tenuto un discorso dai toni particolarmente alti ed inclusivi, ove, dopo aver preceduto il suo appello all’unità dei comunisti con un’analisi accurata e profonda del legame tra fascismo e capitalismo sia sul piano nazionale che internazionale, ha così ragionato:

“Erano gli uomini di Pietro Secchia, erano gli uomini della Resistenza, erano gli uomini del Partito Comunista, erano gli uomini che hanno reso grande d’Italia!

Ebbene, quegli uomini ci hanno passato un testimone, che noi ora – molto molto molto modestamente – cerchiamo di passare a questi ragazzi, a questi giovani.

Giovani della Federazione della Gioventù Comunista, giovani delle organizzazioni politiche con cui stiamo crescendo e costruendo l’unità: i compagni di Spread, i compagni del Movimento per l’unità dei Comunisti, i compagni di Cumpanis, compagni di M48, i compagni di Patria Socialista, con cui stiamo costruendo un processo unitario, perché il processo unitario non è un principio senza valori, ha una sua rotta, ha una sua bussola.

E probabilmente – forse per colpa nostra – non siamo ancora riusciti ad allargare ulteriormente questo perimetro, che, però, dev’essere un perimetro di valori e di unità delle cose in cui noi crediamo fermamente

Allora aspettiamo ancora – e lo voglio dire con nettezza – i compagni del Partito Comunista Italiano, alcuni ci sono, ma devono arrivare tutti; aspettiamo ancora alcuni compagni – non tutti, non nel gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, no, quello no! – ma alcuni compagni Rifondazione Comunista la pensano come noi e ci devono essere

Poi vogliamo rivolgerci a quelle migliaia di comunisti che credono ancora in quell’ideale e in quella proposta politica, che devono venire dentro questo processo unitario che abbiamo chiamato Comitato 27 Febbraio Contro il Governo Draghi.”

Al termine dell’evento, i manifestanti si sono recati nell’attigua via Conte Rosso a deporre alcune corone di fiori sulla lapide che commemora la Volante Rossa.

Accanto alla grande soddisfazione per la riuscita della manifestazione, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, non ci pare inopportuno evidenziare un punto che rappresenta un’importante opportunità di crescita per questo processo, ovvero la necessità di coinvolgere in maniera sempre più massiccia e continuativa la classe lavoratrice, sia essa composta da lavoratori dipendenti o autonomi, in quanto portatrice non solo della realtà concreta delle problematiche del conflitto capitale/lavoro, ma soprattutto in quanto solo in essa risiedono la forza e la capacità di operare il vero cambiamento per cui tutti noi stiamo lottando, ovvero il rovesciamento del modo di produzione capitalistico e l’instaurazione di una società più giusta ed umana, la società socialista.

Concludendo, riteniamo che questo importante manifestazione sia stata per qualità, partecipazione e coerenza un’importante tappa nella costruzione di quel processo unitario, basato sull’approfondimento di un’analisi condivisa e sulla progressiva produzione di punti programmatici comuni, che riteniamo imprescindibile per il futuro del nostro Paese.